martedì 5 ottobre 2010

Accucciata accanto a Chocolat.

Mi sento stanca, mi sento scossa, mi sento malinconia. Riprendo in mano "Chocolat". Come le persone che mi seguono con frequenza sanno, a me piace parlare e riparlare dei libri che mi hanno emozionata. Soprattutto quando sono stati in grado di toccare delle parti importanti di me.
Non riesco a limitarmi a una recensione "per fare numero". 
A dire il vero non amo particolarmente scrivere recensioni perché devo essere obbiettiva, mentre un libro mi parla all'anima, alla pancia, al "di dentro". Scartavetra e dissotterra.
Comprai Chocolat per trovare risposte e ispirazioni riguardo le mie protagoniste del romanzo che stavo scrivendo... prima di bloccarmi nel flusso emotivo della scrittura.
Non scrivo da molto ed è come se non riuscissi ad aprirmi realmente. Non mi sento in intimità con me stessa.
Avere uno stipendio mi permetterebbe anche, nel futuro, di provvedere al cercarmi una stanza tutta per me.
Mi fa soffrire non riuscire a condividermi, il tacere le mie emozioni e pensieri, perché non voglio ferite e non voglio nemmeno dover dare spiegazioni o forzarmi a sorridere quando invece farei esattamente l'opposto. Eppur devo, perché è questo che ci si aspetta. La cosa più dura è non riuscire nemmeno ad affidarmi alla scrittura. Talvolta mi sento arida. Non vedo l'ora di avere uno stipendio, per essere libera. 
Chocolat fa questo: mi parla di libertà, ma anche di un passato da affrontare, di una partita aperta con l'Uomo Nero. Come si chiama il mio Uomo Nero? Non lo so. Ma ogni volta che leggo Vienne parlare di costui, mi risuona dentro una sottile inquietudine e paura, un misto di tristezza e rabbia.
Leggevo della fuga della signora Muscat, molto affine al mio progetto per Eva.
Continuo a chiedermi il perché il film abbia stravolto tutto il libro.
Perché anche questa parte è stata cambiata radicalmente. E non trovo una risposta. 
Alla Harris sono bastate una manciata di parole per descrivere una realtà, un mondo. 
Poche pennellate per dire tutto, lasciando emergere sottintesi che, d'un tratto, diventano lampanti e forti, pungenti, limpidi, nel vissuto di me-lettrice.
Penso che la notizia della scorsa settimana abbia avuto un effetto "profondo" molto forte se cerco in tutti i modi di proteggermi. Così, come fosse questione di... 
Leggo della morte di Charlie, in Chocolat e tornano in mente pensieri che credevo, volevo, sepolti.
Non sono brava a scrivere di libri e letteratura. Per me sono "esseri viventi". Un "essere vivente" non puoi lasciartelo alle spalle, infiocchettato in una recensione di 2500 battute. Soprattutto quando ti fa piangere, sorridere. Soprattutto quando diventa carezza, coccola e piccolo dono di vita.

4 messages:

  1. sono tornataaaaaaaaaaa
    E.

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  2. Occhi di NotteOct 5, 2010 08:16 AM

    Finalmente!!!!!!! Così ora potrai sbizzarrirti sui post del set!!!!!!! :D ahaha.... :D che bello!

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  3. Il rospo dalla bocca largaOct 5, 2010 04:03 PM

    Ste schiene che fanno le bizze... Stasera sono a pezzi...

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  4. Se il Chocolat di cui si parla è quello di Joanne Harris, lo sto rileggendo ad alta voce perchè mi piace molto farlo. La lettura fatta in questo modo, cattura e per il testo e per quel mettere in campo le emozioni della propria voce. Lo faccio solo per le riletture, per le altre è un altro paio di maniche.
    Per la stanchezza, Occhi di Notte, credo occorra rispettarsi, fermarsi, prendere respiro per poter rigenerarsi.
    Auguri alla tua schiena.

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