martedì 30 novembre 2010

Editori, emergenti, recensioni, sostanza.

Perché recensire un esordiente mi riesce più difficile rispetto il recensire un libro qualunque trovato in libreria? 
Perché, per la maggior parte, i testi degli esordienti non superano mai le 130 pagine, per quel che ho potuto vedere? 
Perché i libri degli scrittori provetti non arrivano mai sugli scaffali delle librerie?
Sto cercando delle risposte e per far ciò ho chiesto aiuto a due case editrici che hanno accettato di essere intervistate. 

Non vi svelo ancora nulla sul loro conto. 
Vi dico solo che "Sotto i fiori di lillà" sta per accogliere diverse voci, tenendo fede al suo personale credo: la cultura è importante. Preparando i testi delle domande che  poi ho girato via mail, mi sono accorta di una particolarità.  Molte case editrici si fanno pubblicità con lo slogan "attenzione speciale per gli emergenti". Che cosa significa questo? Quanto è ingannevole come messaggio civetta? 
L'attenzione, a mio avviso, ha due forme: o è a scopo di lucro oppure è fondata sul credere nel talento.
Che cosa fanno, realmente, le case editrici per curare il talento individuato in un aspirante scrittore? Hanno dei progetti? Hanno dei programmi? Hanno degli strumenti? Come si concretizza questa loro specifica attenzione per il cerchio trasbordante degli aspiranti scrittori?
Lo scopriremo insieme, se avranno voglia di rispondere alle dieci domande circa che ho posto loro.

Non mi basta essere considerata uno strumento di guadagno.
Non mi esalta essere considerata mero business. Vuoi i miei soldi? Parliamone.
Che cosa mi dai in cambio, oltre la micro-carezza dell'ego risultante dal mio nome in copertina? Come mi aiuti? Come mi fai crescere? Se mi pubblichi significa che credi in me? E se credi in me, come me lo dimostri praticamente? Non sono un pollo da spennare. 
Come me non lo sono tutti gli altri amanti della scrittura.
Mi sono focalizzata anche sulla scrittura creativa, sulla concretezza, sulla praticità, sull'importanza della cultura nello scrivere. Mi sono chiesta e ho domandato se la cultura è un valore aggiunto, per queste case editrici.
Se la cultura è un valore a cui attingere per superare la crisi, se personalmente, questi editori, facevano rifornimenti di cultura per loro stessi. Ho chiesto anche il loro pensiero sulle tecniche da conoscere, sugli archetipi da non ignorare, sui passaggi e sulla tragedia greca da sapere meglio del Padre Nostro.
Sono impaziente di ricevere le loro risposte.

Sapete, recensisco da un pò, in vari contesti, opere degli emergenti e mi chiedo costantemente perché le idee non sono state aiutate, potenziate, sviluppate, arricchite. Perché non ci si può sedere intorno a un tavolo e dire: "Caro autore, hai avuto una bella idea. Quanto hai scritto è un primo passo, è buono. Ora pensiamo a come ampliare il raggio d'azione della vicenda, dargli spessore, profondità, inserirlo nel contesto storico, dargli qualche aiutino a livello di psicologia". 
Mi sono trovata a dovermi inventare contenuti, in certi casi. A non dover smontare o troncare nettamente il lavoro di una persona perché sono agli inizi anche io, perché rispetto colui che ha avuto il coraggio di mettersi in gioco, perché ho il massimo rispetto per coloro che cercano di realizzare un sogno. Eppure, più passa il tempo, più credo esista un perché alcuni libri giungano nei best seller e altri no.
Si tratta di sostanza, non solo di soldi e conoscenze, secondo me. Di ciccia, di storie che lasciano un segno.
Non bastano un paio di personaggi buttati là, una vicenda più o meno lineare, per far la fortuna di un libro. 
Non basta nemmeno solo e soltanto l'interesse letterario dell'editore, a mio avviso. Ci vuole di più.

Non so se riuscirò mai a dare questo "di più" alle storie che scrivo anche io, eppure so che sono in evoluzione. Uno scrittore, a mio avviso, deve vivere. E fare esperienze diverse. 
Andare ad annusare vari ambienti. Saranno le rughe e le cicatrici ad andare in aiuto della penna. 
Ci vuole cultura, ci vuole tecnica, ci vuole il porsi domande. 
Ho fermato la stesura del mio romanzo, quello di cui avevo parlato mesi fa, le cui protagoniste sono Giulia ed Eva. E sapete perché? Perché sto incubando e perché mi ritengo ancora immatura. Sto annusando, mi sto facendo domande, ho iniziato un viaggio personale. Credo in Giulia ed Eva, tanto quanto credo in Lia.
Non mi bastano una cinquantina di fogli scritti di fretta. Tutte queste esperienze da recensore, blogger, web editor mi stanno donando così tanto!
Lia è attiva e viva in me. Sto solo riflettendo come continuare dalla terza parte in poi. 
Ho notato delle reazioni estremamente forti, sia con i commenti, sia con il silenzio.
Ad oggi è uno dei post più letti, eppure la reazione che suscita è curiosissima. Ciò è un messaggio per me.

Tutte queste riflessioni mi stanno portando anche a desiderare di creare un filone, un prodotto, un'idea ancora più espansa per il "Circolo letterario Sotto i fiori di Lillà". 
Credo vi porterò alla corte dei Grandi e insieme cercheremo di rubar loro i segreti del successo.
E questo perché credo che la realizzazione del proprio talento nell'essere scrittore sia indiscutibilmente legato all'impegno personale. Non tutto può essere addebitato alle case editrici, al marketing, al mercato, alla crisi, al governo, alle lobby e a chi per loro.

10 commenti:

  1. bell'intervento!

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  2. Brava!
    Sono impressionata dalla idea.
    Mi sorprendi sempre di più.
    Mi puoi dire come posso trovare il tuo romanzo? Vorrei leggerlo. Ci sta sul blog, vero?
    Buona serata.

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  3. Che imbranata!
    L'ho trovato tuo romanzo. Scusa...

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  4. Folletto del Vento30 novembre 2010 19:37

    Bell'idea!

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  5. TuristadiMestiere30 novembre 2010 19:57

    interessante, ti scopro ora. Vado a farmi "un giro" tra le tue pagine, per capire chi è la Lia che è in te! Ciao!

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  6. è vero... ho letto dei bellissimi libri di giovani autori che per comprarli ho dovuto fare i salti mortali mediante internet perchè era impossibile trovarli in libreria..... quando poi come ha detto una blogger si trovano in giro libri come quelli di Cassano che ha scritto più libri di quanti ne abbia mai letti

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  7. @ Marco: grazie!

    @Dz: sei sempre esageratamente generosa con i complimenti! Ma grazie per l'affetto, fa sempre piacere.

    @Folletto: ben trovato!

    @TuristadiMestiere: che bel nick che hai! Piacere di conoscerti e benvenuto nel mio blog!

    @Bussola: come si intitola il libro? Sono molto curiosa!

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  8. Sono fatta così e non so fare al meno di esagerare con gli complimenti quando ritengo qualcuno molto bravo :)

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  9. Il rischio, però, è che anche le parole più belle, magari dette con il cuore, risultino poi... "false", se troppo "gonfiate"... non trovi? Ti ringrazio per i complimenti, comunque. :-)

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  10. E' vero sì. Me l'hanno già detto che con la bontà sto esagerando e può sembrare falso...

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