Albero Letterario di Natale: una nuova decorazione.

08 dicembre 2010

Nella giornata "simbolo" dell'inizio del Natale, poteva forse mancare una decorazione sgorgata dal cuore? Certo che no! Ad appendere il suo personale pacchettino regalo ai rami del nostro abete letterario natalizio oggi sarà Sonia, amica, amante della creatività, dei sentimenti veri, delle fiabe e della magia della fantasia. A lei il gancetto, a noi il silenzio per ascoltarla.

FARE NATALE

Mi ricordo quando dai miei nonni l’albero di Natale prendeva vita.

Era solo per me, per dare alla bambina il suo incanto, le era dovuto.
Loro, i vecchi, potevano tralasciare ormai le luci…ne avevano già tante dentro!
Ricordo l’odore polveroso del finto albero rattrappito che piano piano distendevamo.
Prendevo i festoni colorati-rumore di stropiccio e punte morbide che si accartocciano-e vi avvolgevo l’albero, come fossero sciarpe sciantose.
Prendevo poi le palle di Natale ed una ad una le infilavo nei rami, provando un certo piacere nel vedere gli aghi verdi costringersi a passare nella fessura metallica della palla.
Cercare gli spazi vuoti e porgervi colore e luce, ecco ciò che facevo.
Qualcuna delle palle mi cadeva dalle mani. Oh! Che suono stridente, quanti pezzi taglienti a terra e dentro erano argentate e vuote:che fragilità! Eppure erano così belle!
C’erano poi forme strane da attaccare all’albero:  bastoncini ricurvi a interpretare  lecca lecca bianchi a strisce trasversali rosse, minuscoli pacchettini regalo con carta metalizzata e cordoncini dorati a formarne il fiocco; pupazzi di neve in feltro, angeli in plastica.
 Salivo sulla sedia in piedi per addobbare il mio albero, perché lo mettevamo su un mobile nella camera da pranzo che era alto per me.
Dietro c’era una lunga specchiera da cui ogni tanto mi guardavo “fare natale”.
Poi lucette elettriche, la stella in alto e….ecco!Ora era tutto pronto: potevo scendere dalla sedia guardare l’albero da lontano oppure avvicinarmi tanto, immergere il viso nelle ricche fronde e immaginare che proprio lì dentro io potevo stare…Era diventato un luogo e un luogo di sogno,
di racconti tra gli addobbi, di storie di palle luminose, di pupazzi di neve di feltro, di angeli, di festoni colorati…come rami che incorniciano una scena di neve che cade, lentamente, e di una casa dalle luci accese ed il comignolo fumante. Storie ovattate dove gli incipit dei racconti si facevano trovare da una bambina per farsi proseguire.
Toccavo l’albero con le mie piccole dita, accarezzavo i suoi ninnoli, li ruotavo, guardavo, dello sguardo che cerca il magico, ne ha bisogno.
E crescendo….luci intermittenti degli alberi di Natale, nel buio della stanza, luci soffuse, presenze che ritmano musiche lente ai pensieri affinché volteggino su se stessi scoprendosi brillori in-pensati.
Una musicassetta di canzoni natalizie, lato A, lato B..continuamente.
Eccomi a viaggiare su una slitta nella neve di quei giorni, neve dei sogni, saltare nelle salite, avere freddo,poi caldo sotto coperte o piumoni che sanno delle sigarette degli adulti mente giocano a carte. Le mani odoranti di panettone e cioccolata, appiccicate dal bianco del torrone alle mandorle, hanno scartano doni ed ora possono dormire quiete abbracciando un regalo che dice alla bambina: io ci sono e anche tu. 

Nessun commento:

Posta un commento