martedì 14 dicembre 2010

Albero Letterario di Natale: cammeo D'Este Gonzaga alla corte d'Artù

Immagine tratta dal sito www.taccuinistorici.it
Quest'oggi la decorazione natalizia che appenderò all'albero letterario è un piccolo cammeo. 
Un articolo che mai troverete in edicola, perché il prototipo di rivista per cui è stato pensato, ideato e scritto, così come mi è stato riferito, non andrà in stampa. O se andrà, probabilmente, considerando tanti fattori, sarà da rifare da cima a fondo, visto la velocità con cui cambiano tempi e iniziative, anche nel lusso. 
A me non piace lavorare "per niente" e l'unico modo che conosco per dare senso e consistenza al mio impegno è trovare un canale che dia valore, a modo suo. Questo mio articolo è fuori da qualsiasi proprietà editoriale della casa editrice cui facevo parte. E', insieme a molti altri, l'esempio pratico del credere a un sogno fatto di parole. Ma è anche l'esempio del dare un senso a tanti esami universitari, un modo per "farli fruttare", una strada per far vivere i protagonisti di pagine e pagine d'antologia attraverso una forma letteraria diversa, ma ugualmente bella. Scriverlo mi ha dato energia, mi ha avvolta di passione e gioia, mi ha fatto toccare con mano, percepire con il cuore, la bellezza della letteratura.
Ringrazio i miei professori che hanno lavorato con me per la ricerca di un argomento adeguato a un giornale che doveva trattare "l'aver classe". 
Questo mio articolo, scritto intorno a giugno, per voi e per "Sotto i Fiori di Lillà".
I GONZAGA ALLA CORTE D’ARTU’ - Quando la Letteratura diventa magia.

[…] luni sera il Cardinale ne fece fare una [commedia] composta per messer Ludovico Ariosto suo familiare […], la quale dal principio al fin fo de tanta elegantia e de tanto piacere quanto alcun’altra che mai ne vedesse fare, e da ogni canto fo multo commendata”.  

A parlare è Isabella d’Este Gonzaga, moglie di Francesco II, quarto marchese di Mantova, unanimemente riconosciuta come “Prima donna del Rinascimento Italiano”. E’  l’ 8 marzo 1508. Tre giorni prima, nel Teatro del Palazzo Ducale di Ferrara, andò in scena la "Cassaria" in prosa. 
Echi plautini per una commedia capace di superare e aprire nuove strade.
Isabella d’Este Gonzaga  amava la corte mantovana. Leonardo da Vinci, Andrea Mantegna, Raffaello Sanzio sono solo alcuni dei nomi che lasciarono un segno nel casato Este Gonzaga, nei castelli, negli edifici, nell’ambiente culturale della stessa Mantova. Secondo il Macchiavelli, costei incarnava gli ideali aristocratici del tempo: maestra d’eleganza, scaltra statista, raffinata mecenate, abile erborista, instancabile lettrice, portentosa nel gioco degli scacchi tanto dal ricevere l’omaggio de “De ludo schaccorum”, manoscritto il cui autore fu il grande matematico Luca Pacioli.  
Amante dei gioielli, della moda, del galateo, della cosmesi e bellezza in genere era figura di riferimento persino per i re dell’epoca che guardavano a lei come esempio di stile. Leonardo da Vinci si dilettò in ritratti, primi piani e profili, nonché le disegnò gioie e preziosità. Anche il Tiziano e il Mantegna immortalarono questa splendida donna. 

Il gusto finissimo per l’arte portò la gran dama a divenire patrona di una corte di letterati in cui Ludovico Ariosto ricoprì un ruolo notevole. Fu la prima a  leggere in anteprima “Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori/le cortesie, l’audaci imprese io canto.” Il 22 aprile 1516 uscì la prima edizione del’” Orlando Furioso” e l’ Ariosto gliene fece dono. Solo 1300 copie, con dedica al Cardinale Ippolito. Intorno a lei personalità come Baldassarre Castiglione. Ma la vera delizia del casato Este Gonzaga era un’altra. 
Intensa, vibrante, spassionata, tale per cui i cortigiani si sentissero autorizzati a frugare nelle librerie, a scandagliare il mondo culturale non solo padano ma anche d’oltralpe: la letteratura cavalleresca, i cicli bretoni e carolingi, le novità, i romanzi più succosi. 
Quale vampata d’entusiasmo con le gesta di Rolando e di Carlo! Alcina, Merlino, Bradamante, Angelica, Giano: vicini al cuore quanto parenti. Indimenticabile “Il Roman de Tristan”. 
Matteo Maria Boiardo, predecessore dell’Ariosto e del Furioso, era entrato di diritto già da tempo nella biblioteca estense con il suo “Orlando Innamorato”. Per entrambi l’”Entrèe d’Espagne”, manoscritto sopravvissuto e presente nel fondo cavalleresco dei Gonzaga, fu un’opera fondamentale per la produzione dei loro stessi romanzi. Gli eventi che precedettero la rotta di Roncisvalle diedero il là alle riflessioni sulla passione indomita che verga il cuore umano. L’erotismo non sarà sconosciuto né all’uno, né all’altro. 
Proprio il vigore, la vivacità, i repentini cambiamenti agganceranno l’attenzione dei nobili e li faranno discutere per ore. Piangere, eccitarsi ed emozionarsi. Sognare. 
I romanzi cavallereschi infine saranno  anche strumento di prestigio: tramite essi vennero create portentose genealogie con conseguente lustro ai casati. 
Immaginate: la vostra famiglia discendente dal seme dell’Imperatore del Sacro Romano Impero. 
Oppure, osando ancora di più: figli d' Artù.

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