martedì 29 marzo 2011

Donne che amano troppo di Robin Norwood

"Donne che amano troppo", di Robin Norwood, fa parte di quei libri presenti in maniera indelebile nel cuore, nei ricordi e nei percorsi di crescita di milioni di donne. 
Milioni di donne amano troppo. Questo libro, a mio avviso, è forse uno dei pochissimi testi di psicologia accessibili a un pubblico non specialistico, con contenuti di valore e percorsi proposti realmente validi.
Viene definito un libro di self help. Mi chiedo che cosa ci sia di "self help" in libro come questo.

 "Donne che amano troppo", di Robin Norwood lo dice chiaro e tondo: amare troppo è un dipendenza. L'autrice, che è psicoterapeuta specializzata in terapia familiare, esorta alla terapia, all'entrata negli Alcolisti Anonimi per le donne compagne di uomini alcolisti o alcoliste loro stesse, invita a partecipare o creare gruppi di sostegno.
E' difficile chiedere aiuto, è affrontare i marasmi della propria vita e mettere questo processo al primo posto d'ora in avanti. "Donne che amano troppo" ne parla diffusamente, con esempi e spiegazioni semplici, capaci di arrivare e permettere la comprensione senza difficoltà.

Amare troppo è una malattia.
Nasce in seno a famiglie in cui la dipendenza, le manipolazioni, la negazione dei bisogni primari, l'abbandono precoce, l'indifferenza, il non riconoscimento dei sentimenti e delle opinioni, la non accettazione del dissenso, la colpa, regnano sovrani e incontrastati. Non di rado ha a che fare con abusi infantili, anche sessuali. 
Ha a che fare con la voragine interna e il bisogno. 
E' alimentata dal terrore vibrante dell'abbandono, da desideri e comportamenti che portano alla morte, in senso letterale e/o figurato, della persona o di parti importanti dell'anima. 
Spesso e volentieri è accompagnata da altri disturbi quali possono essere quelli alimentari o legati all'assunzione di droghe, alcool, abuso di medicinali, gioco d'azzardo e tutti gli altri elementi trattati nel libro "Il testimone del fuoco". Amare troppo è una patologia al pari delle altre. 
Riconoscerlo permette di iniziare ad affrontare il problema al pari delle altre dipendenze.

La Norwood evidenzia come non si è sole in questo legame mefistofelico. Vittima e carnefice, uomo e donna parte della coppia, dipendente e co-dipendente hanno un ruolo primario e di continuo scambio.

E' facile trovare donne in grado di riconoscere che gli argomenti trattati nel testo le riguardano da vicino. 
Ma è altrettanto frequente che questo testo (e tutti gli altri affini) venga scagliato lontano chilometri proprio dalle dirette interessate. Come accade per "Donne che corrono coi lupi", gli uomini stanno alla larga da questo genere di libri. 

Il valore aggiunto di "Donne che amano troppo", di Robin Norwood sono le esperienze, i cosiddetti "casi clinici", le storie delle persone andate in terapia dall'autrice e la spiegazione dei meccanismi e processi che hanno portato una persona, una donna, a scegliere un partner violento, abusante a vari livelli. I punti di forza che hanno sostenuto la relazione e le motivazioni alla base della difficoltà insita nel rendere reale il cambiamento. 
Il percorso terapeutico, i fallimenti o le vittorie, i sogni e i percorsi creativi per raggiungere, ammettere, accettare, accogliere la possibilità di un tipo di relazioni umane e amorose diverse, positive, capaci di dare vita. L'autrice lascia chiari messaggi di speranza e possibilità. Non gratuiti.

Al termine del libro vi sono dieci "chiavi" che una donna che ama troppo deve seguire giornalmente, in concomitanza con l'inizio di una terapia. Sono chiavi che portano una donna ed essere maggiormente indipendente, libera dal bisogno di presenza, conferma, amore, controllo, manipolazione, vicinanza, adulazione, riconoscimento. Sono chiavi che spingono a mettersi in gioco, alla prova, a coccolarsi e gratificarsi in maniera autonoma, per rendere sempre più sottile il bisogno di cercare negli altri quelle coccole che possiamo e dobbiamo dare a noi stesse.

Ci sono passaggi molto belli, che tolgono "pesi" dal cuore, benché pregni di difficoltà. 
Ne condivido con voi alcuni.

"Smettere di dirigere e controllare il vostro uomo significa non aiutarlo e non dargli consigli. (...) Se voi vi assumete il compito di cercare di risolvere i suoi problemi, lo liberate dalla sua responsabilità personale. Allora tocca a voi pensare al suo benessere, e quando i vostri sforzi in suo favore falliscono, lui darà tutta la colpa a voi. (...) Non dirigerlo e non controllarlo significa anche smettere di incoraggiarlo e lodarlo. (...) Lodare e incoraggiare sono molto vicini a spingere, e quando lo fate, state ancora cercando di controllare la sua vita. Domandatevi perché state elogiando qualcosa che ha fatto. E' per aiutarlo ad avere più fiducia in sé stesso? Questa è manipolazione. E' perché continui a comportarsi nel modo che state lodando? Questa è manipolazione. (...) "

"Significa smettere di sorvegliarlo. Dedicare meno attenzione a ciò che sta facendo lui e più attenzione a voi stesse e alla vostra vita. 
A volte, quando comincerete a lasciar perdere, il vostro partner farà "il cattivo", per adescarvi e farvi continuare a sorvegliare e a sentirvi responsabili delle conseguenze. All'improvviso, le cose gli vanno di male in peggio. Lasciate andare! I suoi guai sono affar suo, non vostro. Lasciate che si prenda tutta la responsabilità dei suoi problemi e tutto il merito delle loro soluzioni. (...) e' necessario che sia lui ad occuparsi dei problemi che nascono dal suo comportamento, voi non lo potete proteggere da qualsiasi dolore."

" Dovete smetterla di farlo cambiare. E dovete essere felici ugualmente. (...) E' necessario smettere perché lui non cambierà quasi mai per via delle vostre pressioni. Quello che dovrebbe essere il suo problema comincia a sembrare sia il vostro problema e, se non la smettete, finirete per trovarvelo appiccicato addosso. (...) Forse lui si arrabbierà e vi accuserà di non volergli più bene. Questa rabbia è generata dal suo panico di fronte alla prospettiva di dover diventare responsabile della sua vita. (...) 'e importante sapere che rimarrà sempre la tentazione di cercare ancora fuori di voi la ragione di una vita. (...) per lealtà devo avvertirvi che non appena smetterete di appianare e rendergli più facile la vita, le cose potranno cadere nel caos, e forse riceverete qualche critica da gente che non capisce cosa state facendo ( o non facendo).  (...) Se volete davvero rendervi utile, lasciate perdere i suoi problemi e aiutate voi stesse."

"Donne che amano troppo", di Robin Norwood,

38 messages:

  1. Ho letto questo libro tanti anni fa (forse 20?). Mi ha fatto se non altro capire qual era il mio problema. a piccoli passi, in tutti questi anni sono avanzata nel mio percorso. E recentemente mi sono avvicinata a una tecnica terapeutica che mi ha aiutato molto e ancora mi sta aiutando perché non si finisce mai... Quello che mi piace di questo approccio è che non cerca di cambiarti, non dice cosa non fare. Perché come si legge bene anche dalle tue citazioni, la Norwood esorta a non fare più questo o quello, ma chi è dentro a quei meccanismi sa bene che smettere di fare o pensare certe cose è quasi impossibile. "Dovete smettere" sembra la parola chiave, in realtà aumenta la pressione e fa sentire ancora più inadeguate di quanto ci si senta già.
    Però è utile sapere cosa sta succedendo dentro di noi, imparare a conoscersi, a capire i meccanismi e le dinamiche che ci vincolano... e poi alla fine però la cosa più importante è imparare ad accettare ogni parte di noi stesse, anche quella che ama troppo. È il punto di partenza...
    L'approccio che sto seguendo attualmente si chiama Voice Dialogue. Io lo trovo molto interessante.
    Grazie per questo spunto Carolina, mi porta(sempre di nuovo) a pensare a me stessa.
    Cinzia

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  2. Sai, ho avuto un'amica, non lo siamo più tanto , che aveva strani rapporti con gli uomini , se li trovava simili , ovvio, e un pò si sottometteva miseramente , un pò cercava di dominarli . Una volta si è messa , lei che aveva già figli di cui il primo piuttosto grande (11/12 anni) con un ragazzo di dieci anni più giovane, ma proprio ragazzo di testa . Ricominciò con lui il solito meccanismo e lui venne da me a chiedere consiglio. Mi venne da dire che lei aveva la sindrome dell'ape regina o della mantide . In effetti dopo un pò lo buttò via svuotato. Fare così non è amare , troppo o poco , è un'altra cosa , una malattia delle relazioni , per l'appunto. Ciao .

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  3. Letto. Al momento giusto. (fortunatamente)
    E riletto, in tantissime occasioni. Ci sono libri che ti cercano quando sanno che possono darti la risposta giusta. Questo è uno di quei libri.
    Bella la tua recensione! ;)
    polepole

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  4. Leggendo questo interessante post,mi è venuta in mente una bellissima poesia di kahlil Gibran sul matrimonio, riporto quì qualche verso-Amatevi l'un l'altro ma non fatene una prigione d'amore, Ma vi sia spazio nella vostra unione,e tra di voi danzino i venti....Grazie cara Carolina per la visita sul mio blog,mi farà piacere se ritornerai. Io continuo a leggerti ......Lucia

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  5. chiara moltoniMar 29, 2011 03:24 AM

    Lessi questo libro parecchi anni fa e lo trovai davvero interessante.
    p.s. posso chiederti di aiutarmi a far girare una notizia che ho scritto sul mio post di oggi? Non c'entra nulla con i libri, ma credo sia importante.
    Grazie
    Buona giornata

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  6. @Cinzia: Condivido il tuo pensiero e infatti la Norwood sottolinea l'importanza della terapia. Non basta smettere di fare o "dovere-dovere-dovere" per guarire da ferite e dipendenza. Anche perché poi ci sono domande che pretendono risposta. Dei perché senza i quali non si può cambiare.
    Penso che tutti i libri di questo tipo siano solo e soltanto punti di partenza. Il resto è una strada lunga anni. Lunga per sempre.

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  7. @Vitamina: appena ti ho letto ho pensato di dirti: "Non giudicare perché non sai cosa c'è dietro e non sai - forse - nemmeno perché questa vicenda ti ha toccato tanto, che cosa c'è di tuo in tutto questo, quali voci richiama questo fastidio"...
    Grazie per essere passata.
    Vedere persone che si distruggono, percepirle come incapaci di considerare questo auto distruggersi come un problema per cui vale la pena spendere energie per affrontarlo, o almeno per chiedere aiuto, lascia sempre una sensazione di... impotenza, non trovi?

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  8. @ polepole: condivido. ci sono libri che balzano nelle mani proprio al momento giusto! Ieri sera mi è ritornato fra le mani ed era proprio il momento adatto... Ho dormito serena.

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  9. @ilcalesse: è stato un piacere conoscerti, grazie per esserti fermata da me. Sei la benvenuta!

    @chiara: Anche io, come te, lessi questo libro molto tempo fa. Come dicevo poc'anzi... è uno di quei libri che ti tornano fra le mani quando è il momento giusto! Rispetto il film... mi informo.

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  10. Per continuare il discorso: è vero, mi turbano cose che richiamano me stessa , sicuramente sono un pò mantide . Brr.. Con quella donna non siamo più tanto amiche proprio per la sensanzione di impotenza , come stare sempre nello stesso posto e non cambiare niente . Lei mi disse che stava leggendo questo libro di cui parli , che lei era una donna cha ama troppo.Ora ha un altro compagno più maturo e più forte , forse quello che ci voleva , spero che le cose le vadano bene.

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  11. L'ho letto e riletto. Mi hai fatto ricordare tante cose interessanti, avevo trovato spunti e consigli non solo sulla sfera emotiva ma anche per tante cose riguardanti la vita pratica. Bellissimo post :)

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  12. @Vitamina credo di capire come ti senti. Penso lo abbiamo sperimentato tutte almeno una volta. Vediamo un'amica vivere una cosa che, per noi, è "lampantemente" negativa, mentre lei non riesce a uscirne. L'ho vissuto da ambo i lati: sia come incapacità d'uscire da una relazione terribile, sia come spettatrice d'altrui infelicità.
    Non puoi fare nulla perché sono le persone che devono vivere la loro strada. E non è facile stare a guardare mentre vedi una persona cara "morire" dentro. penso sia inevitabile che certe strade si allontanino, in certi momenti.
    noi non sempre viviamo momenti di vita condivisi. Magari tu sei a metà percorso, la tua amica neanche ha iniziato, un'altra persona ancora non ha iniziato perché non ha vissuto la voragine e la ferita che porta verso l'amore disturbato e negativo... E' difficile imparare ad accettare gli altri, non trovi?

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  13. @Vittoria: Già... anche a me è successo così!

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  14. Da quanto dite tutte, tu in primis, questo è un libro che dovrei leggere!
    Non dirmi che uscirne è una strada "lunga per sempre! :-)
    Io sono in pieno ciclone...

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  15. Quando dico: "lungo per sempre" intendo dire che, almeno per quanto mi riguarda, bisogna sempre stare "in guardia" e camminare "sulla via dell'indipendenza". Per certe cose, poi, abbassare "la guardia" o dare per scontato risultati... significa tornare nei meccanismi.
    Questa però è la mia esperienza.
    Trattandosi di dipendenza, trattandosi di malattia, trattandosi di un percorso lungo... Sai, gli ex-alcolisti usano dire di essere puliti da tot. mesi o anni. e' un pò la stessa cosa nei rapporti e dentro..
    Poi io non conosco la tua storia, quindi prendi questo discorso in maniera generica.

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  16. :-)
    Ma dai...la mia era una battuta! :-)
    Quella tua frase non era mica riferita a me personalmente...
    E' solo che oggi sono un pò "suscettibile", e mi sono sentita un pò coinvolta sia dal post che dai commenti...
    La mia "storia" non ha niente di "tragico", e forse è banale come tante altre, ma in alcuni momenti fa male lo stesso!
    Cercherò di leggerlo questo libro...

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  17. Non serve che sia tragica, una storia, per fare male... :-) Un abbraccio.

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  18. TuristadiMestiereMar 29, 2011 08:17 AM

    non l'ho letto. Sembra interessante. Ci faccio un pensierino! ;)

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  19. Facci, facci un pensierino! :-)

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  20. Cara Carolina, questo post suscita molto interesse mi pare... Anch'io ho vissuto e forse sto ancora vivendo una relazione sofferente, per entrambi per altro, e oggi so da dove proviene questa sofferenza, questa incapacità forse, di vivere serenamente una relazione, di scegliere relazioni più facili, di non sabotare al propria felicità... E proprio in questo ultimo anno ho avuto accanto un'amica che ha sofferto moltissimo a causa di una crisi matrimoniale. Quello che ho imparato in questi miei primi 51 anni è che giudicare non serve a niente e a nessuno. Ne alle persone che soffrono, né a noi stessi. Mai dire mai, è il mio motto. Osservare e esserci, per se stessi e per gli altri, con "empatia, accettazione e autenticità" (come diceva C. Rogers) e io aggiungerei anche con amore.
    A presto
    Cinzia

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  21. Condivido in pieno il pensiero.

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  22. Io questa situazione l'ho vissuta non in prima persona, ma attraverso l'esperienza di una mia carissima amica. Il suo non è un caso grave come quelli descritti nel libro, però resta il fatto che si è fatta "annullare" molto da marito. Ha rinunciato ai suoi sogni, a portare avanti gli studi e piano piano ha troncato perfino i rapporti con la sua famiglia e gli amici, perché ora esistono solo il marito e i figli. A me dispiace, continuo a chiamarla anche se lei ormai ha smesso di cercarmi, però mi trovo proprio davanti ad un muro... e mi dispiace...

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  23. Non so quanto puoi fare. A volte penso sia semplicemente logico lasciare che una persona viva fino in fondo il destino - e l'inferno, in alcuni casi - che si è scelta. Non puoi salvarla e non puoi aiutarla fino a quando lei continuerà a pensare che quella sia l'unica vita a sua disposizione e l'unico tipo di uomo e relazione... Temo i loro bambini. Ma sono anche convinta che le donne sono capaci di rovesciare situazione anche molto complicate... incamminandosi da sole verso nuovi lidi.

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  24. Aggiunto immediatamente alla libreria di aNobii fra i desiderata!

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  25. :-) Fai bene!

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  26. Non ho letto il libro...ma davvero amare "troppo" è un problema? Perché doversi coccolare da sole, perché non accettare e godere delle coccole e delle attenzioni della persona che amiamo e che ci ama? ... Forse dovrei leggere il libro, ma anche a me è capitato di innamorarmi, ad una "veneranda" età, con marito e figli, di un ragazzo; soffrire per la situazione, sentirmi incapace di prendere una decisione, dover decidere per il bene degli altri (quasi tutti gli altri, escluso lui probabilmente, o forse anche per il suo bene...)ma continuare a soffrire e ad amare chi è capitato troppo tardi sulla mia strada. Troppo tragica? Io sono così. Non credo che la felicità consista per forza nell'evitare tutti gli ostacoli e le sofferenze. Fa parte tutto della vita

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  27. Penso che amare troppo diventi un problema nei casi toccati dal libro.

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  28. ho letto questo libro tanti anni fa ed è stato molto interessante e istruttivo.

    Condivido l'idea che si debba AMARE. Punto. Nè tanto, nè poco, nè abbastanza. Ma Amare, semplicemente accettando l'altro per come è. E amando, soprattutto, prima se stessi, che è cosa ben diversa dall'essere egoisti o egocentrici.

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  29. L'egoismo non centra nulla. L'egoismo è stato tirato fuori dai falsificatori del messaggio cristiano, abili manipolatori. Annullarsi e vivere nella sofferenza, nella mancanza di rispetto, nella negazione dei bisogni e della dignità non può essere definito amore. Non può esserci nemmeno spazio per un amare davvero. In quei giochi di potere c'è spazio solo per sensi di colpa e manipolazione. Non c'è spazio per altro...

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  30. Qualche tempo fa ho ritrovato sugli scaffali delle librerie ,in "bella vista", questo libro. Vedevo molte donne , soprattutto della mia età, interessate all'acquisto e altre ancora che lo stavano leggendo sulle panchine, in metropolitana a Milano.
    L'adesione in massa è sempre stata un deterrente per la scelta dei miei acquisti.
    Ma questo è un pregiudizio, lo so, a volte fondato a volte no, ma questo non dipende dall'adesione in massa ma dal contenuto dell'oggetto stesso. Posso solo dire a sostegno del mio pregiudizio che più volte ho trovato brutto o poco interessante qualcosa che era piaciuto a tanti.Ma questa e' solo statistica.
    Pensavo che tutte le donne che erano interessate a questo libro fossero delle "sfigate", piagnone ecc.ecc.e dato che io NON LO ERO di certo era giusto che ignorassi l'articolo .
    Oggi graie ad un percorso personale e ad una serie di cose accadute dentro e fuori di me (più quelle dentro) ,mi sono sentita consapevole di alcune cose e anche per questo , abbastanza tranquilla per poter leggere questo libro e giudicarlo con un certo distacco.
    Questo libro si rivolge solo alle donne (aihme') che vivono dei rapporti affettivi dificili e insoddisfacenti. E' scritto in modo semplice e chiaro, analizza le ragioni psicologiche per cui molte donne si innamorano di uomini , con i quali instaurano un rapporto distruttivo. Per l'autrice, una psicoterapeuta americana, "amare troppo" è una malattia, esattamente come l'alcoolismo e la tossicodipendenza, da cui e' sempre possibile guarire ed imparare a costruire dei rapporti piu' sereni e gratificanti. A questo proposito, la Norwood, indirizza e lettrici con una serie di riflessioni e i consigli pratici, verso un percorso interiore che può condurre ad una maggiore serenita' in campo affettivo.
    Un libro molto interessante e ben scritto, dunque, che consiglierei a tutti coloro , uomini e donne, che non si amano abbastanza.

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  31. Succede così, proprio così, con i libri che hanno qualcosa di importante da dire e da dare, ma che incutono timore. Ci vuole tempo. E' un viaggio.

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  32. "Amare troppo". L'amore non è mai abbastanza.
    Nel testo si parla di Amore che porta all'autodistruzione. Ma non v'è amore dove c'è abuso. E sopratutto dove non c'è Amore per se stessi , non può essere Amore quello che subisci con abusi ricevuti quotidianamente nella terribile accettazione che tutto ciò sia meritato, solo per la paura di essere abbandonati a se stessi. Ed è proprio perchè non sai di esistere che vedi nel tuo carnefice il senso del tuo vivere. Triste conclusione di vissuti nascosti tra mura di casa . "Casa" ...questa parola dovrebbe infondere calore, protezione, sicurezza. Mentre è il teatro di un orribile vissuto che nessuno sà, o non vuole vedere.
    Grazie per la riflessione , se me lo permetti condivido anche in altra piattaforma.
    Sereno giorno a Te Carolina.
    Dandelìon

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  33. @Dandelion67: Se desideri condividere questo articolo, fai pure: mi aiuti a far conoscere il blog e per me questo è prezioso.
    Condivido il tuo pensiero.

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  34. L'ho letto da pochi giorni questo libro. Non so spiegarti bene cosa mi ha lasciato ma hai ragione nel dire che è un punto di partenza. Forse se l'avessi letto diversi mesi fa avrei affrontato meglio diversi passaggi di questo mio "percorso". Alcune di quelle chiavi di cui parli, io avevo già iniziato a usarle e forse un pò ho ricominciato a riprendermi me stessa. Io non lo so se amare troppo e pienamente sia una malattia, so per certo che "smettere di amare troppo" quando l'altro smette di amarti, è durissimo da accettare. Però è inevitabile. Da qualche parte si deve cominciare per ricostruire se stesse...:-)

    Grazie per avermi fatto conoscere questo libro. A breve leggerò anche L'ombra del vento, l'ho già comprato.

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  35. Ps: vedo che stai leggendo "Venuto al mondo". L'ho trovato bellissimo! Uno dei pochi libri che mi hanno fatto piangere...

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  36. Carolina VenturiniMay 17, 2011 11:58 PM

    @Rory: Sono tanto contenta che tu abbia letto questo libro e che ti sia "rimasto" dentro un po'.
    Fra poco inizio "VEnuto al mondo". Sto finendo "Nanà" e "Di madre in figlia" (altro libro che consiglissimo!)

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  37. Di madre in figlia: ne ho appena sbirciato la trama. Segno subito nella mia wish-list!:-)

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  38. ammetto di esser donna che dirige e controlla, che sta male quando non ha riscontri immediati che sta male se non ha tutto sotto controllo e non ha subito le risposte che cerca. devo lavorare su me stessa in questo senso e credo che i miei rapporti con le persone ne trarranno giovamento. devo imparare a pensare di piu a me stessa e meno agli altri.. affidiamo a Dio le nostre paure le nostre relazioni e lui sapra' guidarci. Il libro e' illuminante, a volte tratta casi limite ma contiene grandi verita' io lo leggo di continuo e mi da sempre le risposte che cerco..

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