lunedì 8 novembre 2010

Riflessioni collettive: la fiaba.

Non esiste genere letterario capace di mettermi in crisi quanto la favola.

Non ho ben capito se è questione di "blocco" interno, di mancanza di pratica, tecnica o studio.
Sta di fatto che in quelle uniche due volte in cui ho provato a scriverne una, non sono mai riuscita a creare qualcosa di soddisfacente, almeno secondo il mio punto di vista. 
Mi riesce difficile "sintonizzarmi sul canale bambino". Mi sento sciocca nello scrivere "semplice", in questo caso sì, mi sento "banale" nei contenuti. 
La conclusione della fiaba, poi, mi genera uno stato d'ansia molto forte. So che questo genere di letteratura implica un messaggio, una morale, che ogni protagonista è un simbolo.
Davanti a tutto questo "mi perdo". 
Mi chiedo: cos'ho di importante da dire a un bambino? Che messaggio? Che "insegnamento"? 
Mi sento "arruginita" anche nella descrizione dei luoghi, tanto quanto nel rendere la parte di "meraviglia". 
Mi proteggo mentalmente? Come fare a contattare la parte bimba di me?
In realtà io non ho mai avuto molto a che fare con i bambini. 
Fino a poco tempo fa non consideravo nemmeno l'ipotesi di diventare madre un giorno. 
E' solo ultimamente che comincio a sentire le modifiche di pensiero generate dai cambiamenti di vita.
Questo mi porta a chiedermi: com'è il linguaggio dei bambini?
Può essere che la fiaba non sia il mio genere, come può essere che io debba fare un salto di qualità.
L'esperimento che fra poco pubblicherò è stato realizzato quest'anno. Che cosa ne pensate?
MILU’ E GLI INVISIBILI.

C’era una volta una gatta che aveva una figlia. Questa micetta si chiamava Milù. Il suo pelo era rosso sul dorso, nero sul musetto e la coda, bianco sugli stivaletti delle zampine. Era lungo e lucido.
Milù impazziva per le scatole, i nastri, le scale, i tappeti  e le soffitte. Aveva tanta fantasia! 
Le piaceva nascondersi sotto il divano o dietro un vaso di fiori e sbucare all’improvviso, quando la mamma passava, per spaventarla solo per gioco. Un vero terremoto! Si ficcava sempre nei pasticci, alla ricerca di tesori e avventure! Di notte, quando tutti i normali gattini avrebbero passato ore a dormire abbracciati alla mamma, lei trotterellava verso la gattaia nel vetro della porta finestra che dava sul giardino. La mamma, che si chiamava Duchessa,  la scopriva prima ancora che giungesse all’imboccatura delle scale. Non era ancora abbastanza grande per affrontare la notte! C’erano tanti pericoli là fuori! Ma Milù non l’ascoltava!
-    Ma mamma! Ci sono le fate, i folletti! Fanno le magie! Le voglio vedere! –miagolò cocciuta la piccola, con gli occhi simili al gatto di Shrek.
-    Ci sono anche gli gnomi cattivi e gli Invisibili! – al solo nominarli Duchessa  percepì un brivido di paura lungo la criniera.
-    Ma siamo gatti mamma!- la guardò speranzosa - Noi non abbiamo paura!– annuì con la testolina, cercando di essere il più convincente possibile.
Duchessa l’afferrò per la collottola e se la riportò nel letto della padrona.
-    Dormi! Quando sarai più grande ne riparleremo! – le disse leccandole puntigliosamente la criniera e la pancina.
Tuttavia Milù era troppo curiosa. Chissà chi erano e che cosa facevano! La mamma non glielo voleva mai spiegare. Chiuse gli occhietti e si mise a immaginare. Li avrebbe aspettati dietro la pietra più grande nell’orto. Si sarebbe nascosta dietro al masso, tra le foglie dei mughetti in fiore, acquattata per terra.
Poi, quando gli Invisibili sarebbero usciti allo scoperto, lei li avrebbe studiati e appena vicini con una zampa ne avrebbe afferrato uno, conficcandogli gli artigli nel petto e mordendogli la gola! Avrebbe combattuto, saltato, digrignato i denti, soffiato, arruffato il pelo, usato zanne ed artigli e non se li sarebbe lasciati scappare per nulla al mondo! Poi avrebbe portato il cadavere dell’Invisibile dalla sua mamma e glielo avrebbe regalato! Oppure non l’avrebbe proprio ammazzato, l’avrebbe lasciato solo un po’ in vita, come faceva con i passerotti, così avrebbero giocato insieme, lei e la mamma!
C’era solo un problema: Duchessa non la lasciava mai sola. Anche se non era fisicamente al suo fianco, era sempre nei paraggi, la teneva d’occhio anche dall’alto, appollaiata sul terrazzo di vedetta.
A questo pensava il giorno seguente distesa al sole, fingendo di dormire.
Quand’ecco che improvvisamente venne risucchiata in un tunnel nero, veloce e a spirale che la fece cascare davanti a una cascina sperduta in campagna, vicino al fiume.  Si guardò intorno stupefatta.
Non riconosceva nulla, era sola. Era notte, nessuna stella, tante nuvole. Entrò nella casetta di legno. Ragnatele e polvere, scricchiolii e sibili. Porte sbattute. Tuoni e lampi. Gracchiare dei corvi.
Dal soffitto della cascina pendevano ganci, forche, reti, asce e coltelli. Mucchietti di ossa negli angoli.
Si trovava forse nel nascondiglio gli Invisibili?
Con passo felpato e il cuore che batteva forte, si incamminò. Stanze, tante stanze! Improvvisamente i mobili e le pareti si spostarono e la cascina divenne caverna rocciosa, puzzolente di pipistrello. C’era poi un corridoio inghiottito nel nero. Fece qualche passetto, curiosa e impaurita insieme, e subito una risata agghiacciante, lontana e spaventosa tuonò dal buio!
-    Chi c’è qua? - ghignò la risata fantasma.
-    Qualcuno che vuole conoscere gli Invisibili! Ahahahah – ripose un’altra voce di spettro.
A Milù si drizzò tutto il pelo. L’avevano scoperta! E non era neppure nel suo orto!
-    Ora ti  mangiamo! – urlarono in coro gli Invisibili.
Frotte di gnomi malefici e Invisibili la aggredirono in un lampo come sciami d’api.
Gli Invisibili erano creature senza corpo, fini come ombre. Odiavano la luce e avevano le zanne rosse come il sangue, avevano occhi di ghiaccio e sguardi laser di fuoco fosforescente. Le  furono addosso, atterrandola sulle travi di legno. Le rosicchiarono zampe e orecchie, tirarono baffi e la colpirono con oggetti volanti. L’alzarono in aria con la magia e la sbatterono contro annaffiatoi e forconi. Tentarono di imprigionarla con reti da pesca. Lei miagolava, soffiava, ruggiva, scalciava e graffiava. Era tutto inutile. Gli Invisibili la punsero nelle costole con lame appuntite come sassi affilati.
-    Pensavi di batterci, eh gattaccia? Oppure volevi rubarci il nostro tesoro? Invece sarai il nostro primo spuntino della notte!!!Ahahahah – ancora quella risata stridula come unghie sulla lavagna.
-    Mai! Siete solo degli Invisibili! - Milù scalciava con tutte le sue forze. Non voleva arrendersi.
Un raggio di luna illuminò pavimento e muro dalle fessure nella roccia.
Uno spettro di mostro si mosse come scosso dalla bora, alto fino al soffitto, lungo le pareti. Dalle fauci uscivano zanne più grosse di quelle di una tigre! Gocce viscide di bava pendevano dalla lunga lingua fra le fauci.
-    Ahahah! Volevi batterci, eh? Sciocca! Non hai scampo!– ululò la figura come un vento di tempesta.
Gli sciami, intanto, attaccavano senza sosta. Più si dibatteva più altri ne arrivavano, inferociti.
-    Come vorrei che la mia mamma fosse qui! – pensò al limite delle sue forze la piccola micina.
Uno gnomo la immobilizzò con un incantesimo malefico di pietra, per placare la furia di Milù nel difendersi. Quand’ecco che la porta della cascina-caverna si spalancò!
Un miagolio feroce fece scappare tutte le creature notturne che l’avevano assalita.
-    Milù, Milù svegliati! – Duchessa guaiva preoccupata.
-    Mamma! Gli Invisibili volevano uccidermi!
-    Tu e gli Invisibili! Basta! Stavi solo sognando!
In effetti era nel suo giardino di casa, fra mughetti, alveare di api, prezzemolo e fragoline. L’esperienza terrificante l’aveva istruita più di mille altre parole. 
Da ora in poi avrebbe ascoltato la mamma!

9 messages:

  1. Che bella storia :) Molto carina!
    Solo due appunti:
    1) quando descrivi, secondo me è meglio evitare riferimenti ad altre storie che il bambino potrebbe non conoscere, come quando paragoni gli occhi a quelli del gatto di Shrek (che adoro! XD); sarebbe stato meglio dire "con degli occhioni grandi e luccicanti, a cui era impossibile resistere" (ovviamente è solo un esempio);
    2) l'improvviso cambio di stato, quando la gattina si trova improvvisamente nel buio, può essere migliorato: è un po' troppo aritificioso. Forse è meglio un piccolo preambolo di qualce tipo.

    Ovviamente, i miei sono solo suggerimenti :)
    Nel complesso il racconto è molto carino, semplice ma piacevole.
    Sono certa che scrivendone tante, tante altre diventerai un'ottima favolista! :D

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  2. Occhi di NotteNov 8, 2010 12:28 PM

    @Condivido tutto quello che dici e, anzi, lo trovo assolutamente pertinente! Non ho citato che la fiaba è stata creata per un concorso letterario (la posto perché non ha vinto e non è entrata in nessuna antologia, indi per cui non ci sono problemi di sorta). Il bando mi dava il limite di 2 pagine, non ricordo se massimo 6000 battute in tutto.
    Non hai idea di quanta ansia mi mettano questi limiti! Non riesco ancora a creare cose equilibrate... Ti ringrazio per la fiducia che mi infondi.
    A me questa favola piace a metà...

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  3. Le favole servono fondamentalmente per aiutare i bambini a crescere, ad affrontare la vita, a diventare grandi.
    E servono anche ai grandi, perchè i messaggi che vi si trovano sono universali.
    Secondo me tu ti poni in un'ottica troppo moralistica.
    Qui il messaggio è: stai con la mamma. Secondo me dovrebbe essere: piano piano cresci, piano piano allontanati dalla mamma. Così tu dai un messaggio di chiusura, invece serve apertura, anche se graduale.
    Ti consiglio di dare un'occhiata a qualche libro di Marie-Louise von Franz sulle fiabe e sul loro valore simbolico, ad esempio "L'interpretazione delle fiabe" o "Il femminile nella fiaba" o "Le fiabe dal lieto fine".
    Giorgio

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  4. Folletto del VentoNov 9, 2010 12:34 AM

    Condivido quello che ti ha detto Camilla, anche i nomi delle gattine forse richiamano troppo gli Aristogatti (la mamma si chiamava Duchessa, la figlia Minou).
    Tralasciando le tue indubbie capacità, posso solo suggerirti alcuni accorgomenti (a differenza tua, io con i bambini ci vivo e ci lavoro ...).
    Come prima cosa devi decidere a quale fascia di età vuoi rivolgerti. Ad esempio il racocnto sempra destinato ai piccoli, ma alcuni passaggi sono troppo crudi per loro: "conficcando gli artigli nel petto ... mordergli la gola ... cadavere ... ammazzato...", rischi di vederli scoppiare in lacrime.
    Fino ad una certa età non si è consapevoli della "morte" specialmente se traumatica (il che non vuol dire mentire negandola ...), pensa che spesso mi sento rivolgere questa domanda "ma noi, quante vite abbiamo" (riferito ai videogiochi).
    A mio avviso meglio i dispetti che le torture (rubare il gioco preferito è la peggiore cosa che puoi fare ad un bimbo!).
    Se ne hai la possibilità avvicina uno o più bambini, mettili in cerchio e racconta loro la tua favola, cerca nelle loro espressioni ... soffermati in particolari quando le loro bocche si palancano, sorvola se li vedi disattenti.
    E' un bel banco di prova.
    Buona fortuna, continua così!

    p.s. quando Duchessa dice a Milù " Ci sono anche gli gnomi cattivi e gli Invisibili!", credo che i brividi li abbia provati Milù (hai forse confuso i nomi?)

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  5. Occhi di NotteNov 9, 2010 01:21 AM

    @ Giorgio: Mi chiedo se sia un problema, per te, il mio pensiero in merito alla crescita di un frugoletto. Come ho cercato di sottolineare nel racconto, la gattina è piccola, non è adulta. Un gatto di 2 mesi, come un bambino di 3 anni, ha necessariamente bisogno della madre e ha necessariamente bisogno d'essere seguito e di capire che quanto il genitore dice ha un senso, un perché, che l'esperienza dell'adulto e le raccomandazioni dell'adulto, come la voglia di proteggere un infante da realtà più grandi di lui, esistono per un motivo specifico. UN bambino di tre anni, come un gattino di due mesi, non ha gli strumenti per crescere da solo. Se non ricordo male sei psicologo/psicoterapeuta, indi per cui sai che cosa significa, per un bambino, crescere senza l'indirizzo della madre. Sai anche i danni che porta alla persona. Non ci vedo moralismo in quanto ho scritto, ma preoccupazione. Puoi dirmi, magari, che se il mio messaggio era: dai retta a quanto ti dice tua madre perchè sei piccolo e non hai gli strumenti per affrontare il mondo da solo, FORSE non l'ho reso bene. Che è diverso dal cassare un racconto perchè lo hai sentito moralista.
    Inoltre la Von franz, che ho letto come la Estès, Kalshed, Hillmann, Vogler e Campbell, non analizza il percorso dell'eroe, ma destruttura la fiaba. Senza contare che la Von Franz non fa, di mestiere, l'esperta in laboratorio di scrittura e composizione dei meccanismi di un racconto. Il suo obbiettivo è parlare dell'Anima e dell'Animus. L'assenza di una madre che indirizza, segue, positiva, non simbiotico-negativa, porta il bambino/la bambina a crescere malamente. Sicuramente andando incontro a pericolo molto forti. hai voglia ad arrivare a 30anni e dire: va beh, non sono stato seguito da mia madre, ho sofferto come un cane, mi sono imbattuto nei peggiori ceffi di sto mondo, però ora sono una persona migliore perché il dolore mi ha cambiato!
    Inoltre il lieto fine nelle fiabe non è scontato, nè accade sempre. E se c'è è frutto di percorso.
    Eventualmente potevi dirmi che la gattina non è cambiata poi tanto o che il suo considerare gli avvisi della madre come importanti poteva rischiare di essere un cambiamento passeggero, labile, instabile, da strutturare meglio o arricchire.

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  6. Occhi di NotteNov 9, 2010 01:26 AM

    @Folletto: è prezioso il tuo commento. Vedi? Io non avevo pensato alla percezione infantile della morte, avevo pensato al fatto che molti bambini, a una certa età, "sguazzano" nelle cose "orrorifere". Ma qui ho sbagliato perchè, come giustamente fai notare tu, una parte sembra per bambini piccoli piccoli, un'altra per bambini più grandi, quindi con consapevolezze diverse.
    Sai, io non ho mai avuto a che fare con bambini, quindi non conosco il loro linguaggio. L'usare nomi di cartoni animati è stato un mio tentativo per avvicinarmi al loro mondo. Non conosco il "dizionario fanciullesco" con le storpiature divertenti delle parole e quant'altro. Ho letto Rodari, "La grammatica della fantasia", ma un conto è leggere, un conto è scrivere, un conto è colpire i bambini nella fantasia, catturarli con la magia e le parole, farli divertire e dargli un messaggio...
    Ti ringrazio. Il tuo messaggio è prezioso per me.

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  7. Mi dispiace molto che tu abbia pensato che io volessi cassare la tua fiaba, assolutamente non era questo il mio intento.
    Ho sintetizzato il mio pensiero e questo forse ti ha dato l'impressione di un mio giudizio severo, ma non è così.
    Il mio voleva essere un contributo positivo per te ma mi sembra di essere stato inteso male.
    Mi va benissimo che tu non sia d'accordo con me su certe cose (come potrebbe essere diversamente?). In questa materia credo che le differenze le facciano le diverse sensibilità individuali e tutte hanno diritto di esistere alla pari.
    Quanto ai gatti ammetto che non me ne intendo molto ma i due gatti che ho in casa me li hanno portati togliendoli alla mamma proprio a due mesi, e chi l'ha fatto era una veterinaria, quindi davo per scontato che a quell'età i mici potessero avviarsi ad una vita autonoma, visto che i miei stanno benissimo!
    Spero questa volta di essermi spiegato meglio dell'altra...
    Giorgio

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  8. Occhi di NotteNov 9, 2010 11:43 PM

    @Permettimi di dire una cosa: un gatto che viene portato via dalla covata è diverso da un bambino che viene lasciato a sè stesso "perchè si deve fare le ossa da solo", in una età di pura fanciullezza infantile. Come tutti sappiamo le favole sono ricche di simboli e l'uso del gatto è solo un modo, uno dei tanti, che si può trovare per parlare "in termini semplici" di cose importanti.
    Nella mia favola, inoltre, non è qualcun altro che strappa via la figlia dalle braccia della madre. E' la figlia che si mette in pericolo, seguendo motivi precisi. Anche la figura della madre è diversa: non subisce l'allontanamento forzato del figlio, ma lo cerca.
    La questone della morale nella favola è uno degli snodi più importanti e uno di quelli che maggiormente mi hanno messo in difficoltà. Soprattutto il tema della crescita di un figlio, sia esso gatto o bambino, non è da poco. Un bambino che cresce nell'indifferenza della madre, che persona diventerà? Un bambino che non riuscirà mai a dare importanza a quanto dice la mamma.... cosa crea tutto questo? Ci sono età, infine, in cui secondo bene, è bene ricordare che quanto dice un genitore ha un senso. Magari non è detto nel migliore dei modi, magari ci sono tanti fattori in mezzo, tanti errori e tanti limiti, eppure.. un bambino deve poter contare sui propri genitori e sul fatto che questi li possano attivamente proteggere e indirizzare. Che ne pensi?
    Inoltre hai ragione, il nostro reciproco sentire e il nostro reciproco pensare va bene.
    perchè è nostro e lo sentiamo, quindi va bene.

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  9. Concordo su tutto ciò che hai detto.
    Giorgio

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