Mi è stato caldamente consigliato di leggere "Il Profumo" di Patrick Suskind.
In varie occasioni, scrivendo, mi sono posta il problema di come raccontare un'essenza, il mondo olfattivo, l'astratto percepito dal naso, senza passare dalla vista, dal cervello, dalle mani. Vi giravo intorno da parecchio, titubante per la sua "nomea" di "libro dell'orrore" o degli orrori. Da subito l'autore ci bombarda di odori.
Ne riporto un passo.
"Nel tempo di cui parliamo, nella città regnava un puzzo a stento immaginabile per noi moderni. Le strade puzzavano di letame, i cortini interni di orina, le trombe delle scale di legno marcio e di sterco di ratti, le cucine di cavalo andato a male e grasso di montone; le stanze non aerate puzzavano di polvere stantia, le camera da letto di lenzuola bisunte, dell'umido dei piumini e dell'odore pungente e dolciastro di vasi da notte"
E poi ancora:
"Dai camini veniva puzzo di zolfo, dalle concerie veniva puzzo di solventi, dai macelli puzzo di sangue rappreso. La gente puzzava di sudore e di vestiti non lavati; dalle bocche veniva un puzzo di denti guasti, dagli stomaci un puzzo di cipolla e dai corpi, quando non erano più tanto giovani, veniva un puzzo di formaggio vecchio e latte acido e malattie tumorali. Puzzavano i fiumi, puzzavano le piazze, puzzavano le chiese, c'era puzzo sotto i ponti e nei palazzi. Il contadino puzzava come il prete. (...) Persino il re puzzava, puzzava come un animale feroce (...)."
Vi ho riportato questi due passaggi, separandoli per diversità.
Il primo è fluido, la parola "Puzzo" viene ripetuta poche volte, l'uso di congiunzioni abbrevia e semplifica, senza intaccare il senso e la potenza della frase. Il secondo è un martello pneumatico che mitraglia con la parola "puzzo". Quattordici ripetizioni in sei frasi.
Da lettrice trovo la cosa ridondante, mi sfianca.
Mi interrogo sul motivo di questa scelta: la ripetizione costante voleva probabilmente instillare nella mente di chi legge l'idea di un odore allucinante, nauseabondo, infettato, nonchè pieno di lordura? Ammiro la ricchezza di immagini e vocabolario, ma da lavoratrice nell'ambito della scrittura non posso non pormi delle domande. L'effetto sarebbe risultato identico se l'autore avesse alternato sinonimi o trovato altre formule per indicare la puzza?
Mi chiedo quindi quali siano questi sinonimi appetibili.
Mi viene in mente tanfo, lezzo, fetore, miasma, afrore, esalazione, mefite, fetido, marcescente, pestilente. Provo a riscrivere il paragrafo usando i sinonimi, vediamo l'effetto che ne scaturisce.
Dai camini venivano esalazioni di zolfo, dalle concerie lezzi di solventi, dai macelli miasma di sangue rappreso. La gente puzzava di sudore e di vestiti non lavati; dalle bocche veniva un afrore di denti guasti, dagli stomaci esalazioni di cipolla e dai corpi, quando non erano più tanto giovani, veniva un tanfo di formaggio vecchio e latte acido e malattie tumorali. Puzzavano i fiumi, le piazze, le chiese, c'era fetore sotto i ponti e nei palazzi. Il contadino aveva un odore pestilente come il prete. (...) Persino il re puzzava, puzzava come un animale feroce (...)."
Secondo me l'uso dei sinonimi arricchisce la scrittura. In alcuni casi sinonimi "aulici" possono "oscurare" o rendere difficile la comprensione del testo, per quanto lo si possa dedurre dal contesto.
In alcuni casi ho eliminato le ripetiziopni pre dare maggiore scorrevolezza.
Quale è meglio?
Non è la giusta domanda.
Non sono in gara, vorrei solo capire, studiare.
Posso dire che entrambe mi piacciono ed entrambe sono mancanti.
Mi piace la descrizione dell'autore perchè è talmente forte che l'odore insalubre si stacca dalla pagina e giunge alle narici, anche grazie alla ridondanza. Mi piace la mia, con qualche modifica e qualche sinonimo in più, perchè apprezzo l'uso di un vocabolario ricco.
Quindi?
Quindi anche leggendo è bene cercare di tenere a mente che dietro a un testo ci sono delle riflessioni specifiche. Riflessioni che superano la creatività. Non desidero giudicare, nè focalizzarmi solo su "una questione di gusti". Questo tipo di esercizi si studiano negli esami di linguistica, tra l'altro.
Perchè esistono due diversi e distinti mondi.
I testi che non potrebbero essere scritti altrimenti e quelli che possono essere resi in vari modi. Utilizzare queste riflessioni, sia da lettrice che da scrittrice, mi aiuta nnanzi tutto a mantenere attiva l'obbiettività, studiare la tecnica e gli stratagemmi altrui, imparare con gli occhi, carpire i segreti.
Mi stimola molto la varietà.
Mi sono sopresa leggendo perchè non mi sarebbe mai venuto in mente l'odore dei denti guasti o dei cavoli, sul legno marcio avevo qualche probabilità ma gli escrementi di ratto - come idea di puzzo - sono un passo oltre. Probabilmente avrei citato le fogne, ma prima mi sarei dovuta documentare se in quel periodo, se in quel punto della Francia, esistessero già, in che modo. Quasi certo che mi sarei scontrata con la pigrizia del reperirire notizie, lavoro certosino, indispensabile.
Mi ha incuriosito questa pagina proprio per ricchezza lessicale e lo studio basilare di fondo. L'attenzione al lettore attraverso il lessico e la scelta fra l'arrivare a persone di varie culture e studi oppure l'orpello letterario. Ammetto anche che sin dalle elementari nelole lezioni d'italiano era costantemente attivo e funzionante l'altro martello pneumatico: attenta alle ripetizioni, usa sinonimi! Con quelle mastodontiche linee rosse e definitivie che evidenziavano con colpa la ripetizione.
Sono atteggiamenti mentali che rimangono e condizionano.
Nelle scuole non mi è mai capitato di incotrare un insegnante che spiegasse l'utilità di una ripetizione se questa ha un fine, uno scopo, un senso , un tempo e un perchè conficcato nel suo cuore.
Le descrizioni, infine, sono una delle parti più delicate di una storia, rischiano di annoiare mentre in questo caso, a mio avviso, incuriosiscono e spiegano senza dire. Creano un'atmosfera dalle tinte forti ma tetre, non ci sono albe al profumo di gelsomino avvolto nel vento, nessuna rondine volta leggiadra nel cielo. C'è sterco, peti, rifiuti. Sin da subito il cuore in gola e una strana sensazione di paura.


"Il Profumo" è un libro che ho adorato con tutta me stessa: ho amato la scrittura, la storia proposta, tutto l'insieme. Sicuramente è uno dei miei libri preferiti.
RispondiEliminaSecondo me, nel pezzo che segnali, tutte quelle ripetizioni hanno un senso ben definito: vogliono farti annusare la storia. Voglio farti sapere cosa prova Jean-Baptiste, senza dirtelo.
La ripetizione, così martellante, ti fa sentire circondata dal fetore, come immagino si sentisse il nostro Grenouille.
Questo ripetere "ossessivo", l'anafora, è un modo noto da quando si è sviluppata la poesia (es. Iliade, Odissea, etc.) per ribadire, con forza, un concetto, una sensazione. Per far in modo che non sia dimenticata, a parer mio.
La tua riflessione, comunque, è molto interessante. Non condivido, per il brano scelto, l'utilizzo dei sinonimi: secondo me rendono il brano meno efficace. Tuttavia, approvo queste tue riflessioni sulle infinite possibilità che circondano uno scritto. E' qualcosa che anche io amo molto fare :)
Spero che anche tu amerai questo libro di Suskind; facci poi sapere cosa ne pensi :D
PS: anche i miei professori segnalano moltissimo le ripetizioni, a ragione; ma i temi e le verifiche scolastiche sono ben diverse dalla letteratura e da un libro, no? :D
Penso anche io che dietro all'anafora c'è un senso e si, letteratura e scuola sono due ambiti diversi. Mi chiedevo se si potesse raggiungere il medesimo risultato di forza, potenza e "marcatura di un concetto" anche utilizzando altri modi. SE fosse possibile la medesima efficacia, lo stesso pugno nello stomaco. Infondo la mia stessa reazione è la conferma di un risultato ottenuto dall'autore. Ovvero il mio sguardo si è volto altrove, ai sinonimi in questo caso.. come il naso cerca salvezza in altri liti quando viene a contatto con odori disgustanti come quelli che cita Patrick. La mia è curiosità e anche ammirazione.
RispondiEliminaDImenticavo di aggiungere anche una piccola postilla personale... :-/ Ammetto che per me studiare letteratura o italiano a scuola equivale a un bagno nella letteratura. Non riesco a scindere. Per questo in varie occasioni mi sono ritrovata con un punto di domanda grande come una casa. Se l'anafora è lecita, perchè me la "rulli" in rosso? :-/ CHiaro che poi crescendo uno trova le risposte a queste domande.
RispondiEliminami ricordo che questo romanzo mi ha catturato subito.. proprio per questa attenzione ossessiva agli odori, alla creazione del profumo, per la violenza di quest'essere senza morale, per la bellezza angelica, la perfezione..
RispondiEliminatutto e' ossessione
e quelle ripetizioni cotninue danno proprio il senso del lurido e senza speranza in cui cresce il protagonista..
il paragrafo da te rivisto è decisamente piu piacevole e scorrevole, ma non comunica la stessa allarmante pressione che da' l'originale.
La mia insegnante di Italiano ci insegnava che la scrittura non vuole ripetizioni e lungaggini,
ma anche che gli scrittori sono artisti.. e a volte piegano la lingua al proprio volere.
Un'altra cosa che mi ha colpito come un pugno in quel libro è la riflessione sull'essere invisibili..
E.
Lo penso anche io: la mia è più scorrevole, ma rimane più distaccata, meno intensa, meno ossessiva. Ala riflessione sull'invisibilità non ci sono ancora arrivata con la lettura.
RispondiEliminaScrivere è una forma d'arte.
In questi mesi mi trovo in difficoltà: a scuola ho imparato determinate regole. Uscire da quelle significava voti bassi, medie rovinate e via dicendo.
POi entro in una scuola di giornalismo e vengo ripresa se uso la "S" maiuscola quando parlo della Storia in senso generale, quella ampia quell'entità che tutto ingloba, perchè, mi si dice, storia si scrive con la "s" minuscola".
Da questo confronto ne esco piena di domande e con ampi margini di miglioramento.