mercoledì 13 ottobre 2010

Proteste, scioperi e università.

La lunga agonia dell'apparato istruzione non è ancora terminata. Sono vent'anni che frequento questo comparto e da vent'anni ho a che fare con proteste, scioperi, sospensioni, autogestioni, lezioni saltate, assenze, ambiguità, ritorsioni varie. 
Ci credete che non ne posso più?

La creatività dei ministri che si sono susseguiti in questo ventennio mi ha sempre lasciata perplessa. Per lo meno da quando ho iniziato a ragionare con la mia testa. Le loro decisioni (dei ministri) hanno condizionato la mia vita. A dir la verità sono - come minimo - quindici anni che la mia vita è condizionata dagli scioperi e dalle decisioni arbitrarie, siano esse nel settore dei trasporti (ricordo con precisione la lunga sfilza di giornate passate ad attendere un treno/autobus/corriera/aereo che non passava/partiva/volava), siano esse degli insegnanti o operatori scolastici vari ed eventuali. Sorrido pensando che tutto questo non ha prodotto un solo miglioramento. Uno che fosse uno. 
Almeno nella scuola. 
Almeno dal mio punto di vista. Opinabile, quindi.
Da che vivo, sento parlare di tagli all'istruzione, insegnanti scontenti del proprio stipendio, necessità di contenere sprechi, fandonie varie ed eventuali. Tempo fa qualcuno mi disse: ma tu non ti scandalizzi davanti al disastro (segue elenco delle minuziose parti del disastro)

Sinceramente no. Non mi scandalizzo. 

Ne sono assuefatta, anestetizzata. 

Guardo tutte le banalità che vengono propinate giornalmente da chi detiene il potere (nei vari ambiti della vita, non solo a livello ministeriale) e sento nascere in me solo una domanda: ancora? Stiamo ancora a questo? Merito? Il discorso sul "merito" è, allo stato dei fatti, solo uno strumento di propaganda elettorale.
La "trasparenza" attraverso i curriculum pubblicati. Va bene, ma dopo? E quindi? E allora? 
A me, studente, interessa sapere che chi mi sta di fronte sia una persona competente, preparata. 
Mi interessa molto. Ma non mi basta. Non mi è sufficiente. Non lo trovo conclusivo.
Nella mia università ci sono insegnanti che non sono pagati da un anno. Nell'anno accademico 2010/2011 molti professori e ricercatori si astengono e asterranno dal fare lezione.
A me sinceramente dispiace per queste persone senza contratto, so cosa significa lavorare gratis per un anno, so cosa significa lavorare "per la gloria", sperando nel futuro. So cosa significa appellarsi solo alle risorse psichiche della passione e del senso del dovere. Quindi a loro va la mia più sincera solidarietà e comprensione. Quello che però mi acceca di rabbia è che, ANCORA UNA VOLTA, chi pagherà le conseguenze di tutto questo siamo noi studenti. Sono io.
Negli anni delle superiori e dell'università ho avuto insegnanti che, di punto in bianco, mollavano l'insegnamento per mesi, lasciandoti in balia degli eventi e del tempo, previo poi pretendere all'esame o nei compiti in classe. Una mia insegnante di tedesco partì per mesi in Germania, di punto in bianco. 
Tornò e ci fece compito il primo giorno. Tutta la classe prese 2. La sua risposta fu, semplicemente: "E' colpa vostra, non avete studiato". Nei mesi in cui lei era assente, non ci è stata data alcuna supplente.
Idem per quanto riguarda spagnolo. 
Senza contare i compiti o gli esami o le sessioni di laurea saltate per scioperi. 
Vogliamo parlare poi dei decreti ministeriali che hanno stravolto i piani di studi, i corsi e quant'altro?
Vogliamo parlare di quanto è costato, economicamente, agli studenti, adeguarsi a questi cambi?
Quanto dovrà durare, ancora, tutto questo? 
Sono sinceramente schifata da come viene trattata la cultura nel nostro Paese. 
Trovo un suicidio penalizzare così i giovani su tutto. Non c'è un solo settore (droga e varie in serie a parte) in cui i giovani sono sostenuti o considerati come risorse. Ma sono anche stanca di ripeterlo e l'unica cosa che posso fare è potenziare la cultura in me stessa, partendo da me, sperando che questo mi aiuti, quando ne avrò l'occasione, a dare, trasmettere, creare per cambiare.

Mi viene da ridere ogni volta che penso alla divisione della laurea in triennale e specialistica. La trovo idiota come idea. Assolutamente stupida, inutile. Utile solo per far perdere tempo e soldi alle persone.
Che senso ha dividere un ciclo di laurea in 3+2?  Una triennale, dicono, non ha valore senza specialistica. Allora perché questa divisione se poi sei costretto ad andare avanti per avere "il diritto di chiamarti dottore", secondo Corte dei Conti? Ragioniamo ancora come si ragiona alle superiori, negli istituti professionali: intanto fai 3 anni, poi se non vuoi studiare vai a lavorare? Chi sceglie l'università, la sceglie per studiare. Si può trattare questo così? Poi accendi la radio e ascolti per caso un imprenditore che pontifica così: "E' evidente che chi è in ritardo negli studi universitari non è affidabile. Uno che finisce in tre anni si, perchè è stato preciso nel portare avanti gli impegni e in un'azienda ci sono scadenze da rispettare!"  Costui, evidentemente, non è mai stato all'università.
Questo sciopero dei professori e ricercatori avrà conseguenze anche sugli esami.
Verranno fatti oppure no? Quanto durerà? Nei corridoi fioccano avvisi recanti scritto: "Lezioni sospese per tutto il primo semestre. SI VEDRA' per il secondo". 
[ ma l'immortacci.....]

Mi sento molto in dubbio sul mio futuro universitario. Questa news accademica pesa nel mio scegliere il mio futuro. Ho davvero voglia di iscrivermi alla specialistica, pagando le tasse di un anno la cui buona metà sarà senza lezioni? Che cosa mi conviene fare? Un master di primo livello, un corso, lavorare e basta, cambiare settore o altro? L'università è davvero un valore aggiunto? Cosa può darmi una specialistica in più, quando i programmi sono, per la maggior parte, la trattazione dei medesimi argomenti svolti sino ad ora?
No, non sono indifferente a quanto accade. Sono furente e sono stanca, sfilacciata. 
Mi sto allontanando perché, con tutto il cuore, io questi non li sopporto più. Dopo vent'anni, mi sia concesso. Non li sopporto più. Come non sopporto più i babbei che popolano le notizie e che condizionano la vita di moltissime persone, con il loro presunto diritto di fare questo.
Oltre al protestare (legittimo, per carità), oltre ai tremila gruppi contro che nascono ogni giorno su internet, oltre all'inno ai vari "fascismi" subiti, c'è altro? Che altro si può fare? 
Che cosa PRATICAMENTE si può fare?

Il sapere, la cultura, il conoscere, lo studio è, a mio avviso, una parte essenziale, un bisogno primario dell'uomo, al pari del bere, mangiare e dormire. La scuola è parte imprescindibile di un popolo. Chi insegna ha un compito strettamente importante per il futuro del proprio Paese. 
Non si può andare avanti così. Non è così che ci facciamo del bene. 
Che cosa succederebbe se, caduto il governo, alle elezioni il massimo risultato ottenuto fosse un numero elevatissimo di schede nulle, se il quorum fosse raggiunto dalle schede nulle, se ogni italiano andasse a votare con la voglia di dare un messaggio forte, senza sprecare il voto "contro" o "alla meno peggio"?
Dobbiamo cambiare le cose.
Dobbiamo farlo noi.

11 messages:

  1. L'Università italiana non esiste più.
    E' una sorta di parcheggio per i giovani ed una fabbrica di futuri disoccupati.
    Io sono scappato dopo il dottorato (ottenuto a carissimo prezzo, dopo anni di lista d'attesa, come un'elemosina)
    In Inghilterra mi hanno fatto ponti d'oro, mi hanno dato credito e fiducia, mentre in Italia ero un signor nessuno, l'ennesimo sfigato che pretendeva di fare ricerca.
    Da lontano l'Italia appare sempre più un paese patetico governato da mediocri e per mediocri. Una pease provincia del mondo, lontano dalla realtà e di una pochezza morale da far paura.
    Al di là del colore politico di chi governa (che a mio avviso cambia poco, ormai non fido di nessuno in Italia che faccia politica) in due decenni si è lavorato proprio per distruggere l'Istruzione.
    Si sa del resto che un popolo di ignoranti è molto più gestibile e docile. Non crea problemi, non alza la testa.
    Hai perfettamente ragione.

    A.

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  2. Occhi di NotteOct 13, 2010 02:55 AM

    Caro A. , piacere di conoscerti. Le tue parole mi rincuorano e mi feriscono allo stesso tempo. perché dici il vero tanto quanto la mia anima si ribella alle bassezze che descrivi e che, tuttavia, sono palpabili e reali.
    Ancora una volta mi si parla dell'estero e la mia anima, quella che ama studiare, quella che crede nella passione e nell'impegno, quella che adora la cultura, si pone domande.
    Non sei il primo a dire che l'Italia lo ha snobbato e l'estero lo ha esaltato. Conosco persone laureate con il massimo, rifiutate qui... ma assunte in enti come la NASA...

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  3. La mia personalissima impressione è che tutto rimarrà immobile e immutato fin quando ci sarà la pratica, tutta italiana credo, di mettere a capo dei ministeri persone che fondamentalmente non hanno alcuna cognizione o esperienza in materia. Per gestire ad esempio il complesso mondo dell'istruzione ci vuole una persona che abbia quantomeno insegnato, che conosca bene determinati meccanismi, che sappia quali sono le difficoltà operative, che abbia una minima idea del rapporto insegnati-alunni-genitori-strutture-istituzioni. Invece si continua a far pesare la politica, a giocare ad una sorta di Risiko per cui ogni partito si spartisce il territorio.
    Sono molto, molto perplessa...e fondamentalmente narcotizzata dalle solite dichiarazioni, come te.

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  4. dirittoincivileOct 13, 2010 09:28 AM

    Hai espresso esattamente quello che penso anche io.
    I giovani non vengono considerati come una risorsa, ma come un peso (almeno così pare a me). Non si pensa al futuro dei giovani, ma solo al presente di chi si ritrova fra le mani soldi e potere.
    In Italia sono anni e anni che NESSUNO (destra, sinistra, centro, sopra e sotto) investe nell'Educazione.
    C'era un articolo interessante sul Time, l'altro giorno (c'è il link sul mio blog), in cui si ragionava sul perché i giovani italiani fuggono dal loro Paese.
    La risposta, purtroppo, è di fronte agli occhi di tutti.
    Il punto, poi, è che se leggi i commenti delle persone scopri che a molti "sta bene così". Leggevo sul Corriere che, durante l'ultimo corteo contro la riforma Gelmini, alcuni ragazzi hanno fatto presente la condizione di degrado in cui molti studenti sono costretti a studiare (nonostante le tasse salate che siamo costretti a sborsare, aggiungo io). La risposta di molti è stata: "Invece di lamentarvi studiate, che AI MIEI TEMPI... MICA COME VOI GIOVANI D'OGGI etc. etc. etc."
    Ecco. A me queste risposte mettono una tristezza incredibile e scatenano il futuro avvocato delle cause perse che c'è in me.

    Nel mio corso di laurea siamo stati fortunati rispetto a te: abbiamo cominciato con una settimana di ritardo e per protesta ci tolgono 3 appelli per ogni materia.
    Che sembra nulla, ma se si hanno degli esami pesanti propedeutici per altri pesantissimi (Procedura civile per Amministrativo, giusto per capirci) iniziano ad esserci problemi. E non perché uno non studi, ma perché, di fatto, non ce la si può fare per una questione di mera tempistica.

    E si rimane indietro.

    E si viene considerati inaffidabili.

    Studiare mi piace, ma a volte mi chiedo davvero perché ho avuto la pessima idea di iscrivermi all'università.
    O, peggio, mi viene l'idea di fuggire da questo "paese".

    ClarinetteM

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  5. Cara Occhi,
    è la prima volta dopo tanti anni che vedo fare una riflessione pratica e sensata sulla condizione dell'istruzione oggi in Italia.
    Le farneticazioni sull'istruzione basate più sulle campagne elettorali della maggioranza e dell'opposizione che non portano a nulla hanno da molto tempo disgustato anche me. Perfino la protesta da parte di studenti ed insegnanti è talmente partitica che sono riusciti a svilire perfino una cosa nobile come lo sciopero e quindi non provoca più alcun impatto sulle persone se non quel vago senso di nausea che ci colpisce sempre più spesso. Cosa si dovrebbe fare? Perchè non creare un movimento che non ha nulla a che fare con le correnti attuali e che si faccia portavoce di tutti gli studenti ed insegnanti che, come te, hanno davvero qualcosa da dire? Ricordo che in Francia alcuni anni fa, si creò un movimento spontaneo attraverso alcuni giovani studenti universitari che si erano stancati degli scioperi. La loro protesta, stavolta, genuina e sincera, si è propagata attraverso internet e nell'arco di due settimane misero insieme una manifestazione a Parigi che raccoglieva oltre 500,000 persone che protestavano contro gli scioperi. So che questo movimento è continuato per qualche anno ed è poi diventato un partito politico. Non so cosa stiano facendo oggi ma ti assicuro che, al tempo, con una protesta pacifica e senza eccessi hanno creato un bel terremoto in tutti gli ambienti.

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  6. Occhi di NotteOct 14, 2010 01:13 AM

    @Tzugumi: Il chè sarabbe anche un ragionamento banale. In cucina metti uno chef, non metti un meccanico o un astronauta. Non vedo perché nei ministeri dovrebbero fare diversamente. Quanto meno, se proprio-proprio non c'è disponibile una persona competente, che mettano ALMENO qualcuno disposto a studiare, leggere, imparare, confrontarsi, ascoltare. Uno che non si barrichi dietro la posizione di ministro e che non dica: "zitti voi, io so, sono il ministro!".
    Se uno ha studiato zoologia o botanica...avrà anche diritto al suo tempo per imparare almeno alcune parti dell'apparato istituzionale dell'istruzione, no?... Potrà anche fare tesoro della sua stessa esperienza da studente, forse.
    Ma non credo che i ministri abbiano mai fatto lezione seduti per terra, senza sedie o senza banchi, senza strumenti. Non credo che abbiano dato esami in coda per ore in sgabuzzini tramutati in corridoi.

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  7. Occhi di NotteOct 14, 2010 01:19 AM

    @diritto civile: Sinceramente disprezzo sentitamente chi inizia un discorso con:"Ai miei tempi si faceva così". E' un modo di pensare monolitico, vecchio, stantio e poco fruttuoso.
    Soprattutto inutile.
    Bene, una volta che hai detto che ai tuoi tempi funzionava meglio, di preciso, cos'hai contribuito a cambiare? Che ragionamento illuminante hai fatto? Ai tuoi tempi alcune cose erano meglio, altre no, evidente, caro anziano di paese. Evidente. Facile sgravarsi dalle responsabilità con: "eh... voi giovani!!".
    Peccato che chi ha creato certe situazioni non è nato nel 1985-6-7 e via dicendo.. ma giusto qualche ventennio prima..!
    E' evidente il perchè i giovani finiscano a scegliere l'estero. Evidente.
    Non investono sull'istruzione né a destra, né a sinistra, né in centro, sopra o sotto.
    Ma sono capacissimi ad incolparsi, diventando sempre più puerili, persi nel mare del loro ego (dx, sx, cntr, stt, spr).
    Tre appelli su cinque è una conseguenze che pagate voi sulla vostra pelle.

    Non so dove si andrà, di questo passo.

    E quel che è peggio è che gli studenti sono ancora volonterosi nello sfilare in cortei di carnevale vestiti da "anti-fascisti".
    per me non sono altro che cortei di carnevale, di baldoria e di "fankazzismo".
    MI vien da ridere ogni volta che sento inneggiare all'atto fascista.
    Leggessero un pò.
    Si informassero un pò.
    Hillmann per esempio: "Un terribile amore per la guerra".

    Costoro sono i primi a permettere che la situazione rimanga stabile. Sono i primi a proteggere i baroni.

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  8. Occhi di NotteOct 14, 2010 01:24 AM

    @ Enrica: mi sono sempre rifiutata CATEGORICAMENTE di partecipare ad autogestioni, manifestazioni, scioperi, atti di sciacallaggio o distruzione della scuola. Li trovo inutili. Provo paura ogni qual volta vedo studenti radunarsi in fantomatici "cortei anti fascisti" che finiscono puntualmente con il pestaggio di coloro che la pensano diversamente.
    Rendiamoci conto: i fantomatici anti-fascisti che pestano coloro che la pensano diversamente.
    Rendiamoci contro della contraddizione di termini.
    Sono ridicoli.
    E sono paurosi.
    fino a poco tempo fa fare una tesi su Oriana Fallaci non era facile. Ancora oggi gli stessi professori storcono il naso.
    Avere in mano un giornale diverso da "La Repubblica" significava essere guardati male e con disprezzo.
    Non partecipare agli scioperi significava isolamento.
    Fuori dalle università volantinanti del partito comunista o dei sindacati più feroci.
    Dentro ugualmente, tra spinelli, coca-party, e ideali pseudo marxisti.
    Questo ho visto nel corso del miei 6 anni all'università.
    Mi escono dagli occhi.
    E, sai una cosa: a me paiono tanto comodi, tutti questi personaggi di questa farsa, in questa situazione.
    Per me non sono altro che personaggi di una farsa, privi di ideali e strettamente attaccati alla poltrona/potere/privilegio.
    Siano essi studenti o professori.

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  9. Occhi di NotteOct 17, 2010 05:24 AM

    AVVISO: mi è arrivato un commento anonimo da un utente in UK. Non pubblicherò quanto scritto nel commento a causa dell'uso di un linguaggio non adatto alle regole di questo blog. Benchè parzialmente condivisibile il messaggio di senso del commento, non è però adatto nella forma.
    Se l'utente vorrà riscrivere il suo pensiero usando modi e parole meno aggressive, allora verrà pubblicato.

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  10. Scusami occhi di notte, vivendo in Uk ormai sono abituato ad avere la massima libertà di espressione e a volte non mi rendo conto di essere effettivamente troppo oltre per le buone norme di comportamento italiane. Mi dispiace.
    Comunque posso solo affermare che la scelta migliore che ho fatto in vita mia è stata fuggire da un paese gabbia, dove è impossibile fare alcunchè se non si è prottetti da quello o da quest'altro. Non solo non esiste meritocrazia, ma l'essere meritevoli genera preoccupazione in chi meritevole non è al punto da essere professionalmente "castrati"
    In Italia il mio progetto di ricerca è stato oggetto di risatine e insulti. "Cosa crede di fare lei?". Qui non solo faccio ricerca con fondi eccellenti,attrezzature adeguate, e clima di lavoro fantastico, ma sono pure assistente di un importante docente.
    Ed il mio stipendio è sei volte tanto la miseria che prendevo la miseria dei miei assegnini di ricerca.
    Vengo da una famiglia umile, cosa che mi ha sempre fatto trovare, in Italia, solo porte chiuse. Il giorno della mia laurea il mio relatore mi ha detto: "Per fare ricerca occorre avere una famiglia benestante alle spalle, tu sei nessuno, non puoi permetterti questo stile di vita..."
    L'ho rivisto da poco ad un convegno. Entrambi eravamo sullo stesso piano questa volta. Lui era talmente imbarazzato da fingere di non conoscermi.

    A.

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  11. Occhi di NotteOct 17, 2010 01:27 PM

    Caro A. ,
    grazie per aver riscritto il tuo commento.
    Anche nell'altro ho sentito molto forte la tua rabbia e anche il tuo dolore al solo pensiero della situazione in cui verte l'Italia.
    Quanto racconti accade puntualmente.
    Sono contenta per i tuoi successi all'estero, spero che tu possa avere una grande carriera e soddisfazioni economiche importanti ancora!

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