martedì 15 febbraio 2011

Introduzione a un'intervista: psicologia e letteratura.

Psicologia e Letteratura, Letteratura e Psicologia. I due grandi cardini della mia vita. 
Le mie due grandi passioni. I due strumenti, mondi, "speciali navicelle" su cui salpare verso l'altrove.
Mi trovo in imbarazzo a parlarne. 
Quasi un senso di pudore, timidezza. 
Una gioia da tenere celata, un timore di sbavare.
L'immagine qui accanto, Wotan, nome germanico di Odino, è un indizio e un omaggio verso quella voce diversa che sarà ospitata in questo blog. 


Per lungo tempo all'università ho studiato Shakespeare e Blake con approfondimenti legati al mondo junghiano. La Woolf passata al setaccio dalle ricerche psico-critiche letterarie incapaci di andare oltre Edipo o Lacan. Al tempo stesso leggevo per conto mio Pinkola Estés, la Bolen, la Leonard, Kalshed, Hillmann e Jung. 
Costoro mi hanno parlato di letteratura più di quanto tutti gli anni di università abbiano mai complessivamente fatto insieme. Sapete dov'era la differenza? 
E' difficile trovare un docente capace di trasmettere la propria emozione e il senso che ha per lui l'opera che ha scelto di trattare. Difficile trovare un docente capace di insinuare negli studenti il perché leggere e comprendere profondamente proprio la tal opera sia una questione fondamentale per la vita di ognuno. Difficile trovare un docente capace di denudarsi a tal punto dal manifestare il proprio amore attraverso una vivace, poetica, intensa spiegazione dei mondi ricamati pagina dopo pagina. E' come sentire un nastro rotto, il più delle volte. Un nastro rotto e indifferente, capace di ripetere le stesse cose senza entrare in profondità. 
Le lezioni mi lasciavano insoddisfatta, svuotata, con il perenne senso d'urgenza nello scappare verso la biblioteca, da sola, per cercare altro, un appagamento intimo più profondo, degli approfondimenti più centrati e calzanti a quei bisogni impellenti che sentivo a livello di anima.
Attraverso i testi dei grandi psicoanalisti junghiani mi sono avvicinata ai cuori pulsanti della letteratura, in quel centro nevralgico in cui lo scritto e le Lettere, i miti, gli archetipi assolvono la loro funzione di fare anima e parlare all'anima. Questo mancava alle lezioni che seguivo. 
Non facevano anima.
Mi sentivo spaccata. Letteralmente. 
Per moltissimi mesi sono stata in bilico fra il lasciare Lingue e fiondarmi a psicologia, ricominciando da zero. Poi ho virato verso Lettere. Ora che ho la laurea in tasca torna a bussare nel mio cuore questa passione, fomentata dalla scrittura e dalla libertà letteraria che vivo, non più obbligata ad approfondire solo nei limiti imposti da programmi ministeriali.
Psicologia e Letteratura sono, per me, le due distinte ali di un abbraccio vitale, capace di parlarmi e cambiarmi. Per lungo, lunghissimo tempo mi sono domandata che strada intraprendere, se cambiare, annullare, modificare. Il mio percorso nella facoltà di lingue non mi soddisfaceva. 
La struttura dell'università friulana mi sembrava un labirinto. Non so se ora le cose sono cambiate, se c'è stato un ricambio o una sorta di aggiustamento in corso d'opera, anche a fronte del 40% (e oltre) di iscritti in meno. So solo (e mi basta) che in quegli anni la psicologia e la letteratura sono stati il mio Tantalo. 
Sarebbe mai stato possibile coniugare queste due parti così fondamentali per la mia vita? Avrei mai potuto vivere questa passione senza sentirmi penalizzata perché quasi totalmente incapace di vivisezionare un libro attraverso i canoni glotto-sintattico-critico-letterari? Studiare la linguistica non mi "riempiva dentro" tanto quanto la psicologia. Studiare storia mi avvinceva, ma subito la trasportavo nei meandri delle cause e conseguenze, di come avvenimenti e vicende abbiano contribuito a cambiare e plasmare la società e l'individuo. Mi sentivo "povera" nel parlare di un libro solo attraverso le lenti della trama e del manuale-spiccio-di-Freud. A me interessavano le emozioni, i simboli, i collegamenti, l'amplificazione, il farmi inondare dal mondo insito nel libro. Penso  al Paradiso Perduto di Milton. Penso alla mia grandissima passione per Dante, al mio commuovermi fino alle lacrime negli ultimi canti del Purgatorio, davanti al muro di fuoco. 
E' dovuto arrivare in mio soccorso Kalshed, psicoanalista la cui possente opera affronta il trauma, per spiegarmi Dite, Lucifero, la discesa. All'università spesso i discorsi si limitavano alla banalissima tiritera nota e stra nota: la simbologia del tre devitalizzata, Paolo e Francesca, Ulisse, il Conte Ugolino e... finita la Divina Commedia. Possibile?
Da qui è nata la mia quasi totale incapacità di scindere e approcciarmi a un testo senza prestare ascolto ai richiami archetipici e "di anima". Attraverso tutto questo ho anche capito che io e il mondo della scuola, in generale, non siamo proprio fatti l'uno per l'altra. Preferisco l'essere autodidatta. 
Psicologia e letteratura sono cose che mi donano molta gioia. Mi parlano. 
Mi fa piacere condividerla con voi.

Tutto questo per spiegare perché nei prossimi giorni pubblicherò l'intervista al Centro Studi di Psicologia e Letteratura. Scoprirne l'esistenza, conoscere Aldo Carotenuto attraverso i suoi libri, notare, ancora una volta, la vicinanza fra letteratura e psicologia, mi ha rincuorato. Sul loro sito pubblicai una recensione su "Il femminile nella fiaba" di Marie Louise Von Franz. Torvate il link qui a destra, fra gli articoli, se vi interessa.
Nei prossimi giorni vi farò conoscere una realtà che mi ha dato molto, anche se "a distanza" (per ora).
Mi ha permesso di capire che una via c'è.
Io ed Elwe intendiamo seguire questa via e questo non sarà l' unico post al riguardo che pubblicherò.

6 messages:

  1. Senti una Cosina...Feb 15, 2011 12:32 AM
    Interessantissimo. Quanto alla passione per la psicologia mi trovi alleata, io che ora studio cose che abbracciano più la psicologia che la giurisprudenza.

    Seguirò questo tuo nuovo iter.

    Buona giornata intanto
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  2. mi chiedevo se conosci Victor Frankl: è uno psicologo austriaco che, partendo dalla psicoanalisi junghiana, ha inventato la logoterapia; i suoi libri sono estremamente interessanti e profondi...
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  3. Occhi di NotteFeb 15, 2011 12:55 AM
    @Luigi: mi viene da sorridere per la (quasi) contraddizioni di termini. Terapia e logoterapia, intendo. No, non conosco costui, me ne puoi parlare?
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  4. prendo da internet: "L'assunto di fondo da cui parte la logoterapia è la necessità di considerare l'uomo nella sua totalità irriducibile, come essere portatore di valori e di tematiche esistenziali che non possono essere trattate per mezzo di una modalità puramente psicologica. La logoterapia si definisce come una psicoterapia che parte dallo spirito e ha come oggetto
    la coscienza (Seele), costante intenzionalità verso i valori. Il trattamento con il paziente prevede quindi il porre al centro dell'intervento le tematiche relative al senso della vita, ponendosi al confine tra filosofia e psicologia. L'agire umano è guidato, secondo questa psicoterapia, verso la ricerca del senso, della 'verità esistenziale' nelle sue diverse manifestazioni. Il disagio psichico, che si esprime attraverso le nevrosi, viene considerato come una caduta nel cammino della ricerca del significato, e la sofferenza individuale non come un sintomo, ma come un'azione (Leistung) che si inserisce nella dinamica delle decisioni spirituali da prendere nel corso della vita. A tal proposito Frankl propone una nuova categoria diagnostica, chiamata 'noogenic neurosis', indicante una forma di nevrosi legata ad un vissuto di vuoto (vacuum) esistenziale."
    Interessante, non credi?
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  5. Occhi di NotteFeb 15, 2011 11:41 AM
    Assolutamente si, anche perché senza un senso trovato rispetto il proprio vissuto... è davvero complicato vivere! Grazie!
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  6. Veronica MondelliOct 20, 2011 09:01 AM
    Ho trovato quasi per caso questo tuo post.
    Ho passato quasi tutto il DAMS e la mia tesi di laurea a occuparmi di una branca delle teorie del cinema più diffuse: la teoria psicoanalitica del cinema. Effettivamente le lezioni accademiche ripetevano sempre le stesse cose. E, per quel che mi riguarda, spinta dalla voglia di sapere ho comprato e letto quasi tutti i testi di Freud e così di Lacan e degli altri autori a loro più vicini, sconfinando in Merleau-Ponty, in Sartre, nella Feminist Film Theory, fino ad arrivare, autonomamente, alla teoria dei neuroni specchio, diffusa poco prima della mia laurea, aggiunta di corsa all'ultimo capitolo, tale era la mia meraviglia nell'aver trovato, DA SOLA, e solo grazie alla mia voglia di cercare, qualcosa che esprimeva appieno tutto ciò che sentivo.
    La teoria psicoanalitica del cinema è molto bella e interessante e mi prende sempre ogni volta che scrivo di un film. E' interessante perché lega meccanismi strettamente filmici a quelli psicologici più intimi e riguardanti, alla fine, la visione.
    Sono contenta di aver trovato un altro punto in comune :).
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