lunedì 28 febbraio 2011

Intervista a "Scrittori in causa"

Da poco ho scoperto "Scrittori in causa". Cercavo informazioni sui contratti editoriali, sulla pubblicità degli esordienti, sui mancati pagamenti e sono giunta a questo blog. Una veloce scorsa al sito e subito ho capito che questo è uno di quei blog da tenere sempre vicini. 
I contenuti partono dalla volontà comune degli autori di condividere una causa, importante, specifica, inerente all'editoria. Un accenno: l'autore esordiente, l''autorità giudiziaria, il contratto, la pubblicità, il prezzo del libro, il compenso, il contratto, l'ingiunzione di pagamento nei confronti dell'editore non pagante, il controllo delle copie vendute, le copie omaggio e quelle al macero, i libri fuori catalogo e molto altro. Non vi dico di più perché l'intervista che ho realizzato sarà più che esplicativa in tal senso.

PICCOLA DIGRESSIONE PERSONALE: Quando vi parlo della "rivoluzione", la intendo esattamente nei termini e nei modi con cui questi autori mi hanno risposto e nelle azioni concrete che realizzano, per migliorare il mondo dell'editoria, goccia a goccia. Buona lettura.



Grazie per aver accettato di essere intervistati. Iniziamo a parlare del vostro blog, “Scrittori in causa”. Com’è nato, perché, che sviluppo ha avuto fino ad oggi e, infine, qual è l’etica alla base?

Scrittori in Causa nasce circa un anno fa dall'incontro di quattro autori stanchi delle convenzioni editoriali e contrattuali esclusivamente a vantaggio dell'editore. 
Ci siamo resi conto, a nostre spese, di quanto le cattive maniere siano diffuse (contratti capestro, rendiconti poco chiari, mancati pagamenti solo per dirne alcune), e di quanto questo tipo di scontento difficilmente nel mondo editoriale emerga dalla singola esperienza individuale per farsi invece vertenza comune, azione concreta perché le cose cambino. Abbiamo creato un blog con l'idea che fosse sia un punto di riferimento informativo sui contratti per quanti (autori esordienti e non) non abbiano modo di reperire queste informazioni in altro modo, sia un luogo di incontro e di scambio di esperienze, non solo per arricchirci tutti, ma per creare un fronte comune per provare a cambiare quanto riteniamo ingiusto nel panorama editoriale attuale. La strada da fare è ancora molto lunga, ma da un anno ad oggi il blog è diventato davvero il punto di riferimento tecnico che di fatto mancava, molti autori ci scrivono raccontando e condividendo storie sgradevoli che gli sono capitate, e molti altri hanno scritto per noi contributi al blog basati sulla loro esperienza su temi tecnici, in modo che possa essere utile a tutti quelli che ci visitano. 
Abbiamo inoltre attivato uno sportello legale gratuito, grazie al quale chiunque può sottoporci la sua vicenda per avere un parere legale dal nostro avvocato, parere che viene poi regolarmente pubblicato sul blog per essere fruibile da tutti. Non ci interessa additare gli editori disonesti, compilare una lista nera, il problema non è l'editore cattivo, ma lo scrittore ingenuo: vogliamo contribuire a sviluppare consapevolezza negli autori, perché non si trovino più a delegare (troppo fiduciosamente) all'editore la propria responsabilità sul contratto che firmano.

Chi sono gli scrittori in causa di oggi? Quali sono le “cause” che vi siete trovati più frequentemente ad affrontare? Qual è il peccato maggiore degli esordienti?

Gli “scrittori in causa” sono gli scrittori che anziché deresponsabilizzarsi sulle questioni contrattuali per dedicarsi solo alla scrittura, si sentono invece profondamente coinvolti, letteralmente “chiamati in causa” sul contratto che stanno per firmare, e si pongono tutta una serie di domande cruciali, invece di dare per scontato che così è la prassi e così va accettata, per ignoranza ma a volte anche per evitare di risultare elementi di disturbo e compromettere in questo modo contatti che potrebbero invece risultare strategici. 
Un'ipocrisia purtroppo molto diffusa in ambiente editoriale. 
La questione in assoluto che più di tutte ci è stata sottoposta è senza dubbio quella del mancato pagamento, segno inequivocabile del fatto che troppo tardi ci si accorge di quanto sia invece fondamentale e delicata la formulazione del contratto che si firma, e che di un editore ci si fida sempre troppo. 
L'errore tipico dell'esordiente è infatti quello di vedere nell'editore una sorta di mecenate che realizza il proprio sogno di pubblicare, qualcuno per il quale provare gratitudine: niente di più sbagliato. 
L'editore e l'autore sono due figure professionali alla pari che contraggono un rapporto di lavoro basato su un contratto editoriale firmato da entrambe le parti. Bisogna sempre tenere gli occhi molto, molto aperti, tanto più che non pochi editori approfittano proprio di questo tipo di ingenuità degli autori esordienti per fargli firmare contratti definiti “standard” e che invece di fatto sono estremamente svantaggiosi per gli autori.

Molte volte mi è capitato di pensare e di incontrare persone immerse nel mare magnum della difficoltà nel reperire informazioni precise sui diritti e doveri degli emergenti e delle case editrici. Voi queste informazioni le date e le reperite. Quali sono le vostre principali fonti su cui fate riferimenti? Ci sono particolari testi che consigliate?

La maggior parte delle consuetudini editoriali che contestiamo non sono MAI state messe in discussione prima. Per fare un esempio: non c'è una letteratura di riferimento per quanto riguarda il diritto di opzione, che noi riteniamo ingiusto, in quanto l'editore dovrebbe guadagnare sul campo la fiducia di un autore per una seconda pubblicazione, e non garantirsela in anticipo per contratto, tanto più al primo contratto, firmando il quale l'autore non può ancora sapere se può fidarsi o no. 
Quindi lanciamo la discussione, descriviamo tecnicamente la prassi standard e spieghiamo perché secondo noi è sbagliata: da lì parte il confronto con i lettori per arrivare a una vertenza condivisa. Ma dipende anche molto dalla questione: per quanto riguarda la rendicontazione delle copie vendute per esempio abbiamo contattato direttamente la Siae per capire esattamente la funzione dei bollini sui libri in vendita, da lì partiamo per capire e discutere la realtà, metterla in discussione e, se e quando la legge non ci viene incontro, come nel caso dell'arbitrarietà della stesura dei rendiconti da parte degli editori, cercare insieme la soluzione migliore per tutelarci tutti aggirando le trappole nel modo più intelligente ed efficace. 

L’editoria a pagamento è prassi molto attiva in quest’ultimo periodo. Molte persone, pur di pubblicare, accettano di sborsare somme molto ingenti. Gli scrittori che praticano questo tipo di editoria possono essere ugualmente tutelati a livello legale?

Una volta firmato un contratto di questo genere, che solitamente nasconde la propria indecenza dietro il dito della definizione “condivisione del rischio imprenditoriale”, non c'è niente da fare. 
La firma è un'accettazione. 
L'unica cosa che resta a un autore scontento è riconsiderare parola per parola (meglio se avvalendosi della competenza di un avvocato editorialista) il contratto, per vedere se ci sono clausole alle quali appigliarsi o impegni contrattuali palesemente non rispettati per fare valere in sede legale i propri diritti. Ma è raro che in questi contratti, scritti appositamente per incastrare gli autori, ci siano spiragli di cui avvalersi.

Spesso e volentieri gli editori giustificano la loro inattività nei confronti della pubblicità verso l’autore che decidono di pubblicare, accampando più o meno scuse o comunque sottolineando l’alto costo che quest’attività comporterebbe loro. E’ proprio così? Pubblicizzare un esordiente quanto costa veramente? 

Qui il problema è che molti editori promettono a voce di promuovere un autore e poi evitano puntualmente di prendere impegni contrattuali in questo senso. 
I costi dipendono da molti fattori, un buon ufficio stampa basa la promozione di un libro non solo sul budget a disposizione, ma soprattutto su una serie di contatti ben oliati con i mass media. Secondo noi sarebbe giusto che si diffondesse a livello contrattuale la consuetudine, da parte degli editori, di prendere un impegno formale di promozione dei libri che pubblica, certo in base alle proprie possibilità, nessuno gli chiede di rovinarsi, ma un impegno verbale non può e non deve più bastare. Per esempio la Marcos Y Marcos negli ultimi anni ha ridotto il numero degli esordienti che pubblica, proprio in favore della promozione, si sono fermati a 13 esordienti l'anno, e sono giustamente fieri di potersi così dedicare meglio alla promozione di ciascuno. Un esempio assolutamente virtuoso.

I diritti d’autore. Perché, secondo voi, una volta ceduto i diritti all’editore che sceglie di pubblicare l’opera, vengono dati solo minime percentuali all’autore del libro? Come ci si può tutelare? Che cosa dice la legge al riguardo? Come ci si può difendere dalle truffe o dalle frodi nei contratti?

Questa è forse l'ingiustizia più palese, accettata acriticamente e da sempre da tutto l'ambiente editoriale: nonostante col contratto di edizione di fatto l'autore VENDE l'esclusiva proprietà della propria opera all'editore per tot anni, non esiste un compenso UNA TANTUM per la vendita di questo prezioso diritto di proprietà esclusiva (ma solo un anticipo sulle royalty da maturare), inoltre le percentuali sul prezzo di copertina (le royalty, appunto) che vanno all'autore, si aggirano intorno a un ridicolo 10%, quando va bene. Purtroppo non esistono leggi in merito, né è facile modificare questo status quo, appunto perché diffusamente accettato da sempre. La strada per cambiare le cose è lunghissima e non può partire da un singolo autore, proprio per questo Scrittori in Causa sta cercando di allargare l'informazione e la messa in discussione di queste prassi palesemente ingiuste e inaccettabili, per creare un fronte di dissenso il più ampio possibile che finalmente provochi un cambiamento concreto e sostanziale.

Se aveste davanti un esordiente che sta per firmare un contratto con un editore, che cosa vi sentireste di dirgli?

A un esordiente, ma a un qualunque autore che voglia evitare truffe o frodi a livello contrattuale, non possiamo che suggerire di informarsi quanto più può, sul blog di Scrittori in Causa, certo, ma anche su altre piattaforme virtuali forse meno tecniche e focalizzate come la nostra, ma sulle quali indubbiamente si possono trovare consigli utili. Al momento la via più efficace (e purtroppo dispendiosa) è quella di consultare un avvocato editorialista che ci affianchi nella trattativa con l'editore, per arrivare al momento della firma senza aver lasciato nulla al caso o all'ignoranza. 
Sul nostro blog forniamo consulenze legali pubbliche su singole vicende o su singoli aspetti di un contratto, e questo è già moltissimo in un panorama desolante come il nostro, tuttavia per l'analisi dettagliata di un contratto di cui per forza di cose un esordiente è completamente inesperto, si rende necessaria una consulenza legale retribuita, ed è anche giusto che un professionista venga pagato per un lavoro delicato e cruciale come l'analisi di un contratto che stiamo per firmare e che condizionerà irreversibilmente il nostro futuro.

Redazione di Scrittori in Causa: Alessandra Amitrano, Simona Baldanzi, Carolina Cutolo, Sergio Nazzaro



4 messages:

  1. Marta TraversoFeb 28, 2011 01:41 AM
    Ho già avuto modo in passato di visitare questo blog, lo trovo davvero utilissimo per chiunque vuole approcciarsi al mondo della scrittura, intesa sia come 'ambizioni letterarie' sia come 'lavoro redazionale'.

    Bravissima, una bella e completa intervista!
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  2. Occhi di NotteFeb 28, 2011 01:44 AM
    E' davvero molto interessante, in effetti! Soprattutto apre gli occhi su molte questioni!
    TI ho risposto alla mail ;_)
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  3. L'editore Marcos Y Marcos già mi piaceva per le pubblicazioni, ora mi piace ancora di più.
    Queste interviste sono davvero interessantissime, era ora che qualcuno si muovesse in questo senso per tutelare gli scrittori da brutte cantonate, che purtroppo si rivelano una prassi diffusa...
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  4. Occhi di NotteFeb 28, 2011 02:12 AM
    Queste interviste, questo lavoro, il loro blog, non servono a nulla senza un cambiamento di cultura e mentalità e modo di fare.
    Non sono io, questo blog, un articolo ovunque esso sia a tutelare uno scrittore emergente.
    Dev'essere il singolo ad assumersi la responsabilità di ciò che è e che propone.
    L'Italia è troppo vittima, in generale. Le persone sono troppo vittime e troppo spesso si aspettano la manna dagli altri.
    Parlar chiaro, agire, continuare a cercare se non si trova correttezza e onestà.
    Spesso e volentieri mi sono sentita dire: "MA nella vita bisogna accettare compromessi".
    Di compromessi in compromessi ho lavorato a gratis, mi sono fatta fregare il lavoro, ho accettato il non accettabile e via dicendo.
    Non sono i compromessi, e nemmeno l'accettare a scatola chiusa, che tutelano una persona.
    A parole sono tutti bravi.
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