mercoledì 10 novembre 2010

Oriana Fallaci: voglio capire perché

Da mesi la mia scrivania si vede addossare pile di tomi firmati " Oriana Fallaci. Disordinati, aperti, con segnalibri presi a caso, talvolta sottolineati, evidenziati, cerchiati in rosso. Accanto a loro, la fotocopia della domanda di tesi di laurea mi ricorda il quesito fondamentale del mio lavoro: voglio capire perché. Ogni giorno, anche costringendomi, talvolta, apro i suoi romanzi, le sue riflessioni, i suoi ululati di dolore e scopro un percorso

Si faceva chiamare scrittore. Fra poco dovrò scrivere la prefazione, ovvero la presentazione del mio lavoro di tesi. Oriana Fallaci voleva capire perché. Scrivendo la mia tesi di laurea, ascolto la voce di una donna che racconta. Racconta giorni, episodi, momenti, altre voci, ricordi, profumi, essenze, singolarità, contrasti, confessioni, piagnistei, vendette, risalite. Più l'ascolto più mi pare di veder scorrere, davanti agli occhi, la Vita. La Fallaci è nata nella guerra e non è mai riuscita a vivere lontano da essa. Mai. Anche quando era in pace, anche quando era a New York. La guerra l'aveva penetrata a fondo, il viverla sulla propria pelle l'aveva cambiata. Gli uomini che ha amato hanno vissuto sulla loro pelle la tortura e ne sono rimasti segnati in ogni dove. Potrei continuare a parlare di lei a lungo.

In questi giorni ho pianto varie volte, leggendo i suoi libri. Ho pianto davanti allo strazio della morte di Panagulis, ho pianto quando la Fallaci si preparava alla morte della madre, ho pianto ascoltando Loan e vedendo i bambini vietnamiti giocare con i cadaveri, sentendo il ruggito del cuore di Fallaci erompere in un "no" portentoso, e che pure non li poteva salvare.

Come si può scrivere un testo oggettivo sul perché ho scelto la Fallaci, quando vorrei dire, semplicemente: voi, che non la includete nelle antologie di letteratura italiana, sbagliate. Ma non significherebbe nulla, non dire niente, non otterrei alcunché.

Stimo questa donna. La stimo perché ha rischiato in prima persona, perché ha voluto andare fino in fondo, perché non è stata pecora facente parte del gregge. Perché è stata capace di superare i suoi preconcetti, perchè aveva visto "lungo" e bene, molto prima che ce ne accorgessimo. La sua intelligenza fine, umana, commuove in certi tratti, come nelle interviste ai vietcong. A lei importavano tutti i punti di vista, non solo del Nord o del Sud. E' stata ad Hanoi e a Saigon, in Cambogia, in India, in Messico, in Libano e in mille altri luoghi, rischiando in primis. Ammiro di lei la sagacia e la capacità di permettersi la libertà d'espressione.

Ogni volta che chiudo uno dei suoi libri rimango alliba e mi chiedo: perché tanto livore contro di lei?
Poi li apro nuovamente e trovo le risposte. Un generale della polizia si è messo a piangere a dirotto davanti a lei. Un dittatore ha concesso solo e soltanto a lei l'intervista. Gli altri, nonostante la sua irriverenza, le hanno risposto. Più la studio, più penso che non sia abbastanza. La Fallaci va studiata, tanto, a lungo. Letta e riletta, più volte, in varie fasi della vita, per poterla apprezzare. E per capire i suoi perché.

2 messages:

  1. Io stimo molto la Fallaci, mi affascina come donna e come "personaggio", ma non riesco a leggere i suoi libri, e queso mi dispiace. Ho la sensazione che dalle sue parole esca una rabbia che faccio fatica a sostenere, mi inquieta il tono che usa.

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  2. Occhi di NotteNov 11, 2010 07:09 AM

    I suoi testi potrebbero riservarti molte sorprese, se un giorno avrai voglia di leggerli e scoprirli senza preconcetti pre-acquisiti.

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