mercoledì 17 novembre 2010

Lia e la ricerca del senso: 2° parte.


Ero in autobus, poco fa. 
Tornavo dalla prima lezione del master, umido, cielo ombroso, poca gente intorno a me, le luci del policlinico come stelle fra le colline del campus. Pensavo a Lia e pensavo al mio uomo, seguendo due filoni contemporanei di riflessioni. 
Avevo letto via cellulare il commento di E. e mi stavo domandando se l'unica soluzione possibile fosse l'addio, se era proprio di questo ciò di cui si stava parlando. Pensavo anche al commento di Giorgio e mi chiedevo se Fiorenzo fosse davvero uno "stronzo" e se la mia sarebbe stata la classica visione della donna mezzo-post - sessantottina, mezzo-femminista che imputava al maschio l'emblema dell'errore e della stronzaggine a prescindere. 
Contemporaneamente stavo meditando su quando prenotare le analisi del sangue.
I due pensieri si sono fusi e intrecciati insieme ad altri, ed altri ancora.
Ed ecco un mix di questi, buttati giù non appena varcata casa.

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(...) Non fece nemmeno in tempo ad aprire la porta che il marito le si accasciò fra le braccia.
- Fiorenzo! Oh mio Dio, Fiorenzo! Entra – stupore e panico aggredirono la giovane. Una folata d'umidità proveniente dall'antro delle scale penetrò nel tepore della casa. Involontariamente Lia percepì profumo di cocco dai capelli di lui. Questione di attimi e comprese che aveva usato il suo shampoo, come faceva sempre, le diceva, quando aveva voglia di averla accanto, su di sé, quando era nel mondo.
Accompagnò il marito all’interno, sorreggendolo dal fianco. L’uomo era cadaverico, grondante sudore gelido, gli occhi lucidissimi, e i brividi visibili. Non si reggeva in piedi.
- Cosa ti succede? – Lia lo guardava immobilizzata. Non era nemmeno mezzogiorno, era uscito poche ore prima, stava bene. Cos'era successo? Poche frazioni di secondo e già lo stava aiutando a sdraiarsi sul letto, togliendogli scarpe, jeans, camicia, rivestendolo fulminea con pile, tuta, tubolari in lana, coprendolo con quante più coperte era riuscita a trovare in casa. 
Termometro e pressione la misero ancora più nel panico. 
101-64 e 34,5 di temperatura. 
Istantanea chiamata al medico, volata in farmacia, ritorno a perdifiato, ancora coperte e cuscini sotto le gambe di lui, raggomitolato al buio, visibile solo nei capelli. Fiorenzo rifiutò il tè, la camomilla, il latte caldo, chiudendosi a riccio sotto il piumone, come un feto nel suo guscio.
Lia gli sedette a fianco, raggomitolandosi vicino a lui, abbracciandolo, sperando che anche il suo calore corporeo lo facesse stare meglio. I pensieri che fino a poco tempo prima l’avevano attraversata, erano del tutto scomparsi. 
Era spaventata, il cuore batteva forsennato. Brandelli di conversazione uniti agli scenari più nefasti.
- Il dottore mi ha detto che lo hai chiamato anche altre volte, per dei sintomi simili. – sussurrò
- Si, lo sai, è solo stress – si girò a guardarla.
- Però non me lo hai detto. Perché? - era arrabbiata, ma non voleva permettere alla conversazione di degenerare. Più lo guardava, più vedeva un uomo ammalato. Quindi si morse la lingua e tacque le ingiurie che popolavano la sua bocca.
- Non ti volevo preoccupare - rispose lui, con un fil di voce, guardandola con quelle pupille lucidissime di mal stare. Lia stava per rigurgitare un: "Ma così è peggio!" quando si bloccò, osservando il marito, il cuore stretto in una morsa. Fiorenzo aveva gli occhi scavati e rossi, occhiaie delineavano la sua stanchezza, la pelle raccontava preoccupazioni più di quante non ne avrebbero potute elencare le parole. 
Afflosciato sul cuscino, non accennava a smettere di tremolare. Lia gli prese le ruvide mani gelide e se le ficcò fra le cosce, sperando che anche questo lo aiutasse a scaldarsi. Lo accarezzò sulle tempie.
Quanto tempo era passato dall’ultima volta che Lia aveva guardato veramente suo marito in volto? Che si era soffermata davvero sul contenuto dei suoi occhi? Lo abbracciò e immediatamente le tornarono alla mente attimi fugaci in cui lo aveva visto arrancare, stanco, ma non vi aveva badato. Da quanto durava questa situazione? Perché non le aveva parlato, qual' era il vero motivo?
- Lasciami riposare un po’, vedrai, mi farà bene – Fiorenzo aveva una voce tremula, la fronte ancora rigata dal sudore.
- Hai ancora freddo? - cercò di dire, sentendo le lacrime bloccarle la gola.
- No, amore. Ho solo bisogno di dormire – “amore”, quanto tempo era che non lo chiamava “amore”? Era così refrattaria alle smancerie, alle carinerie. Le parole dolci la facevano sentire così insicura, le ascoltava incredula, incapace di assorbirle e trarne ristoro, abituata a non dare valore a quel modo d'esprimere amore, abituata a vedere bugie, anche quando queste non c'erano. 
Alzandosi e chiudendo la porta della camera dietro di sé, si diresse verso la cucina, quasi in trance. 
Iniziò ad assemblare gli elementi: carote, cipolle, sedano, patate… un buon brodo caldo lo avrebbe sicuramente aiutato a stare meglio. Che cos’aveva? Che cosa le teneva nascosto? Sudare freddo non era normale, avere la pressione bassa men che meno, quasi non reggersi in piedi, con il mondo che ruota tutt’intorno non poteva essere solo febbre o solo stress. Affettava le verdure con energia, scoprendosi inspiegabilmente a piangere. Che cosa le teneva nascosto, che cosa non le diceva? Acceso il fuoco, tornò nella stanza da letto, incapace di stargli lontana. 
- Mi hai fatto il brodo, vero? – le sorrideva, lievemente più colorito. Lia non avrebbe saputo spiegare come ciò si fosse materializzato, eppure le parole "brodo", "amore" e lo sguardo del marito avevano generato un'onda di calore che si poteva tratteggiare solo con la parola "famiglia". Si sentì protesa a lui.
- Si, spero ti scaldi un po’. Posso fare qualche altra cosa per te?
- Non so se riuscirò a mangiarlo, però ti ringrazio. – le baciò le punte delle dita – No, tesoro, non serve che fai altro. Mi piacciono le tue coccole. Fai così tanto per me, ogni giorno.
A quelle parole Lia si sentì attanagliata. Perché? Perché doveva fare così? Aveva passato tutta la mattinata a pensare ogni sorta di male del loro rapporto e lui la chiamava “amore”, usava dolcezze nei suoi confronti, anche ridotto come un cencio. Faceva così fatica a tollerare quella gentilezza così tipica di lui, non si era ancora abituata, non voleva ancora allentare quella diffidenza propria che la caratterizzava. Come diavolo faceva ad essere galante ed educato anche febbricitante e tramortito, anche davanti a lei, così dura nei suoi confronti, così incapace di amare veramente? Le scappò una lacrima nel buio.
Lui la sentì ritrarsi, chiudersi, barricarsi.
- Quali sono le cose che anche tu non mi hai detto? – perché vedeva anche nel buio? Come faceva a capire, soprattutto nei momenti in cui voleva maggiormente rimanere invisibile, i suoi snodi pulsanti?



..... Continua nel nuovo post.

13 messages:

  1. Mi è piaciuta molto questa seconda parte che però fa apparire Lia un po' come una stupida perché il marito descritto nella prima parte non corrisponde a quello che appare nella seconda...

    Ma forse è un po' così che tutti facciamo, ci fissiamo sui difetti delle persone che abbiamo accanto, salvo poi in certe particolari situazioni accorgerci che hanno anche tanti pregi.

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  2. Occhi di NotteNov 18, 2010 01:41 AM

    Lo scopo è proprio quello. :-) Quante volte le eprsone si comportano "stupidamente" oppure si fissano sul negativo, lasciando totalmente fuori il buono? E questo non per cattiveria o masochismo, ma perchè, magari c'è la netta convinzione intrinseca di non meritare amore. E quindi si cerca ogni modo diretto e indiretto per ottenere l'ennesima conferma di questo.
    Poi, secondo me, le persone sono fatte di tanti piccoli e grandi particolari, sono dinamiche, in evoluzione, dai mille colori e aspetti.. per questo non voglio personaggi piatti nelle mie storie. Ma vividi e contrastanti..
    Come tutti noi.
    Magari anche tu conosci una persona totalmente negata per i lavori domestici ma che in altri contesti è sublime...

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  3. Tipo io...

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  4. perchè barricarsi ?

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  5. Occhi di NotteNov 18, 2010 09:48 AM

    @Alchemilla: .......... o tipo molte di noi.

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  6. Occhi di NotteNov 18, 2010 09:50 AM

    @giardigno: perchè ci sono momenti in cui a una donna non basta chiudersi e limitare la conversazione e l'apertura verso l'altro. Ha letteralmente bisogno di tirar fuori le barricate per proteggere un intimo che sente in pericolo, anche se questo pericolo ha come nome la parola "amore".

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  7. uhmmm
    sono due spaccati completamente diversi.
    cioe, la situazione puo' passare davvero dal negativo al positivo, come in questo caso, il recupero del profondo sentimento tra i due.
    ma mi viene da pensare.. che spesso nella vita reale non e' cosi (spesso, non sempre, non in tutte le storie naturalmente).
    a volte (a volte) capita che sia solo uno a lottare, che tutto si spenga nella routine e nella pigrizia, nell'ottuso guardare solo a se stessi.
    Anche in questo racconto c'e' stato bisogno di un momento "tragico" per riscorprie una fiammella.
    ma la vita reale di solito non ha molti colpi di scena, siamo (parlo per me) molto piu gretti di quel che sognamo, ci si stanca e si lascia che tutto vada a rotoli, forse l'essere umano mira allo spreco minore di energie?
    quanto sarebbe bello ritrovare quel lampo negli occhi.. quanto sarebbe bello che le parole dolci non arrivassero sempre all'ultimo, a convenienza o comunque tardi, quanto sarebbe bello accogliere l'altro senza pregiudizi..
    quanto male fa, quel "tardi"?
    ma quante volte succede?

    e ancora, quante volte è giusto insistere e lottare e non voler vedere, pur di conservare una situazione che fa pur meno paura del cavarsela da sola? quanto e' giusto ricominciare aogni giorno a darsi speranza, quando speranza non ce n'e'? quanto e' giusto riprovarci, quando senti che sei da sola a farlo?

    naturalmente questo e' il mio punto di vista, uno spunto in piu, una fetta di vita vera, mia e di parecchie (purtroppo) conoscenti.

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  8. aggiungo..
    che la prima parte del racconto puo corrispondere a due cose:
    1 - il momento (che puo durare anche parecchio) di rabbia e scoramento di Lia, le riflessioni sul suo rapporto in pericolo
    2 - il termine dell'analisi di Lia.. la comprensione che non c'e' piu niente da fare, DOPO TUTTI i miliardi di tentativi che una storia MERITA, soprattutto un matrimonio.
    a nessuno credo, fa piacere mollare tutto.
    nessuna persona con un cervello che funziona manderebbe tutto a ramengo anche dopo un periodo veramnete basso e difficile.
    la Storia d'amore merita impegno, sacrificio, costanza, fatica, tutto il tuo cuore.. (non intendo che l'amore è fatica, dico che lo merita)
    sarebbe troppo semplicistico e "giudicante" vederci una mandare tutto all'aria per un momento di stanca. perche farlo è incoscente e gretto tanto quanto il mollare il colpo senza neanche provarci..
    non so se si capisce qualcosa.

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  9. ups, mi rendo conto che sembrano risposte rabbiose! non era mia intenzione,
    volevo dare spazio a un certo punto di vista!

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  10. Occhi di NotteNov 21, 2010 10:46 AM

    Cara E.,
    mi sono presa del tempo per riflettere su quanto hai scritto. NOn so se la mia risposta sarà completa in toto. Intanto ti ringrazio per due motivi:
    1) perchè hai voluto spendere tanto tempo dietro a questo racconto;
    2) perchè mi hai dato alcune conferme importanti, secondo me, per un aspirante scrittore.
    Il compito di uno scrittore, a mio avviso, è anche quello di mettere la pulce nell'orecchio e di far porre domande al lettore. Mi par di capire di esserci riuscita e questo, per me, ha valore.
    Detto ciò, ti rispondo ai tuoi pensieri.
    Si, come detto ad Alchemilla, sono due spaccati diversi, ma non così tanto. Sono due momenti ed emozioni diverse. Da una parte, nel primo racconto, c'è la rabbia e la stanchezza, nel secondo c'è il venire in contatto con la fragilità umana dell'altro. NOn credo di aver presentato una situazione "straordinaria": chissà quante volte avrai visto il tuo compagno stare male per la febbre! Magari ci saranno stati dei momenti in cui il suo star male e il suo comportamento ha fatto si che la tua rabbia prendesse altre forme e altri toni... immagino poi che non lo avrai lasciato senza cure mediche o senza cibo perchè eri arrabbiata con lui.
    Lia fa lo stesso. Si prende cura di lui senza rinengare quanto sentito prima. Tuttavia appaiono anche altre emozioni e realtà nella scena. Lui non è solo un disordinato catastrofico, disattento in vari ambiti. E' anche una persona capace di essere gentile con la propria compagna.
    Questo, a mio avviso, non accende fuoco.
    Infatti lei si barrica in sè stessa, non ci fa l'amore appassionatamente, giurandogli eterno sentimento, rinnegando quanto appena provato in solitudine. Non lo chiama nemmeno "amore".
    Si chiude e il silenzio, il ritrarsi, volevano essere proprio il sintomo della confusione.
    Come giustamente noti tu sono due spaccati diversi. Prima che arrivasse il marito lei lo viveva, lo sentiva, pensava a lui come un "nemico che le era ostile", quando lo vede umano e fragile di fronte a sè non può non sentirsi toccata da questo fatto. Davanti a sé non ha un nemico, ma una persona. Che ha bisogno d'aiuto. Ora, subito, nell'immediato.
    Non c'è spazio per le paranoie.
    Dopo ci sarà spazio per la riflessione. Ma quando una persona sta male, di certo dubito che una donna comunque innamorata dica al suo uomo: pezzo di stronzo vattene a curarti da solo, visto che non mi hai lavato i piatti!
    Penso che questa storia ti abbia toccato molto nel personale, per questo motivo penso che il tuo scrivere in modo molto accorato non dipenda da aggressività, ma da vissuto in prima persona.
    Quel che ti voglio dire è questo: Lia non rinuncerà al suo sentire, ma è in quella fase che spesso mi ha toccata da vicino.
    Provare rabbia e poi, dopo l'impossibilità di manifestarla in toto, vivere malinconia e dubbio sul proprio sentire. Ma questa è solo una partenza. Un modo per partire, per condurre Lia al suo viaggio. Con o senza lui.

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  11. ti ringrazio della lunga spiegazione :) è stata molto interessante

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  12. Occhi di NotteNov 22, 2010 01:29 AM

    Spero di non essere stata autoreferenziale... mi perdo nel parlare. Comunque sia i contrasti e le incongruenze mi sono utili per creare la trama..o meglio: PER IMPARARE a crearla. Grazie del tuo pensiero, mi è sempre utile.

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  13. Complimenti!
    Svolta di situazione bellissima.
    E poi - è solo il mio parere - tante persone arrivano al momento quando smettono di vedere e cominciano di vedere solo proprio dolore e infelicità.
    Sei bravissima.
    Vado a terza parte ;)

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