lunedì 21 febbraio 2011

Contratto editoriale: quattro tipologie per un libro.

Abbiamo un libro nel cassetto. 
Lo presentiamo a un editore e questo lo valuta e lo accetta. Ora che cosa succede? Esiste un contratto editoriale? Esistono più tipi? Sono negoziabili? 
Queste domande mi interessano personalmente perché sto ancora attendendo la risposta ufficiale per la mia tesi su Oriana Fallaci da trasformare in libro. Nel mentre mi inforno. 
E nel mentre mi inforno, trovo blog e contatti interessanti da condividere con voi, amici e amanti della scrittura, nonché sognatori scribacchini. Stasera vi copierò, con autorizzazione dell'autore del blog, un articolo sulle tipologie dei contratti editoriali. Penso possa interessarci, che ne dite?
ARTICOLO DAL BLOG: http://vibrisse.wordpress.com/. 


Il link all'articolo completo è il seguente: http://vibrisse.wordpress.com/2010/07/02/lezioni-di-ginnasticahttp://vibrisse.wordpress.com/-contrattuale-1-quattro-tipi-di-contratto/#comment-9959

Che cosa è contrattabile, e che cosa no.

Tutto ciò che è scritto in un contratto è contrattabile, tranne ciò che è regolato dalla legge. Ma la legge, di solito, impone che un contratto regoli certe cose, e magari pone limiti alla regolazione; ma non dice esattamente come la tal cosa vada regolata. Ad esempio: la legge dice che in un contratto dev’essere indicato il tribunale (foro) competente in caso di conflitto tra le parti, ma non impone di scegliere questo o quel tribunale; stabilisce la durata massima di un contratto a termine, ma non stabilisce la durata minima; eccetera.
In questi articoli cercherò di segnalare le poche cose obbligatorie per legge.

Quattro tipi di contratti

Semplificando al massimo, si può dire che esistono quattro tipi fondamentali di contratto editoriale.:

- il contratto di edizione a termine,
- il contratto di edizione per edizione,
- il contratto di cessione totale,
- il contratto di pubblicazione a spese dell’autore.

Prima di andare a vedere le differenze tra un contratto e l’altro, domandiamoci però: qual è esattamente l’oggetto di un contratto editoriale?
Risposta: il contratto editoriale stabilisce come, con quali limiti, per quanto tempo, in cambio di cosa l’autore cede a un editore qualcosa che, per legge, appartiene esclusivamente a lui: il diritto di pubblicare l’opera. La legge sul ditto d’autore (testo intero: qui) dice infatti, all’articolo 12: “L’autore ha il diritto esclusivo di pubblicare l’opera”.
Poiché questo diritto è esclusivo dell’autore, per principio non può essere ceduto senza limiti a un editore. Un contratto che non preveda limiti è, di per sé, nullo.
L’autore, quindi, in realtà, non cede propriamente all’editore il proprio diritto di pubblicare, ma gli cede il diritto di sfruttare economicamente la pubblicazione.
Il modo in cui questo diritto di sfruttamento economico della pubblicazione viene ceduto, i limiti che vengono imposti dal contratto, portano a distinguere appunto i quattro tipi fondamentali di contratto.

Contratto di edizione a termine.

L’articolo 122 della legge sul dirito d’autore è chiarissimo: “Il contratto di edizione a termine conferisce all’editore il diritto di eseguire quel numero di edizioni che stima necessario durante il termine, che non può eccedere venti anni, e per il numero minimo di esemplari per edizione, che deve essere indicato nel contratto, a pena di nullità del contratto medesimo.
In pratica, in questa forma contrattuale – che è la più diffusa per le opere narrative – l’autore cede all’editore i diritti di sfruttamento economico limitatamente a un certo tempo (massimo vent’anni; ma possono essere anche quindici, dieci, cinque, al limite anche pochi mesi). 
Dentro questo tempo l’editore può stampare tutte le copie che vuole – stampando per ogni edizione, ossia per ogni tiratura, almeno il minimo di copie indicato nel contratto – e l’autore è remunerato con un tanto per ogni copia effettivamente venduta (i cosiddetti “diritti d’autore” o, come dice qualche anglomane, “royalties“).

Qualche osservazione:
1. Le cose vanno così in Italia; non dappertutto. In altri paesi (in Francia, ad esempio), il diritto di pubblicazione può essere ceduto per sempre, o avere limitazioni diverse.
2. L’editore può ristampare l’opera quante volte ritiene opportuno, ma sempre nella stessa edizione. Mi spiego. La legge, purtroppo, non distingue nettamente tra edizioni e ristampe. Nemmeno la lingua comune, peraltro, lo fa. Quando andate in libreria e vedete un libro con la fascetta che dice: “Tre edizioni in due settimane”, s’intende che ci sono state tre ristampe in due settimane. Il testo, di per sé, è identico. Invece, quando comperate una guida turistica dell’Olanda, e sulla copertina è stampato “Nuova edizione”, s’intende che il libro che avete materialmente in mano contiene informazioni più aggiornate, nuove informazioni, eccetera, rispetto alla “vecchia edizione”.

Ora: quando l’autore cede il diritto di pubblicare l’opera, ossia di farne un’edizione, s’intende che l’editore, ogni volta fatta quell’edizione, può solo ristampare quell’edizione lì. 
Può cambiare la copertina (ad esempio perché esce un film tratto dall’opera, e si fa una copertina con un fotogramma del film), ma non può cambiare le caratteristiche fondamentali dell’edizione. Ossia – è questo il caso pratico – non può farne un’edizione che abbia caratteristiche merceologiche differenti. Se la prima edizione è cartonata, non può fare un’edizione in brossura (e viceversa); né può farne un’edizione economica (e viceversa).

Il contratto può prevedere, ovviamente, la possibilità di realizzare edizioni economiche. 
Ma questa possibilità, se l’autore la concede (e può non concederla) va inserita tra i cosiddetti diritti secondari(dei quali parleremo un’altra volta).
3. Se l’autore firma un contratto per vent’anni, e dopo tre anni il libro non si smercia più, le scorte sono esaurite (o sono state mandate al macero), eccetera, ossia: nel momento in cui diventa evidente che l’editore non ha più nessun interesse economico nell’opera, il contratto può essere sciolto. E nel contratto deve essere scritto (di solito in fondo) a quali condizioni può essere sciolto (anche di questo parleremo un’altra volta).
4. I cambiamenti tecnologici creano qualche inghippo. La legge prevede che sia indicato nel contratto il numero minimo di copie per ogni edizione (ristampa). Ma, oggi come oggi, per certi libri che comunque hanno una diffusione limitata, ha senso fare anche microristampe, con tecnologia digitale. Fino a qualche anno fa il numero minimo di cope per edizione (ristampa) era solitamente: mille. Oggi, se un libro pubblicato nel 1987 vende ancora cento/duecento copie l’anno, per l’editore può essere insostenibile ristamparne mille alla volta (il che significa: tenerle in magazzino, dove occupano spazio, per anni; e magari si rovinano eccetera). Non c’è da stupirsi, quindi, se certi editori se ne infischiano di questo numero minimo (e fanno bene, purché la cosa avvenga in accordo con l’autore), o se propongono contratti con tirature minime previste di cinquanta copie.
5. La pubblicazione di un’opera come libro digitale fa svanire il concetto stesso di “pubblicazione in un certo numero di copie”. La copia in realtà è una sola, l’originale, e sta nell’archivio dell’editore; ogni acquisto, ogni scaricamento o prelievo come dir si voglia, genera la produzione di una ulteriore copia identica all’originale.
6. Non ha senso, in un contratto a termine, che l’autore chieda all’editore una tiratura iniziale minima. Se l’autore vuole pubblicare con un editore che si impegni a stampare fisicamente almeno 50.000 copie in prima battuta, è bene che proponga all’editore un contratto di edizione per edizione.

Contratto di edizione per edizione

Ancora l’articolo 122 della legge sul diritto d’autore: “Il contratto per edizione conferisce all’editore il diritto di eseguire una o più edizioni entro vent’anni dalla consegna del manoscritto completo. Nel contratto devono essere indicati il numero delle edizioni e il numero degli esemplari di ogni edizione. Possono tuttavia essere previste più ipotesi, sia nei riguardi del numero delle edizioni e del numero degli esemplari, sia nei riguardi del compenso relativo”.
Quindi nel contratto di edizione per edizione l’editore si impegna a stampare e un certo numero di copie e a metterle in vendita per un certo tempo (sempre inferiore a vent’anni). L’autore non viene remunerato in base alle vendite, ma con una somma forfetaria, ovviamente proporzionata al numero di copie che l’editore è autorizzato a stampare e mettere in vendita. Questa somma viene liquidata alla firma del contratto, o alla pubblicazione dell’opera, o mezzo e mezzo, o come si vuole: si troverà l’accordo, e lo si scriverà nel contratto. (Nota: ai fini fiscali, questa somma forfetaria costituisce comunque diritto d’autore).
Con questo contratto, l’editore non può effettuare nesuna ristampa se non… stipulando un nuovo contratto, e pagando una nuova somma forfetaria all’autore. E l’autore, una volta scaduto il tempo a disposizione dell’editore per mettere in vendita l’opera, può tranquillamente fare un altro contratto con un altro editore (anche se ci sono ancora in circolazione copie della prima edizione; sempre che il primo contratto non preveda diversamente: ma, appunto, è materia contrattabile).
Ovviamente questo contratto, molto diffuso per i libri “da adozione”, è poco gradito dagli editori per le opere letterarie, i cui destini di vendita sono più incerti. 
Nell’ambito letterario, infatti, riescono a imporlo agli editori solo alcuni “big”, capaci di garantire alte vendite in tempi rapidi, e quindi di rendere sopportabile un eborso forfetario anticipato. Paradossalmente, potrebbe risultare opportuno anche per le tirature molto piccole (tu stampi mille copie, mi paghi un tot, e non ci pensiamo più): ma mi pare che a nessuno venga in mente.
La diffusione dei libri digitali potrebbe però, nei prossimi anni, rendere conveniente anche per gli editori il contratto di edizione per edizione, anche per le opere letterarie.

Contratto di cessione totale

Prevede che l’autore ceda all’editore completamente, e per sempre, il diritto di sfruttamento economico; in cambio di un pagamento forfetario
E’ usato per opere compilative (es.: riassunti di programmi scolastici, piccoli manuali semplici, ecc.) e, nell’ambito della narrativa, quasi solo (mi pare) per opere narrative basate su fumetti, giochi, film, telefilm, cartoni, eccetera; per la realizzazione delle quali gli autori ricevono dall’editore (che si configura quindi come committente) indicazioni molto precise sui personaggi, le loro caratterizzazioni, il tipo di avventure, lo stile, gli eventuali prodotti da nominare o non nominare, eccetera. Queste opere sono considerate, palesemente, delle non-opere: tanto che spesso non compare nemmeno il nome dell’autore.
Ma com’è possibile, visto quanto già detto, che la cessione dei diritti di sfruttamento economico non sia sottoposta al limite dei vent’anni? Com’è possibile che venga meno l’ovvio principio, comunque realizzato, della proporzione tra le copie vendute (ossia il profitto dell’editore) e il profitto dell’autore?
Il Codice civile, articolo 2575, dice: “Formano oggetto del diritto d’autore le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alle scienze, alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro e alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione”. La legge sul diritto d’autore dice, all’articolo 1: “Sono protette ai sensi di questa legge le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione”.
Certi libri, quindi, anche quando siano effettivamente opere narrative, sono prodotti in condizioni tali che si riesce a non considerarli “opere dell’ingegno di carattere creativo”. E gli autori sono trattati, per così dire, non come autori ma come fornitori di testi. Tant’è che, in genere, il pagamento non viene considerato ai fini fiscali, diritto d’autore: ma come una prestazione occasionale.
Il problema è che talvolta questi libri vendono decine di migliaia di copie. E spesso a compilarli sono dei professionisti che, per campare, ne sfornano uno sotto l’altro.

Contratto di edizione a spese dell’autore

Nei contratti di edizione a spese dell’autore, non dovrebbe esserci nessuna cessione di diritti. L’editore, in sostanza, si configura più come un’agenzia di servizi (servizio di stampa, servizio di magazzino, servizio di promozione) che come un editore in senso proprio.
Da questo punto di vista, le edizioni a spese dell’autore più chiare e limpide sono quelle offerta dai vari servizi di stampa a richiesta (per gli anglomani: print on demand).

Nella realtà, buona parte dei contratti di edizione a spese dell’autore sono delle vere e proprie truffe. Ci dedicheremo una puntata apposta.
In linea di massima si può dire che un contratto di edizione a spese dell’autore dovrebbe:
- specificare che si tratta di un contratto con il quale l’autore acquista dei servizi, e non di un contratto con il quale l’autore cede i diritti di sfruttamento economico;
- indicare con esattezza i servizi che l’autore acquista, indicandone gli standard quantitativi e qualitativi;
- prevedere una durata (nota: non essendo un contratto di cessione di diritti di sfruttamento economico, non vale il principio della durata massima di vent’anni; ma nulla vieta di indicare una durata, anche molto limitata).



Ringrazio ancora Vibrisse per questa opportunità che ha dato a me e a noi.
Ricordo che terrò il link a questo articolo nell'elenco dei link speciali, nella home page del mio blog.

4 messages:

  1. Ho trovato interessante il riferimento al print on demand. In effetti, per chi non riesce a pubblicare coi metodi canonici (e sappiamo essere cosa moooolto difficile, anche per autori validi) mi sembra la soluzione migliore. Migliore dell'editoria a pagamento, che comunque fa prevalentemente servizio di stampa e non è granché interessata alla promozione, avendo già guadagnato PRIMA del lancio del libro.
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  2. Io per le mie cose di lavoro per caso ho conosciuto uno che mi ha dato una mano, altrimenti non avrei avuto nessuna possibilità.

    Buona giornata!
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  3. Occhi di NotteFeb 22, 2011 01:04 AM
    @Kylie: ti capisco. La possibilità di essere ingannati sfruttando l'ignoranza è molto alta in questi casi. Per questo penso sia importante far girare più informazioni possibili! Anche alla portata di chi non conosce il Diritto.
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  4. Occhi di NotteFeb 22, 2011 01:05 AM
    @Vele Ivy: per quanto riguarda il print on demand sto ancora cercando di capirlo bene, nelle potenzialità. La tua risposta mi ricorda molto l'intervista a Robin Edizioni.
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