sabato 5 marzo 2011

Mario Vargas Llosa: "I Vasi comunicanti"

Qualche settimana fa sono stata contattata da un giovane giramondo, amante appassionato della letteratura. Mi ha chiesto di poter scrivere un articolo su un autore speciale: Mario Vargas Llosa, Premio Nobel.
Non solo: il suo desiderio era anche l'indagine dello stile di scrittura, dei contenuti e delle peculiarità letterarie del grande scrittore. 
Ho accettato con gioia.
I vasi comunicanti
Come Mario Vargas Llosa ha scritto “La Zia Julia e lo scribacchino
di Stefano Dalpian

Questo libro non è solo un romanzo, è un’insieme di romanzi e di racconti.
Nei capitoli pari si narra la storia d’amore tra Mario e la zia Julia, una storia autobiografica che è stata arricchita e romanzata dall’autore.
Nei capitoli dispari, invece, viene narrata la vicenda di Pedro Camacho, autore radiofonico, inventore di storie truculente e melodrammatiche che tengono inchiodati alla radio migliaia di ascoltatori in un Perù pre-televisivo.
 
Camacho è il personaggio centrale di tutto il romanzo, un uomo segaligno e spiritato, totalmente dedicato alla sua arte, tanto da perdersi in essa fino ad arrivare alla pazzia. 
La bellezza di questo romanzo sta proprio nell’intreccio di queste due vicende; un espediente letterario definito dallo stesso autore come “vasi comunicanti”. In “Lettere ad un aspirante romanziere” ci spiega che, come nella legge fisica dei vasi comunicanti, così, anche nella narrativa, possiamo mischiare diversi episodi di modo che l’uno aggiunga e completi l’altro.

Nel libro abbiamo così due vasi: in uno c’è la storia dell’aspirante scrittore Mario che lavora ad una radio di Lima, diviso tra l’amore per la zia e la passione per la scrittura. La vicenda è raccontata in modo cronologico e lineare, la realtà è delineata con chiarezza, anche il linguaggio è semplice e pulito. Tutto ci appare limpido a parte il personaggio di Pedro Camacho che Mario incontra perché lavora nella stessa radio. Camacho è perso nella sua arte tanto da lavorare sedici ore al giorn. Ignora le grandi opere letterarie del passato di cui conserva solo una libro di citazioni famose che usa per creare e abbellire i suoi melodrammi.

Nell’altro vaso, invece, abbiamo i melodrammi radiofonici di Camacho, storie iperboliche che puntano su personaggi totali, caricaturali: dall’impresario sterminatore di topi per vendetta, al prete che vuole redimere il mondo con la violenza. I melodrammi si snodano in un susseguirsi di arresti, morti segrete, incesti, sangue e passioni assolute. Il tono cambia completamente, diventa dotto fino al parossismo, con un linguaggio ricercato a volte di difficile comprensione.

Fin qui, Vargas Llosa ci stupisce con la sua incredibile capacità di scrivere falsificando, maneggiando, imitando la lingua propria e quella altrui. I melodrammi di Camacho – Vargas Llosa vorrebbero essere drammatici, passionali; ma, mischiati con la storia reale del giovane aspirante scrittore, diventano grotteschi, divertenti e spassosi. Tuttavia Vargas Llosa non si ferma qui, Camacho è talmente perso nel suo mondo inventato da perdere la ragione così da confondere le storie, mischiandole tra loro fino a creare, in noi lettori, un effetto comico irrefrenabile. I personaggi morti ritornano in vita sotto altre spoglie, i poveri diventano ricchi, gli ammalati dottori e così via. I melodrammi diventano sempre più grotteschi e inverosimili e noi, seguendo gli incredibili slanci della pazzia di Camacho, ci divertiamo tantissimo. 

Vargas Llosa non solo ha inventato un personaggio scrittore, ma è anche entrato nella sua mente e, infine, ha seguito la follia da lui stesso creata.
Ma non è tutto: come tutti i grandi, anche l’autore di questo bellissimo romanzo, fa un discorso metaletterario mostrandoci le “instruzioni per l’uso” della macchina letteraria e gli errori comuni dello scrittore principiante: scimmiottare scritture altrui; creare “carpe” cioé personaggi scialbi, a sole due dimensioni; scrivere vicende iperboliche senza alcun fondamento; voler ricercare sempre l’effetto senza seguire la logica della narrazione.
Camacho vive quasi interamente nelle sue storie fino a perdercisi, il giovane scrittore Mario, invece, vive troppo la sua vita, non riuscendo così a trovare tempo per scrivere. L’autore sembra dirci che la via sta in mezzo, in un equilibrio tra vita e fantasia, tra l’entusiasmo del giovane Mario e la fecondità del sognatore Camacho.

2 messages:

Yuki aka Prisma ha detto...

Articolo davvero interessante... Quando ho letto nel titolo le parole "vasi comunicanti", non ho resistito :)
Grazie per avermi arricchito!

mollypenny ha detto...

Grazie per l’articolo, trasmette sicuramente curiosità e voglia di leggere ‘La Zia Julia e lo Scribacchino’ per incontrare personalmente Mario e Camacho e scivolare insieme a loro e agli altri personaggi nel susseguirsi delle varie storie che, direttamente o meno, li legano. Di Vargas Llosa colpisce proprio questo suo frapporre vite, vicende, cronaca ed immaginazione.. Buono il tuo approfondimento sul suo stile di scrittura; ha un che di confortante riconoscere i voli narrativi di uno scrittore che tanto ci appassiona, non trovi? :-)
Niente di più vero poi l’accostamento della narrativa alla legge dei vasi comunicanti; grazie a Vargas Llosa per aver regalato questo suo espediente ai lettori, e a te per averlo ritrovato altrove e poi condiviso qui. Piacevole scorgere questa legge fisica anche nei rapporti interpersonali che ognuno di noi instaura: un intreccio di vite in reciproco scambio di emozioni, sentimenti, sensazioni, pensieri,... “di modo che l’uno aggiunga e completi l’altro.” :-)

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