venerdì 25 febbraio 2011

Intervista a Maria Cinus, scrittrice

Ho avuto il piacere di conoscere Maria Cinus, autrice di "Donna Ferula", attraverso i vostri commenti alla mia recensione al libro "Il Profumo". 
Oggi vorrei introdurvi la sua demo letteraria in modo diverso: prendendo il tempo necessario. Sin da ora la ringrazio per la generosità con cui si è resa disponibile. Spero che questa "modalità" vi permetta di "familiarizzare" meglio con l'autrice e che questo vi aiuti a sentirvi più "comodi" nell'esprimere il vostro parere riguardo i brani che leggerete.
Questo perché tengo conto di quanto mi avete detto nei commenti al post "Laboratorio di scrittura: parliamone insieme".
Maria Cinus è a vostra disposizione, come sempre accade in questo blog. 

L' intervista che state per leggere è stata pubblicata a pagina 21 della Voce del Sarrabus, sul numero XXXI di ottobre 2010 (il libro è uscito a luglio 2010). Mi è stata fornita dall'autrice stessa via e-mail.

Il resto lo potrete scoprire leggendo l'articolo che vi riporto.


1) Perché è nato “Donna Ferula”?
Certamente scrivere mi ha aiutato a colmare lo spazio che mi separa dalla mia isola e a ripercorrere il tempo trascorso lontano da essa. E’ stato un RITORNO, sulle dolci ali della nostalgia e della memoria, alla ricerca di quelle radici e di quella identità che la lontananza metteva in forse.
Un ritorno, si badi bene, più completo di un viaggio fisico, perché guidato da ciò che è stato ed è importante nella mia vita. E questo ha avuto anche un effetto terapeutico: ha reso più lieve il peso di questi anni trascorsi lontano. 
Ho scoperto anche che, scrivendo, puoi arrivare a trasmettere emozioni e qualcuno te lo dice che, magari, ha ritrovato qualcosa di sé in quello che dici.
Per me, tra l’altro, è stato un mezzo per comunicare con un mio caro amico affetto da SLA, al quale sto inviando il libro, un capitolo alla volta.

2) Da quanto tempo scrive?
Ho sempre scritto fin da bambina, ma solo più tardi ho dato un senso a quello che scrivevo. Mi piace fissare in un foglio i miei sentimenti quando sono ancora “vivi”, prima che passino alla dimenticanza e all’oblìo. Un po’ lo stesso effetto che, nel libro, si ritrova nella foto delle due ragazze con quel loro momento di vita irrimediabilmente trascorso, ma fissato per sempre in quell’immagine. 

3) Come nascono le sue storie e quando scrive?
La scrittura è collegata ad un’altra mia grande passione: la pittura. E i paesaggi hanno sempre avuto una parte importante nelle mie storie. Insieme ai personaggi, hanno sempre popolato la mia mente in un intreccio di storie reali e palpabili. 
Scrivo a casa, generalmente di notte. Mi è capitato di scrivere anche fuori, ma è come se portassi con me la mia stanza segreta: una volta concentrata, mi estraneo dall’ambiente esterno ed esistiamo soltanto io e il foglio bianco che comincia a vivere.
Con me, porto sempre un quadernetto e una penna, e quando mi accade un fatto che mi colpisce oppure qualcosa mi attraversa la mente, lo trascrivo subito.
Quando ho l’ispirazione di scrivere, rileggo quegli appunti ed è come se mi immergessi in un bagno tonificante, che mi dà lo spunto per far nascere la storia.
Scrivo rigorosamente a mano con la mia penna e seguo molto l’istinto. Solo quando il lavoro è praticamente finito, lo batto, trasferendolo nel computer.

4) Quando ha pensato di pubblicare “Donna Ferula”?
Seguendo l’istinto, inizialmente, avevo disponibile una sequenza di scritti, di quadretti della mia vita vissuta non ordinati e scollegati tra loro. Gradualmente, questi pezzi di mosaico hanno cominciato a parlarsi e a parlarmi, dicendomi che potevano diventare un’opera organica.
Da lì comporla e pensare che poteva essere una testa di ponte, un modo di ricollegarsi alla mia terra e a chi mi aveva conosciuta bambina e ragazza, è stato tutt’uno. Ecco, esattamente a quel punto, al momento di iniziare a comporlo, decisi di pubblicare il libro.

5) Sta lavorando al prossimo libro?
In verità sì ed è una storia ambientata sempre in Sardegna. Per scaramanzia, non vorrei dire altro.

6) Quanto è stato duro per lei lasciare la Sardegna? 
Sono partita da Muravera , molto giovane, a 18 anni, per seguire mio marito, prima a Roma e poi nelle Marche, di cui lui è originario, dello stesso posto in cui è lungamente vissuta la moglie di Emilio Lussu, Joyce, che ho avuto tra l’altro la fortuna di incontrare. 
Noi sardi, comunque, forse perché nati in questa isola unica, abbiamo un senso di appartenenza altissimo e delle radici quasi fisiche. Per questo lo strappo è stato così doloroso. L’incontro con una realtà diversa, dove il profitto sembrava un “valore” prioritario, ha acuito questo iato. 
Insomma, il mio passaggio dalla adolescenza alla maturità è coinciso con questo brusco cambio di scena e gli effetti si sono sommati.
Poi, però, pensi che se non ti fossi mossa, magari non avresti sollecitato le corde della tua sensibilità e i tuoi pensieri sarebbero stati di una sterile ripetitività e tu una donna diversa. Chissà…!

7) Quindi, che significa per lei scrivere?
Spesso mi è venuto in mente il programma delle mappe geografiche, quando cerchi una località.
Ecco, in quel programma, io parto dall’Italia e poi passo alla Sardegna, al Sarrabus, a Muravera, al rione Santa Lucia, il luogo della memoria, dove i miei ricordi dondolano come su un’amaca di seta.
E scrivere, per me, è come ritornare a casa, riallacciare gli antichi affetti, quasi rientrare nel grembo protettivo e materno della Madre. Ma è anche raccontare per amore, perché è l’amore che alimenta la memoria e la fantasia, è l’amore che ti arricchisce giorno per giorno e sono con Isaac B.Singer, quando dice: “Perché niente vada perduto e, fino a quando ci sarà qualcuno che ricorderà, seguiteremo a vivere”.

8) Quali persone ritiene importanti per questa sua avventura artistica?
Come si intuisce nel libro, di questo mio scrivere, di queste mie parole, sono debitrice a mia nonna Albina, morta centenaria a Muravera. Non sapeva né leggere né scrivere, ma conosceva proverbi di antica saggezza, miti e leggende del nostro popolo. I suoi racconti, conditi dalla sua capacità affabulatoria, erano davvero magici. 
Penso di aver ricevuto qualche influenza anche da mio nonno materno, che mia madre racconta si cimentasse nei mutettos.
Assieme a loro metto mia madre stessa che spesso sottopongo ad interrogatori…polizieschi!
La memoria, personale o collettiva, ha avuto grande importanza per me e, per questo, ascolto molto le persone anziane che posseggono questo patrimonio culturale. La vita odierna tende a relegarle in un cantuccio, una volta esaurito il loro ciclo produttivo. Proprio come macchine da rottamare. E questo è un peccato mortale! Alla loro morte è come se si spegnessero dei grandi fari e quello che veniva illuminato, se non tramandato, non esisterà più. Per sempre.

9) Il suo libro preferito?
La Bibbia. Ha alcuni passi che sono di un lirismo…celestiale. Dovremmo rileggerlo tutti con una nuova predisposizione mentale.

10) Ha presentato il suo libro qui in Sardegna?
Sì, è avvenuto lo scorso mese di agosto e proprio qui a Muravera. E’ stata una bella serata, patrocinata dall’Assessorato alla cultura, nella persona della dott.ssa Noemi Manca.
E’ stata l’occasione per rivedere persone che non vedevo da tempo, per riallacciare rapporti con amiche una volta importanti, quei rapporti che la vita, con le sue spietate leggi, tende ad interrompere. Spero di ricambiare quanto ricevuto quella sera, mantenendo alto il nome del nostro paese, in Sardegna e al di fuori di essa.                              

Fonte: http://www.lavocedelsarrabus.it/?s=voce

5 messages:

  1. IlFioreDelMaleFeb 25, 2011 10:49 AM
    Ho letto l'intervista tutta d'un fiato e mi sono stupita molto della profonda umanità e semplicità di questa scrittrice.
    Condivido gran parte del suo pensiero.
    Un abbraccio e grazie per averci reso partecipi della vita di questa donna che, da quanto ho avuto modo di leggere, è straordinaria.
    IlFioreDelMale
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  2. semplice, profonda e conservatrice di valori che arricchiscono la vita quotidiana e che rimangono impressi nella sua mente.
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  3. Ammiro la capacità che hai di coinvolgere i tuoi lettori e fare tesoro delle critiche.
    Il tema affrontato all'inizio dell'intervista, quello del ritorno alle proprie radici più profonde, è molto intenso.
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  4. Occhi di NotteFeb 26, 2011 09:14 AM
    @Vele Ivy: Quando le critiche hanno un senso, non sono poste tanto per fare o per dire o per ferire, quando chi te le pone non lo dice con la cattiveria gratuita nata dall'invidia, allora le ascolto. Soprattutto se ritengo che quanto mi viene contestato abbia una ragion d'essere e sia uno stimolo.
    Di recente ho ricevuto anche critiche campate per aria, cattive per il semplice gusto di scrivermi qualcosa che sminuiva il mio lavoro senza portare nulla, né un suggerimento pratico, né un desiderio o altro.
    QUeste no, non lo considero.
    Se ci si può arricchire a vicenda, ben venga!
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  5. Occhi di NotteFeb 27, 2011 03:14 AM
    @Il fiore del Male: Sono contenta che quest'intervista ti sia piaciuta e ti sia sentita "vicina" alla scrittrice.

    @Rosimicia: si, certi valori sono davvero importanti, da recuperare e da custodire.
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