venerdì 29 ottobre 2010

Crisi? Non importa, vado via.

Anche in tempo di crisi si può scegliere di cambiare strada, smettere di investire speranze nella fantasia e nella non concretezza. L'ho fatto ieri, "togliendomi" da un contesto a cui ho dato molto del mio tempo, della mia iniziativa, creatività e inventiva.
Ho dato le mie dimissioni, pur nel mare magnum di questa crisi. Mi sono licenziata.
Stanca, sinceramente stanca, di vivere di aria e belle promesse.

Non faccio e non farò più parte di quella "squadra fortissimi" e questo per scelta. Troppa amarezza, troppi veli precipitati dagli occhi. Una fiducia compromessa. Una porta che ho chiuso. Sono stanca di vivere arrabbiata perchè non ho certezze sui miei guadagni economici. Sono stanca di sbraitare sentendomi piena d'ansia per le cose che vorrei realizzare e che dipendono dalla correttezza altrui. 
Si ricomincia da oggi, con un pacchetto di idee, progetti, contatti.
Parlavo con una persona, oggi, e mi rincuorava. Non bastano le parole, non bastano le promesse, non bastano i sogni di grandezza. Ci sono riserve che si esauriscono, in certi contesti. Oggi  parlavo con questa persona e, stranamente, mi sono sentita dire: "Beh è normale essere pagati quando si lavora". Già. 
Mi sono resa conto che fino ad ora ho vissuto tutto questo come se fosse chiedere la Luna, l'America, come se fosse strano chiedere di essere pagata. 
Non è un caso che poi che le cose siano andate diversamente. Questo mi insegna molto. 
Dicevo, ho progetti, idee, contatti e un cuore che batte. Marta e Ilaria con me. Persone competenti, giovani, con la mente aperte, la capacità di muovere obiezioni sensate, diversità da cui ho solo che imparare. Ho anche una lista di cose da fare, a cui pensare, da decidere, stabilire e approfondire. Un'intervista da fare. 
Il cuore pulsante da mettere a fuoco, capire l'impronta, gli aiuti, i costi. Mi metto "in proprio", in un certo senso. Chissà se ci sono fondi per l'imprenditoria femminile, o qualcosa di simile...
Se devo lavorare per un sogno, a gratis, senza certezze sul futuro, senza nulla a cui aggrapparmi di reale e concreto, oltre a me stessa, beh.. meglio che questo sia per il mio sogno. Non sono fatta per credere al fumo, all'infinito. Non mi interessa nemmeno l'allodola della "fama". Mi sarebbe interessato altro.

Intanto posso anticipare che da dicembre in poi porterò i lettori di Sul Romanzo a prendere caffè e cioccolata calda, granite e veneziane negli antichi templi della letteratura all'aroma di cacao. Sono emozionata al solo pensiero. Adoro Roma natalizia. Roma, a Natale, è la città più bella del mondo. 
L'idea di bighellonare o sorseggiare un poncho bollente laddove magari s'era seduto Ungaretti, mi esalta. Spero di riuscire a trasmettere, attraverso le parole, quanto vivrò, sentirò e sperimenterò. Che stupenda settimana di vigilia mi attende: niente più tesi, niente più chimere, Roma, Natale, Letteratura, Creatività! 
Lasciatemi abbeverare in questi pensieri, perché il mio cuore, in questo momento vive attimi di arida malinconia. D'un tratto non mi pare nemmeno vero pensare che fra un paio di settimane il mio tempo sarà mio e anche le scelte di lettura saranno mie. Potrò tornare ai classici, senza smangiucchiarli negli intramezzi universitari o altro. Voglio migliorare la mia vita.

2 messages:

  1. fare esperienza, farsi le ossa, anche gratis e' una cosa..
    ma quando questa situazione continua, viene perpetrata con parole vuote.. va interrotta.

    sei piena di idee ed energie, chi ti vuole, ti premia. Il lavoro serio è a due sensi.

    brava, contiua come un treno!

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  2. Occhi di NotteNov 2, 2010 04:51 AM

    Infatti il punto è questo. Non si può credere all'infinito alle parole, se non segue mai, o quasi mai, il fatto concreto.
    Non è la mia strada, non più. HO creduto per troppo tempo a promesse mai realizzate. Basta, per quanto mi riguarda.
    E si, ho tante idee e so di valere. Per questo voglio altro. E, in questo altro, includo anche la pretesa di un impegno reciproco, che sia reciproco davvero.
    Se il 27 è giorno di paga io mi aspetto di essere pagata. Altro non fa per me.

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