martedì 31 agosto 2010

La Dama delle Isole - Cecilia Dart- Thorton

Dopo "La Ragazza della Torre" ho letto "La dama delle Isole" e sto concludendo l'ultimo libro della trilogia del Bitterbynde con "La signora di Erith". Nata a Melburne, in Australia. Ha studiato in una università il cui motto è "Ancora imparo". Lei è Cecilia Dart-Thorton. Editor, libraia, illustratrice e designer di libri, nonchè scrittrice di saghe fantasy impregnate di folklore e mito, poesia, viaggio, avventura, sorprese, colpi di scena e passione. Dieci libri, sei dei quali tradotto in italiano, disponibili sul mercato, anche se con qualche difficoltà. Entrare nel suo sito internet è come entrare nella magica porta  di pietra di un giardino segreto, incrostata d'edera rampicante, ombreggiata dalle nuvole, punteggiata di fate che ne illuminano le magie e alberi striati di mistero e presenze dubbie. Il viaggio di Imhrien continua.

Difesa personale e scrittura.

Difendersi. Dalla violenza, dallo stalking, dall'agguato improvviso, dal bullismo, dal mobbing. 
Un corso di difesa personale  si focalizza il più delle volte sulle aggressioni fisiche da parte di sconosciuti.
La violenza, il pericolo non è solo fuori dalle mura di casa. La maggior parte della necessità di difendersi si realizza dentro le mura domestiche, dentro il talamo nunziale, dentro la cucina che fa tanto famiglia.

lunedì 30 agosto 2010

Libri, bomboniere e matrimoni

Le bomboniere, come le partecipazioni di nozze, i confetti, il bigliettino da visita del ristorante, sono ricordi di un momento speciale, capace di sconvolgere la vita di più persone nel medesimo istante in cui si palesa.
Proprio perchè si tratta di ricordi, di simboli, di emblemi che trascendono il tempo, non possono essere scelti con superficialità.

domenica 29 agosto 2010

Il regalo di Cicabuma.

Cicabuma mi ha regalato una citazione di Marcela Serrano che esprime perfettamente quello che sento, che vivo, insieme a moltissime altre donne.
La copio, la condivido, le do uno spaizo maggiore in modo da non perderla di vista fra i commenti. Tornarci cercando forza quando c'è solo voglia di piangere e senso di impotenza davanti a spiegazioni che non bastano. La ringrazio perchè mi ha regalato un abbraccio.
O almeno è così che ho vissuto questa citazione. Come se fosse un abbraccio da donna a donne, da universi che si comprendono perchè hanno sperimentato (...).
Per me, per noi, donne che corriamo coi lupi, donne con un sogno che tentiamo di realizzare, donne con il bisogno di intimità e indipendenza, donne con coraggio e con grande amore nel cuore, checchè ne dica il mondo, un brano di Marcela Serrano che parla e scalda.
Chiedo a Cicabuma di indicarmi anche il nome del romanzo da cui è tratto, perchè lo vorrei leggere per intero. Grazie di cuore.

mercoledì 25 agosto 2010

Regalare un libro.

Fare un regalo non è mai semplice. Una persona cara, un amico, un conoscente, un parente, l'uomo/la donna della vostra vita compiono gli anni oppure semplicemente vi va. Che cosa regalare?

lunedì 23 agosto 2010

Anobii e la scoperta di sè.

Forse non è vero.
Forse non è poi solo così.
Forse i miei colori sono tanti, diversi e belli.
Vi è mai capitato di pensare a questo, scoprendo per caso che l'etichetta, la maschera che sin da sempre vi era stata appiccicata addosso e che voi, prontamente, avete sempre ri-incollato ogni qual volta si fosse presentata la necessità, non fosse ,in realtà, un gioco di specchi rotti, incapaci di riflettere la vostra vera immagine?

Una mia recensione

Lo ammetto: in questa settimana di vacanza ho letto tutto d'un fiato la trilogia di Cecilia Dart-Thorton. Tralasciando anche i miei doveri da recensore per "Critica Letteraria", accantonando il libro che avrei dovuto leggere per loro. Non riuscivo a staccarmi da questa autrice. Finivo un libro, aspettavo dieci minuti (in cui - DAVVERO - mi dicevo che avrei dovuto iniziare a leggere gli altri in coda) e riprendevo la lettura con il seguito de "La ragazza della Torre". A voi la recensione su Critica Letteraria.
La stessa sarà riportata anche nella mia libreria su Anobii.

La ragazza della Torre

giovedì 19 agosto 2010

Anobii: la mia libreria on line!

Ancora io vi sono sbarcata! Sarò sincera: è bellissima! Per la prima volta riesco ad avere un'idea precisa di quanti libri ho letto, lasciato, in attesa e via dicendo. Interessante opportunità di studiare con attenzione. 
Se vi fa piacere contattarmi su Anobìì mi trovate in questo link o comunque sotto il nick "occhidinotte": 
http://www.anobii.com/occhidinotte/books

Piano piano recensirò tutti i tanti libri presenti nella mia libreria on line e questo blog muterà ancora forma e contenuto. In realtà gli sto cercando una sorta di "abito definitivo" ma ancora non ci riesco.. Penso che sarà sempre vario, alla fine! Quindi.... venitemi a trovare e benvenuti nella mia libreria on line!

martedì 17 agosto 2010

Diario di una scrittrice

E' emozionante.
Inserire l'aspetto di ricerca all'interno del mio progetto letterario è emozionante. Sfogliare testi, contattare persone, aguzzare la vista e l'olfatto.
Attendo impaziente la risposta di un'azienda.
Ho parlato loro - in linee generali - del mio progetto e del mio desiderio di portare una delle due protagoniste ad intraprendere un determinato mestiere. Ho chiesto loro aiuto e informazioni.
Aiuto nel comprendere la struttura, informazioni sul come si può giungere a lavorare in quel settore a me del tutto sconosciuto.
Non scrivo direttamente sui capitoli da un bel pò. Eppure è come se non avessi mai smesso, oppure come se nelle mie dita si stessero radunando eserciti di cartelle pronte sulle punte dei polpastrelli, in attesa solo del via da parte della cavalleria per riversarsi a fiume nella lende generosamente bianche ed infinite di Word.
Non avere a disposizione un computer completamente mio lo vivo con difficoltà. Questo accade perchè sono abitudinaria e sono statica, in alcuni ambiti. Vorrei un'unica cartella, delgi unici files, in un unico posto. Reperibili sempre li.
Lavoro su altri piani, fantasia a briglia sciolta. Voi non lo sapete ma nella vita reale sono una persona molto timida, ho paura di domandare, ho paura di espormi, non sempre vivo serenamente le critiche perchè sento talmente fragile il mio valore che in alcuni momenti vorrei semplicemente essere "intoccabile". Senza contare l'aver scelto di vivere un lungo periodo di isolamento dal resto del mondo identico a quello di Grenuille ne "Il Profumo".
La mia caverna era la mia casa, il mio cibo i libri, i miei amici i protagonisti di questi.
Scrivere mi porta a una sorta di "rieducazione" ai contatti umani, a una sorta di confidenza con l'esterno, con l'uscire, con la libertà d'agire. Senza contare che uno stalking finalmente terminato è difficile da assaporare fino in fondo. Scrivere mi impone di combattere per me stessa, riprendendo anche la libertà. Una libertà più grossa, più corposa, più sostanziosa. Santo cielo ancora mi stupisco: posso dire che amo studiare!
Non giudicatemi per questo, non voglio pena e le smorfie mi ferirebbero. Scrivo fremendo di gioia, sento i polmoni dilatarsi respirando ventate di vita, come un bouquet dai mille profumi di fiori.
Questo lavoro di scrittrice mi aiuta.
Sempre di più mi ci sto rapportando come un lavoro e non solo come utopica speranza un giorno-magari-chissà. Non è più nemmeno uno scrivere per me stessa, ma è un divertimento e una passione su cui voglio creare le condizioni ideali per il mio sostentamento. Come mi aiuta? E' evidente che non mi basto. Per scrivere un libro non mi basto. Sono talmente tante le cose che non conosco che pensare all'autosufficienza letteraria mi appare un suicidio.
Questo mi porta e mi porterà ancora di più ad uscire dal guscio protettivo - infondo io temo molto che la mia presenza sia sgradita alla gente. Incontrare mondi, persone, opinioni mi aiuterà molto, ne sono sicura, e sarà ancora fonte di ricchezza. Mi insegnerà anche a lasciarmi scivolare addosso cattiverie gratuite, giacché non possiedo l'immunità contro l'asprezza umana.
Per questo oggi, stasera, con le dita profumate di griglia che ticchettano sulla tastiera, scrivo felice ed emozionata. Superare la paura di essere inopportuna, scrivere una mail in cui mi presento come "giovane scrittrice" (a settembre, questione di giorni, e mi arriverà il pacco con le 50 copie del mio libro) sono passettini che mi fanno crescere.Mi approprio di me.
Tra l'altro sono felice di una cosa: la riforma scolastica mi ha semplificato non poco la vita, anzi è addirittura precisa nel mio destino. Non fosse così mi sarei trovata in imbarazzo davanti alle scelte da affrontare: editoria? filologia? comunicazione? storia? lettere antiche? letterature miste?
Ora le uniche due opportunità si eleggono e selezionano limpidamente da sole. La scelta che ho preso mi porterà alla ricerca, come un segugio, come un cane da tartufi, come una viaggiatrice sempre in sella al suo cavallo taccuino in mano. E tutto questo sarà fondamentale per il mio lavoro.
Mi porterà ad amplificare quanto sto dicendo ora. Ricerca, storia, archivi, scoperte, logica, relazioni, inganni, tradimenti, condizionamenti, ingranaggi. Imparerò ad essere critica, a soppesare le notizie, conoscerò di più il mondo in cui vivo e dai cui derivo. Desidero ardentemente passare la mia vita nell'Amore e nella letteratura, realizzando su un piano reale l'unico motivo per cui esisto.
Non vedo l'ora di ricevere la risposta di quell'azienda... foss'anche un: non mi scocciare!
Ho voglia di progredire.
Non vedo l'ora di iniziare le lezioni al laboratorio di scrittura.
So di non sapere, questo è il mio motto.
Ancora imparo, questa la mia guida.

lunedì 16 agosto 2010

Diario di una scrittrice - Atto di Fede

Lo so, dovrei essere in vacanza, ma un'anima come la mia difficilmente riesce a rimanere indifferente davanti a tanti stimoli di fantasia e creatività.
Così sono a Venzone, fra lavanda, Alpi, bruma, gocce di pioggia a gara con il vento che titilla gli scaccia spiriti appesi ai terrazzi e finestre e dalla mia terra ritorna il nutrimento.
Dalla Natura tornano le idee. Dall'aria pura, nitidia, priva di smog e fracasso, dai silenzi di lunghe strade semi vuote, da una maschera lignea di mostri di montagna appesa alla parete di un bar di una volta, gli ingranaggi della mia mente ritrovano olio e movimento, come mulini eolici in piena attività.

Eva e Giulia. Mare e Montagna. Estate e inverno. Un certo tipo di percorso e un altro simile ma diversissimo. Un inizio e una metà. Un viaggio terminato, uno da iniziare. Brina e bruma. Fiere e fiori, tradizioni e tenzoni. L'amore dopo, per entrambe, dopo. Nutriente e caldo, ma dopo, quando ilterreno dell'anima sarà arato, curato, fertilizzato, drenato e ricco d'acqua. Piante e piantine delle case, romanticismo. Lavanda, rosmarino e cioccolata. Bianco, verde, lilla, rosa. Ferro, frassino e olmo. Un salice, una quercia. Ricordi imbastiti fra sogni e percezioni, librerie antiche. Eva e Giulia sarà questo.
La speranza amoreggia con la creatività, il sogno con la realtà.

In questi giorni le ferie mi paiono spina di ricarica a cui sono attaccata, accesa, in funzione, a basso voltaggio ma con display mentale illuminato. Ho iniziato a creare una sorta di "scheda del personaggio" per entrambe le protagoniste. Non riesco a condividere le mie idee sul blog, ne sono gelosa come una gatta lo è dei suoi cuccioli appena nati. Li serbo per me, protettiva.
Ho comprato dei libri sul Friuli, sui fiori, sul folklore. A Roma mi attendono i testi in spagnolo sul cioccolato e di nuovo l'aroma avvolgente di Barcellona bussa alle mie porte. Mi porterò la guida di Vienna e della Catalogna, come quella dei boschi e dei sentirei del Friuli montano. E Roma, mia amata, fondamentale Roma, entrerà nel mio respiro ogni giorno. Ho scoperto che all'aria aperta, immersa nel verde più variopinto, il mio lavoro rende meglio. Ho scoperto che devo vincere la pigrizia e trovare il coraggio, i miei luoghi, la mia natura nella Capitale, i miei rifugi segreti in cui riempire pagine e pagine, come desidero, più di quel che desidero e nutrirmi realizzando le mie fantasie più romantiche perchè anche questo si può ed anche di questo ho bisogno.

Sono un'anima romantica e non lo voglio più nascondere o temere o non vivere, perchè il cinismo, la durezza, il timore, la razionalità che tanto mi hanno accompagnato, mi nutrono ma non mi scaldano. Mi donano timore. Non solo protezione e lungimiranza. E' bello perter pensare, accarezzare l'idea di potermi permettere romanticismo. Crepita la pioggia, rumoreggia il cielo: non so pensare a nulla di più bello, in questo momento, del temporale in Friuli, del temproale vissuto a casa mia, davanti ai miei occhi, respirato quasi con naso da segugio.
E' bellissimo pensare di potermi permettere romanticismo, poesia, Bellezza, sensibilità e sapere di poterla accogliere nel mio cuore, indipendentemente dalle accuse esterne, qualsiasi esse siano, ovunque esse provengano. Intenso come la terra bagnata. Rido pensando alle battute di scherno ricevute mostrando questo lato di me in altri contesti. Rido e penso che non voglio più nascondermi. Questa sono io. Va bene così.

La Natura mi dona speranza, mi sussurra nei canti degli usignoli, nel gallo al mattino, nelle sagome del Monte Canin e del San Michele che è mio dovere proteggere il guizzo che c'è in me. Proteggerlo dalla sfiducia, dalla negatività, dalla stanchezza, dalle domande che spianano il terreno all'incertezza. Non è presunzione. Si tratta di fede. Avere fede. Si tratta di rispetto verso quel qualcosa che per me è sacro: scrivere, creare. E ancora fede. Fede in un dono, in un progetto, in uno spasimo benevolo d'amore che sgorga dalle dita. Fede in un Dio diverso, forse ancora più intenso e conglobante, che risponde con amore ad atti d'amore. Fede in me e nella mia voglia di combattere, di studiare, di limare, cancellare, perfezionare, imparare, osservare.

In questi giorni ho capito una cosa. E mi dispiace. Ma devo farlo, come tutela a me stessa.
Non pubblicherò commenti o link di alcun genere improntati su messaggi e panagerici pessimisti, aggrovigliati su pregiudizi, vittimismo o negatività congenita.
Non voglio questo.

Credo che se una persona ha un sogno sia in dovere di tentare ogni strada per realizzarlo, con impegno, coraggio e consapevolezza che non sarà facile, ma sarà un viaggio.
Credo che esista uno spazio per il merito e per l'ingegno.
Credo che sia possibile realizzare i propri sogno solo impegnandosi con l'anima tutta, senza mezze misure.
Credo
che se riceverò rifiuti o fallirò vorrò trovare il coraggio per mettermi ancora in gioco partendo dalla comprensione degli errori o dalle certezze che mi potrebbero portare al fallimento.
Voglio positività. Ma non pillole dorate capaci solo di morire una volta scritte e pubblicate.
La positività di cui parlo è qualcosa che sgorga e si ingrossa nella fede nelle persone e nelle idee.
Credo anche che se un editore riceva un manoscritto con un'idea valida, con una prosa che emoziona, con un concentrato di studio, amore e novità, non abbia alcun reale motivo per sbatterti la porta in faccia.
Credo che il talento non possa mai essere dato per scontato o tratto con superbia.
E' un lavoro costante, per sempre. Come per sempre è la dannazione truculenta che l'anima sperimenta laddove la passione viene sepolta da una visione perdente in aprtenza, priva di grammi di forza, morta perchè mai sperimetata. Non voglio diventare una delle tante anime zombie che si aggirano nel mondo dicendosi che si, sono contente della loro vita, sono proprio tanto contente, anche se hanno lasciato alle loro spalle quel sogno che dava senso a tutta la loro esistenza. Per questo voglio proteggermi e per questo verrà fatta una selezione di commenti, persone, attività nella vita reale, libri e nutrimento ad ampio raggio. Il mio è un messaggio diverso. Voglio persone che lo condividano.

Ho letto un racconto tragico, ultimamente. Una persona aveva fra le mani la Bellezza, il Mito, la Storia, l'Amore Cosmico e se l'è lasciato sfuggire per incapacità personale. Questo racconto mi ha colpito perchè sono consapevole che questo è un rischio onnipresente, incapace di perdonare, talvolta anche di generare ulteriori possibilità.

Ieri sera davanti a una grigliata profumata di bosco, illuminata dalle stelle, dalle nubi e dal fuoco, ho sorriso dicendo: "in media scrivo quasi oltre le dieci ore al giorno".
In me si è diramata una felicità così autentica che non ho potuto non sorridere.
Un sorriso ampio, così colmo di gioia, un sorriso che mai è spuntato nella mia vita sino ad ora.
La mia vita è scrivere, la mia vita è la letteratura, la mia vita sono Giulia ed Eva, la mia vita è il viaggio.
La mia vita è l'Amore.

martedì 10 agosto 2010

Ferie!

"Sotto i fiori di lillà" chiude per ferie fino al 22 agosto!

BUONE VACANZE A TUTTI!!

Letteratura a lume di candela

Il mantello di velluto blu cobalto del cielo mi avvolge. Silenzio interrotto da fuochi d'artificio in lontananza. Nemmeno un grillo o l'abbaiare dei cani, solo quiete, solitudine, pace.
L'uomo che amo riposa nel nostro letto ed io scrivo a lume di candela.
Sono una donna fortunata.
E ricca, incommensurabilmente ricca.

domenica 8 agosto 2010

Professione Libraio - Corso proposto da Perroni Editore

Fra le tante opzioni che il mondo della Letteratura offre ce n'è una molto antica, affascinante come poche. La libreria e il mestiere di libraio.
Vi riporto le informazioni tratte dal sito di Perroni Editore, relative al loro corso per il mestiere di libraio. Sono curiosa e vorrei valutare insieme la voi a loro proposta. Non so giudicare la validità di un corso di questo tipo. Che ne pensate?

Tratto dal sito: http://giulioperroneditore.it/node/46

PROSSIMA EDIZIONE NOVEMBRE 2010
V EDIZIONE
Diretto da Antonietta Baiocco

SCADENZA ISCRIZIONI 31 OTTOBRE 2010

- 15% per chi si iscrive entro il 31 agosto 2010
- 10% per gli studenti e per chi si iscrive entro il 30 settembre 2010

Un corso per capire come funzione una libreria, diventare libraio o per aprire una libreria propria. Ovvero: imparare a scegliere i libri migliori e saperli proporre, ma saper anche gestire al meglio la libreria e far quadrare i conti a fine anno. Passione e professionalità, il mix giusto per riuscire a lavorare in un settore affascinante quanto complesso che, pur conservando il fascino secolare della cura e l’attenzione per l’oggetto “libro”, di anno in anno si trasforma al ritmo dei cambiamenti imposti dalla nostra società.

Un percorso molto attento agli aspetti pratici del lavoro e teso a favorire l'inserimento nel settore librario. Ecco perchè sarà data ai migliori corsisti l'opportunità di completare il percorso formativo con uno stage in libreria.

Informazioni tecniche
56 Ore
25 posti disponibili
€ 600,00 (IVA compresa), rateizzabili
È riservato uno sconto del 15% a coloro che si iscrivono entro il 31 agosto 2010
È riservato uno sconto del 10% a tutti gli studenti universitari e a coloro che si iscrivono entro il 30 settembre 2010

Contatti
Tel: 327 5553477
Via Squarcialupo, 14
00162 Roma

venerdì 6 agosto 2010

Occasione Concorsi Letterari.

Oltre alle recensioni, alle riflessioni, alle citazione, alle mie esperienze sul campo, questo blog offrirà anche le indicazioni per i bandi di concorso letterari che ritengo maggiormente significativi.
In questo periodo vi propongo questo: PONTEMAGICO!
Si tratta di una fiaba, senza "tassa" d'iscrizione, con premio più che interessante: 1.000€
A voi il bando.



Scadenza: 31 agosto 2010

La fiaba (che non verrà restituita) dovrà essere:
  • INEDITA
  • IN LINGUA ITALIANA
  • ANONIMA (non deve comparire il nome dell’autore)
  • LUNGA … max 6.000 CARATTERI (circa)
  • IN 5 COPIE STAMPATE (su carta) e 1 COPIA DIGITALE (testo in versione WORD)
  • Eventuali illustrazioni (che non verranno restituite)
In un’altra busta metti…
Spedisci il tutto (vanno bene le due buste insieme) a…

SEGRETERIA PONTEMAGICO
C/O COMUNE DI LAVENA PONTE TRESA
VIA LIBERTA’ n. 28 – 21037 LAVENA PONTE TRESA (VA)

Farà fede il timbro postale.

  • I DATI PERSONALI (nome, cognome, data di nascita, indirizzo, recapito telefonico, indirizzo e-mail)
  • UNA BREVE BIOGRAFIA
  • LA SEGUENTE AUTORIZZAZIONE FIRMATA (dai genitori per i minorenni)
  • "Autorizzo l’uso dei miei dati personali ai sensi del D.Lgs 196/2003"
  • LA SEGUENTE LA DICHIARAZIONE di autenticità degli elaborati e di cessione dei diritti per l’eventuale pubblicazione, rilasciata dall’autore degli stessi (dei genitori per i minorenni)
    "Io sottoscritto (nome e cognome) affermo di essere l’autore della fiaba inedita di cui cedo al premio letterario PONTEMAGICO in esclusiva i diritti per una eventuale pubblicazione. In fede, firma dell’autore".

La serata finale
Sabato 20 novembre 2010 ore 21.00
Palestra Comunale “Sergio Rizzi” - via Nolina, n. 2
21037 Lavena Ponte Tresa (VA)



Sito internet per ulteriori indicazioni relative al bando e le indicazioni sul tema specifico: www.pontemagico.org

Il Profumo - Patrick Süskind

Non un horror, non un thriller, non un giallo, non un noir. Per me questo libro è un viaggio dell'eroe, prima ancora di qualsiasi altra accezione o classificazione.
Letto nel giro di cinque ore, anche mentre preparavo il pranzo, "Il profumo" mi ha affascinata sin da subito. A libro chiuso, tuttavia, le sensazioni che permangono dentro di me sono molto confuse e ambivalenti e per questo mi scuso in anticipo se il mio scritto sarà poco chiaro e lineare. Mi trovo in un limbo d'emozioni. Quasi un senso vago di irrealtà, la percezione di alcuni vuoti o note stonate.

Le recensioni che si leggono ovunque chiamano Grenuille "mostro", e in effetti un pluri omicida non può che esserlo.
La sua storia è tragica: nato nel fetore più assoluto, subito a contatto con il pericolo di morte, orfano nel giro d'un batter d'occhio, rifiutato, disprezzato, tenuto a distanza, chiamato "demonio".
Senza odore, lui che dall' olfatto straordinario era guidato in qualsiasi scelta. Possedeva un talento, un dono, un genio senza pari.
Dentro di me divido questo romanzo in due parti: dalla nascita di Grenuille sino al marchese e dal marchese sino al tragico epilogo. Se nella prima parte la forza della ricerca linguistica, stilistica per imbastire una storia e un percorso dell'eroe intorno al profumo è a dir poco da studiare e da sentire con l'animo aperto, nella seconda la verosomiglianza lascia il passo alla fantasia, perdendo, a mio avviso, forza e credibilità. E' curioso che tutti i compagni di cammino di Grenuille muoiano di morte violenta. L'ottica di questo romanzo è la morte, quella più tragica, quella interiore, non solo quella fisica. E' la morte dell'Amore e della Speranza.
Grenuille usa i vari "insegnanti" che incontra sul suo cammino come strumenti utili.
Impara quel che deve e poi se li lascia alle spalle, senza legarsi a loro e questi muoiono come farfalle a contatto con l'elettricità.
Mi sono rimasti alcuni dubbi sull'esperienz ain carcere del protagonista. Un plurimo assassino poteva disporre di branda con lenzuola e materasso in un carcere? Avrebbe potuto nascondere la boccetta in vestiti? Li aveva ancora addosso? Nella foga della violenza possibile che quella boccetta sia rimasta intatta nelle tasche dei pantaloni? La stessa folla delirante e piena d'amore esplosa al solo percepire le prime gocce di questo profumo mi è sembrata forzata, esagerata, più un delirio che altro.
L'amore non può nascere da una goccia di profumo, non può essere generatore di vita, sanatore di ferite, gemma di speranza, calore duraturo. Come il profumo anche questo genere di entusiasmo affettivo evapora con il tempo, lasciando un vuoto assordante.
Ritengo l'autore assolutamente straordinario sotto questo aspetto: dalle incongruenze della storia passano emozioni e messaggi ancora più forti, silenti, ambigui talvolta.
Raggiungere lo scopo, la vendetta, il riscatto, realizzare l'ossessione che ti ha tenuto in vita sino ad ora e non trarre alcun piacere, alcuna soluzione al miasma interiore, alcun conforto a trent'anni senza amore, è veramente un tema appassionante, struggente, notevole, importante.
"Il Profumo" racconta una storia vicina a molti, comune a tanti, inscritta nel dna della nostra anima: il rifiutato e disprezzato che inizia un viaggio assolutamente complicato, spesso a rischio della propria vita, trovando come unico scopo, forza, aiuto, amore, sostegno, il confidare strenuamente in una parte di sè. In questo caso l'olfatto.
Grenuille supera gli anni della sua vita solo attraverso il suo talento come profumiere, la potenza del suo naso. Il desiderio di creare Il Profumo lo spinge a zonzo nella Francia Settecentesca, mettendosi in salvo dalla guerra e apprendendo tutte le tecniche possibili.
Ogni suo passo è un passo mosso con odio e allo stesso tempo con oculata attenzione, ossessiva attenzione. Grenuille cade nel rischio della "non trasformazione".
Lui che trasforma aromi, essenze, oggetti, il sè stesso fisico, non trasforma il sopravvivere attraverso odio e vendetta nella possibilità di vivere traendo soddisfazioni dal suo lavoro, magari mettendosi in proprio, trovando l'amore per la vita in altri contesti.
Nelle pagine non troviamo sbotti di rabbia furente. >E' una rabbia spietata, congelata, violenta mille volte di più. Una rabbia silenziosa, capace di fondersi con il daimon e distruggere, come ogni forma di rabbia lasciata a sè stessa, alimentata con esperienze e vuoti che costantemente la rinforzano, senza pietà, senza futuro, senza speranza.
Il Profumo stesso non è altro che il picco massimo di tutto ciò.
La metafora con la zecca è interessante e contestuale alla scelta di dare a questo tragico personaggio un'accezione negativa senza speranza. Grenuille è uno sguardo fisso su una meta - il Profumo - capace di muovere anche i passi più impensati solo e soltanto per raggiungere quella meta.
Siccome oltre a quella non v'è altro, la morte sopraggiunge non appena il risultato è stato ottenuto.
Lo scopo evapora, come un profumo. Lasciando il nulla.
La frase conclusiva riguardo il gesto d'amore che i cannibali avrebbero fatto divorando il protagonista, mi ha lasciata non poco perplessa.
La morte data a uno sconosciuto sofferente in modo macilento è un atto d'amore?
Solo la morte può sanare una voragine d'amore così profonda e allucinante?
Un'altra cosa che mi ha lasciato perplessa è stata l'esperienza nella caverna: simbolica, perfettamente in linea con i numeri "magici", indubbiamente arricchita dall'opera di Jung. Però... perchè non mi è arrivata nella pancia? Conosco quel genere di solitudine allucinante, cercata e odiata, fonte di risotoro e gabbia fino a quando non scegli di tornare a contatto con gli uomini. Conosco il mulinello di pensieri, gli attimi di disperazione e pianto. Mi sono rivista nei passaggi antecedenti, quando cioè lui, Grenuille, prova talmente tanto schifo delgi uomini che si ritira nel posto più lontano e inaccessibile per proteggersi anche solo dal loro lontano odore.
Questi passaggi sono importanti, a mio avviso.
La Hobb, per esempio, tratta questo momento-caverna con un libro intero, un libro anima.
I momenti caverna sono fondamentali nell'uomo. Fondamentali. E' il buio, è il dolore, è il cambiamento. Dal punto più basso inizia la rinascita.
"Il Profumo", infondo, racconta anche la via e le conseguenze che ci attendono nel momento in cui nutriamo il nostro animo solo da un rancore senza fine, una voglia di vendetta assordante, una rabbia cinica e violenta. Quando il diamon, il talento è usato in questo modo, inevitabile è la sconfitta.

Non vi so dire se mi sia piaciuto o meno. Mi verrebbe da dire sensazionale .
Allo stesso tempo sono pervasa da una tristezza vaga.
Sicuramente potente, un libro potente.

giovedì 5 agosto 2010

Taccuino di una Lettrice

Mi è stato caldamente consigliato di leggere "Il Profumo" di Patrick Suskind.
In varie occasioni, scrivendo, mi sono posta il problema di come raccontare un'essenza, il mondo olfattivo, l'astratto percepito dal naso, senza passare dalla vista, dal cervello, dalle mani. Vi giravo intorno da parecchio, titubante per la sua "nomea" di "libro dell'orrore" o degli orrori. Da subito l'autore ci bombarda di odori.
Ne riporto un passo.

"Nel tempo di cui parliamo, nella città regnava un puzzo a stento immaginabile per noi moderni. Le strade puzzavano di letame, i cortini interni di orina, le trombe delle scale di legno marcio e di sterco di ratti, le cucine di cavalo andato a male e grasso di montone; le stanze non aerate puzzavano di polvere stantia, le camera da letto di lenzuola bisunte, dell'umido dei piumini e dell'odore pungente e dolciastro di vasi da notte"

E poi ancora:

"Dai camini veniva puzzo di zolfo, dalle concerie veniva puzzo di solventi, dai macelli puzzo di sangue rappreso. La gente puzzava di sudore e di vestiti non lavati; dalle bocche veniva un puzzo di denti guasti, dagli stomaci un puzzo di cipolla e dai corpi, quando non erano più tanto giovani, veniva un puzzo di formaggio vecchio e latte acido e malattie tumorali. Puzzavano i fiumi, puzzavano le piazze, puzzavano le chiese, c'era puzzo sotto i ponti e nei palazzi. Il contadino puzzava come il prete. (...) Persino il re puzzava, puzzava come un animale feroce (...)."

Vi ho riportato questi due passaggi, separandoli per diversità.
Il primo è fluido, la parola "Puzzo" viene ripetuta poche volte, l'uso di congiunzioni abbrevia e semplifica, senza intaccare il senso e la potenza della frase. Il secondo è un martello pneumatico che mitraglia con la parola "puzzo". Quattordici ripetizioni in sei frasi.
Da lettrice trovo la cosa ridondante, mi sfianca.
Mi interrogo sul motivo di questa scelta: la ripetizione costante voleva probabilmente instillare nella mente di chi legge l'idea di un odore allucinante, nauseabondo, infettato, nonchè pieno di lordura? Ammiro la ricchezza di immagini e vocabolario, ma da lavoratrice nell'ambito della scrittura non posso non pormi delle domande. L'effetto sarebbe risultato identico se l'autore avesse alternato sinonimi o trovato altre formule per indicare la puzza?
Mi chiedo quindi quali siano questi sinonimi appetibili.
Mi viene in mente tanfo, lezzo, fetore, miasma, afrore, esalazione, mefite, fetido, marcescente, pestilente. Provo a riscrivere il paragrafo usando i sinonimi, vediamo l'effetto che ne scaturisce.

Dai camini venivano esalazioni di zolfo, dalle concerie lezzi di solventi, dai macelli miasma di sangue rappreso. La gente puzzava di sudore e di vestiti non lavati; dalle bocche veniva un afrore di denti guasti, dagli stomaci esalazioni di cipolla e dai corpi, quando non erano più tanto giovani, veniva un tanfo di formaggio vecchio e latte acido e malattie tumorali. Puzzavano i fiumi, le piazze, le chiese, c'era fetore sotto i ponti e nei palazzi. Il contadino aveva un odore pestilente come il prete. (...) Persino il re puzzava, puzzava come un animale feroce (...)."

Secondo me l'uso dei sinonimi arricchisce la scrittura. In alcuni casi sinonimi "aulici" possono "oscurare" o rendere difficile la comprensione del testo, per quanto lo si possa dedurre dal contesto.
In alcuni casi ho eliminato le ripetiziopni pre dare maggiore scorrevolezza.
Quale è meglio?
Non è la giusta domanda.
Non sono in gara, vorrei solo capire, studiare.
Posso dire che entrambe mi piacciono ed entrambe sono mancanti.
Mi piace la descrizione dell'autore perchè è talmente forte che l'odore insalubre si stacca dalla pagina e giunge alle narici, anche grazie alla ridondanza. Mi piace la mia, con qualche modifica e qualche sinonimo in più, perchè apprezzo l'uso di un vocabolario ricco.
Quindi?
Quindi anche leggendo è bene cercare di tenere a mente che dietro a un testo ci sono delle riflessioni specifiche. Riflessioni che superano la creatività. Non desidero giudicare, nè focalizzarmi solo su "una questione di gusti". Questo tipo di esercizi si studiano negli esami di linguistica, tra l'altro.
Perchè esistono due diversi e distinti mondi.
I testi che non potrebbero essere scritti altrimenti e quelli che possono essere resi in vari modi. Utilizzare queste riflessioni, sia da lettrice che da scrittrice, mi aiuta nnanzi tutto a mantenere attiva l'obbiettività, studiare la tecnica e gli stratagemmi altrui, imparare con gli occhi, carpire i segreti.
Mi stimola molto la varietà.
Mi sono sopresa leggendo perchè non mi sarebbe mai venuto in mente l'odore dei denti guasti o dei cavoli, sul legno marcio avevo qualche probabilità ma gli escrementi di ratto - come idea di puzzo - sono un passo oltre. Probabilmente avrei citato le fogne, ma prima mi sarei dovuta documentare se in quel periodo, se in quel punto della Francia, esistessero già, in che modo. Quasi certo che mi sarei scontrata con la pigrizia del reperirire notizie, lavoro certosino, indispensabile.

Mi ha incuriosito questa pagina proprio per ricchezza lessicale e lo studio basilare di fondo. L'attenzione al lettore attraverso il lessico e la scelta fra l'arrivare a persone di varie culture e studi oppure l'orpello letterario. Ammetto anche che sin dalle elementari nelole lezioni d'italiano era costantemente attivo e funzionante l'altro martello pneumatico: attenta alle ripetizioni, usa sinonimi! Con quelle mastodontiche linee rosse e definitivie che evidenziavano con colpa la ripetizione.
Sono atteggiamenti mentali che rimangono e condizionano.
Nelle scuole non mi è mai capitato di incotrare un insegnante che spiegasse l'utilità di una ripetizione se questa ha un fine, uno scopo, un senso , un tempo e un perchè conficcato nel suo cuore.

Le descrizioni, infine, sono una delle parti più delicate di una storia, rischiano di annoiare mentre in questo caso, a mio avviso, incuriosiscono e spiegano senza dire. Creano un'atmosfera dalle tinte forti ma tetre, non ci sono albe al profumo di gelsomino avvolto nel vento, nessuna rondine volta leggiadra nel cielo. C'è sterco, peti, rifiuti. Sin da subito il cuore in gola e una strana sensazione di paura.

lunedì 2 agosto 2010

"Il viaggio" di Daniel Steel

Il viaggio di Danielle SteelNon ho mai particolarmente amato questa scrittrice, l'ho sempre ritenuta "da ombrellone" e continuo a pensare che questo giudizio possa essere applicato a non pochi fra i tanti libri che ha scritto. 
Eppure costei ha reso un servizio alle donne ed è per questo che ne parlo.