martedì 12 ottobre 2010

Tesi in Letteratura di Viaggio: Oriana Fallaci.

Oriana Fallaci.
Scriverne a conclusione di un percorso universitario. Riconoscerle valore letterario, considerandola scrittrice (quale lei è), a dispetto delle ragnatele che popolano l'Accademia. Superando i chiavistelli che serrano le letterature ed impediscono a nuovi talenti (considerati sovversivi) di accedere ad una importanza maggiore. I classici della letteratura, tuttavia, seguono percorsi separati e distanti da quelli individuati dagli esami universitari.
Oriana Fallaci, con i suoi milioni di copie in tutto il mondo, con le sue traduzioni in molte lingue del globo, con le ristampe, edizioni speciali, sommovimenti intimi che crea nell'animo umano, con i suoi valori, con la sua forza, con la sua brillante prosa e schietta parlantina, è un classico della letteratura italiana.


Non è facile scrivere una tesi sull'opera letteraria di Oriana Fallaci. 
Se volessimo trattare l'ampia gamma di "anti-OrianaFallaci" non basterebbe una vita per consultare tutti i testi "contro" che sono stati pubblicati. 
Si raschia il suolo ogni qual volta si vuole ricercare un contributo critico sullo stile letterario, sull'uso del linguaggio, sulla retorica, sulla fonetica che è impressa, per esempio, in "Insciallah". Un saggio sui suoi reportage. Un contributo letterario che le dia il giusto valore e la collochi all'interno del panorama letterario italiano e mondiale, con una posizione preminente e importante. 
Assente nelle antologie, nei compendi, nelle dispense. Presente nelle medesime, ma in America.

La mia tesi parlerà di lei, reporter di guerra, viaggiatrice con il magnetofono sempre acceso e pronto ad immortalare un guizzo d'emozione, paura, ipocrisia, follia, nell'intervistato, nel politico, nell'evento storico. Oriana Fallaci parlò di storia, scrisse di storia, visse nella storia e nacque nella storia.
Nacque quando la crisi americana polverizzò molte certezze in tutto il mondo, quando Hitler e Mussolini iniziavano ad annusarsi, quando la Chiesa e Mussolini stipularono quei patti le cui conseguenze economiche paghiamo ancora. Visse nella seconda guerra mondiale, fece parte della resistenza. 
Amò e perse il suo uomo nel contesto della dittatura greca.
Nel mentre vide la guerra del Vietnam, le rivolte messicane e, cosa non da poco, Beirut.
Vide anche la morte in faccia.
Sogghigno ogni qual volta ascolto persone sostenere che costei non meriti nemmeno d'essere citata. 
Mi ritraggo quando odo la voce di professori universitari sostenere che lei non faccia parte della letteratura italiana, che i suoi libri non si possano annoverare fra quelli capaci di lasciare un segno.
Quasi quasi mi verrebbe suggerirei una rinfrescata di memorie con le cronache del Beda, o gli altri compagni di bevute nella taverna del tempo, della filologia, del magma storico che abbraccia la letteratura.
Cito, inoltre, solo due libri della Fallaci "Un uomo", "Insciallah" e poi ancora "Lettera a un bambino mai nato" e sostengo che questi siano ormai parte del panorama letterario italiano.
Chi non li ha mai letti? Chi non ha mai sentito parlare di loro? Chi non conosce il profondo turbamento provato davanti al tribunale della coscienza davanti alla morte? Chi non ode nella proprio anima gli sbraiti di Oriana sul potere, sulla democrazia, sulla falsità? Chi non ricorda il suo parlare di totalitarismi e libertà?

Oriana Fallaci parlava con le emozioni ed era tutto fuorché obbiettiva. Per questo motivo non poteva piacere a tutti. Ma non le importava. Le stava a cuore la libertà.
Non era una brava giornalista, se dovessimo considerare il vademecum della stampa: bisogna essere oggettivi, nessuna emozione, nessuna opinione, solo fatti. Lei era soggettiva e personale. Ma quando scriveva, le vendite dei giornali aumentavano. Lei era soggettiva e personale. Era una scrittrice.
Segno inconfondibile di talento, di importanza, di qualità, di contenuti. Quando lei scriveva, quando i suoi libri venivano e vengono aperti e la sua voce risuona tonante ancora, la pancia vibra di emozioni, il cuore tremola e la mente inizia a lavorare. Lei era donna ed era odiata da molte donne perchè non abbracciava il femminismo. [Io con lei.]
La invidio per quanto ha visto e vissuto. Le ammiro per quanto ha fatto. La studio per imparare.
Ci sono libri e libri conficcati e celati in ogni ruga sul suo volto. Oriana Fallaci è importante per la cultura italiana, indipendentemente da quanto l'accademia sostiene. Ha parlato di storia, ha portato la storia, ha dato vita a valori troppo spesso limitati a mere conformazioni di parole. 
Leggere uno dei suoi libri è un'esperienza che ti lascia tramortita. 
Non puoi uscirne indifferente, non puoi rimanere "lo stesso" dopo aver chiuso "Un uomo".
Conoscere i suoi testi permette di capire l' evoluzione. 
In questi giorni ho il piacere di leggere i suoi articoli e interviste frivole e leggere ai divi del cinema, a Dior, a Totò. Per me hanno un senso perché sono state create, realizzate, volute, nel periodo esattamente successivo alla fine di quella guerra mondiale che le ha portato il dolore di un padre torturato, il contatto con la morte quotidiana, la fame e la letteratura di contrabbando (perdonate il termine forte).
Lei sognava con Jack London e amava attraverso Buck.
Nessun altra giornalista è stata in grado di scrivere con la stessa capacità, talento, puntiglio di Oriana Fallaci. E, se anche il suo stile può non piacere, se le sue idee possono essere discutibili, se le sue convinzioni e i suoi modi ruvidi possono allontanare, penso sia comunque necessario e doveroso riconoscere un ruolo a questa donna. Un ruolo nella nostra cultura.

Scrivere una tesi su Oriana Fallaci è emozione, domande, dilemmi.
Lei faceva l'amore con le parole ed era scrittrice fin nel midollo. 
Lo è ancora, indipendentemente dai riconoscimenti che l'italia ancora le nega.

1 messages:

  1. Lo credo che scrivere una tesi su di lei è emozionante...non ho amato tutto quello che ha scritto, soprattutto le ultime cose, ma sono rimasta molto legata ad un libro in particolare, Lettera ad un bambino mai nato, letto agli ultimi anni di liceo...sicuramente sarà una tesi bella ed interessante, e sicuramente ci metterai passione ed entusiasmo (io ho fatto una tesi noiosissima di 450 pagine, sull'Età del rame in Italia centrale, e non so se mi sono annoiata più io a scriverla o gli altri a leggerla...ma era una tesi imposta e compilativa, di quelle infinite che si facevano col vecchio ordinamento, spero che adesso non sia più così)

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