mercoledì 2 marzo 2011

Blogger: i nuovi rivoluzionari sovversivi.

Immagine tratta da: mondotechblog.it
Di miopi ce ne stanno ancora pochi. Un blogger non è un perditempo. Uno "smanettatore", uno "sfigato-tutto-ciccia-e-brufoli". Un blogger è un pericolo. La grande rete, il web, è un'arma micidiale.
Come nella violenza in famiglia, nelle dittature persistano le seguenti condizioni:
  1. isolamento delle persone e fra le persone
  2. metodo bastone e carota fisica
  3. manipolazione mentale e di contenuto
Il web e i blogger sono granelli di sabbia capaci di spazzar via brutalmente regimi, dittatori. 
La loro opera rivoluzionaria sta segnando il futuro dei paesi collegati all'area Mediterranea (Italia inclusa). Perché? 

Il potere della parola e dell'incontro. Il potere del pensiero e del confronto. Il potere della co-esistenza di più esperienze e riflessioni, della conoscenza, della denuncia. Quando le persone parlano, è facile supporre che siano anche in grado di ragionare, unirsi, movimentarsi, agire in massa per abbattere una situazione di degrado. Vedete, secondo me la questione della libertà di parola non può limitarsi al: "voglio essere libero di insultare e calunniare quanto mi pare e piace". Non può limitarsi al "voglio essere libero di dire tutto quello che mi passa per la testa sul premier". E' una cosa che va oltre. 
Più profonda, più importante. 
La libertà di parola è la libertà di un popolo. La libertà di un popolo incide sul suo futuro.
Per questo bisogna considerarla nei suoi ampi aspetti. Oltre il "bunga bunga".

In Italia la connessione internet è molto lenta rispetto ai Paesi del Nord Europa, per esempio. 
Avete mai fatto caso a questo? Vi siete mai chiesti perché è così difficile darci qualche Mbps in più? 
E' solo una questione di... infrastrutture o di accordi? C'è dell'altro?

In Cina sono impiegati 40.000 funzionari pubblici per monitorare i contenuti e le comunicazione trasmesse on line (fonte: Punto Informatico). E' scoppiata una rivolta per il blocco dei canali pornografici attraverso un software il cui potenziale di limite ha toccato anche canali informativi in materia di politica e persino di immagini (fonte: Mondotechblog.it).

Non è un caso che persino Amazon sia stata esclusa dagli accessi di molti paesi mediorientali in questo periodo: i libri, le informazioni, la cultura, la possibilità che la gente pensi! 

In Vietnam la legge tollera i blog solo come espressione diaristica della propria vita (mi sono alzato, ho cucinato il riso, ho fatto visita alla mamma, ho coltivato un fiore), ma non come luogo in cui raccontare della vita pubblica perché questo significherebbe l'infrazione di leggi. Il ché fa pensare molto. 

Vogliamo parlare poi della Russia, della Libia, della Tunisia?

I blogger, al giorno d'oggi, sono consapevoli di non essere più solo utenti di un servizio on line. I blogger fanno informazione. Un blog può essere usato per l'e-commerce, per la ricerca di lavoro, per la condivisione di citazioni, video, racconti, momenti personali. Ma anche per organizzare, generare cambiamento, rivoluzione, nuove consapevolezze e necessità. 

In Tunisia un blogger è parte del governo e sta combattendo battaglie contro la censura, a favore della libertà intellettuale. 

In Iran molti blogger sono stati imprigionati, alcuni - dicono - sono stati uccisi per aver avuto l'ardita idea di raccontare quanto stava avvenendo. 

In Zimbawe pare sia stata praticata la tortura a un docente che ha avuto la scellerata idea di mostrare i video dei tumulti africani. Tortura, capite? Il sito: wired.com racconta dell'uso di spranghe metalliche e di tutti gli altri tipici oggetti e metodi utilizzati normalmente per tormentare gravemente il corpo, la mente, l'anima e la parola di una persona.

In Israele stanno discutendo se la mappatura Google delle città è da considerarsi pericolosa per l'una o per l'altra parte in guerra (siano essi eserciti o estremisti o terroristi, aggiungo io). 

In questi stessi giorni Google ha stanziato un numero incredibile di miliardi di dollari per finanziare il giornalismo, quindi l'informazione, quindi la conoscenza, quindi la libertà. Il finanziamento sarà particolarmente fruito per le società che lavorano per sviluppare tecnologia open source

Parliamo poi della Corea del Sud con le connessioni internet più veloci al mondo, secondo il Content Delivery Network: 14 Mbps. Quanti Mbps ha l'Italia? Gli Stati Uniti solo 5, tra l'altro. 
Che paradosso, non trovate? Casi della vita, dicono.

Gli utenti internet non sono più solo "smanettoni", depressi, soli. Esistono ancora persone, in Italia, che pensano questo, persone anche facenti parte del settore informatico, non dimentichiamocelo! 
C'è ancora chi dice: "Che cosa vuoi fare con un blog? Stai perdendo tempo!" .
Se non fosse che la questione e la situazione sono da considerarsi dannatamente serie, urgenti e profondamente significative per il nostro futuro, verrebbe da rispondere con un sorriso alla Jack Sparrow: "La rivoluzione!". 
In tanti la sognano in Italia. 
In tanti la inneggiano prendendo ad esempio capisaldi di un "ismo" che ha creato nuove prigioni morali, mentali, personali in tanti Stati, le cui conseguenze sono ancora pagate in molte parti del mondo, Italia inclusa.

Gli utenti internet fanno parte di una rete che non è più solo limitata alla definizione di internet per antonomasia. Blog, social net, forum, chat, applicativi software per telefonia mobile permettono alle persone di incontrarsi, conoscersi, parlare e collegarsi. 

Ogni dittatura, ogni violenza, ogni tirannia intellettuale va a gambe all'aria quando le persone iniziano a parlare fra di loro, a formare gruppi, a stare insieme.

Mi chiedo: e l'Italia? E noi? 
Che cosa vogliamo fare in questo momento di cambiamento globale di prospettive, direzioni politiche, capovolgimenti di piramidi, nuove pretese, nuovi urli di libertà?
Ci bastano davvero i blog di Beppe Grillo o gli interventi di Marco Travaglio? Ci bastano ancora i partiti, così come sono? Davvero vogliamo continuare ad aderire alla linea di partito, quale esso sia, e continuare a stare nelle logiche di sempre, indipendentemente dal colore di camicia che indossano i premier?
Ce la sentiamo di scrollarci di dosso quel senso di impotenza, accettazione silenziosa, depressa ma furibonda? Siamo in grado di fare informazione con lo scopo di crearci un Paese migliore? 
Siamo in grado di pretendere la nostra libertà per davvero?

Sapete: c'è chi dice che la caduta del comunismo in Russia sia stata avvallata anche dalla comparsa dei telefonini. Quando le persone parlano, raccontano, si confrontano... niente rimane più come prima. Possono essere granelli. Ma la valanga arriva. Travolge, sradica. Cambia. Riflettiamoci.

Vi segnalo alcuni blog e siti che reputo interessanti.
  1. punto-informatico.it
  2. webmasterpoint.org
  3. http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=134851&sez=HOME_NELMONDO
Blog:
  1. http://melogrande.splinder.com/post/24207577/l-africa-la-rete-e-la-liberta
  2. http://musafiralahlam.wordpress.com/
  3. http://lilit.ilcannocchiale.it/
  4. http://pajamasmedia.com/rogerlsimon/
  5. http://www.iodivergo.ilcannocchiale.it/
  6. http://www.arabist.net/blog/2011/1/15/twitter-wikileaks-and-tunisia.html
  7. http://www.arabist.net/blog/2011/2/28/libya-the-iron-fist-that-failed.html

32 commenti:

  1. beh c'è da rimanerne sbigottiti...
    anche se un po' cominciamo a percepire qualcosa che dovrebbe distoglierci da sto clima da anestetizzati cronici...

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  2. i mezzi di comunicazione da sempre sono il peggior nemico delle dittature, non mi stupisce che in certi paesi siano ipercontrollati e censurati.

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  3. Non stupisce neanche me, infatti.

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  4. @ qwe: Si, c'è da rimanere sbigottiti, ma anche da informarsi, studiare, cercare, vedere, sondare, ponderare. Io non credo che l'anestesia italiana dipenda per il 100% dal premier e da Mediaset, come molti vogliono far credere.
    Dipende da noi, anche.
    Da quando, realmente, ci guardiamo intorno. Da quanto ci importa. Da quanto cerchiamo di andare oltre. DOBBIAMO FARLO, DOBBIAMO. Per il nsotro futuro!

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  5. Marta Traverso02 marzo 2011 15:02

    In Italia non è solo il discorso dellaa velocità di connessione, ma di una quasi totale assenza di aree a wifi gratuito. Esempio: a Genova ci sono alcune aree wifi, ma ciascuna ha la propria tessera (ovviamente a pagamento), e con una tessera non si può navigare nelle aree di pertinenza di altre tessere.. In grandi città come Londra si è connessi ovunque e senza pagare nulla..

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  6. :-) Parli della Gran Bretagna, Marta. Un mondo a parte. [Se poi R. volesse intervenire in merito, visto che vive in Inghilterra... sarei lieta.]

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  7. sottoscrivo il tuo pensiero sul nostro lasciarci morire piano piano

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  8. Non può rimanere così per sempre. Noi giovani abbiamo una precisa responsabilità in questo.

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  9. @ D.ssa Carolina - un post (davvero interessante) anticipa l'uscita del suo libro che comprerò senz'altro. Complimenti!
    Mi rallegro (di nuovo? sì) per il "Suo" fare.
    Cordialissimi saluti.
    Frank Spada

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  10. Marco (Cannibal Kid)02 marzo 2011 15:28

    parole Sante!

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  11. Grazie per i complimenti e grazie per aver cercato insieme a me un modo positivo per collaborare insieme.

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  12. Come può testimoniare anche Cannibale, io sono un cowboy un pò tamarro pieno di tatuaggi, quindi sfato due volte i loro pregiudizi.
    Detto questo, siamo come un'onda, e non si dovrebbe mai sottovalutare la portata dell'oceano.

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  13. Mai sottovalutare l'oceano. Mai.

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  14. Dimenticavo... cin-cin, eh, e mi faccia sapere per tempo quando uscirà il suo libro ché lo segnalerò con piacere sul mio blog.
    F.

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  15. Arrivo qua via Melogrande, che ho conosciuto tramite una straordinaria esperienza nota come Ibridamenti (Nuovi metodi per la ricerca Universitaria), a testimonianza di come la rete, ed in particolare la Blogosfera sia veicolo di informazione ragionata, vissuta, ponderata.
    Non è solo chat che vive dell'immediato, ma anche frutto di confronto, rielaborazione ed appunto ibridazione, cioè condivisione, e rilancio verso gli altri.
    Il tempo che mi ha visto "rivoluzionario" era basato sul ciclostile e sul corte studentesco....ma non oso immaginare cosa sarebbe stato il 68 se avessimo avuto anche solo i cellulari....
    La rete veicola il pensiero, quasi fossimo un unico cervello disseminato nell'intero globo e portatore di esperienze vaste e differenziate.
    Se tutta la rete urla libertà, un motivo ci deve pur essere....
    Buona serata a Mme Carolina ed ai suoi lettori

    GB

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  16. @F : grazie Frank..ci vorrà ancora tanto tempo prima che esca!

    @Astrogigi: immagino che nel '68 non sarebbero serviti solo telefoni cellulari..ma anche qualche consapevolezza in più oltre al sesso-droga e rock and roll... Al momento la mia generazione sta pagando i non fatto della vostra. Ed è pesante. Molto.

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  17. Carolina, permettimi di dissentire: noi vecchi rimbambiti che inneggiavamo MAKE LOVE, NOT WAR, abbiamo tracciato una via che nel bene o nel male ha segnato una svolta, irreversibile e definitiva: mi sembra ingiusto oltre che limitativo, definire nostri i danni di una generazione di rammolliti da happy hour o che crede che il mondo sia un grande fratello globale.
    Io non ho mai fumato neppure uno spinello in tutta la mia vita e non per questo mi considero un diverso o un giusto pio.
    Ma ho imparato che credere in un'idea può essere molto più esaltante che un trip acido.
    E se ti capita di passare dalle mie parti telematiche, capirai che la mia grande preoccupazione è per mia figlia diciottenne che nel mondo di oggi dovrà crearsi una vita che abbia un senso.
    E lei stessa mi dice di quali povertà soffrano oggi i giovani.

    Per Aspera ad Astra.

    GB

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  18. Il potenziale di Internet si sta dimostrando essere davvero illimitato, in continua espansione, e questo i "signori" che sono al potere lo sanno bene: la forza dell'"intelligenza collettiva", teorizzata profeticamente da Lévy, li spaventa e non poco; non si spiegherebbe altrimenti l'atteggiamento di censura al riguardo in Paesi come anche l'Italia, ahimé.

    Sulla diffidenza, sulla chiusura nei confronti del cosiddetto social web (sperando che in futuro questi pregiudizi si dissolvano), volendoci limitare all'Italia, credo che sia tutta una questione, ancora oggi, in un mondo sempre più "interconnesso", di arretratezza mentale.
    La cosa che soprattutto continua a stupirmi, però, è che tale chiusura ci sia paradossalmente anche tra i vari blogger (nel mio piccolo, ne ho conosciuti alcuni), non tanto da un punto di vista del "che cosa ci fai con un blog, ache serve?", ma del punto di vista umano che sottostà al tutto: pur sguazzandoci dentro dalla mattina alla sera, rifiutano categoricamente - anche in maniera inconscia - l'idea di web come una rete - ancor di più quando quest'ultima è qualcosa di collaudato e consolidato - la cui reale ossatura è fatta di persone reali, che comunicano, interagiscono, s'incontrano, si conoscono, quasi come se dall'altra parte del monitor ci sia un automa e non un essere umano.
    Credo il tutto sia dovuto, come ho detto a volte sul mio blog, ad una mancanza di "educazione digitale".

    Scusami per la prolissità e, forse, la poca chiarezza, ma l'argomento mi prende molto.
    Bel post, complimenti! ;)

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  19. @Vince: Penso proprio che tu abbia ragione rispetto "l'arretratezza mentale". Mi chiedo se non abbiamo ancora dato valore alla rete, se siamo immersi in meccanismi malati anche qui, se è questione di non conoscenza, quindi di ignoranza e pregiudizi. Sto studiando il marketing on line e scopro quanto le aziende siano indietro, quanto al giorno d'oggi non considerino il web come uno strumento importantissimo per il loro business...
    C'è tanto da fare.

    La tua riflessione su alcuni tipi di blogger la condivido, ne ho incontrati e, se scorri questo blog sugli argomenti affini, troverai anche alcune discussioni molto accese in tal senso, proprio nei termini che dipingi tu.
    Il blog? Un lavoro? Un futuro? Un commercio? Un potere comunicativo? Ma sei matta?... peccato che il mondo abbia già superato largamente tutto questo.

    Condivido proprio il tuo pensiero!

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  20. @Astrogigi: non ce l'ho con lei singolarmente. Se le ho dato quest'impressione le chiedo scusa, davvero. Mi sento sentitamente frustrata davanti al degrado prodotto da tantissimi 68ini e 68ine. Umano, politico, sociale. Capisco la sua pena e preoccupazione per sua figlia 18enne: ne ha ben donde. Spero che possa avere un futuro e delle opportunità migliori, soprattutto perché quando avrà la mia età, se Dio vuole, la crisi si sarà allentata e magari ci sarà stato anche un cambio di rotta politico, culturale, informatico...

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  21. @ Carolina - Apprezzo la ragionevolezza istintiva (e motivata) del suo primo commento ad Astrogigi - Condivido la speranza di un cambiamento generazionale nel governo dell'Italia, augurando alla figlia di un ex-sessantottino il miglior futuro possibile.
    F.

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  22. Sì, c'è ancora tanto da fare... Speriamo che le cose prima o poi si evolvano in meglio. ;)

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  23. @Vince: Dipende da noi. Dipende da quello che saremo in grado di fare concretamente per cambiare questa situazione. Non dipende da nessun altro.

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  24. Carolina, perdona, ma se pure sono più prossimo alla senilità che alla gioventù, non necessito ne di pluralis maiestatis ne di formalismi colloquiali. Nel "reale" tendo anch'io a mantenere il doveroso rispetto del "Lei" anche con giovanissimi interlocutori, ma dato che la rete permette il superamento di ben altre barriere, preferirei un bel rapporto a "Tu".
    Niente di personale nello scambio: anch'io ho vissuto con disagio la trasformazione da 68ini a borghesi. Ma ricordo quegli anni di lotta studentesca come anni vivaci, di trasformazione, di teste fronzute e jeans sdruciti accomunati da un forte desiderio di liberazione da pensare vecchi e superati.
    Li ho vissuti con foga, vigore, speranza e determinazione, quando esporsi con slogan politici poteva ancora voler dire bocciature o etichette di poco di buono...
    Ecco il motivo del disagio alla risposta.
    Ma ne condivido buona parte, anche se brucia.
    Non tutto però è stato vano.

    Se posso accennare al piccolo contributo dato alla ricerca che mi ha portato a conoscere Melogrande, proposi di portare nelle discipline coinvolte quali la Sociologia, la Scienza delle Comunicazioni e la Filosofia un approccio derivato dai modelli matematici dei sistemi caotici, per affrontare l'esame del fenomeno blogosfera anche sotto un aspetto insolito e più ampio.
    Ne è nato un confronto eccitante, interessante ed emozionante.
    la collana Ibridamenti dell'Università Ca Foscari di Venezia racconta nei primi 2-3 volumi le fasi iniziali, le ricche collaborazioni fra docenti, ricercatori e blogger, le interazioni e le evoluzioni di un pensare la rete come un laboratorio, dove vivere i nuovi metodi di comunicare mentre li si studia.
    Eravamo osservatori osservati ed osservanti, quasi cavie di noi stessi, ricercatori ricercati...
    Quanta verità nel definire l'arretratezza telematica della nostra nazione.
    Molto azzeccata anche la definizione di mancata educazione alla rete.
    La sintesi che i commenti impongono mi frena dal dire oltre...ma se mi sarà permesso, ritornerò sull'argomento che mi interessa parecchio.
    Grazie
    GB

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  25. Ritorna pure sull'argomento. E' interessante quanto dici.

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  26. Grazie Carolina.

    Copio-Incollo (pratica comodissima permessa dalla rete...) le prime righe dell'introduzione la primo volume della collana Ibridamenti, da cui deriva il mio profondo coinvolgimento sui temi legati alla rete ed alla sua funzione sociale di comunicazione e veicolo di diffusione delle idee.

    "Chi è Ibridamenti?
    Non c’è una sola risposta a questa domanda. Certo, ci sono due soggetti istituzionali che hanno dato il via a Ibridamenti e che ne sostengono tuttora l’idea: la Scuola di Dottorato in Scienze del Linguaggio, della Cognizione e della Formazione dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e Splinder, la community di blog più grande d’Italia. Ad oggi collaborano con Ibridamenti anche il LISaV - Laboratorio Internazionale di Semiotica a Venezia della Facoltà di Architettura - il Dipartimento di Neuroscienze Cliniche dell’Università di Palermo e la Facoltà di Sociologia dell’Università La Sapienza di Roma. Ma sono soprattutto i 164 iscritti al blog (ad aprile 2008) a essere diventati la forza di una community instancabile nel proporre nuove iniziative e nel consolidare quelle già in essere."

    -------------

    Blogger e ricercatori, docenti e presidi di facoltà con studenti e dottorandi, uniti in un progetto dove tutti fanno di tutto: postano e commentano, partecipano come osservatori ed osservati, miscelando la funzione di vivere la rete come svago, accesso verso il mare magnum virtuale, e la palestra per nuove letture di un fenomeno ancora poco compreso, capito, apprezzato.

    Ibridamenti come luogo di confluenza di saperi apparentemente distanti e distinti, molto più affini e colloquiali in rete che nelle aule universitarie; contributi straordinari di persone che mai avrebbero immaginato di essere coinvolte in una ricerca mentre si divertono a parlar di tutto o di niente.

    Le difficoltà di muoversi su terreni inesplorati ha reso eccitanti passaggi anche complessi, come ordire una dinamica di indagine razionale di modelli comportamentali del tutto irrazionali.
    La psicologia derivata dallo studio dei comportamenti in contesti "reali" non sempre può offrire supporto nella valutazione di ciò che avviene nelle interazioni in ambito "virtuale"; siamo sempre esseri umani, ma nella blogosfera i nostri confini si dilatano fino a farci vestire panni impensabili nel quotidiano dipanarsi del nostro vissuto ordinario.
    La multidimensionalità di queste connessioni spogliate di molti limiti corporei, da alla fine una consistenza "reale" al nostro Avatar ?

    Questo è uno dei mille interrogativi cui si è cercato di dare una risposta proponendo il quesito alla rete stessa, fruendo delle sue potenzialità espanse per cercare risposte necessariamente più aperte e adatte allo scopo.

    Se questo piccolo contributo può risultare stimolante al prosieguo del confronto, sarò più che felice di partecipare ad un nuovo processo di elaborazione.

    Purtroppo, nonostante la voglia di sintesi, necessito di qualche rigo in più per illustrare ciò di cui parlo; mi scuso con chi mi ospita e con tutti i lettori.

    grazie
    GB

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  27. Leggi la mail di risposta e poi riflettici! :-)

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  28. Carolina,
    Ringrazio te per la citazione, e Astrogigi per aver riportato alla memoria una bella esperienza.

    I blog ("Web-log")sono nati come “diari on line”, ma si è ben presto capito che diario ed online sono termini abbastanza antitetici.
    Il diario tradizionale era scritto da ciascuno per se stesso, stava chiuso nel cassetto, li vendevano persino già corredati di lucchetto.

    Il blog invece è pubblico, e la sua essenza sta proprio nel fatto di essere aperto al confronto, il blogger senza commenti non è felice…

    Una volta riconosciuto questo, il resto viene da sé, il confronto porta a condividere idee, elaborare pensieri, far circolare informazioni introvabili altrove, rendendo la società molto più trasparente, qualsiasi cosa finisca nella Rete comincia a rimbalzare e moltiplicarsi e non è più intercettabile, neppure arrestando chi nella Rete l’ ha introdotta per la prima volta.

    Il confronto porta, inevitabilmente, a riconoscersi fra simili, a creare comunità di elezione.
    Niente dà più forza che il non sentirsi soli.

    Quasi quattro anni fa, scrivevo che:

    Noi non siamo deboli. Non siamo timidi. E nemmeno solitari.
    Non necessariamente.
    Siamo mutanti, siamo l’ umanesimo che ritorna.

    Non ci pensavo allora, ma a quanto pare, nel frattempo, siamo diventati anche pericolosi…

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  29. Vi consiglio questo articolo:

    http://www.corriere.it/economia/11_marzo_04/fastweb-fibra-ottica-classifica-europa_6cc96f42-465e-11e0-9838-118c1ba8bdb4.shtml

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  30. Information overload - sovraccarico di informazioni - tutto sembra uguale a tutto?
    Secondo me no.
    Frank Spada

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  31. "In Italia la connessione internet è molto lenta rispetto ai Paesi del Nord Europa, per esempio.
    Avete mai fatto caso a questo? Vi siete mai chiesti perché è così difficile darci qualche Mbps in più?"

    Scusa se assumo in tono pedante ma vorrei chiarire una serie di punti fondamentali che servono per sollevarsi un po' dai luoghi comuni.

    La "connessione" è lenta in funzione di quello che ci devi fare. Ci sono solo due cose che richiedono grandi quantità di banda:
    1. se devi pubblicare un server e prevedi di ricevere moltissimi accessi a questo server. Ma ben poche "utenze domestiche" hanno questa necessità.
    2. se devi ricevere e/o inviare video. Il motivo è che il video contiene moltissime informazioni, tanto maggiori quanto migliore è la qualità/dimensione del video. Ci sono due utilizzi, uno è la video conferenza, l'altro è la TV pay per view.

    I paesi del nord Europa non sono comparabili con L'italia per orografia e demografia. Se fossimo 6 milioni invece che 60 probabilmente tante cose sarebbero differenti, non solo le connessioni Internet. Se vogliamo fare un paragone conviene guardare Francia, Germania, Inghilterra.

    Il Mbps in più dipende da ragioni tecnologiche ed economiche. Usando il doppino telefonico ci sono due o tre tecnologie possibili, usando la rete di telefonia mobile idem. Si possono posare cavi in fibra ottica ma questo richiede investimenti notevoli. La limitazione principale riguarda il bacino di utenza in una determinata località. Mi spiego, un conto è predisporre un tale apparato in una grande città dove puoi fare il pieno di abbonati, un altro è predisporre lo stesso apparato in un paese di 3mila abitanti dove lo utilizzeranno in 30. Nel secondo caso sicuramente si tratta di un investimento in perdita.

    Comunque, per gestire un blog basta e avanza una connessione dial-up. Se le telefonate urbane fossero gratuite, io valuterei attentamente la possibilità di disdire la linea ADSL. Non mi serve altra banda. Volendo, con una connessione ADSL base puoi fornire connettività a tutto il palazzo (cosa per altro vietata dai contratti per ovvi motivi).

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  32. credo che i fiori si vendano meglio dove ci sono cimiteri. Mi spiego se il malumore è infinito basterà una scintilla per far esplodere quella polveriera.
    In Italia tutti sono impegnati a farsi gli "affari vostri e nostri" la tivù lo raccomanda dedicandogli tanti programmi e tanti quiz a premi.
    Noi siamo un popolo sedato e mediamente appagato. Nemmeno se accendi un falò riesci a mandare in fiamme un deposito di acque minerali.
    Secondo me la differenza sta li.

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