mercoledì 23 febbraio 2011

Laboratorio di scrittura creativa: gli incipit dei Grandi della Letteratura

Il nostro laboratorio di scrittura creativa continua la sua strada negli incipit letterari. In molti abbiamo partecipato, scrivendo 6 righe introduttive, il cui tema era legato all'infanzia. 
Prima di dire qualcosa al riguardo, vorrei proporvi una carrellata di "inizi", tratti dai Grandi della Letteratura. 
Il motivo di questa scelta risiede nella volontà di dare qualcosa, stimolare riflessioni, avviare un'autocritica capace di generare migliorie e cambiamento, uscendo dagli schemi del "mi piace/non mi piace" oppure dal "ma io volevo che tu scrivessi così o colì". 
Non sono affermazioni utili per chi desidera scrivere o perfezionare il proprio talento o attitudine o piacere. 
Sono solo le propaggini di un gusto o una proiezione mentale. A noi, in questo momento "di lavoro", serve qualcosa di più succoso e sostanzioso. 
Quindi iniziamo a parlare di Dante Alighieri e delle sue prime 6 righe del Primo Canto dell'Inferno. Lo scopo è mettere in risalto i suoi artefatti e stratagemmi letterari, l'uso voluto del lessico, la capacità di avvolgere il lettore sin da subito. Al termine vi indicherò un altro piccolo esercizio.
Perché proprio Dante? 
Sarò banale: è letto sin dalla fine del Duecento. Siamo nel Duemila e passa. 
Se ha retto otto secoli di storia, evidentemente qualche cosa di buono deve averlo avuto. 
E' a nostra disposizione gratuitamente on line, tra l'altro, visto e considerato che il diritto d'autore è più che defunto. Infine, amo Dante e mi ha aiutato in moltissimi periodi, donandomi emozioni a non finire.
Vi parlerò con il cuore. E con le mie cinque copie della "Divina Commedia" a fianco. Per ora lascerò da parte la simbologia e tutti i significati reconditi e rimandi storici. :-) Ma solo per ora. :-)




Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.


Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

esta selva selvaggia e aspra e forte


che nel pensier rinova la paura!

L'incipit dantesco racconta una storia. 
Intorno ai quarant'anni il protagonista vive un periodo di difficoltà profonda, incapace di vedere e tornare a percorrere una strada adatta alla sua persona, alle sue inclinazioni, al suo spirito, al suo credo. 
Sin da subito evidenzia come questo percorso per ritrovare la strada sia stato arduo, duro e come il momento di vista passato si rivelasse ad ogni passo più aspro, difficile. E' stata un'esperienza talmente sconvolgente, così incredibilmente forte e devastante che il solo pensiero riverbera nell'uomo la paura.
Non lo trovate fantastico? 
Mi sto ancora dibattendo con Lia per "rendere" la sua personale "selva selvaggia e aspra e forte" e costui, in sei righe, ha reso il mondo! 
Mi direte: ma lui è Dante! Certo, è Dante. 
Ma: amen! 
Noi siamo noi e possiamo imparare da lui. Come? Prendiamo riga per riga.



"Nel mezzo del cammin di nostra vita" . 

Vi ho evidenziato le tre parole-mondo che ritengo di particolare importanza per il nostro apprendimento. Sono tre parole - mezzo, cammin, nostra - capaci di coinvolgere immediatamente. 
I testi che ho a disposizione, in particolare "Dante Alighieri - La Divina Commedia. Collana: La grande Letteratura Italiana, Fabbri Editori" dedica una pagina intera a quest'unica frase iniziale, soffermandosi in particolare sulla parola "mezzo". 
Non solo viene raccontato il preciso momento storico in cui l'opera viene collocata, la simbologia cosmica e religiosa che immediatamente appare, ma amplia il discorso sottolineando il carattere epico, solenne e grandioso dell'incipit sgorgato proprio da questo "mezzo". Senza contare la fine citazione colta di Isaia che rimanda al viaggio agli inferi compiuto nel mezzo della sua vita. 
Possiamo quindi appuntarci che ogni parola non è morta e chiusa nel suo interno, ma può essere ponte fra mondi, autori, realtà. Per questo motivo ho ritenuto estremamente interessanti i vostri pensieri al riguardo di alcune parole "sbagliate" che avevo lasciato consapevole nel mio incipit. 
"Mezzo" determina una condizione umana e temporale, fornisce indicazioni precise: ovunque ci troviamo, di qualsiasi cosa si tratterà in futuro, sappiamo che il libro e la storia o il poema non parte dalla fine di un percorso o dal suo nascere in germoglio, bensì da una condizione mediana in cui tanto è stato fatto, ma ancora molto deve venire. Quindi questa sola e unica parola, anche considerata singolarmente, è capacissima, in autonomia, di generare curiosità, attesa. 
Il lettore viene preso da questo "mezzo", solleticato. Dove porterà questo "mezzo"? A che cosa si riferisce? E' già avventura.
[ Gli amanti del fantasy, tra l'altro, conoscono perfettamente l'importanza del "mezzo". Della Terra di Mezzo. Esiste una terra di mezzo anche nella vita degli esseri umani, nell'arco cronologico dell'esistenza. ]

"Cammin" è un'altra parola-mondo. 
Cammino, viaggio, avventura. I portoni si spalancano, impossibile resistervi. Cammino è percorso, travaglio, cadute, lotte, vita contro morte e morte contro vita, in tutti gli aspetti più drammatici, eroici, focosi, spirituali, emozionanti e amorosi del termine. Cammino è la vita di tutti noi, è un pellegrinaggio che conosciamo perché lo viviamo, ma è anche un varco verso un mondoCammino è un buon auspicio, sappiamo che per continuare la lettura dobbiamo preparare la nostra sacca.
Funzione dello scrittore è anche quella  di sublimare e far volare. 

Se a "cammin" uniamo "nel mezzo del" allora l'identificazione con lo scrittore, con il racconto è ancora facilitato. Il pubblico adulto riconosce immediatamente il periodo di vita a cui l'autore fa riferimento. 
Lo riconosce e ne è partecipe
Dante ancora non dice nulla sul che cosa sia successo in questo momento della sua vita, cos'ha fatto, chi ha incontrato, dov'è andato, di quale problema si trattava.
Eppure noi sappiamo, per istinto, che si tratta di un viaggio. Non un viaggio qualunque. Un viaggio per la vita.

"Nostra" è una parola che io chiamo "il più geniale degli artefatti letterari presente nelle prime dieci parole di un libro". "Nostra" è un abbraccio. Non riguarda solo me, dice l'autore. 
Bada bene che riguarda anche te. 
Tieni a mente che ciò di cui andrò raccontando è comune alla vita degli uomini in generale. 
Se vuoi continuare sappi che dovrai permettere a quanto leggerai di contaminarti e toccarti, perché quel che tratterò riguarda me, te, lui, loro, noi. Tutti noi. Da sempre e per sempre. 
Inoltre Dante non si pone su un piedistallo giudicante, ridendo: "Ah! Ah! Ah! Voi, stolti! Ascoltate la mia sapiente parola! Io sono uno scrittore illuminato e voi, poveri idioti, nulla sapete del Verbo!".
Purtroppo mi è accaduto di leggere testi in cui l'autore si poneva in questi termini e..... per quanto mi riguarda sono finiti sbattuti lontano nel giro qualche secondo, non letti e mai consigliati. 

Parlare agli altri di tematiche comuni a tutti, implica uno stare sullo stesso piano. 
Per far questo è importante riconoscere che quel che andremo a raccontare ci appartiene ma appartiene anche alle altre persone. pare banale, ma ci sono tanti meccanismi di protezione che si attivano scrivendo: questo "piano" è pericoloso perché è un'autostrada a tre corsie verso il nucleo di noi.

Epocale inizio, frastuono nell'anima, assordante e atterrito momento di riconoscimento. 
Se vuoi scappare, lettore, questo è il momento. Perché sin dalla prossima frase inizierà il viaggio.
L'incipit dantesco è racchiuso in un verso, un endecasillabo, nemmeno una rima o una strofa. Sette parole.
Sette parole, ragazzi. 
Di cui tre luminose come fari, capaci di solcare la coscienza e andare dritto nei reconditi dell'anima. 
Non importa che la "Divina Commedia" sia un'opera di poesia. 
Uno scrittore deve conoscere il potere delle parole e deve sapere come usarle
Deve anche sapere che la sua penna, il suo inchiostro su carta, non è e non sarà fine a sé stesso, ma sarà canale per la catarsi. Non è possibile scrivere senza considerare questo aspetto. Non scriviamo per noi stessiIl fine, la musa, l'obbiettivo, ci scavalcano e vanno oltre persino al singolo lettore. 
Devono arrivare al nocciolo dell'umanità.
Ogni aspirante scrittore non può esimersi dal riflettere su questo.

Essere scrittori significa andare là dove fa paura, portando con sé l'umana mole di titubanze, bassezze, ritrosie, per poi tornare con cicatrici di guerra che raccontano un viaggio fantastico, contro draghi ed eserciti di preconcetti, scelte sbagliate, eredità incancellabili, tenendo il mano il tesoro di una nuova esistenza, di nuovi modi, nuova fede, nuova capacità di amare, essere, esistere, vivere e morire.

Per oggi mi fermo qui.
Ma vi chiedo di iniziare a fare uno sforzo in più e di parlarne insieme
Pensate, in questi giorni, a quanto vi ho detto e pensate a come arricchire i vostri incipit con questi stimoli che vi ho portato. 
Non scrivete ancora nulla, semplicemente dedicate dieci minuti a chiedervi se la storia, se l'incipit che avete pubblicato ha qualche tratto universale e se la vostra voce può toccare le anime di molti.


A voi un piccolo regalo: Roberto Benigni e il Primo Canto dell'Inferno.



9 messages:

  1. Ciao, ottima riflessione sulla scelta delle parole. Non occorre che siano particolarmente rare o ricercate, ma che siano esattamente QUELLE parole che danno l'esatto significato al testo e che evochino un concetto chiaro nella mente del lettore.
    Però, mi permetti una piccola critica? :-)
    Io non avrei scelto un incipit di un'opera in versi. La prosa è prosa e i versi sono versi. E' un po' come mischiare carote con patate. E' ovvio che i versi "funzionano" diversamente dalle frasi in prosa. Io prenderei come esempi gli incipit di nostri grandi romanzieri, per esempio Calvino, Svevo, Pavese ecc... ce ne sono tanti! O magari anche più contemporanei come Benni.
    Spero di non essere stata troppo puntigliosa :-)
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  2. Occhi di NotteFeb 23, 2011 03:09 AM
    Sicuramente. :-) Ma preferisco parlare di opere che conosco bene e che, prima di tutto, mi appassionano e mi emozionano.
    Prima di Calvino, Svevo, pavese e gli altri, c'è Dante. Prima dei contemporanei c'è Dante. La nostra letteratura ha come punto cardine l'esperienza, la ricerca, gli errori, le grandezze nate in quel periodo. Per Dante è un valore aggiunto, troppo spesso bypassato, eppure grande contenitore di tesori.
    Per me è importante Dante, indi per cui lo tratto. Non solo è importante, ma ritengo possa dare molto.
    Andando letteralmente oltre il fatto che un'opera sia un romanzo o un poema.
    Certe cose sono universali.
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  3. Sì, ma infatti non metto in dubbio la somma importanza dell'autore, che ad ogni lettura non smette mai di insegnarci cose nuove. Ci mancherebbe.
    Dico solo che in un laboratorio che discute lo stile di un incipit in prosa, che vuol dimostrare quanto è importante il modo in cui si inizia un racconto/romanzo, gli esempi dovrebbero essere in prosa, secondo me.
    E' come palare di un quadro e prendere ad esempio una scultura. Uno dice: "Ho preso ad esempio Canova perché è universale e dà valore aggiunto". Benissimo! Ma a me, in quel frangente, avrebbe aiutato di più avere come esempio un quadro, visto che sono partita da quello.
    Ma a parte questo mio punto di vista, approvo comunque che si parli di Dante, più se ne parla e meglio è! Baci :-)
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  4. Occhi di NotteFeb 23, 2011 03:27 AM
    Il nocciolo non è la prosa. Il nocciolo è la struttura interna, le scelte, i perché, il modo d'agire. La "Divina Commedia" è una storia, un romanzo in versi, se vuoi. E' un'intricato esempio del viaggio dell'eroe, preciso, preciso.
    Comunque accolgo quel che mi dici.
    Ho in mente un percorso diverso per questo laboratorio. Però se ne vuoi parlare tu di letteratura contemporanea, collegata al laboratorio, sentiti pure libera di creare un articolo. Poi lo possiamo benissimo pubblicare a tuo nome. Anche per dare una maggior capienza.
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  5. Ho preso come esempio autori moderni/contemporanei perché in Italia il romanzo ha preso piede più tardi rispetto ad altri paesi (la prosa da noi è stata storicamente considerata molti gradini sotto alla poesia, negli anni passati), non perché mi interessi di più la letteratura contemporanea che quella antica. Era solo per prendere romanzieri italiani come esempi. Ma ci si potrebbe riferire anche al Boccaccio, per dirne una.
    Il laboratorio è creato da te e rispetto le tue scelte! Anzi, penso che tu stia facendo un ottimo lavoro, mettendoci cura e passione. Era solo un parere personale, per arricchire il dibattito. Comunque grazie per la proposta di intervento. Ciao ciao ^___^
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  6. Occhi di NotteFeb 23, 2011 04:28 AM
    Ti ringrazio per la volontà di arricchire. in realtà ho in mente un "programma" ben preciso, su più fronti. Non voglio realizzare qualcosa di identico a ciò che si trova in rete. Vorrei partire dai "fondamentali", ma in maniera diversa. Dante mi è estremamente utile.
    I romanzi della letteratura contemporanea straniera saranno inclusi. Per quelli italiani..ammetto di avere poca dimestichezza e poco bagaglio culturale. Non ne vado pazza e all'università ogni esame di letteratura italiana partiva da Dante. O meglio.. partiva dagli Svevi e da Federico II... o meglio... andava ancora più indietro nel tempo. :-) Non sono mai riuscita a studiare i contemporanei anche perché, quando potevo scegliere, sceglievo sempre Dante. Questione d'amore. :-)
    Comunque davvero: sentiti libera, se ritieni di avere qualche cosa importante da dire per il laboratorio, di scrivere un articolo.
    Ci mettiamo i link al tuo blog o quel che ritieni opportuno...e ampliamo gli orizzonti e le vedute!
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  7. sono ansiosa di seguirti in questo tuo viaggio avventurioso e la mia mente è in fermento
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  8. Adoro scrivere :) Penso che l'incipit di un'opera sia il succo di tutto il resto :) è importante, è il biglietto da visita di un testo e del suo autore :)
    Grazie per i consigli ;)
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  9. Occhi di NotteFeb 27, 2011 08:41 AM
    @Gabe: La settimana entrante continuo. :-)

    @Rici86: COndivido il tuo pensiero!
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