venerdì 16 aprile 2010

"Alice nel Paese delle meraviglie" di L. Carroll e il film di Tim Burton

"Alice nel paese delle Meraviglie" di Carroll non è stata una mia lettura d'infanzia. Vidi il film della Disney ma ne entrò mai nella mia classica dei preferiti. Fino al film di Tim Burton e Johnny Deep, fino all'entrata del cosiddetto "Ciciarampa", fino alla "sua" "Alice". Dovevo capire e la mia memoria non mi aiutava particolarmente.
Mi sono avventurata, quindi, in "Alice nel Paese delle Meraviglie - the original", ovvero ho comprato il libro di Carroll e mi ci sono buttata a pesce.
La sensazione di inquietudine mi è rimasta, così come quel fastidio, figlio del non senso. Ci sono due cose che sono riuscita ad apprezzare in "Alice nel Paese delle meraviglie": l'uso della lingua e l'opera filologica Mondadori nei confronti dei problemi di traduzione e filologia annessi al testo. I giochi di parole, gli stravolgimenti delle poesie dei grandi classici, la filosofia applicata ai nomi e al significato. Visto con occhi adulti, Alice non è una favola per bambini, ma qualche cosa di più. Ho trovato molto interessante l' idea della scacchiera e l'impostazione del mondo-scacchiera, la diversità di paesaggi a seconda del quadratino in cui i personaggi si trovavano e via dicendo.

Ho notato il matrimonio fatto dalla Disney nel primo film fra i due libri di Alice e l'arbitraria scelta di Tim Burton di dare un seguito a un classico complesso, senza riuscirci, a mio avviso.

Alice è una metafora molto cruda della vita. Bambina innocente che segue un sogno, un miraggio, una fascinazione, una fantasia, un'allucinazione. Entra nel mondo degli adulti, oscillando fra un crescere e regredire costante, fino a quanto trova una statura stabile e comoda con cui affrontare il mondo e le conseguenze delle scelte. I personaggi sono una carrellata di esempi del umanità.

Mi sento ancora chiusa di fronte a questo romanzo. Il film di Tim Burton, oltre a essere stato particolarmente prevedibile in ogni minuto, scelta, battuta e occasione, è stato anche, a mio avviso, un tentativo mal riuscito di dare un seguito a un classico enigmatico, senza mettercisi davvero a confronto.

13 commenti:

  1. Anch'io vorrei tanto leggerlo, perché effettivamente non l'ho mai fatto e so per certo che tanto è stato tolto per ridurlo ad animazione (anche tante parti del film Disney mi inquietavano già così, regina di cuori e fiori in primis)
    Io lo stregatto lo adoro! E' vero che è ambiguo da matti però non mi inquieta come le altre figure.. ma devo ancora vedere com'è nel libro ;)

    RispondiElimina
  2. Folletto del Vento16 aprile 2010 13:18

    Non ho visto il film di Burton, qundi non posso esprimere giudizi, però mi fido.
    Sul concetto invece, posso confermare che le "favole" sono probabilmente state scritte per il divertimento dei bambini e per le riflessioni dei grandi.
    Te ne rendi conto quando, di sera vicino ad un lettino, nella semioscurità, leggi una fiaba nella speranza che il piccolo ascoltatore si addormenti presto: leggi e pensi, pensi e leggi ...

    RispondiElimina
  3. Occhi di Notte16 aprile 2010 13:23

    @Sbia: Condivido: la Disney in entrambi i film .. non è stata "letterale" ma "inventiva". Quando leggerai il libro (se lo leggerai) ti accorgerai del grande minestrone fatto, unendo due racconti a piacimento.

    @Folletto: Le favole sono meravigliose proprio per questo. Non sono affatto "roba da marmocchi" come certe persone amano dire..

    RispondiElimina
  4. Quel libro da bambina non mi piaceva, mi inquietava e basta...vuoi mettere quanto è più rassicurante Cenerentola?
    Però da grande l'ho rivalutato moltissimo, e anche il film della Disney non mi è dispiaciuto...ero proprio curiosa di vedere il film di Burton perchè è un genio, però ancora non ho fatto in tempo

    RispondiElimina
  5. Quando scrivi "...ne rimasi toccata in quel modo antipatico e indefinito che mi portò a chiudere Alice nella scatola contenente quelle cose che non vuoi (più) vedere...." esprimi un sentimento che è stato anche mio.
    Non ho mai amato il film di Alice (nelle versioni animate e non) perchè non ho un rapporto felice con il "non-sense", mi irrita e mi indispone. Quando sono infastidita perdo anche il desiderio di cercare di leggere la metafora che c'è dietro le parole, il significato più profondo... mi fermo alla superficie, non mi interessa più!!!
    Mi chiedevi di Bilal? Bilal è una storia vera, l'avventura di un giornalista italiano, Fabrizio Gatti appunto, che ha percorso tutte le tappe della disperazione di chi, non avendo più niente da perdere, affronta la crudeltà del deserto e la furia del mare pur di inseguire il sogno di venire a vivere in Europa. E' stato arrestato come clandestino, è stato ospite delle patrie galere e dei centri di prima accoglienza, ha toccato con mano la realtà del miserabile sfruttamento di questa mano d'opera silenziosa e trasparente che ogni giorno viene sfruttata e gettata via!
    Con questo libro Fabrizio gatti ha vinto il Premio Terzani nel 2008.
    Leggilo, è davvero bellissimo!
    Un bacio
    Francesca

    RispondiElimina
  6. E' un libro che si scopre pian piano, come uno scrigno segreto che a volte si vuole, ma si teme nello stesso tempo di aprirlo.
    Un caro saluto
    Giulia

    RispondiElimina
  7. Alice non e' stata scritta per bambini.
    Lewis Carroll e' lo pseudonimo di un matematico ed il racconto, insieme ad Oltre lo specchio e' basato sulla matematica.
    E' un piccolo capolavoro che consente differenti livelli di lettura: da quello piu' fiabesco alla Disney a quello filosofico, con analisi linguistiche e matematiche.
    L'intreccio e la storia sono affascinanti, e mi incuriosisce la tua visione di alice nel passaggio al mondo adulto.

    Io ho sempre visto in Alice piu' un'analisi ed una critica della societa', con le sue contraddizioni ed i suoi personaggi stereotipati che si ripetono in continuo...

    Lo stregatto, ilcappellaio matto, humpy-dumpy, la regina di cuori... rappresentano il mondo in cui viviamo in cui i poteri e certi equilibri restano fissi, anche se travestiti in forme sociali ed istituzionali differenti...

    In ogni caso, il mio libro preferito da sempre:)

    RispondiElimina
  8. ..^^FoRSe YeSs FoRsE No^^..19 aprile 2010 17:48

    Quoto tutto al 100%. Una volta che leggi il libro in versione integrale niente è più come prima...in particolar modo l'orrida trasposizione su pellicola fatta da Burton. Il romanzo ti cambia la visuale delle cose, è un'esperienza onirica che rimane indefinita sino all'ultimo istante. Non per tutti nè per molti, diciamo che è un romanzo per pochi eletti

    RispondiElimina
  9. Occhi di Notte20 aprile 2010 22:52

    @Gellis: anche io, come te, preferivo Cenerentola. Il film di burton mi ha molto delusa. L'unica cosa bella sono le musiche. Il resto è tutto perfettamente, indiscutibilmente, prevedibile.

    RispondiElimina
  10. Occhi di Notte20 aprile 2010 22:53

    @Cicabuma: Bilal non l' ho mai letto ma provvederò!Anche io non amo molto i non sense... mi sento scomoda.

    RispondiElimina
  11. Occhi di Notte20 aprile 2010 22:55

    @Forse yes forse no: condivido il tuo parere..

    RispondiElimina
  12. Occhi di Notte20 aprile 2010 22:56

    @Giulia: è proprio vero. Come uno scrigno con un fascino particolare ma ... anche con un alone di mistero e paura..

    RispondiElimina
  13. Occhi di Notte20 aprile 2010 22:59

    @Ch: so che era un matematico e ho avuto modo di apprezzare i giochini matematici.Mi sono resa conto anche dell'occhio di riguardo per l'aspetto sociale. Anzi, direi che la critica sociale è uno dei primi canali con cui leggo un'opera. Ormai ci sono abituata, dopo tutti i vari esami di letteratura focalizzati in particolare sulla critica sociale.
    A me questo libro inquieta ancora...

    RispondiElimina