martedì 23 novembre 2010

Blog-Romanzo "Lia e la ricerca del senso- 3° parte."

La pioggia alterna il suo scalpitio con flash di timido sole e in questo susseguirsi di luci ed ombre, vi posto la continuazione di "Lia e la ricerca del senso". E' nata per caso, sull'onda dell'ispirazione e di riflessioni pregresse sul personaggio e sul suo percorso. Qui potete leggere il brano precedente.
Buona lettura! Come sempre conto sulle vostre emozioni, riflessioni e pensieri!


CHIACCHIERE FRA AMICHE

- Avresti dovuto rispondere, invece! Altro che tacere! Rispondere, dovevi! – una massa informe di velluto rosso tondeggiante si mosse facendo traballare lo smilzo tavolino e le tazze di cioccolata. Fuori la pioggia eruttava dal cielo.
- Non me la sono sentita, stava male – Lia ruotava il cucchiaino, guardando i cerchi del cacao.
- Oh, povero piccolo pulcino ammalato! Stava male! Che caro! LUI stava male, tu no, vero?
- Si, io..
-Ecco! Stavi male anche tu e stai male, or ora. E ti senti anche in colpa perché sei arrabbiata persa ma lui, tesoro, ha la febbre, povero bambino, e non ti puoi arrabbiare se lui ha 36,1 di febbre, vero? – 
Sara era una donna corpulenta. Amica di Lia da alcuni anni, era la sua spalla destra  ogni qual volta accadeva qualcosa. Il ché avveniva di frequente. 
Le loro riunioni, i loro incontri, erano caratterizzati, normalmente, dalle discussioni sugli uomini, in particolare sui rispettivi uomini, specificatamente su Fiorenzo. Sara non lo poteva tollerare.
Era pomeriggio tardo quando le due amiche si erano raggiunte nel loro solito bar, a metà strada fra Torre Spaccata e Lucio Sestio. Fiorenzo a letto, dormiva. Lia non aveva resistito. Doveva parlare con lei.
Aveva chiamato Sara e in fretta e furia avevano organizzato l’incontro. 
Doveva sfogarsi e non poteva parlare con nessun altro tranne che con lei. 
Sapeva che l’avrebbe capita. Si fidava di lei. Le aveva sempre dato ottimi consigli e l'aveva sempre compresa nel profondo. Il loro rapporto era fondato su un aggiornamento a cadenza oraria. 
In particolare Lia confidava molto della sua vita a Sara, ogni inezia che le accadeva era posta al vaglio degli occhi della donna.
- Io lo amo, non vorrei tu pensassi che… - Lia si sentiva scomoda.
Al tempo stesso sentiva la necessità di giustificarsi.
- Pensare cosa?  - l’anticipò l’amica, con un sorriso ironico - Lo so che lo ami e vedo anche come ti struggi per lui e come lui se ne frega di te!  - addentò una poderosa parte di brioches al cioccolato – Tu non ti imponi, è questo il tuo problema! Non ti imponi! Fai tanto per lui, ogni giorno, ma non ti imponi! Che cosa ti dico sempre?- Lia la guardò senza capire
- I maschi vanno educati! Zuccherino e ramazza. Vanno indirizzati. Le loro madri, purtroppo, non hanno saputo fare un buon lavoro e quindi tocca a te indirizzarlo. Quelle li hanno abituati ad essere dei principini da servire e riverire, senza alcuna responsabilità, senza alcun obbligo, nemmeno della loro stanza da giochi! Tocca a noi, donne diverse, rimetterli sulla giusta strada. E insegnargli come si sta al mondo! - concluse soddisfatta.
- Come? - Lia si strinse nelle spalle.
- Semplice! Gli lasci i suoi vestiti in bagno per un mese. Quando puzzano, voglio vedere se non li raccoglie. Ti stiri solo le tue cose e le sue gliele lasci li. Oh Dio, non fare quella faccia orrificata! Se proprio gliele vuoi stirare, lascia almeno che si metta a posto da sola la roba.
- Già lo faccio, ma non funziona. Possono rimanere anche mesi fuori dai cassetti ad impolverarsi. E la macchina, se non la lavo io, veramente: non c’è speranza che si accorga che è da lavare. Se non pago io le bollette, se non penso io ai bolli, se… - tacque, con la voce incrinata, le spalle curve, e il cornetto della brioche frantumato fra le dita – Lui non lo fa, non ci pensa, non gli importa.
- Ma è bravissimo a rinfacciarti il mezzo minuto di tempo libero che usa per chiudere il dentifricio quando si lava i denti - 
- O la spazzatura che una volta al mese butta fuori casa - 
- Senza ovviamente farsi un benché minimo pensiero di quanto tempo libero TUO, tu usi per correggere le sue malefatte in casa, la sua indifferenza, l’inconsistenza. Facile poi dirti “amorino bello, cucciolino adorato e bla bla bla!” . Cara mia, come ti compra con poco! Un sorriso, una paroletta e tu subito sei disposta a perdonargli tutto! Sei così dipendente da lui! Riusciresti a stare un giorno senza di lui?- i neri occhi di Sara si fissarono in quelli di Lia. Erano trapassati da lampi d’indignazione e odio.
- ... non lo so - la giovane donna non riusciva nemmeno a bere un sorso di cioccolata calda, ormai tendente al fresco.
- Lo vedi? Dipendi da lui. Non vedo altra soluzione che lasciarlo. – Sara scandì lentamente queste parole, seria ma compiaciuta -  A meno che non ti faccia piacere rimanere in questa situazione.  - buttò li, aggiungendo una zolla di zucchero alla seconda tazza di cacao - E’ piuttosto lampante che non ci siano molte speranze. Anche perché non puoi continuare a fare la vittima e lagnarti sempre. Diventi anche noiosa, alla fine. 
- Scusami, non volevo...-
- Oh, non ti preoccupare, le amiche esistono anche per questo! Ascoltare gli altrui piagnistei, offrire una spalla, comprendere e appoggiare - le gote rosse di Sara, brillarono come rubini.
- Lui è così com’ è. - riprese la donna -  Se gli dirai qualcosa, magari anche ti risponderà calmo e carino, belle parole pronte a diventare nullità nel giro di poco. Lo sai benissimo anche tu. ma poi tornerà tutto identico. Noi potremmo stare ancora mille e mille ore a parlare delle scarpe che non mette via, dei regali che non ti fa, per non parlare della tua sciocca e infantile abitudine di chiamarlo “marito”, quando non ti ha nemmeno regalato l’anello e non siete nemmeno fidanzati e nemmeno lontanamente c’è un’idea di data davanti a te! – Sara sapeva che questa era una bordata, eppure non riuscì a trattenersi dal sottolineare la differenza. Lei, almeno, era sposata, non aveva un uomo che millantava idee di matrimonio senza dare consistenza. Lei era riuscita a farselo infilare quell'anello al dito. Dopo dieci anni di duro lavoro, tra l'altro.
Lia aveva il volto rigato di lacrime.
- Lo so che hai ragione, Sara. Ma non ci riesco a lasciarlo. E si, abbiamo l’abitudine di chiamarci “marito” e “moglie” anche se non lo siamo, ma…
- Tu e i tuoi ma! Hai sempre un “ma” a disposizione. Ti giustifichi troppo, prenditi le tue responsabilità! Se non lo lasci significa solo che questa situazione ti sta bene così com’è e che ti piace piangerti addosso!
- No, no! – Lia aveva lo stomaco contratto, una strana sensazione di furore incomprensibile.
- E allora? – il naso aquilino dell’amica si ergeva su di lei.
- Allora, ecco, io… io lo amo. – la sua voce pareva quella di una bambina che si giustifica per la caramella mangiata di nascosto.
- Noi donne amiamo sempre – riprese spicciola l’altra -  Anche quando gli uomini si puliscono le scarpe su di noi, amiamo. Ma qui si tratta di dignità. Stando con lui tu perdi la tua dignità. Quindi lo lascerai, non c’è altra soluzione. Non ti fa bene stare con uno come lui, credi a me che ne so qualcosa. Infondo vorrà pur dire qualcosa il mio essere più grande di te, no? Tu devi ancora crescere, bambina. Hai solo 27 anni, non hai ancora visto nulla.
Sara la guardava con un sorriso materno, annuendo quasi teneramente, prendendo le mani dell’amica.

8 messages:

  1. una compiaciuta nel tirare bordate, giudicante, che spinge verso una sola soluzione, violenta nel fare pagaroni
    l'altra succube, che porge la testa da tagliare e poi prova furore
    e' un'amicizia questa? sembra un rapporto sbilanciato, e per colpa di entrambe.

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  2. Occhi di NotteNov 23, 2010 06:41 AM

    Oh no, non è amicizia. Non ha nulla a che fare con l'amicizia. Ma mi serve nell'economia della storia. Vorrei far toccare il fondo a Lia, piano piano. Si deve rendere conto che vive in un mondo negativo. Piano, piano. Così si può avviare il cambiamento...

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  3. Commento prima di leggere: aspettavo il terzo atto!

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  4. Io non la capisco Lia. E' evidente che lavora meno del marito e quindi ha più tempo di lui e quindi è logico che lei debba fare di più.
    Se lei non si lamentasse continuamente avrebbe più energie per farsi rispettare!

    La mia filosofia semplice è: chi lavora più fuori casa lavora meno in casa e poi ci si aiuta nel bisogno.

    E poi, diciamolo chiaro, ma quale fatica è pagare le bollette? Non si possono domiciliare in banca!
    Quante volte sento dappertutto questa storia delle bollette! Non la sopporto, è assurdo lamentarsi del tempo che ci si mette a pagare le bollette.

    Lia dovrebbe leggere il libro "Riprendetevi la faccia" di Barbara Alberti.

    Ciao.

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  5. Occhi di NotteNov 24, 2010 02:45 AM

    @Alchemilla: :-) mi fa piacere vedere che "ti ci sta appassionando". Chissà..magari l'Alberti gliela faremo leggere a Lia, ma ancora non è arrivato il momento! ;-)

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  6. mmmh...sono ancora curiosa!!! perchè non c'è la quarta parte?? nb. sara sembra mia madre XD
    però...non so, voi tutti fate un sacco di commenti su come la storia potrebbe andare avanti, sul fatto che lia manchi di qualcosa o altro...ma lia è un personaggio che chi scrive fa partiore da dove vuole e andare dove vuole, non può scrivere di una persona perfetta...e la storia non deve andare per forza come chi legge se la immagina anzi io sono piena di aspettativa, non voglio immaginare niente perchè voglio sapere come chi scrive vuole farla andare... cioè il bello di leggere un racconto è anche questo, farsi racconatre una storia!nel modo in cui non riusciresti a farlo da solo..

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  7. C'è quarta parte?

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  8. Occhi di NotteDec 2, 2010 09:08 AM

    @Rachele: mi fa sorridere il tuo commento. Perché è esattamente ciò che penso anche io.

    @Dz: ci sto lavorando... :-)

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