venerdì 18 febbraio 2011

Laboratorio di scrittura: Riassumiamo i vostri incipit.

Avete partecipato in tanti. E' stato veramente bello vedervi parlare fra di voi e confrontarvi direttamente, senza la necessità di avermi come "intermediario", diciamo così. Colgo il suggerimento di Vele Ivy, a cui stavo già pensando da qualche giorno e vi "riassumo" la carrellata di input di 6 righe a tema "infanzia" che avete mandato. Lascio ancora 3 giorni di tempo a coloro che non hanno partecipato ma, stuzzicati, si metteranno alla prova.
Dopo di ché ne parleremo e cercheremo di fare un passetto avanti insieme.


La Flautista:

"Nonno!!! Ciao!!!" La trottola di casa era appena arrivata e, salutata velocemente la nonna, già correva in taverna alla ricerca del nonno. Come ogni domenica c'erano molte cose da fare: scrivere, imparare, disegnare, leggere, sfogliare, scoprire.
"Chiara! Vieni, vieni dal nonno!" E Chiara si lanciava giù per le scale fino a raggiungere il laboratorio.
Ed eccolo, il nonno, dentro il suo regno di pennelli. Stava dando gli ultimi ritocchi al suo quadro.
"Cosa ne pensi? Ti piace?"
 

Vele Ivy:

Il ricordo più intenso della mia infanzia è l’odore del mare.
L’odore del mare… sepolto in un angolo della memoria, ora che vivo lontana dalle distese salate. Ma se ci penso, mi sento permeata da un’ondata di ricordi: ecco io e i miei amichetti intenti a guardare con aria di sufficienza i figli dei turisti, iperprotetti dalle madri, mentre noi in spiaggia ci trasformavamo in una piccola banda anarchica. Stavamo per tutto il pomeriggio lontano dalla vista dei genitori, e  catturavamo granchi, ci tuffavamo dagli scogli, costruivamo castelli di sabbia, ci immergevamo a caccia di sassi colorati.


Luigi:

Da bambino avevo paura del buio e quando arrivò il momento di andare a dormire da solo
cominciarono gli incubi notturni.
Ricordo che ogni volta che arrivava il momento di andare a letto mi prendeva un’angoscia simile a quella di un condannato a morte condotto al supplizio.
Spesso non riuscivo a chiudere occhio per gran parte della notte ed allora cercavo di immaginare che il mio letto fosse protetto da una campana di vetro su cui vegliavano gli angeli, impedendo ai mostri dell’oscurità di farmi del male.

Let:
Manca poco a Natale, in classe siamo tutti un po' agitati e non riusciamo a stare fermi sulla sedia. I richiami all'ordine del nostro maestro servono a poco. Bussano alla porta e entra il mio papà: è vestito da lavoro (fa il muratore) e sulle spalle porta un sacco di gesso molto pesante. C'è silenzio ora in classe: il maestro ringrazia perchè con quel gesso faremo i lavoretti per Natale, mio papà mi saluta e silenzioso se ne va. Il maestro cerca di spostare il sacco inutilmente: 'ma come fa il tuo papà? E' davvero forte!'. Ancora ora, quando lo guardo, l'immagine che ho di mio padre è quella della bambina di tanti anni fa.

Anna De Simone:

Adorava indossare gli abiti del male, così piccola e già adulta.
Possedeva una grossa dose di perfidia ma nessuno l'avrebbe detto se non la sua cattiva coscienza, deviata da chissà quale tortura ancora più prematura della sua stessa malizia.
Era una bambina dal viso angelico, insospettabile.
Tutti i giorni nel quartiere in cui viveva si trovavano frattaglie di animali, code di volpi e teste di conigli, animali decapitati con troppa brutalità e poca attenzione; ma come detto, nessuno avrebbe sospettato di lei.

Frank Spada:


Loverman in rumba lenta. La vamp striscia gli occhi addosso a Johnny Farrel, ridendo, giro su giro, finge attenzione per il ballerino che la muove. Spirali in primo piano, lei ondula i capelli sciolti a lato degli sguardi di chi sembra non vederla, lo intriga affascinante. Lui, seduto a un tavolo, veste uno smoking bianco. La seduzione in luce e quello schermo in bianco e nero unì per sempre i miei amori all’ombra di me stesso. Vidi quel film una sera d’estate, sul piazzale del Castello. Ero in braccio a mia madre, ignara di un bambinello sedotto per la prima volta da una donna - si chiamava Cansino.

Gabe:

1)La stessa odiata bambola di celluloide ,che una signora pietosa mi aveva regalato quando era morto il babbo,un modo per consolarmi di una tragica perdita.Ma alla bambola staccavo ora un braccio,ora una gamba,cercando di distruggerla.Mia madre,pazientemente,l'aggiustava,cuciva vestiti nuovi,ma forse non aveva intuito che per me quella bambola,non era un giocattolo,ma l'emblema di un dolore,troppo forte per una bambina di 4 anni.

2) Sempre quella odiata bambola di celluloide,che qualcuno mi aveva regalato quando era morto il babbo.Cercavo di distruggerla,staccando ora un braccio,ora una gamba,ma la mamma la sistemava di nuovo e la abbelliva,con nuovi vestitini di maglia.Forse neanche lei intuiva che per me quella bambola non era un giocattolo,ma solo l'emblema di un dolore troppo grande per una bambina di 4 anni.

Occhidinotte:


" - Bambiniiii!!!! - una vichinga brizzolata torreggiava sull'alveare di fanciulli. Lo sguardo di ghiaccio e l'acuto stridio della sua voce li aveva bloccati all'istante. 
- In cappella, forza! - Donna di poche parole, compresse l'ordine che non ammetteva repliche o ritardi in un unico gesto. Un dito puntava la porta. In fila indiana, i pargoli rumorosi, che fino a pochi attimi prima erano apparsi gorgogliare nel giardino, presero posto trattenendo il respiro."

13 messages:

  1. E' bello leggere tutti questi testi diversi, nessuno di noi si è fatto influenzare dagli altri. Proprio un bel catalogo di ricordi.
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  2. Mr. TambourineFeb 18, 2011 11:05 AM
    Concordo.
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  3. Quante belle cose ho letto, sono anni che non scrivo, ma questo laboratorio mi sta quasi facendo tornare la voglia.
    Certo è deprimente pensare che tante persone meritevoli non riescono a far pubblicare neppure due righe, mentre Einaudi lascia spazio a Melissa P.
    Comunque è propio un bel progetto.
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  4. Anna De SimoneFeb 19, 2011 03:39 AM
    infatti... nessuno si è fatto influenzare dagli altri! :)
    Bella l'individualità! :)
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  5. Complimenti davvero per il successo dell'iniziativa, cara!
    Un salutone! :-)
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  6. P.S.: tutti questi brevi pezzi sono belli, io ho i miei preferiti... ma preferisco non dirli ;-)
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  7. Occhi di NotteFeb 19, 2011 01:53 PM
    @Wolf: se vuoi pubblicizzare l'iniziativa nel tuo blog e invitare i tuoi lettori a partecipare, sentiti liberissimo di farlo! :-)

    @Anna: io credo molto nell'individualità, come aspetto positivo ed irrinunciabile.
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  8. Occhi di NotteFeb 20, 2011 02:42 AM
    Viola mi ha mandato questo incipit:

    Era sabato e Marta ritornava a casa con la cartella un pò più pesante. Ogni sabato la maestra assegnava ad ogni bambino un libro della biblioteca di classe. E Marta era molto felice del suo fardello! Pranzava in fretta e poi si metteva seduta davanti al davanzale della cucina e iniziava a leggere...Per lei non esistevano più l'alto frassino, l'aia con le galline..lei stava vivendo la storia del libro. Il sole prima alto nel cielo man mano calava, scendeva il crepuscolo, ma lei non se curava. Smetteve solo quando aveva letto fin l'ultima pagina e si rammaricava di dover attendere una settimana per avere un nuova avventura da vivere...Già da allora....
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  9. Pantaloni da maschio, cappello da fatina fatto con del cartoncino rosa, ai piedi un paio di stivaletti di pelle nera, lucidi, con un tacchetto forse di due o tre centimetri.La cosa più affascinante e che non dimenticherò mai, era l'interno di questi stivaletti.Erano rivestiti di una stoffa rossa fuoco, un dettaglio che affascinava i miei occhi di bimbetta. Rientrare da scuola e infilarmi in questi stivaletti era come immergersi in un sogno dove il ticchettio dei tacchetti che battevano sulle piastrelle era la cosa più bella che si potesse desiderare.
    questo ricordo mi accompagna ancor ora e lo associo ogni volta che vedo un paio di stivaletti , e mi fa tornare indietro nel tempo. Peccato che erano almeno di di quattro numeri più grandi del mio piede.
    Ho sempre invidiato questi stivaletti a mia madre.!!!!!
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  10. Occhi di NotteFeb 21, 2011 12:46 AM
    @Flavia: se vuoi provare, hai ancora oggi di tempo!
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  11. Occhi di NotteFeb 21, 2011 01:02 AM
    @Rosimicia: le scarpette rosse sono potentissime. Penso che ogni bambina e ogni donna, almeno una volta nella vita, si sia infilata le scarpette rosse ai piedi. In tutti i sensi. C'è una storia in "Donne che corrono coi lupi"... parla proprio delle scarpette rosse...
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  12. Me ne stavo lì ad osservarla.
    Lei, frettolosa nei gesti e nei pensieri, in una vigilia di Natale di tanti anni fa.
    Profumo di bucato pulito, di pomodorini freschi e vongole.
    Ed io piccina imparavo, volevo essere brava come lei.
    Ancora oggi la osservo.
    Mette sempre passione nei suoi manicaretti.


    Questo il mio ricordo...lo trovate qui

    http://lamagiadelvento.blogspot.com/2011/03/ricordi-dinfanzia-mia-nonna-materna.html

    E complimenti a tutti, ho letto brani davvero belli!
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  13. MOlto bello!
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