venerdì 11 febbraio 2011

Intervista a Marina Rullo, Sindacato Nazionale Scrittori Sezione Traduzione

L'Intervista a Giulio Perrone Editore ha scatenato un vivace dibattito sui temi della traduzione letteraria  e del tariffario. Non avendo a disposizioni le risposte concrete ho chiesto al Sindacato Nazionale Scrittori, sezione Traduttori una specifica intervista sui temi della formazione, della retribuzione, del contatto di lavoro.
Ho avuto il piacere di parlare con la signora Marina Rullo.  Di seguito l'intervista.



  • Gentile Sig. ra Rullo, La ringrazio per aver accettato di essere intervistata per “Sotto i fiori di lillà”. Diventare traduttori. Sentirsi in grado di tradurre. Intercorre un abisso fra il “credere di avere le competenze” e il donare molti anni della propria vita allo studio, al perfezionamento della professione. Quali sono i titoli di studio, i certificati, le competenze medio alte che una persona desiderosa di diventare traduttore deve necessariamente avere in quanto richiesti esplicitamente o in quanto necessari a prescindere, per poter svolgere un lavoro fatto “con i crismi”?

Anche se l’Italia vanta un’offerta formativa nel settore della traduzione letteraria molto più ampia rispetto alla media degli altri paesi europei, in realtà per lavorare come traduttore letterario non è necessario alcun titolo di studio specifico. Non esiste un albo professionale, in quanto i traduttori letterari sono considerati dall’attuale normativa “autori” e, come tali, “creativi”. Il loro lavoro rappresenta dunque un’attività creativa aperta a chiunque, in base al principio della libertà di creazione. L’unica certificazione delle competenze, se così si può definire, è la famosa “prova di traduzione” che l’editore generalmente richiede al traduttore prima di affidargli un incarico. Per l’editore i titoli di studio contano poco, l’importante è come si affronta un testo straniero. Questo non significa che chiunque possa improvvisarsi traduttore da un giorno all’altro con il semplice aiuto di un dizionario. Un buon corso di studi, con un adeguato monte ore di laboratorio pratico, è sicuramente la base necessaria per affrontare con serietà il lavoro. Poi starà al traduttore provvedere a un aggiornamento continuo delle proprie competenze, così come fanno tanti altri professionisti.

In tempo di crisi è facile anteporre il guadagno a qualsiasi altra riflessione preliminare sulle competenze. Le chiedo quindi: si può vivere di traduzione? Esistono tariffari specifici per i professionisti e per i “principianti”? Quali sono, se ci sono, le tariffe base a cui fare riferimento? A cosa può far riferimento un traduttore che affronta un’offerta di lavoro, per capire se quanto gli viene proposto è da considerarsi “regolare” oppure truffa?

Per le traduzioni letterarie non esiste un tariffario di riferimento. Data la disparità di potere contrattuale, le condizioni economiche nella stragrande maggioranza dei casi sono dettate dall’editore, che spesso e volentieri preferisce puntare sul risparmio anziché sulla qualità del lavoro. Per alcune combinazioni linguistiche particolarmente inflazionate, quale ad esempio inglese verso italiano, l’offerta di traduttori supera largamente la domanda e questo, unito a un’altra serie di fattori (scarsa sensibilità di categoria, necessità di avere almeno un libro pubblicato per poter essere più “interessanti” agli occhi dell’editore, poca conoscenza della situazione reale del settore) ha provocato un abbassamento drastico delle tariffe. In queste condizioni, è molto difficile vivere di sola traduzione letteraria, i colleghi che ci riescono lo fanno con sacrificio. Ogni anno, il network di traduttori editoriali Biblit (www.biblit.it) svolge tra i propri iscritti un’inchiesta informale sulle tariffe del settore editoria e audiovisivi, i cui risultati vengono pubblicati nel sito. Sono delle semplici indicazioni di massima sull’andamento del mercato che possono servire come punto di riferimento ai traduttori per valutare le offerte di lavoro. Ci sono poi altri aspetti di cui tenere conto per evitare esperienze sgradevoli, ma riguardano più le norme contrattuali che le tariffe. Per queste ultime vige il buon senso: accettare una tariffa bassa può andare bene quando si è agli esordi e si ha bisogno di pubblicare il primo libro, ma non può essere la regola, se si vuole fare della traduzione il proprio lavoro.

La professione di traduttore, a livello di garanzie contrattuali specifiche, è regolamentata? Un traduttore può auspicare alla previdenza sociale? Esiste un Contratto Nazionale specifico? Dove si possono reperire informazioni al riguardo?

L’attuale Legge sul Diritto d’Autore (Legge 22 aprile 1941, n.633, consultabile nel sito www.siae.it sotto la voce “Biblioteca giuridica”) ammette tre tipi di contratti per la cessione di diritti d’autore: il contratto di edizione di traduzione, il contratto di prestazione d’opera intellettuale, il contratto di vendita. La prima tipologia di contratto (edizione di traduzione) è da preferirsi perché, in linea generale, offre più garanzie al traduttore. Senza addentrami in questioni legali, per le quali rimando all’ottimo libro di Fabrizio Megale Il diritto d’autore del traduttore (Editoriale Scientifica, 2004), mi limito a segnalare che non esiste un contratto collettivo né un modello di contratto di riferimento. Il contratto di traduzione è, in sostanza, un contratto privato, in cui la disparità di potere tra le due parti contraenti ha come risultato accordi fortemente sbilanciati a favore dell’editore. L’unico “canone” di riferimento disponibile in Italia è il contratto di traduzione pubblicato da Ivan Cecchini (I contratti dell’editore, Milano, Guerini, 2000, p. 67-85), che gira, più o meno rimaneggiato, in tutte le case editrici. È un testo molto articolato, ma è scritto dalla parte degli editori ed è auspicabile che si riesca a giungere quanto prima a un contratto di riferimento convenuto tra le associazioni di categoria degli autori e degli editori, così come è stato in molti paesi europei. Per quanto riguarda le tutele sociali, i traduttori letterari sono privi di previdenza e assistenza. La cessione di diritti d’autore non è soggetta a Iva e Inps e gode di un regime fiscale agevolato, con ritenuta d’acconto calcolata sul 75% dell’imponibile (sul 60% dell’imponibile per chi non abbia ancora compiuto 35 anni). Per maggiori informazioni sugli aspetti tecnici della professione, consiglio di visitare il sito della Sezione Traduttori SNS (in particolare la pagina delle FAQ, http://www.traduttorisns.it/?q=faq#n97) e la sezione Bacheca Legale del sito Biblit (www.biblit.it). 

Se una persona trovasse un libro straniero interessante e scoprisse che in Italia non vi è alcuna traduzione e desiderasse fare questo regalo alla sua nazione, traducendolo e mettendolo nel mercato editoriale, qual è l’iter da seguire? 

Una volta accertato che il libro non è stato ancora pubblicato in Italia, occorre contattare l’ufficio diritti della casa editrice straniera e chiedere se i diritti dell’opera sono ancora disponibili per l’Italia. In caso negativo c’è poco da fare: un editore italiano avrà acquistato i diritti e presumibilmente avrà già in mente un traduttore cui affidare l’incarico. Nel caso che i diritti siano ancora disponibili, occorre scrivere una buona scheda di lettura dell’opera (estremi della pubblicazione, sinossi, commento che evidenzi i punti di forza del testo, eventuali recensioni positive dei media) e inviarla all’editore italiano accompagnandola con il primo capitolo tradotto e, volendo, qualche altro brano significativo dell’opera, avendo cura di allegare anche il testo originale per consentire all’editore di valutare la qualità della traduzione. È importante non inviare la proposta a raffica, ma selezionare i destinatari in base alla loro linea editoriale ed effettivo interesse per il genere proposto. Va tenuto comunque presente che l’iniziativa non è scevra da rischi. Nessuno può garantire che l’editore, pur trovando la proposta interessante, non decida di affidare la cura del testo a un collaboratore di sua fiducia. Ma, come si dice?, chi non risica non rosica…

In tempo di crisi è facilissimo incontrare persone disposte a sfruttarti facendo passare il loro gesto per “grazia divina concessa”. Come ci si può proteggere? Rivolgendosi al vostro sindacato quali sono gli aiuti che un traduttore in difficoltà può concretamente ricevere? In caso di necessità d’entrare in causa con l’editore, il vostro sindacato, se richiesto, offre dei sostegni legali alla persona?

Non essendo il contratto di traduzione un contratto nazionale ma un accordo privato, il sindacato non può sostituirsi al traduttore in un contenzioso legale né costituirsi parte civile. Spetta al traduttore citare direttamente in giudizio l’editore. La Sezione Traduttori SNS si accinge a stipulare una convenzione con un legale specializzato in diritto d’autore per offrire ai propri iscritti la possibilità di usufruire, oltre al servizio di consulenza fiscale già attivo, anche di assistenza e consulenza legale a tariffe agevolate.

Quali sono i consigli più spassionati che si sente in grado di dare a coloro i quali desiderino entrare nell’ambito della traduzione, considerando questo lavoro come primario e non come hobby frustrante e mal pagato da realizzare nel tempo libero, per puro spirito d’immolazione alla cultura?

Per prima cosa liberarsi dalle utopie romantiche che circondano questo mestiere e riflettere seriamente su tutto ciò che comporterebbe farne un lavoro quotidiano. È un mestiere che senza dubbio può dare grandi gratificazioni sul piano personale, ma che è anche privo delle più elementari tutele. Se si è veramente decisi a intraprendere questa strada, armarsi di santa pazienza e perseveranza (possono passare anni prima che si riesca a muovere i primi passi nel settore), non smettere mai di studiare e affinare le proprie competenze, considerare l’iscrizione a un’associazione di categoria non come un optional ma come uno strumento fondamentale per tutelare i propri diritti di lavoratore e migliorare le condizioni professionali della categoria.

Marina Rullo
Direttivo Sezione Traduttori SNS
Fondatrice di Biblit – Idee e Risorse per Traduttori Letterari

www.traduttorisns.it
www.biblit.it 

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8 messages:

  1. Sonia OgnibeneFeb 11, 2011 03:40 AM
    Questa, sì, che si chiama chiarezza!
    Grazie.
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  2. TuristadiMestiereFeb 11, 2011 07:25 AM
    bella intervista, diretta, senza troppi giri di parole (inutili)
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  3. Risposte molto utili e chiare!!Bello!
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  4. Ciao! Grazie di cuore per essere passata, mi ha fatto molto piacere!
    Un abbraccio!^^
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  5. Chiedo gentilmente alla sig.ra Marina Rullo, nel caso si tratti di tradurre un testo italiano in francese, o in inglese, come valuta l'opportunità (secondo me sine qua non) che il traduttore sia di madrelingua.
    Grazie
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  6. Ottima intervista, ma non poteva essere il contrario!!
    Buona domenica di cuore:-))
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  7. Occhi di NotteFeb 14, 2011 02:53 AM
    Ho fatto presente alla Sig.ra Rullo della presenza delle vostre curiosità. In questi giorni è molto impegnata, sappiate comunque che le vostre opinioni, complimenti e richieste informazioni le sono state girate.
    Un abbraccio a tutti.
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  8. Ringrazio tutti per l'apprezzamento e mi scuso per il ritardo con cui rispondo (e risponderò) alle ulteriori richieste di informazioni. Purtroppo, non è facile districarsi tra gli impegni sindacali e privati :-)

    Al signor Spada rispondo che un traduttore letterario professionista lavora sempre verso la propria madrelingua, di cui si suppone conosca ogni sfumatura. Ci sono colleghi perfettamente bilingui in grado di padroneggiare bene entrambe le lingue, ma anche loro spesso mi dicono di privilegiare una sola lingua di arrivo.
    Quindi, per la traduzione di un testo italiano verso una lingua straniera bisogna rivolgersi a un traduttore letterario straniero.

    Già che ci sono, approfitto per augurare buon San Valentino a tutti :-)
    Marina Rullo
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