sabato 30 gennaio 2010

La responsabilità di essere scrittore.

Sono giorni che penso a Dante Alighieri (oltre lo studio per un esame). E sono giorni in cui un'emozione mi sommerge ogni volta in cui respiro la vita che emerge dai suoi sonetti, dalle sue allegorie, dalle sue cantiche, dai suoi riferimenti aulici, dal suo uso libero di neologismi, latinismi, e bassi epiteti dialettali.
Sono giorni che, pensando a Dante, giungo alla medesima conclusione: necessario.
Dante è necessario. Per me lo è. Per tutti lo è.


Sul mio tavolo sono disposte tre antologie, una dispensa che ho creato personalmente, quattro "Divine Commedie", una "Vita Nova" e delle fotocopie, la tessera della biblioteca dell'università, un block notes. Sento che non mi bastano.
Per l'esame tutto questo è in eccedenza, per me stessa è solo una briciola. Le ricerche incrociate dei riferimenti, citazioni, annotazioni mi divertono; la diversa ottica, il diverso modo di proporre riflessioni, mi affascina.
Dicevo che ritengo Dante necessario. Necessario a tutti e per tutti.
In questi giorni di riflessioni sull'editoria, in questi giorni di studio e di sgomento trovando "tanto per me" nelle Cantiche della Divina, nei capitoli e nelle lodi a Beatrice, nelle strutture e presenze numeriche profondamente significative, mi trovo a riflettere anche su un altro aspetto legato alla struttura.
Quanti dei sedicenti scrittori, quanti dei sedicenti poeti, quanti dei sedicenti editori hanno realmente rispetto per la cosa che trattano?
Quanti di questi si sono posti delle domande, si interrogano?
Quanti sanno di avere delle responsabilità grandi?
Quanti poeti che popolano il web sanno che cosa sia un alessandrino e hanno versato lacrime di frustrazione, amare e aspre, perché si sono sentiti insoddisfatti, impotenti, incapaci di fondere in un verso costruito secondo gli schemi alessandrini tutto il loro pensiero?
Quanti poeti o poetesse sanno che cosa sia un distico, una divisione in strofe, quanti conoscono realmente il numero esatto di possibili rime che possono utilizzare, creare, inventare?
Quanti scrittori e scrittrici sentono sul loro cuore, come un macigno talvolta, il peso della responsabilità che sgorga dalla vocazione alla cultura, all'arte, alle lettere?
Quanti si sentono responsabili di ciò che scrivono, quante persone che si etichettano scrittori hanno davvero oltrepassato il confine tra il dire di esserlo ed esserlo realmente?
Quanti letterati apprezzano davvero e sanno, conoscono le loro origini?


Uno scrittore, un poeta non è uno qualunque.

Ha una missione, ha un messaggio da comunicare, ha una strada da percorrere, da indicare.

Non è questione di presunzione, arroganza, noia, pochezza d'animo, vanità, ego, narcisismo, curriculum, potere, benefici di varia natura.
Uno scrittore, secondo me, ha una grande responsabilità e ciò che scrive non può essere solo un infilzare parole su uno spiedo che verrà cotto a metà e servito con grande sfarzo, lasciando poi (spesso) delusi i commensali.
Quanti sedicenti scrittori, letterati, poeti, hanno sul loro scaffale una Divina Commedia e si interrogano o notano gli stratagemmi che Dante usò nello scrivere?
Scrivere poesia non è una bazzecola, chi è convinto che la poesia nasca e muoia in uno spirar d'animo e movimento di penna... è lontano mille mille dalla realtà.
L' Ariosto passò vent'anni della sua vita a limare la sua poesia, trovando fondamentale tutto ciò. Non poteva consegnare un "Orlando Furioso" infimo.
Prima di scriverlo conobbe e studiò tutte le fonti da cui il Boiardo attinse per scrivere il suo Orlando, e ampliò il respiro. Questo ha valore, sostanza, dice qualche cosa, indica una via.
Virgilio morì seguendo la sua chiamata.
Consideriamolo, ricordiamolo, impariamo da ciò.
Tutti quelli che fecero il verso al Boiardo, in cerca di notorietà e soldi facili, morirono nell'anonimato, sotto la falce impietosa della Storia (cosa di cui io gioisco, perchè c'è una Giustizia, alla fine). Sarà così anche per tutti coloro che popolano impropriamente gli scaffali di librerie imbastite sul marketing e non sulla cultura.
Non credo che Paolo Giordano (pur con tutto il rispetto parlando) comparirà in un'antologia letteraria italiana fra centocinquant'anni. E cito lui, riferendomi a un commento poco sotto.
Non so se io stessa scriverò qualche cosa che sarà così importante per la letteratura da lasciare il segno. Tutto quello che so e che sono in grado di dire ora è che sento questa responsabilità nel mio dentro più profondo. Ne ho una paura pazzesca e mi chiedo, mi pongo mille e più domande. Sarò in grado? Ho veramente qualche cosa di importante da dire? Che cos'ha di diverso il mio dire, il mio scrivere, da quello di molti altri? Molte domande intasano la mia mente. Sento che se sceglierò di diventare scrittrice, non sarà per gioco.
E' una vocazione, un preciso dettame della mia anima. Non è una questione di auto terapia, è essere consapevole di avere qualche cosa di importante da fare e da dire.
La voce epica e tonante della Fallaci si, ci sarà ancora, ne sono certa.
Per lei era una vocazione, e sentiva tutta la responsabilità.
Non temeva la responsabilità che si era scelta.
Anche se ciò implicò delle conseguenze durissime sulla sua vita.
Studiava e non scriveva perchè fa chic.
Non pubblicava presentando la tessera del PD o chi per lui.
Scriveva perchè sentiva una missione improrogabile, imprescindibile, insindacabile.
E lei rimarrà.
E i suoi libri saranno ancora fra i classici.
Un Moccia, secondo me, no. Perchè si tratta di altro. Non di letteratura. rabbrividisco ogni volta che lo trovo tra i classici: lo trovo un sacrilegio.
Leggo la Divina Commedia e penso: "Oh! Caspiterina! Guarda un pò! La scelta di Dante di porsi allo stesso livello di qualsiasi uomo ha comportato questo, quello e quell'altro. Oh caspiterina! Ma io non posso capire quello che leggo senza conoscere davvero le Eneide. Ma guarda un pò: Sant' Agostino s'era posto un problema e Dante, a modo suo, nella sua solitudine, nella sua grandezza, ha cercato di risolverlo (perchè pure lui s'era posto il problema) andando contro a tutti i crismi della Chiesa e del volere comune. Eppure le polemiche che lo colpirono rimasero sterili nei secoli." E la sua voce rimase per sempre. Parla, aiuta, ragguaglia, illumina, sostiene, riempie i cuori di tutti coloro che hanno un cuore adeguato per capire. Aveva ragione quando si proteggeva, nella "Vita Nova".
Quando si interrogava e cercava una soluzione fra il "spiegarsi e rendersi comprensibile" e il proteggersi dall'ignoranza.
Sono profondamente arrabbiata con la società "dantesca" italiana o come si chiama.
Dovrebbero fare i diavoli a quattro per riavere Dante a Firenze, invece di lasciarlo a Ravenna.
E dovrebbero chiedere scusa, organizzare un'ammenda che duri anni, un chiedere scusa profondo, sentito, vero, vivido. Firenze ha rigettato due grandi: Dante e la Fallaci.
La Storia è impietosa.
Non guarda al partito politico in voga in una pieghetta del tempo in cui viviamo.
Non sopporto il pressapochismo di questi tempi, l'ignoranza, il voler fregare a tutti i costi gli altri, il vomitare sul passato, il propagandare una scuola in cui tutti, studenti e insegnanti, non hanno la benchè minima idea del perchè sono lì, dell'importanza di ciò che fanno e apprendono.
Il non fare nulla di molte persone per spaccare quel meccanismo che penalizza tutti.
Perchè una casa editrice, il cui compito è la cultura, dovrebbe fare come punto base il fregare un autore e guadagnare sulla sua pelle? Sarò ingenua, ma non riesco ad abituarmi a questo stato di cose.
In generale, non solo in ambito editoria. Non sono disillusa.
Il mio è il grido di dolore. Una richiesta al cielo di speranza, di aiuto. La consapevolezza della voglia di fare qualche cosa di pratico, oltre che inveire e stare male, per dare un contributo affinché le cose cambino.
Leggo, di tanto in tanto, blog di poesie.
Dov'è la poesia?
Andando a capo dopo ogni virgola? Si può definire poesia questa?
E il nichilismo dilagante sugli scaffali delle librerie; pubblicazioni che ti invitano a tagliarti le vene e non hanno un briciolo di speranza nemmeno nella centesima pagina?
Quanti scrittori, mi domando ancora, hanno mai letto un canto, un verso, della Divina Commedia? Quanti poeti si sono messi a tavolino studiando poesia, metrica, antenati?
Quanti, prima di riempirsi la bocca con parole grandi come "scrittore" hanno osservato un minuto di silenzio davanti ai grandi classici, all'impegno, al moto morale, spirituale, letterario che ha portato Lord Byron a scrivere quel che scrisse, un Shakespeare a comporre quel che compose, un Tolkien a creare quel che creò?
La grammatica italiana, l'italiano, questo grande sconosciuto, insegnato da gente che odia dal profondo la materia per cui ha studiato, quanto soffre?
Mi rassicura una cosa: è un ciclo. Questa epoca, questo mondo, questo modo di vivere e concepire è un ciclo. Avrà un termine. Mi auguro che quel che verrà dopo nasca dai germogli di speranza che tante voci, spesso tenute sotto censura o sotto chiave, tentano di regalare e di esprimere.
E spero che tutti coloro che hanno contribuito ad ammazzare la cultura possano bruciare all'Inferno, patendo le più becere sofferenze, senza più speranza, senza più possibilità di scampo, inchiodati per sempre nell'eternità del loro vuoto e del male che hanno prodotto.

40 commenti:

  1. Hai scritto cose vere, e le hai scritte bene. Ho letto attentamente tutto, e posso commentare in un solo modo:

    hai perfettamente ragione, su tutta la linea.

    Mi rendo conto che come risposta è piuttosto misera, ma ritengo che eccedere con le parole spesso si riveli particolarmente inutile.

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  2. Non ho letto La solitudine dei numeri primi, quindi non so come scrive Giordano e non posso lasciare una mia idea.
    Moccia...Moccia è prettamente un fenomeno commerciale.Come tutti i "prodotti" avrà il suo ciclo di vita (lancio-ascesa-stabilità-declino). Ad ogni modo condivido quanto scrivi.Infastidisce molto anche me trovarlo accanto ai grandi classici. Non me la prendo con lui, assolutamente! Bensì con la folla.E' sempre dall'approvazione popolare che nascono i "fenomeni".Ed è sempre la prima a sostenere i secondi; mai il contrario.

    Io PROVO a scrivere versi sciolti.Non utilizzo metrica per svariate ragioni.Una di esse è che ogni tempo ha le sue tendenze letterarie, e questo non è il tempo dei versi in rima e via dicendo.Chiaramente ci si potrebbe distaccare dalle tendenze! Perchè non lo faccio? Beh qui ti dico un'altra ragione percui non scrivo in modo "tradizionale": non sono Dante o Montale o Quasimodo o ... all'infinito. Probabilmente non sarò mai una grande della letteratura. Conosco la Divina Commedia, La vita nova, Saffo, La Merini...insomma ho una cultura.Tuttavia io non so se SAPER essere uno scrittore e saperne accettare le responsabilità dipenda dalla conoscenza letteraria completamente.

    Per il resto mi pongo tutte le domande che tu ti poni.

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  3. P.S. scusa la lunghezza.Spero di non essere stata troppo confusionaria.

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  4. Concordo, Dante è necessario. Al liceo ho avuto la fortuna d'incontrare un professore di letteratura italiana e latina che ha saputo farcelo amare (e con lui, molti altri Autori).
    Per quanto riguarda lo studio, credo che col passare del tempo la prospettiva cambi e si diventi più ricettivi, più appassionati e attenti (ovviamente se si torna sui libri con vero interesse). Lo sto vivendo anch'io ed è un'esperienza davvero edificante.
    In bocca al lupo per il tuo esame!

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  5. Yuki aka Prisma01 febbraio 2010 10:01

    Concordo sulla scrittura come missione, come responsabilità. Sarà per questo che non mi definisco né mi sono mai definita scrittrice o poetessa... Le parole che mi escono dall'Anima le chiamo PoeZie, tanto piccola e umile mi sento al cospetto di quella Cultura così ampia che non conoscerò mai abbastanza...

    Una cosa sola posso dire, per quanto ovvia. Coloro che citi furono grandi nella loro Cultura non solo per lo sforzo immenso di forgiare distici e alessandrini, ma per la loro Umanità, il loro profondo e sondante sguardo sul mondo, ed è questo che ha permesso al loro scrivere di lasciare davvero il segno.

    Per quanto riguarda coloro che della scrittura, della cultura hanno fatto e continuano a fare scempio... non ti curar di loro, ma guarda e passa. Avanti per la tua strada, abbraccia il tuo cammino e seguilo con orgoglio e con passione!

    In bocca al lupo.

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  6. @ Guernica: La folla di cui pali siamo noi tutti. Penso che la responsabilità sia ampiamente suddivisa tra chi progetta e chi compra, chi tollera e chi manipola. Penso che il fatto che hai una cultura mi fa semplicemente un grande piacere(e mi colpisce come ti sei sentita chiamata in causa in prima persona da ciò che ho scritto).
    Se poi alla cultura, al voler cercare nuove vie per scrivere poesia metti accanto anche la consapevolezza e la capacità, il conoscere a livello culturale e a livello pratico, il metterlo in atto qualora ce ne fosse bisogno, anche tutto il comparto "poetica", buon per te! Penso che poter utilizzare più strumenti sia una ricchezza.
    NOn credo che sonetti, versi, strofe e quant'altro siano sorpassati. :-) ALmeno non nel mio cuore e nella mia mente.
    Nella mia mente tutto ciò che fa parte della parola "poesia" è importante. E non passa mai di moda, perchè sono i tratti salienti di un arte che, a mio avviso, pochi hanno e pochi destreggiano e padroneggiano. I miei più vivi complimenti e ammirazione a chi ha questo dono.
    Io non scrivo poesie, anche se so che prima o poi mi cimenterò. Non scrivo poesie perchè lo temo. Trovo che quest' arte sia estremamente complicata proprio in virtù di alcune ferree regole che ne decantano la bellezza e che, PER ME, sono fondamentali.

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  7. @mugsfortwo: E' vero, sai? COn il passare del tempo si comprende meglio anche il valore di quello che si ha fra le mani, sia esso un testo o l'anima di un poeta.

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  8. @ Camilla P. : grazie per il tuo pensiero. :-)

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  9. @youki: L'umanità di queste persone (che io sento ancora attuali, vive, vibranti) è un punto base, qualcosa di fondamentale. Ecco, anche da questa umanità penso che si potrebbe imparare, che uno scrittore potrebbe soffermarsi a pensare: Dante stesso (per citare lui, ma ce ne sono molti) ha basato la sua Divina Commedia sul perno dell'umanità, della pietà, del "farsi piccolo" e non giudice giudicante e intoccabile.

    NOn credo che "guardar oltre" possa aiutare. Secondo me bisogna essere consapevoli e agire. Dal non comprare al rifiutarsi di pubblicare. Dall'andare via quando questi parlano, per esempio..

    E credo anche che essere consapevoli del valore della propria arte (poesia è arte, secondo me), sia importante. Umiltà non fa rima con ipocrisia. Secondo me, se uno è consapevole che ha talento, che quel che scrive, compone, crea ha valore... dovrebbe entrare fino in fondo in contatto con questo e assumersi la responsabilità di avere un talento. E usarlo. E rispondere a esso. Anche qualora si decida di sotterrarlo o tradirlo.
    E' una cosa seria..

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  10. Yuki aka Prisma01 febbraio 2010 11:16

    Umiltà non fa rima con ipocrisia, ma per alcuni fa rima con insicurezza. Il che non è una giustificazione, è un essere consapevoli dei propri limiti e delle proprie debolezze. In altri casi, invece, è un fermarsi, un voler ricaricare le pile, in attesa del momento giusto, che è assolutamente soggettivo e diverso per ognuno di noi.

    Quando gli ostacoli che si incontrano rischiano di snaturare il proprio Sogno, a volte può essere più produttivo rivedere la propria strategia. Cercare il modo migliore per portare a compimento la missione, senza "sporcarla". È proprio per non tradirla, per conservarne la "purezza", che a volte si è costretti a cambiare rotta, anche se questo può sembrare un sotterrare qualcosa che non ha fatto ancora in tempo a nascere.

    Questo, almeno, è quello che è capitato a me.
    Tu, giustamente, scrivi:

    Secondo me, se uno è consapevole che ha talento, che quel che scrive, compone, crea ha valore... dovrebbe entrare fino in fondo in contatto con questo e assumersi la responsabilità di avere un talento. E usarlo. E rispondere a esso. Anche qualora si decida di sotterrarlo o tradirlo.
    E' una cosa seria..


    È proprio per questo che ti dico con tutte le forze di andare avanti con orgoglio e con passione: tu hai le carte in regola per farlo! :) Guardare oltre, per me, non è rimanere indifferenti e passivi, ma vedere più lontano di certe menti ottuse e ristrette e fare del nostro meglio per arricchire, nel nostro piccolo, l'immaginario collettivo che permea le nostre vite...

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  11. In realtà non mi riferivo direttamente a te, ma parlavo e pensavo a quelle persone che sono solite minimizzare la propria opera seguendo un diktat che non condivido. Ovvero il dover tenere la "testa bassa" perchè guai ad ammettere un pizzico di valore in quel che si fa! Sacrilegio!
    Nelle tue parole mi rivedo. Nel senso che anche io molte, moltissimo volte, mi sono fermata e mi fermo a prendere respiro, a interrogarmi. Ed io per prima ho tenuto sotterrato e non ho assunto la responsabilità di questo sogno per anni: 24 direi.
    Quindi scusa se ti sei sentita giudicata: non era mia intenzione. E non voglio giudicarti perchè io per prima ho impiegato una vita a considerare l'ipotesi di rendere realtà un sogno, di cercare almeno una strada per provarci. Io per prima non sono stata responsabile nelle scelte fino ad ora compiute rispetto la scrittura.

    L'immaginario collettivo... sorrido.. e riconosco Jung nelle tue parole.. e mi si scalda il cuore.

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  12. Yuki aka Prisma01 febbraio 2010 11:31

    Lo so cara, lo so. :) Ho colto tra le tue parole soprattutto un incitamento a te stessa... e l'ho fatto mio perché fondamentalmente in te rivedo me...
    In questo nostro piccolo scambio, è come se le mie due parti opposte si fossero parlate... quella insicura e quella più battagliera. La seconda ancora non perdona alla prima i suoi tentennamenti, i suoi cambi di rotta, il suo terrore di non essere all'altezza. :)

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  13. Guarda, si.... Fossimo vicine ti abbraccerei e ti ringrazierei ancora di più. Questi scambi sono ricchi, a mio avviso.

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  14. Yuki aka Prisma01 febbraio 2010 11:37

    :) Anche io...
    Metticela tutta, mi raccomando!!!!

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  15. Anche tu e non mollare!

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  16. Yuki aka Prisma01 febbraio 2010 11:39

    Ci provo... :) Spero di riuscire a ricaricare le pile... :)

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  17. Tempo, a volte è solo questione di tempo e vita..

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  18. Mi piaci ogni post sempre di più. Continua così, con sensibilità, dolcezza, a parlare di Dante, di scrittura, di significati.
    Brava

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  19. Mi sono sentita chiamata in causa perchè scrivo.
    Tuttavia non mi sento parte della folla, poichè non sostengo, non compro e non tollero coloro che della letteratura fanno scempio.

    Chiaramente, da quanto scrivi, immagino che applichi ed applicherai anche a te stessa questa rigidità di "valutazioni".

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  20. NOn compro, non sostengo e non tollero coloro che della letteratura fanno scempio. Non compro i "casi editoriali" stabiliti da questioni politiche o di marketing o di altro genere.

    Con me stessa cerco di essere onesta nel valutare il mio lavoro.

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  21. Neppure io compro, tollero e sostengo chi fa scempio della letteratura. Penso che i "casi editoriali" - di qualunque natura essi siano - lascino il tempo che trovano, e sono d'accordo sul fatto che né Moccia né Giordanno saranno studiati nelle scuole del prossimo secolo. La Fallaci forse sì, insieme a pochi altri.
    Detto questo, scrivere deve sempre e comunque essere una vocazione. Una missione? Dipende dai contenuti e dal target, ma pochi libri hanno rivoluzionato l'umanità. Un lavoro? C'è quasi da augurarsi di no, se il prezzo da pagare è che i folli e asettici ritmi editoriali arrivino a scardinare i ritmi (spesso ben diversi) della scrittura. Cosa resta allora? Amore e passione, come in tutte le altre cose della vita.
    In bocca al lupo per l'esame!

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  22. Se scrivere è una vocazione i contenuti e il target e il marketing vengono molto dopo e non sono preponderanti nelle scelte e nella volontà del prendere la penna e scrivere.
    Io non credo che pochi libri abbiano rivoluzionato l'umanità. ci sono tanti, tanit libri che hanno segnato il corso della Storia.
    Non tutti gli autori sono nati nel "tempo giusto", molti, spesso e volentieri, sono stati rifiutati... previo poi scoprire che quel che dicevano aveva molto valore, senso e consistenza.
    A volte leggo cinismo nelle tue parole: o è solo realismo, oppure l'occhio disincantato di chi ha vissuto tanto? Non so. Mi colpisce, però.
    amore e passione: resta il nocciolo, il fulcro, l'importante.

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  23. E' vero Dante e' fondamentale. E bisogna lottare perche' l'interesse commerciale non riesca a sopraffare tutto cio' che conta e che richiede tempo ed impegno. Amore e passione per quello in cui crediamo e determinazione nel cercare di difenderlo.

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  24. http://www.youtube.com/watch?v=6LBwEoOJRp4&feature=related
    un regalo denso di poesia.

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  25. graditissimo ed emozionantissimo!

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  26. HO ascoltato Dante, anche. Commossa. Profondamente.

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  27. Occhi di Notte arrivo a te, meravigliata e commossa dal tuo commento sul blog di Roosdai.
    Capisco che sei una bella persona, ora che leggo il tuo post. Dante é stato e rimarrà sempre un grande, che ho studiato io, poi mio figlio e ancora studieranno i nostri nipoti. Pensa, mio figlio era così intusiata di lui che si era comprato tutte le sue opere, e le leggeva come se fossero dei libri di lettura qualsiasi a quattordici anni. Qualcuno dei suoi compagni lo prendeva in giro, ma per lui era un mentore.
    Ora per noi, la letteratura é stata importantissima. Mia sorella si é laureata in Lettere Antiche (classiche) e tutti in famiglia abbiamo respirato le opere antiche, ogni giorno...Ora lei insegna. E noi scriviamo. Lui é diventato un artista a tutto campo, ama l'arte, suona, dipinge, scrive...
    Ma hai ragione, é una vergogna...certi libri non dovrebbero essere accomunati ai classici. E' uno schiaffo morale alla cultura!
    ti saluto
    by
    Lilly

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  28. Ma che bello leggere queste esperienze! Che bello! Una delle Divine Commedie che sto studiando me la regalò mia madre quando avevo su per giù 14 anni. Ed è la più preziosa per me.
    la nonna me ne regalò un'altra e anche questa è preziosa, si completano a vicenda.
    Il mio lui mi prese in giro una volta, vedendomi leggere "Emma" della Austen. :-)
    MI disse:" Eh certo! Uno ti chiede: che cosa leggi per rilassarti un pò? E tu rispondi: Emma, oppure Cime Tempestose, oppure King Lear e via dicendo.. " :D lo disse ridendo, per canzonarmi un pò.
    Penso che respirare l'arte e vivere nell'arte sia una gioia continua. Chiede tanti sacrifici. Ma è gioia.

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  29. Si, Occhi di notte, é una gioia. I miei primi libri, sono stati di Fromm, Freud, e Oriana Fallaci, tutti di Saggistica...andavo sul leggero:)
    Buon Studio
    Lilly

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  30. Sono cresciuta con le scrittrici femministe americane, con i classici inglesi dell'Ottocento...

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  31. Ciao, ho letto il tuo commento sul nostro blog di scrittura. Personalmente io sono contraria a qualsiasi tipo di editoria a pagamento, comunque è un fenomento piuttosto frequente nelle piccole o medie case editrici.
    Il problema è che, in questo modo, pubblicano qualsiasi cosa (anche la lista della spesa, giusto per fare un esempio) e questo secondo me svaluta molto il lavoro di chi scrive e lo fa sul serio. Come si può mettere sullo stesso piano autori validi e persone che scribacchiano così come gli viene? Eppure è questa la politica di questi editori. Purché paghino, ciascuno è idoneo alla pubblicazione.
    Questo però non deve scoraggiarti. D'accordo, è una strada in salita, però se ti impegni non è detto che tu non riesca a realizzare il tuo sogno. L'unico consiglio che posso darti è quello di non cedere alle lusinghe dell'editoria a pagamento ma di cercare di lavorare sodo per migliorarti in modo da farti notare da quegli editori che prendono il loro lavoro sul serio. Se ti va di continuare a seguire il nostro blog sei la benvenuta. Saluti e in bocca al lupo per i tuoi scritti!

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  32. Condivido in pieno il tuo scritto e seguo il tuo blog. Grazie per essere passata!

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  33. Dante è unico.., ma "agevolato"..
    Nel contesto cupo di quell'epoca anche un certo Cecco Angiolieri ha espresso un certo coraggio di essere, di vivere nonostante il giogo di un passato familiare travagliato.
    Amo chi riesce ad esprimere amore nonostante la rabbia che si porta dentro.., perchè costa fatica amare quando non lo si è ricevuto.
    Un saluto.
    Monsieurlace

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  34. Cosa intendi per "agevolato"? Agevolato perchè compare nei programmi (fino a quando?) di scuola? No, non penso sia agevolato, ma bistrattato e poco conosciuto...
    Ci sono tanti autori nell'ombra che hanno espresso coraggio. Magari proprio per questo coraggio sono stati puniti da censura.

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  35. Dante bistrattato proprio no! :-)
    Al classico ce lo facevano mangiare a colazione, pranzo e cena. E non solo tutta la Divina Commedia, Paradiso compreso, ma l'opera omnia dal De vulgari eloquenti a tutte e 13 le lettere...E all'univeristà di nuovo da capo tutto quanto (ora col nuovo ordinamento mi pare che tutto si sia ridensionato!)
    Comunque Dante non ha paragoni. E' immenso sotto ogni aspetto.
    Peccato non fosse ghibellino! :-D

    B.Latini

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  36. B. Latini sta per Brunetto Latini?.... :D
    Se nel tuo percorso scolastico hai incontrato insegnanti che hanno trattato Dante con i guanti d'ermellino ne sono stra felicissima!
    Male non t'ha fatto, studiarlo! Anzi, penso proprio che t'abbia dato molto!

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  37. Luciana Bianchi Cavalleri08 febbraio 2010 16:03

    Interessante e condivisibile, anche se non sempre condiviso. La fucina della poesia, nel mio caso, è certamente abitata dal fuoco e dall'incudine su cui elaboro battendo e ribattendo le mie piccole cose. Piccole cose che, nascendo fra una smartellata e l'altra, solo occasionalmente contemplano calcoli metrici, rifugiandosi più spesso nell'armonia del suono e dell'insieme...
    Piccole cose, certo... senza la presunzione d'essere a tutti i costi vate...
    Mi piacerebbe molto, un tuo commento in proposito... e t'invito di tutto cuore, a visitare le mie stanz ... oops... i miei semplicissimi blog! :))

    luciana - comoinpoesia

    www.comoinpoesia.com
    www.lucianabianchicavalleri.com

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  38. Penso che l'importante sia avere davanti a sè gli strumenti, saperli usare e avere la possibilità e la responsabilità della scelta.
    Usarli o meno è questione di gusti e di prospettive.
    Essere in grado di possedere la tecnica, secondo me, è un di più che permette di comporre, variare, creare, con molta libertà.
    Anche andando in quei lidi dove il sonetto o l'enjambment non centrano nulla.

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  39. Esatto!!! ;-)
    Mi ha formato come uomo. E credo che il loro scopo fosse proprio questo.

    B.Latini

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  40. :D o tu hai formato lui, caro "BRunetto".... :D giacchè a te dedica e s'ispira...

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