martedì 31 agosto 2010

La Dama delle Isole - Cecilia Dart- Thorton

Dopo "La Ragazza della Torre" ho letto "La dama delle Isole" e sto concludendo l'ultimo libro della trilogia del Bitterbynde con "La signora di Erith". Nata a Melburne, in Australia. Ha studiato in una università il cui motto è "Ancora imparo". Lei è Cecilia Dart-Thorton. Editor, libraia, illustratrice e designer di libri, nonchè scrittrice di saghe fantasy impregnate di folklore e mito, poesia, viaggio, avventura, sorprese, colpi di scena e passione. Dieci libri, sei dei quali tradotto in italiano, disponibili sul mercato, anche se con qualche difficoltà. Entrare nel suo sito internet è come entrare nella magica porta  di pietra di un giardino segreto, incrostata d'edera rampicante, ombreggiata dalle nuvole, punteggiata di fate che ne illuminano le magie e alberi striati di mistero e presenze dubbie. Il viaggio di Imhrien continua.
Con tutti i mutamenti che la condizione d'anonimato e segretezza della sua missione impone. Ricapitoliamo dal libro precedente: Imhrien è in riuscita a scappare dalla Torre di Isse, sede dei Cavalieri della Tempesta. E' deforme, sfigurata, muta, senza memoria. Vuole trovare se stessa, il suo volto reale, la sua storia, il suo nome. Il suo viaggio la porterà lontano, attraverso mille e più incontri speciali e fantastici con creature della mitologia celtica e del folklore irlandese. Ne "La ragazza della Torre" (mia recensione su Critica Letteraria) la lasciamo sconvolta dai primi palpiti di un amore impossibile e da una conquista quasi raggiunta.

"La Dama delle isole" si apre con il volto e la voce di Ihmrien e la consapevolezza di avere un pericolo alle calcagna. Per questo motivo inizierà un altro viaggio che la porterà a Corte, camuffata da gran dama. Un importante messaggio deve essere recapitato al Re-Imperatore. Prima ancora di incontrarlo, Imhrien dovrà superare la diffidenza dei suoi guardiani e affrontare la Corte. Imhrien cambierà ancora nome e le sue stranezze saranno riconoscibilissime agli occhi acuti di chi vede una rivale. Ma il destino scompagina tutte le carte ancora. Ancora una volta il libro e l'avventura prende avvio da una non chiarezza. Nessun personaggio è quel che sembra, nessuno fine manifesto è realmente lo scopo del cuore.

Questo è libro meno incisivo, poetico e magistrale rispetto "La ragazza della Torre". In alcune parti è  sinceramente noioso. La conclusione aperta permette di assaporare l'idea di nuove avventure, pericoli e viaggi. Tuttavia, se nel primo capitolo della saga l'emozione provata era una soverchiante meraviglia, in questo caso non posso dire lo stesso. La persona che Imhrien ama è un personaggio creato ad hoc, direi quasi troppo perfetto per poter essere vero. Non a caso viene spesso lasciato in ombra. Usato come creatura mitica di cui tutti parlano, amano, adorano, ma che nessuno "ha" realmente. Le sue azioni son limitate e tutte all'insegna della perfezione più totale. Se nel primo libro la storia d'amore era rasente all'Harmony più bello, in questo caso anche la magia viene persa. "Troppo splendido" per essere vero, anche in un contesto fantasy. Irreale, un uomo e un personaggio maschile così. Sappiate che non svelo il nome di costui perché su questo nome si fonda un nuovo equivoco, svelato nel terzo libro. C'è  da notare anche questo: talvolta ci vorrebbe un'agendina per segnare tutti i particolari e indizi, in modo da ricordare l'elemento infimo e preciso quando, dieci capitoli dopo, verrai illuminato sul significato. E' un pò stancante, lo ammetto. Talvolta il fantasy si perde nei deliri d'onnipotenza tipici o rischiosi impostando una storia sul concetto di "autore onnisciente".

Il lettore rischia di essere trattato da stupido. E non è bene. Che dire? Meno poesia, meno cura letteraria, meno uso musicale delle figure retoriche avevano caratterizzato il primo romanzo.
C'è da notare l'intenzione di arricchire il testo con l'inclusione di un linguaggio "ipoteticamente di corte", una sorta di veneziano adattato al testo. Anche in questo caso l'autrice accompagna i lettori "per mano" durante i tanti cambi di identità dei personaggi, mantenedo coerenza e impostazione.

In conclusione, "La dama delle isole" di Cecilia Dart-Thorton non è una faticaccia, ma nemmeno eccelle nell'olimpo dei testi sopraffini. Ci son parti divertenti e ironiche costituite dal rapporto fra Imhrien e le sue cameriere, il Bardo Reale e le trasformaizoni. Lo considero un "libro preludio" a quanto avverrà nel terzo libro, che sto leggendo. Anticipo che questo è di tutt'altro calibro.
Dopo il primo della saga, il terzo è sicuramente la degna continuazione in fatto di stile, sense od wonder, magia, fantasia, avvincenti avventure. Ho la sensaizone che la Dat-Thorton si senta più "comoda" quando scrive di viaggi e creature fantastiche. Non solo, credo proprio che conosca a menadito il Boiardo e l'Ariosto, rendendo la loro lezione accessibile al pubblico. Motivo questo pensando al repentino avvincendarsi di avventure una più sensazionale dell'altra.
Tipico di ambo i due Orlandi.

2 messages:

  1. mi hai incuriosito molto con questo libro, mi piacciono i fantasy, non esageratamente ma quelli scritti bene li apprezzo....

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  2. Occhi di Notte31 agosto 2010 18:05

    Per me vale la stessa cosa. Sono ancora diffidente rispetto ai fantasy, ma se un libro è fatto bene... merita.
    E poi questo non lo considero strettamente fantasy. Direi che lo considero letteratura di viaggio, visto che è incentrato quasi esclusivamente sul viaggio fisico e spirituale!

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