lunedì 15 novembre 2010

Romanzo a puntate? Lia e la ricerca del senso.

Stanotte mi è venuto in mente un racconto. 
Così ho pensato di scriverlo e condividerlo con voi. Potrebbe essere l'inizio di un "romanzo a puntate", tanto quanto un incipit su cui lavorare per migliorare nelle tecniche scrittorie. 

In questa fase della mia vita, le protagoniste di cui riesco a scrivere, sono protagoniste in fuga, bloccate all'interno di conflitti personali e relazionali, in cerca di una strada per vivere la propria natura tanto quanto il proprio destino.
Sono donne che hanno a che fare con manipolazioni, sensi di colpa, limiti. Hanno un bisogno di crescere e cambiare molto forte.
In questo momento mi trovo meglio con scritture intimiste, limitati dialoghi, flusso di coscienza e contatto interno. L'azione è nei sommovimenti d'anima, nelle tribolazioni alla ricerca di un senso e di un perché.
Al termine del racconto vi chiederò dei feed back, per orientarmi meglio.
A voi: Lia.
LIA, LE DOMANDE, IL CAMBIAMENTO.

Lia stringeva con una mano una tazza bollente di caffè, con l’altra rollava le dita sul tavolo. Era sola in casa e aveva freddo. Si era alzata da poco, erano le nove. I lunghi capelli castani arrangiati alla bell’e meglio in un codino, la vestaglia abbottonata sbilenca e le ciabatte pelose le davano un’aria trasandata. 
Guardava fissa avanti a sé, senza focalizzare la vista su nulla realmente. Era in trance e allo stesso tempo aveva la testa piena di pensieri. Dov’ era finita la sua vita? Cosa ne era rimasto dei suoi sogni? Che donna era diventata o stava diventando? Una casalinga perfetta, la definivano. Lo odiava. Si sentiva sguattera di una casa che odiava alla stessa maniera in cui detestava coloro che la definivano “perfetta”. 

Si alzò verso la cucina. Una pila di piatti la accolse con il loro tipico odore di sporco. Non aveva voglia di lavarli. Visto che era lei la “casalinga perfetta”, poteva anche scegliere di infischiarsene e lasciarli li, anche a marcire. Li avrebbe comunque dovuti lavare lei, prima o poi. Tanto valeva assecondare i propri ritmi e pensieri. Quasi scaraventò la tazza nell’acquaio, spaccata fra il disgusto, il fastidio e la rabbia. 

Casa. Una volta quella casa le era parsa la soluzione a tanti problemi. Era stata ingenua. Non era sua. Sempre più spesso Lia sentiva che il suo ruolo era limitato al pulire, sistemare, spolverare. Giorno dopo giorno. Molti momenti rimanevano identici nella sua memoria: lei con lo spazzolone in mano, lui… chissà.
Lei a grattar via il calcare dai rubinetti, togliere le erbacce alle piante, cambiare gli asciugamani, buttar la spazzatura arretrata, lui… chissà. Alla fine non aveva più nemmeno la forza per piantarlo lì e andarsene a vedere un film al cinema, una mostra o qualcosa, qualsiasi cosa che le ricordasse un’esistenza divertente. Sperava sempre.
Quando non puliva, lavorava, quando non lavorava, studiava. Quando non studiava, doveva mediare e quando anche le mediazioni erano finite, era tempo di dormire. Ci si poteva ridurre così?
Aveva persino dimenticato come ci si sente a essere desiderate. A lui non importava essere sexy per lei.
A volte dava persino l'impressione di non conoscere il corpo della donna che aveva a fianco.
A lei costava fatica agghigarsi come una porno diva, sentendosi semplicemente un oggetto, solo perché forse così avrebbe attirato l'attenzione. Si spegneva, ancora prima di avvertire una vampata di desiderio.
Per quale motivo tutto questo doveva continuare così? Perché, in nome di cose? Qual'era il vero problema?

Lia si conosceva. Per questo si cambiò al volo e, preso il cappotto, uscì. Aveva bisogno di sfogarsi, di aria, di respirare. Amava camminare nel verde quindi, per trovarlo, si immerse nel traffico, fra la gente, nella metro, sul tram. Odiava la gente a volte. Si sentiva sopraffatta e così unta, appiccicata quando folle e zingari le passavano attorno! Quel giorno vi si confuse, lasciandosi scivolare nei flutti, lungo le strade.
Un pensiero sotterraneo si fece martellante. Vampate. Volume al massimo, bisbigli appena percepiti. Stava osservando la vetrina di un’agenzia di viaggi. Fotografie di mari esotici, il solo perdersi con gli occhi le dava senso di libertà e respiro. La vetrina le rimandava l’immagine di un muso privo di sorriso, occhi troppo tristi per essere sostenuti. Come sarebbe stato partire su due piedi, senza dire nulla, senza preoccuparsi di nessuno, seguendo solo la voglia di allontanarsi, almeno per un po’, da una realtà che la risucchiava? Questo si domandava tornando sui suoi passi, senza aver trovato il verde. 

Una volta a casa si mise a lavare i piatti. Si sentiva così imbrigliata. Chissà cos’avrebbe pensato Tizio, chissà quanti giudizi Caio. Non aveva amici con cui confidarsi.
Non poteva parlare con sua madre. Non poteva parlare con la suocera. E questo semplicemente perchè ambo i giudizi e i consigli di queste donne non avrebbero mai potuto essere obbiettivi, sfalsati dai propri obbiettivi. L'una e l'altra sarebbero state coinvolte nell'affetto e questo stesso affetto avrebbe impedito un dialogo onesto e libero. Non poteva parlare con la cassiera del supermercato e nemmeno con il marito.
Allo stesso tempo, ne sentiva necessità.Cosa le avrebbe mai potuto dire, Fiorenzo?

Aveva smesso da tempo di dirgli le cose per cui provava rabbia, stanca, sinceramente, di sentirsi rigettare addosso sensi di colpa perché aveva osato chiedere: mi dai una mano? Aveva poi senso dire a un adulto: mi aiuti? Ma non lo vedi quando un cestone di lavatrice è pieno e ha bisogno di essere smaltito, quando la biancheria è asciutta, quando le lenzuola sono da cambiare? 
Anche lei lavorava, anche lei aveva una carriera a cui pensare. Si sentiva scontata. Il più delle volte, pur di non litigare, faceva anche oltre la sua parte, irritata alla sola idea di dover attendere giorni prima che una cosa venisse realizzata, prima che un tubo fosse cambiato, una mensola montata. Era un automa. 
C’era un lavoro da fare? Lo faceva. Non voleva nemmeno fare la parte della mamma che dice al bambino: mi apparecchi la tavola, mi asciughi i piatti? 
Un uomo è un uomo. Non un bambino.

La passeggiata a vuoto non l’aveva soddisfatta. Le mancava la chiave di volta. Cosa fare. Come cambiare, come modificare se stessa. Non aveva paura ad ammettere che se la situazione era tanto critica, in parte questo era dovuto anche a lei. Si conosceva piuttosto bene e sapeva che questi momenti erano solo suggerimenti di un magma in movimento nel suo profondo. Stava cambiando.
Sapeva che se le cose sarebbero continuate così, lei, prima o poi, avrebbe usato una mattinata per fare una valigia e andarsene alla Mary Poppins. Lo sapeva perché lo aveva già fatto, in altre occasioni. Una folata di vento l’aveva avvolta e l’aveva portata via. La sua aspettativa di vita non era confinata nel rammendare calzini, riordinare e stirare, da sola. Sapeva che non bastava solo lei. 
Salendo le scale verso l'appartamento si rese immediatamente conto, con una stilettata di colpa, timore, quasi realtà, che il fuggire non avrebbe risolto nulla, questa volta. Ma non poteva smettere di porsi domande.

Cosa condividevano? Come si divertivano? Come passavano il loro tempo insieme, quando il lavoro e la stanchezza non affossavano tutto? Si amavano ancora e davvero oppure erano semplicemente abituati l'uno all'altra? Si sentiva vecchia. Si appoggiò al vetro della finestra che dava sulla strada.

Una pioggerellina leggera stava iniziando a cadere. 
Lei guardava la vita oltre i suoi trenta metri quadri di spazio e non riusciva a capire perché. 
Il suo sguardo si posò sull'unica foto insieme che avevano fatto nei loro lunghi anni di rapporto. 
Non la guardò veramente, perché subito i suoi pensieri la portarono lontano. Perché lui era così refrattario al fare fotografie insieme? Perché solo raramente sentiva il desiderio di farle una foto? 
C'era qualcosa che non vedeva, ma Lia sentiva i campanelli d'allarme. Sentiva che qualcosa non girava, sentiva che... 
I suoi pensieri furono interrotti dallo strillo del citofono.


Quello che ora vi chiedo non è tanto o solo una critica sul racconto. 
Vorrei conoscere le vostre emozioni, se lo avete letto sino a qui. Che cosa vi ho trasmesso, se vi siete sentiti parte, se vi siete rivisti nella situazione, se è stato facile immaginarvi Lia, sentire i suoi dubbi, le sue paure.
Che idea vi siete fatti del rapporto e del personaggio? Che cosa suggerite per avviare il cambiamento?

17 messages:

  1. Folletto del VentoNov 15, 2010 08:54 AM

    Non mi è stato difficile "sentire" Lia.
    Se avessi qualche suggerimento da darti, avrei anche risolto buona parte dei miei problemi.
    Fa che la scelta sia coraggiosa.

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  2. Occhi di NotteNov 15, 2010 08:57 AM

    E' quello che voglio ma... cosa intendi per coraggiosa? E' ardua, anche in questo caso. Tra l'altro ho deciso di riprendere l'altro romanzo, Giulia ed Eva. Siccome sino ad ora avevo lavorato in contemporanea fra Giulia ed Eva.. ho pensato di accantonare Giulia e dare spazio ad Eva almeno fino a quando non avrò le idee più chiare.
    Rispetto a Lia, non escludo di includerla nel progetto.

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  3. Folletto del VentoNov 15, 2010 09:22 AM

    Quanti vorrebbero dare una svolta alla loro vita?
    Ma manca il coraggio, il che non significa essere cotardi e vigliacchi, solo che i tempi impongono piedi di piombo.
    Potersi immedesimare in qualcuno che questo coraggio lo trova, darebbe almeno un pò di sollievo.

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  4. Si legge bene, scorre bene.
    Ti offro qualche spunto:

    Manca completamente il punto di vista del marito: avrà qualcosa da dire anche lui? Avrà un suo modo di vedere le cose? Avrà qualche critica da fare a Lia? Perchè non collabora? Solo perchè è stronzo o magari perchè altre volte ci ha provato e Lia era incazzosa e prepotente con lui? Non sappiamo nulla di lui.

    O questi due arrivano a dirsi tutto quello che hanno nell'animo, magari litigando brutalmente, o la separazione è assicurata.

    Giorgio

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  5. Occhi di NotteNov 16, 2010 01:37 AM

    @ Folletto: No, non significa essere vigliacchi, significa avere dei motivi che tengono bloccati. Non sempre una persona ha a disposizione le capacità, la voglia e il coraggio di mettersi in gioco così tanto dal capire e cambiare. Il cambiamento fa paura alle persone, soprattutto il mettere in gioco tutto.

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  6. Occhi di NotteNov 16, 2010 01:40 AM

    @giorgio: L'assenza fisica del marito, delle sue opinioni e via dicendo è stata una scelta voluta. La protagonista si trova in un momento di solitudine, a casa, mentre lui è logicamente al lavoro. E' chiusa in se stessa e sente e pensa solo a ciò che vive, prova. Non può esserci, per ora, in questo contesto, il pensiero del marito. Andando avanti con la storia, logicamente, sarà non solo necessario, ma fondamentale, l'integrazione dei due pensieri singoli, nonchè "l'insieme".
    Così come il cambiamento toccherà entrambi. No, lui non è uno stronzo. Come lei, ha dei motivi e non penso alla separazione come soluzione, al momento. Penso, più che altro, all'evoluzione.
    Insomma... :-) c'è molto su cui lavorare, non è vero?

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  7. chiara mirandaNov 16, 2010 02:19 AM

    Carissima, hai talento, complimenti. Premesso ciò mi sono sentita veramente dentro il personaggio, (anche per le mie esperienze passate di moglie e madre) conosco bene le emozioni che descrivi. Lia deve toccare il fondo, deve sentire che è nella disperazione più nera, solo così, secondo me, potrà trovare il coraggio di cominciare un percorso di scoperta e di crescita dentro di sé. La crisi della coppia è inevitabile, con momenti di rabbia e rivendicazioni reciproche per i sogni infranti, le illusioni disilluse...è una dura prova che se superata può rinnovare profondamente il rapporto, oppure spezzarlo definitivamente.

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  8. Occhi di NotteNov 16, 2010 02:27 AM

    Non avrei mai immaginato di trovarti qui, Chiara! Benvenuta e grazie per avermi lasciato un tuo pensiero! Avrei voluto aggiungermi ai tuoi lettori ma c'è un problema nella visualizzazione del tuo template... se ti capita dai un occhio.
    A presto!

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  9. Che cosa vi ho trasmesso, se vi siete sentiti parte, se vi siete rivisti nella situazione, se è stato facile immaginarvi Lia, sentire i suoi dubbi, le sue paure.
    Che idea vi siete fatti del rapporto e del personaggio? Che cosa suggerite per avviare il cambiamento?

    a mio parere hai saputo ben rendere la situazione: e' stato facile immedesimarsi e vedere la casa, la strada, la vetrina dell'agenzia.
    i dubbi di lia sono molto concreti e condivisibili, anche la situazione di "immobilita'".
    l'immedesimazione e' fin troppo facile per me. Il cambiamento puo essere la presa di coscienza, che quando inizia è comunque inarrestabile.
    Il rapporto tra i due.. è veramente qualcosa di comprensibile e cosi' comune.. che tipo di rapporto e'? forse stanco, semplicemente. ma se solo uno tira la carretta, se solo uno avvisa, minaccia, chiede aiuto.. vedo solo una via d'uscita.
    la piu dura.

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  10. Occhi di NotteNov 17, 2010 10:11 AM

    Sono curiosa di sapere la tua opinione dopo aver letto come ho continuato..

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  11. A questo punto di domanderei se conosciamo la stessa "Lia", ma è impossibile. Io una ragazza come quella di tuo racconto la conoscevo. Uguale come Lia. Sai che ha fatto lei? Si ha liberata di suo rapporto tossico e una mattina ha fatto le valige e se ne andata via. Così, sul due piedi.
    Vado a leggere seconda parte :)

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  12. il racconto mi mette la voglia di sapere cosa è successo fino a lì, come si è arrivati alla situazione...e come proseguirà...voglio sapere e questo significa che ha del fascino..seconda parte ora :)

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  13. Occhi di NotteDec 2, 2010 01:33 PM

    Oh si... e non c'è complimento migliore del sapere che un racconto ha coinvolto "personalmente" le persone che lo leggono.

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  14. Io la farei un pò più complessa ... descriverei quello che passa per la testa con metafore , che sono chiare a tutti... c'è la storia di molte donne qui ... per esempio direi che in quella coda arraffazzonata ed in quella vestaglia era la sua vita ad essere una ciabatta , una vecchia brutta ciabatta di un tempo sformata ed inutilizzabile , come se il piede crescendo la sentisse così stretta da strapparla in pezzi al solo primo passo... la metafora dà l'idea ... baci S.

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  15. Occhi di NotteJan 24, 2011 09:54 AM

    però io la vita di lei non la sento così come la descrivi... Prendo però il suggerimento generico relativo all'uso di metafore.

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  16. secondo me è molto facile immedesimarsi nella storia,forse perchè c è qualcosa (forse troppo)in cui anch io,da donna,m riconosco. La storia fin qui è bella,ma t suggerirei d usare non le parole che usi abitualmente,come ad esempio "alla bell e meglio" o "focalizzare" o ancora "affossare",ma qualcosa d più ricercato,d più originale..e poi t direi,come ha fatto l anonimo,d usare più metafore. Hanno un altro fascino agli occhi del lettore..Comunque brava,è una storia che fa riflettere.Sto andando a leggere la seconda parte. Buona fortuna! Vale

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  17. Carolina VenturiniJun 16, 2011 07:20 AM

    Ciao Vale,
    sulla questione del lessico esistono diverse scuole di pensiero.
    Una predilige un linguaggio semplice, comune, in grado di facilitare la comprensione dei contenuti a quanti non hanno un livello di scolarizzazione elevato (scuola dell'obbligo, scuola media inferiore, scuola media superiore).
    Un'altra predilige l'utilizzo di termini aulici, ridondati e/o intellettuali.
    Le mie scelte lessicali, in queste bozze di racconti, sono ispirate dalla volontà di essere compresa dalla maggior parte di persone. Per questo motivo ho inserito detti comuni e meno metafore. Sono esperimenti, comunque, e come tali sono tavoli di lavoro in cui provare, cancellare, ipotizzare, ascoltare e valutare.
    Sto cercando ancora il mio stile e il mio modo di scrivere è ancora in fase di costruzione.
    sto cercando di studiare gli aspetti linguistici legati alla comprensione del testo e la cosa è difficile perchè da una parte c'è la fantasia e il "raptus scrittorio" del momento, dall'altra un lavoro di concetto e conoscenza, prima ancora di editing.
    E' molto affascinante questo mondo.

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