lunedì 14 febbraio 2011

Laboratorio di scrittura creativa: Vele Ivy e La Flautista .

La scorsa settimana abbiamo riaperto le porte del laboratorio di scrittura. Vi ho proposto un incipit scritto per un concorso letterario, chiedendo le vostre emozioni, critiche, suggerimenti.
Vi ho invitato a fare lo stesso con i vostri scritti, le vostre 6 righe che incastonano, nell'inizio di un racconto, la gemma preziosa legata a un ricordo d'infanzia. Vele Ivy e La Flautista si sono subito date da fare e quindi ora pubblicherò i loro incipit. Sappiate che ci tengo molto alla vostra partecipazione.



Vi chiedo il vostro pensiero dando particolare attenzione alla coerenza logico-sintattica-semantica, uso di figure retoriche, emozioni trasmesse, lessico, dialoghi. Quali sono i punti di forza o debolezza di ognuno di questi incipit, quale vi ha maggiormente coinvolti e stimolati, quale è stato in grado di "farvi iniziare" un "viaggio nei ricordi" o nella fantasia. 
Sei righe sono poche e sono tante, diamoci da fare!

La Flautista:

"Nonno!!! Ciao!!!" La trottola di casa era appena arrivata e, salutata velocemente la nonna, già correva in taverna alla ricerca del nonno. Come ogni domenica c'erano molte cose da fare: scrivere, imparare, disegnare, leggere, sfogliare, scoprire.
"Chiara! Vieni, vieni dal nonno!" E Chiara si lanciava giù per le scale fino a raggiungere il laboratorio.
Ed eccolo, il nonno, dentro il suo regno di pennelli. Stava dando gli ultimi ritocchi al suo quadro.
"Cosa ne pensi? Ti piace?"
 


Vele Ivy:



Il ricordo più intenso della mia infanzia è l’odore del mare.
L’odore del mare… sepolto in un angolo della memoria, ora che vivo lontana dalle distese salate. Ma se ci penso, mi sento permeata da un’ondata di ricordi: ecco io e i miei amichetti intenti a guardare con aria di sufficienza i figli dei turisti, iperprotetti dalle madri, mentre noi in spiaggia ci trasformavamo in una piccola banda anarchica. Stavamo per tutto il pomeriggio lontano dalla vista dei genitori, e  catturavamo granchi, ci tuffavamo dagli scogli, costruivamo castelli di sabbia, ci immergevamo a caccia di sassi colorati.

19 messages:

  1. Grazie, ho appena scritto un post di collegamento su Colorare la vita!
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  2. Occhi di NotteFeb 14, 2011 03:14 AM
    Grazie a te! Ora attendiamo di parlarne insieme con gli altri!
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  3. Da bambino avevo paura del buio e quando arrivò il momento di andare a dormire da solo
    cominciarono gli incubi notturni.
    Ricordo che ogni volta che arrivava il momento di andare a letto mi prendeva un’angoscia simile a quella di un condannato a morte condotto al supplizio.
    Spesso non riuscivo a chiudere occhio per gran parte della notte ed allora cercavo di immaginare che il mio letto fosse protetto da una campana di vetro su cui vegliavano gli angeli, impedendo ai mostri dell’oscurità di farmi del male.
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  4. Occhi di NotteFeb 14, 2011 07:24 AM
    Grazie Luigi e benvenuto nel mio blog!
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  5. Bravo Luigi che ha saputo andare al di là dei ricordi idilliaci e parlarci delle paure dell'infanzia... il suo mini-testo mi è piaciuto molto!
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  6. Vele Ivy: mi piace la parte dei figli dei turisti e la band anarchica... mi sembra di vedervi!
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  7. Ciao carissima, buona serata di San Valentino e buona scrittura. Vi leggeró con l'entusiasmo.
    Baci
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  8. Occhi di NotteFeb 14, 2011 02:42 PM
    Parliamone ancora! :-)
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  9. Manca poco a Natale, in classe siamo tutti un po' agitati e non riusciamo a stare fermi sulla sedia. I richiami all'ordine del nostro maestro servono a poco. Bussano alla porta e entra il mio papà: è vestito da lavoro (fa il muratore) e sulle spalle porta un sacco di gesso molto pesante. C'è silenzio ora in classe: il maestro ringrazia perchè con quel gesso faremo i lavoretti per Natale, mio papà mi saluta e silenzioso se ne va. Il maestro cerca di spostare il sacco inutilmente: 'ma come fa il tuo papà? E' davvero forte!'. Ancora ora, quando lo guardo, l'immagine che ho di mio padre è quella della bambina di tanti anni fa.
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  10. Let, che ricordo tenero e contemporaneamente molto concreto. Mi hai fatta emozionare. Chissà quanto sarai stata orgogliosa del tuo papà!!
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  11. Occhi di NotteFeb 16, 2011 05:18 AM
    Pubblico altri due incipit che mi sono arrivati.

    ANNA DE SIMONE:
    Adorava indossare gli abiti del male, così piccola e già adulta.
    Possedeva una grossa dose di perfidia ma nessuno l'avrebbe detto se non la sua cattiva coscienza, deviata da chissà quale tortura ancora più prematura della sua stessa malizia.
    Era una bambina dal viso angelico, insospettabile.
    Tutti i giorni nel quartiere in cui viveva si trovavano frattaglie di animali, code di volpi e teste di conigli, animali decapitati con troppa brutalità e poca attenzione; ma come detto, nessuno avrebbe sospettato di lei.

    FRANK SPADA:
    Loverman in rumba lenta. La vamp striscia gli occhi addosso a Johnny Farrel, ridendo, giro su giro, finge attenzione per il ballerino che la muove. Spirali in primo piano, lei ondula i capelli sciolti a lato degli sguardi di chi sembra non vederla, lo intriga affascinante. Lui, seduto a un tavolo, veste uno smoking bianco. La seduzione in luce e quello schermo in bianco e nero unì per sempre i miei amori all’ombra di me stesso. Vidi quel film una sera d’estate, sul piazzale del Castello. Ero in braccio a mia madre, ignara di un bambinello sedotto per la prima volta da una donna - si chiamava Cansino.
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  12. I due incipit che mi sono piaciuti di più sono quelli di Luigi e Let. Molto "visivi" ed emozionanti nella loro semplicità.
    Occhi, un'idea: potresti fare un post cumulativo con tutti i mini-testi, anche il tuo, ognuno con un titoletto. Che ne dici? E' solo un'idea che mi è venuta adesso, poi vedi tu :-)
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  13. Occhi di NotteFeb 16, 2011 05:37 AM
    Si ci stavo pensando anche io. In realtà vorrei ampliare un pochino il discorso, per non lasciare gli incipit fine a se stessi. Sarebbe bello lavorarci su insieme, per migliorarli. Che ne pensi? Sarebbe bello riuscire ad avere opinioni più precise e diverse dal mi piace/non mi piace.
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  14. La stessa odiata bambola di celluloide ,che una signora pietosa mi aveva regalato quando era morto il babbo,un modo per consolarmi di una tragica perdita.Ma alla bambola staccavo ora un braccio,ora una gamba,cercando di distruggerla.Mia madre,pazientemente,l'aggiustava,cuciva vestiti nuovi,ma forse non aveva intuito che per me quella bambola,non era un giocattolo,ma l'emblema di un dolore,troppo forte per una bambina di 4 anni.
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  15. Sempre quella odiata bambola di celluloide,che qualcuno mi aveva regalato quando era morto il babbo.Cercavo di distruggerla,staccando ora un braccio,ora una gamba,ma la mamma la sistemava di nuovo e la abbelliva,con nuovi vestitini di maglia.Forse neanche lei intuiva che per me quella bambola non era un giocattolo,ma solo l'emblema di un dolore troppo grande per una bambina di 4 anni.
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  16. Occhi di NotteFeb 17, 2011 01:28 AM
    Molto intenso e molto coinvolgente!
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  17. intanto è stato un piacere scoprire il tuo blog,perchè mi piace scribacchiare e lo trovo stimolante e poi scusami se ho inviato lo stesso incipit due volte,ma stamani,non avendolo trovato,ho pensavo che il p.c.fosse di nuovo in fase di capricci,a presto,buon pomeriggio
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  18. Occhi di NotteFeb 17, 2011 05:17 AM
    Gabe non ti preoccupare per il doppio invio. :-)
    Benvenuta e piacere di conoscerti!
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  19. Il nuovo anno scolastico era appena iniziato. Un nuovo arrivato, Davidino, era già la vittima preferita dei bulli di turno. Io ero uno di loro. Uno di quei bulli che mentre ti fanno piangere sghignazzano compiaciuti. Il piccolo Davide era indifeso, remissivo, silenzioso e si teneva sempre in disparte. Forse questo suo non integrarsi fece sì che noi marmaglia vedessimo in lui la vittima prediletta.
    Un paio di mesi dopo l'inizio dell'anno scolastico Davidino si era già abituato a essere continuamente tartassato e questo fatto aveva ancor più accentuato il suo carattere introverso.
    Un giorno poi lo incontrai nei bagni dei maschi, eravamo solo io e lui. Presi così, come era mio solito, a riempirlo di scappellotti sulla collottola. La cosa andò avanti per un paio di minuti senza che lui proferisse parola. Poi d'un tratto si voltò di scatto e mi guardò negli occhi con un'espressione che non avevo mai visto prima. Restai paralizzato per qualche istante, poi ripresi a schiaffeggiarlo. Forse quel suo sguardo avrebbe dovuto farmi capire che dovevo smetterla, ma così non fu e purtroppo continuai. Davidino mise la mano destra nella tasca dei calzoni. Fu un attimo. Quasi non me ne resi conto. Davidino aveva estratto dalla tasca una matita e me l'aveva conficcata violentemente tra le costole, provocandomi un pneumotorace.
    Da allora non ho mai più infastidito nessuno.
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