sabato 6 febbraio 2010

Omaggio alla mia terra.

Oggi è un mese che mi sono trasferita.

Ricordo la mia Terra con la voce di uno dei suoi personaggi più conosciuti e significative:
Carlo Sgorlon.

"... Le sue statue adesso nascevano in modi più convinti che mai, perchè aveva ripreso possesso di ciò che gli era appartenuto da ragazzo, senza sapere, allora, che si trattava dell'aspetto più vero e ricco della sua persona.

Quando modellava la creta, adesso, o scolpiva il legno con le sgorbie, era Benedetto che lo faceva, ma in pari tempo era l'uomo che era ritornato dal vuoto dell'America, al pieno dell'Istria. Quando lavorava le sue statue lo faceva con un'abilità che veniva da molto lontano, come fosse la naura che continuava a plasmare se stessa, per mezzo di lui, ancora insoddisfatta dei milioni di specie viventi che avevano modellato attraverso intere epoche geologiche. Era da qui che lui sentiva arrivare l'arcana sicurezza del suo lavoro. Chi scolpiva non era lui soltanto, ma un artista che veniva dall'Istria nella sua totalità, o da territori anche più remoti, dall'infinito mistero della terra creatrice. Adesso soltanto capiva fino in fondo cos'era la patria, e che rapporto aveva con lui.
Tutto ciò serviva a diminuire la sua sensazione di essere un forestiero e un vagabondo sulla terra era la patria, e lo era tutto quello che serviva a fare di lui, Benedetto Polo, un uomo preciso, con un'esatta fisionomia.
Per capirlo aveva dovuto andarsene per ventiquattro anni, disertare l0esercito austriaco, entrare nella marina norvegese e vivere per molti anni in America, da giramondo, come gli artisti americani. Essi di continuo si spostavano (...) Non avevano niente di stabile e di duraturo (...). Tuttavia la vita umana era effimera e precaria, ma essi vivevano nella nicchia più frenante e provvisoria. Si poteva dire, in concreto, che vivevano prevalentemente sulla strada e sulle quattro ruote della loro automobile.
Benedetto aveva finito per capire chi era proprio rendendosi conto che era diverso da loro, e di dover abbandonare quei luoghi.
Quando il desiderio di modellare delle forme aveva iniziato a svegliarsi dal suo lungo letargo, gli era parso che l'Istria fosse una provincia marginale e insignificante.
Ma dopo vent'anni il suo punto di vista era completamente modificato, e l'Istria gli pareva non più la periferia, bensì il centro del mondo, perchè lui vi era nato; e quasi tutto ciò che era lo aveva preso dalla sua terra, come si attinge l'acqua dal pozzo.
Lui e l'Istria erano una cosa soltanto, due dimensioni di un'unica realtà, (...) ognuna delle quali si rovesciava nell'altra per renderla più ricca e nello stesso tempo più enigmatica."

Carlo Sgorlon, "La grande foiba", Mondadori Editore.

Io so che nelle sue parole c'è molto per me. Ci sono verità che condivido e che mi sfiorano, avvolgendomi il cuore.
Ora ho molto da prendere a Roma, veramente molto, e sono felice. Ma so.
So che la mia terra è importante e so che non è un addio definitivo. So che questi miei andare e venire mi arricchiscono perchè mi fanno conoscere parti di mondo e di me stessa.
Tutto questo lo ritengo fondamentale. Soprattutto per una futura scrittrice. :-)

17 messages:

  1. Prendi tutto quello che puoi e tutto quello che vuoi, ma non dimenticare... Tu sei parte di tutto quello che vedo!!!
    Francesca

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  2. Occhi di NotteFeb 7, 2010 01:25 AM

    Non voglio dimenticare e spero di non tradire presa magari da un vortice di "superiorità" o villania. SOno parte di tutto ciò che è il Friuli e sono sicura di non averlo abbandonato per sempre. Ci sono strade da percorrere ma sento che ogni cosa è un ciclo.
    In giornate belle come queste mi manca avere vicino della natura in cui immergermi... da quel che so il primo parco disponibile, in fatto di tempo impiegato per arrivarci, è come da Udine a Pordenone... Magari ne scoprirò altri intorno a me.

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  3. Il Friuli è stato il mio primo viaggio in assoluta solitudine. La Carnia, i suoi boschi ed i sentieri non battuti. Il silenzio, la Natura ed il sudore. La scoperta della propria forza.

    Bella la tua terra, anche per chi come me abita in terre molto diverse.

    BUENA VIDA

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  4. Occhi di NotteFeb 7, 2010 12:50 PM

    In poche righe hai descritto un mondo, un'esperienza, un'armonia e un vibrar d'emozioni che sento comuni.
    Ho lasciato il Friuli varie volte (per studio, per lavoro e varie) ma sono sempre tornata.
    Sicuramente con un bagaglio più consistente sulle spalle.
    Sto riflettendo che questo mio andare e tornare mi ha permesso di togliere dal banale l'esperienza nella mia terra.
    MI spiego: andare via, significa capire che cosa si ha lasciato. Questo per me.
    Andare via significa tornare alla mente alle cose che prima erano scontate e che ora, nella lontananza, nella distanza, diventano in modo lampante importante.
    Una passeggiata nei campi è banale, quasi da vergognarsi se la fai ogni giorno e non la consideri un dono, se non le dai valore.
    Chi ara la terra diventa un sempliciotto o poco più, se lo sguardo è limitato.
    Andare via mi ha permesso di allargare i miei orizzonti e capisco quando parli di scoprire le proprie forze in solitudine.
    Senza la mamma che ti toglie la castagne dal fuoco quando hai bisogno.
    Senza la famiglia che fa cerchio chiuso e ti rassicura.
    Senza i tuoi riferimenti di ogni giorno.
    E' scoprire la propria forza, i propri punti di riferimento interni, le proprie radici, i propri valori. GLi affetti.
    Scoprire che niente è scontato.
    Scoprire che anche la semplicità di una collina può diventare struggente nostalgia e simbolo di rinascita.
    Si, la mia terra è bella e ricca e da scoprire.
    La mia terra è semplice, schifa, non per tutti.
    Può essere terra che non merita nemmeno una considerazione per alcuni. Per altri una scoperta, per altri ancora un tran tran quotidiano e normale, placido e calmo. Per altri ancora la culla dei ricordi fondanti della persona.
    Per me è un punto fermo. Ciò che sono, ciò da cui provengo, ciò a cui torno.

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  5. Bisogna andarsene, a volte, per apprezzare davvero ciò che si ha vicino.

    "Itaca ti ha dato un bel viaggio", ma pur sempre ad Itaca Ulisse tornò.

    BUENA VIDA

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  6. mi sa che sto libro te lo frego!

    in realtà ho già iniziato a farlo!
    :)

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  7. Occhi di NotteFeb 8, 2010 04:32 AM

    @ Capitano: a volte bisogna andarsene anche per capire il proprio valore. Ulisse è andato ed è tornato carico di esperienza di vita, di emozioni, di situazioni, di stratagemmi e soluzioni, di popoli diversi.
    mi ritrovai in Spagna, tanto tempo fa, estranea e immigrata anche se per motivi di studi. Mi ritrovai in una combriccola di peruviane, colombiane, cubame e chi più ne ha più ne metta. Ballava i balli dei loro popoli, della loro tradizione. Compresi molte cose quella sera. La nostalgia, il ricordo, l'appartenenza. Il perpetuare un'appartenenza anche solo con l'uso del peperoncino.
    Un conto è andare in giro per il mondo in vacanza.
    un conto è stare in un posto un tempo abbastanza adeguato da poter capire il luogo e le persone. i ritmi. I cambi. I turbamenti, le emozioni. Ci sono luoghi in Barcellona che gridano ancora il dolore che molte persone vissero nell'epoca di Franco. Ci sono luoghi, lungo la rotta di Santiago, in cui il tempo s'è fermato al Mille.

    @ Elwe: e che non lo so?... :D

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  8. GRANDE SCRITTORE DA POCO SCOMPARSO ... in bocca al lupo

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  9. Mai nessuno riuscirà a strapparti via dal petto la tua terra. Perché è lì che germoglia anno dopo anno. Fidati.

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  10. Occhi di NotteFeb 8, 2010 12:33 PM

    Ne sono sicura..

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  11. Da come parli sembra che le tue radici siano talmente profonde e solide da riuscire a resistere a tutto, compresa la malinconia e la mancanza dei punti di riferimento abiutali. Butta tutto nello zaino: rafforzerà ancora di più le tue radici ... poi serviranno per dare frutti stupendi.

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  12. Allora benvenuta a Roma! Non so in che zona sei, la città può essere bellissima oppure molto squallida...certo, se sei abituata alla natura, non ne trovi molta, a meno che non abbia una di quelle ville storiche nelle vicinanze (io ho Villa Pamphili)...spero comunque che ti troverai bene, in primavera la città è bellissima!

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  13. Occhi di NotteFeb 14, 2010 12:52 PM

    Veramente non ho ben capito nemmeno io in che zona sono.... :D tra Tor Vergata, Romanina e Anagnina praticamente...

    IN che senso hai Villa Pamphili?...

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  14. Trovo sonceramente affascinante il tuo attaccamento alla "tua terra".

    Io non ho questo sentire, sempre vissuto in post differenti, sballonzolata fra culture, lingue e tradizioni differenti.

    Non ho un posto dove tornare.
    Tutto quello che ho e' letteramente nascosto sotto il letto.

    Non ho una terra, la mia terra e' fatta da persone ed emozioni, dal mio sentire e dal mio stare bene qui ed ora - finche' dura.
    La mia terra sono sabbie mobili.
    Ed io mi muovo.

    Mi piace sapere che esiste ancora chi ha una terra. E la ama. E ci pensa, E ci si identifica.

    Deve essere una bella certezza.

    A bientot

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  15. Occhi di NotteFeb 16, 2010 08:46 AM

    Dove sei nata, Ch? provo tristezza nel leggerti, ora..

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  16. No, nessuna tristezza.

    Sono nata in un posto che semplicemente odio - l'unico luogo che veramente odio - luogo che ha saputo far da cornice ai due fatti piu' brutti della mia vita.
    Mio padre vive ancora la', la mia casa e la mia camera sono ora la casa della sua nuova famiglia e non ho piu' neppure il mio letto.

    Ma mia madre era di un'altra citta' e di un'altra lingua.

    Ed io ho ereditato un'indole clochard.
    In fondo il mondo e' un gran bel posto dove stare, senza catene, limiti o muri.

    Le mie catene sono le persone e le persone si muovono.
    Io le seguo.
    E se non ho persone da seguire, ho idee che mi trascinano e la curiosita' che mi spinge verso il nuovo.

    E' piu' facile il perpetuo movimento in balia delle correnti che restare ancorati, come verga vorrebbe, al proprio scoglio.
    Il mio scoglio non c'e' piu'.

    IO ho il mare :)

    Ch.

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  17. Occhi di NotteFeb 19, 2010 12:26 AM

    Come capisco... Io non so se ho smesso di odiare il paese (o le persone?) in cui ho passato molti anni di vita. ho attenuato la stretta dell'odio andando via molte volte, appena ho potuto.
    Poi ho iniziato ad ampliare l'orizzonte e a passare da paesino micro a regione, da regione a stato, da stato a europa... e ora mi sento appartenente a quel mare che citi.
    Bello: non ho persone da seguire, ho idee, curiosità, intuito, desideri... condivido questo tuo scritto..

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