lunedì 13 dicembre 2010

Vassilli e le Lacrime.

Oggi è il "turno" del racconto di Sonia. Non mi perdo in parole di presentazione inutili, ma lascio direttamente a lei l'onore di presentare il suo racconto, com'è nato, perché, quando.

Questa è una storia che si è presentata a me, è il caso di dirlo, al mattino appena sveglia.
Vassilli era già un personaggio che bussò alla mia porta chiedendo di essere scritto.
Iniziai a scrivere le prime righe, per poi lasciare la storia sospesa in me. L’ ho completata dopo qualche settimana. E’ uno scritto che sa di fiaba, di un inventare oltre la realtà, come i bambini che si lasciano andare ai loro mondi. Ne ho bisogno! 
E forse questo scritto racchiude la mia anima bambina ed il mio essere adulta.
Ora che Vassilli è creato, sento di potermi accucciare dinanzi al suo caminetto quando voglio.

Sonia 


VASSILLI E LE LACRIME

Un giorno decisi di non bere più acqua. Chok…Chok….scusate un po’ di tosse. Dunque dicevo, vorrei raccontarvi di questa decisione, che presi in un giorno di pioggia.
Ero davanti al mio caminetto, gli scoppiettii placidi del fuoco rallentavano i miei pensieri e il bollore del the sulla stufa, conferiva note ancora più lente nella mia testa.
Era tiepido il mio pensiero, lo sguardo vagava nelle mie profondità senza soffermarmi a raccogliere nulla. Mi chiamo Vassilli, il mio nome russo ereditato dal nonno, sa di pezzetti di vetro che si rompono, di neve, di lupi, di notte, di lampioni della luce calmi, dediti al loro lavoro dell’illuminare. Mio nonno era un calzolaio, sempre sporco di pece nella sua bottega piccola e profumata, con le scarpe degli uomini e delle donne del paese tutte intorno.
Alcune rimanevano da mio nonno per sempre, ed io vi mettevo le mie mani dentro e camminavo così, nelle strade dei miei sogni di bambino.
Eh! Le idee strane rimangono ancora in me, tutto sommato: io sono ancora quello che ero!
Ho deciso di non bere più acqua perché ho avuto il bisogno di cambiare, di sentirmi diverso, di avere il potere di decidere della mia natura, di poter stravolgere ed inventare.
Volevo essere qualcuno che potesse prendere origine da me, non ritrovarmi sempre calato in abiti larghi o piccoli, o pizzicanti, come la lana d’ inverno.
“Berrò le lacrime della gente!”, mi dissi, una voce che venne da lontano, non so da dove né perchè, eppure era una voce seria, precisa, REALE.
Saltai sulla sedia, tanto mi parve “GIUSTA”. Ma come potevo fare?Dove andare a prendere le lacrime delle persone?.“Vassilli, pensa…”, camminavo avanti e indietro nella mia stanza, dimenticandomi del fuoco, che nel frattempo produceva solo tenui bagliori sui muri. Il mio gatto mi guardava sonnecchiante, ma chiudeva gli occhi velocemente: tutto ciò che accadeva non era travolgente per lui, ma per me sì!
“Potrei andare ai funerali, nelle chiese, dove nascono i bambini, eh si, perché le lacrime mica sono solo di dolore. Che gusto avranno?Saranno diverse se si soffre o si è contenti? Oh!!!Ma che cosa scientifica potrei fare!!!”.
Ero eccitato! Già mi vedevo farmi piccolo, io che non lo sono proprio, destreggiarmi danzando tra i nasi e le bocche, protendermi con le mani a raccogliere le lacrime con espressione soave, delicato, leggero. “Ma con cosa?Come faccio a prenderle e poi a berle?”. Oh! Un nuovo problema.
“Un paiolo, un piccolo paiolo solo per questo: devo costruirlo!!!”. Mi dedicai alla costruzione del mio piccolo paiolo, andai nella mia botteguccia dove lavoro il metallo: sono un artista, creo. Dal materiale sono passato a creare le idee!Strana la mia vita! Ma dunque, presi una brocca di bronzo che avevo tra mille oggetti in un angolo, la fusi insieme ad un po’ d’argento e del rame, perché le emozioni si avvolgono, si fondono, diventano un tutt’ uno che pesa..
Lo forgiai, dopo aver fatto un modello in argilla: le mie mani si muovevano sinuose nell’argilla fresca. Il tempo passò, quel tempo che ci vede assenti, per poi ritrovarsi storditi a chiedersi: “ ma dove sono stato tutto questo TEMPO?”.
Colai il metallo sul mio modello in argilla, ed eccolo infine, il mio paiolo per raccogliere lacrime.
Ora dovevo solo compiere il mio intento. La mia bocca si era seccata nel frattempo, avevo sete, tutto il mio corpo si stava ritirando in sé perché aveva bisogno di acqua. Ma no!: “Decisione è presa. Domani inizierò!”.
Mi svegliai all’alba, m’ incamminai, iniziai ad osservare.
Divenni presente ad ogni evento lacrimoso ed imparai ad esserci proprio nel momento perfetto: quando le lacrime scendono giù.
La mia prima bevuta la devo ad una ragazzina con dei capelli mossi biondi, che cadde proprio davanti a me sbucciandosi le ginocchia. Pianse così forte, che mi trovò impreparato al momento.
Mi bloccai, guardai a destra a sinistra, e misi la mia mano subito sul piccolo paiolo, ma per qualche secondo non sapevo cosa fare. Poi mi mossi verso la bambina e più la raggiungevo, più sentivo di divenire leggiadro: danzavo, volteggiavo a piccoli saltelli sulla terra.
“Eccola una lacrima che scende dal mento e sta per cadere…eccola è mia!” .Feci un salto e misi il paiolo sotto la lacrima…. “Presa!”. La bevvi subito, era salata!Ma era acqua! La bambina mi guardò perplessa,  smise di piangere, ed io rimasi deluso perché avevo appena iniziato la mia opera e lei aveva finito di darle corso. Non potevo darle uno schiaffo per farla continuare, anche se ci pensai: dovevano essere lacrime spontanee le mie!.
Le sorrisi un po’ arrabbiato, e me ne andai.
Oh! Avevo sete più di prima.. “ Le lacrime sono salate!!!!Non ci avevo pensato..come fare???”.
Forse dovevo raccoglierne molte, poi bollirle e filtrarle.
Iniziai a danzare nel paese. Le persone impararono a conoscermi, piangevano ed aspettavano…aspettavano la mia corsa verso di loro, in fondo forse pensavano che le lacrime andavano a finire in un luogo tutto loro, erano preziose  se un uomo come Vassilli tanto si impegna a prenderle. Scoprii che tutte le lacrime hanno un sapore uguale. “Che strano” mi dissi… “eppure…arrivano per motivi diversi!”.
Un giorno pensai..“Ma perché sto facendo tutto questo? Prendo le lacrime, ma non guardo negli occhi di chi piange. Volteggio felice, sempre grasso, ma non mi lasciò coinvolgere, per me non sono importanti gli occhi”.
Avvenne che la gente non riuscì più a lasciar andare le loro lacrime,  divennero importanti per loro e non vollero più separarsene, ed io iniziai a morire di sete.
Mi ritrovai un uomo arido, giusta immagine, senza acqua, senza lacrime, senza emozioni, tutte quelle che avevo visto non mi avevano coinvolto. Chi sono mio Dio???Pazzo?Solo?Forse sono solo un uomo triste, con un gatto ed un bugigattolo per fare i  miei giochi.
Seduto a terra, mentre osservavo il cielo nuvoloso dalla finestra, iniziai a piangere e ad assaporare le mie lacrime, le lasciai cadere a terra, ne sentii il delicato rumore, le toccai, mi alzai ed andai alla finestra. Pioveva.
Mi precipitai fuori a bocca aperta, con il mio paiolo  e  le braccia allargate. Potevo vivere ancora.

Vassilli aveva ritrovato se stesso.

4 messages:

  1. rosimiciaDec 13, 2010 11:50 AM
    racconto molto originale, mi ha incuriosito e attratto per la forma e la fantasia descritta.Brava, lascia un segno.
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  2. Occhi di NotteDec 14, 2010 12:30 AM
    E' vero, ha una forma decisamente...originale
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  3. AnonimoDec 14, 2010 02:52 AM
    Grazie!!!Sonia
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  4. Occhi di NotteDec 14, 2010 02:53 AM
    Grazie a te! E quando vuoi, sai che qui c'è posto per te!
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