sabato 26 marzo 2011

Un terribile amore per la guerra di James Hillmann


"Un terribile amore per la guerra", il cui autore è James Hillmann, è un libro miracolosamente scampato alla Santa Inquisizione, dove per "Santa" chiamo come riferimento tutte le "chiese" religiose, politiche, sociali di cui è zeppo il mondo (e il nostro italiano in particolare).
Temo che se il signor Hillmann fosse vissuto in un secolo "sbagliato", avrebbe  - quantomeno - sperimentato tortura e fuoco vivo sulla pelle.
Con tanto di spettatori felici e trepidanti intorno alla sua pira, intenti a strappare, una ad una, le sue infamanti pagine.
Strano che in Italia sia stato messo in circolazione un libro del genere.  Ci vuole coraggio a pubblicare un testo di spiccata, reale, divertita opposizione.

Partiamo da un presupposto importante: chi è James Hillmann?

E' un analista junghiano appartenente all’indirizzo teorico e clinico chiamato “psicologia archetipica”. Nel libro si parlerà di archetipi correlati alla guerra, ma prima di approfondire il contenuto del saggio vorrei spendere alcune parole per parlare di questi “archetipi”.
Non so quanti di voi conoscano il significato di questa parola. E’ evocativa e oscura al tempo stesso, trovate? Archetipi sono immagini, modelli. Un archetipo è il linguaggio dell'anima. Se preferite dell'inconscio. Gli archetipi hanno a che fare con la mitologia, i personaggi delle fiabe, le riflessioni di Platone.

Il dizionario della psicologia curato da Galimberti definisce il mito come uno specifico modo utilizzato “dall’anima” per narrarsi. Ascoltate con il cuore e sicuramente capirete.
Se vi dico “strega cattiva” sicuramente vi verranno in mente immagini, suggestioni, riferimenti a specifici comportamenti. La “strega cattiva” è un archetipo che racchiude in sé mondi importanti per ogni essere umano. “Un terribile amore per la guerra” affronta la guerra attraverso gli archetipi.

Ma sempre di guerra si parla.

Di orrori. Di stupri. Di traumi. Di ferite dilanianti. Di macerie. Di fetido odore di morto. Di carcasse e pezzi di arti saltati in aria. Di cimiteri e fosse comuni. Di tutto quanto è l'indicibile scempio, devastazione, terrore, inumanità, bestialità che fa parte della guerra. E degli esseri umani.
Tuttavia, James Hillmann amplia il discorso. Il terribile amore che gli esseri umani hanno verso la guerra viene scandagliato sin nel profondo dell’indicibile. Quel particolare amore, richiamo, necessità, propensione, che ci spinge a continuare a scendere nei campi di battaglia, dalla notte dei tempi ad oggi: di questo parla.
Della sua insensatezza e urgenza unite insieme.

Il guaio è che lo fa a modo suo.

Oh, certo, tranquilli, Hillmann si oppone al perbenismo americano, non ha parole dolci, non minimizza e non esalta il "power" e sicuramente questo avrà rassicurato gli appassionati brucia bandiere USA.
Certo, parla anche di Napoleone e della presunzione europea, e questo avrà deliziato gli "anti-Europa".
Temo che i contenuti copiosamente raccolti intorno al falò di una passione più alta e illuminata abbiano solleticato la rabbia più accesa dei più.
"Un terribile amore per la guerra" è un attacco mirato, coscienzioso, specifico di smascheramento.
E' guerra. Una dichiarazione bella e buona contro tutti i perbenismi, le falsità, le ipocrisie e le cose che non si possono considerare, pena la perdita di determinati status quo.
Con delizia, con simpatia, con enfasi.

Ci chiama in causa tutti: cristiani, pacifisti, sociologi, psicologi, opinionisti, politici, letterati, scienziati, economisti, no global, rivoluzionari, giornalisti, colonnelli, indiani, samurai, appartenenti a quella o quell'altra scuola, e chi più ne ha più ne metta.
Chiama in causa anche le femministe e tutti coloro che pensano che la guerra sia solo un fatto di sesso o genere, una questione maschile, che riguarda l'uomo e basta e che nasce, vive e cresce all'interno del patriarcato. Solletica i fondamentalisti della visione "donna angelo" attraverso il rendere concreto quanto la guerra e la violenza facciano parte anche delle donne.
James Hillmann parla di quanto le donne stesse la chiedano e la pretendano.
Le donne hanno preteso di entrare negli eserciti, d'imbracciare un fucile, di essere legittimate ad ammazzare. Le donne stesse pretendono, ai giorni nostri, il potere. Il potere è guerra. Per raggiungerlo si scende sul campo di battaglia, sia esso un ufficio o una stanza da letto.

Hillmann, tra l'altro, sorpassa gentilmente, ma non senza solleticare la vista dei più acuti, quel lieve particolare che ha a che fare con la violenza delle donne, delle madri, delle mogli e la voglia di distruggere marito, figli, situazioni, relazioni.

La guerra non è questione di sesso.
E' questione di archetipi, tra l'altro.

Partiamo dal principio: Marte e Venere.
No, non le sciocchezze scritte per educare la gente ad avere rapporti umani scevri dalle ansie patologiche.

Parlo dei miti, della mitologia, degli dei. Parlo di Ares, del dio della guerra e di Afrodite, la dea dell'amore. Insieme, in un libro che evoca e dà voce alla guerra e all'amore. Terribile.

Mai letto parole più belle riferite alla mitologia. I miti non hanno una Chiesa, non hanno un clero, un libro sacro, un seguito, un vademecum contro il peccato, una lista di cose accessibili e una per le proibite.
La mitologia archetipica non è in conflitto con gli dei delle religioni. Semmai l'incontrario.
Meravigliose le pagine dedicate alla furia di Marte. Le sue radici, le sue origini, come figlio auto creato da Era, Giunone, la moglie di Zeus, Giove. Marte, figlio iracondo di una madre ferita e ugualmente piena di rabbia e voglia di vendetta, amore non ricambiato e lista di tradimenti e prole lunga più dei rotoli Regina.
Non è emozionante vedere le correlazioni e quanto le cose siano amalgamate insieme, intrecciate, ci tocchino da vicino "anche se" si parla di miti greci?

E poi ancora Poseidone e il cavallo che donò agli uomini. La forza preponderante insita nell'Iliade, opera interamente dedicata a Marte, dio della guerra. Parla di Atena, che diede le redini del cavallo agli uomini.
La sentite l'energia scorrervi dentro?

Hillmann concretizza la guerra insita nell'animo umano, nella terra, nel mare, nelle ombre e nelle luci.
Parla del rapporto carnale fra la terra e l'uomo. Incontra Marte nei campi di battaglia, nella linguistica, nella religione, nella poesia. Smaschera le falsità, le incoerenze e le ipocrisie, le ignoranze di quelli che la Fallaci chiamava "gli arcobalenisti che predicano la pace e fanno la guerra".
Si sofferma sull'occultamento realizzato dalla televisione. Sprofonda, attaccando frontalmente ciascuna delle tre religioni facenti parte del ceppo monoteistico, arrivando addirittura a unirle tutte dicendo (e spiegando, con motivazioni, esempi e prove difficili da confutare): "Siete tutti cristiani" (psicologicamente parlando).
Racconta dei suoi viaggi in Africa, della sua permanenza con tribù guerriere, dei sentimenti e dei vissuti.
Degli esperimenti sulle armi in Giappone, del suo processo personale. E parla dell'amore.
Sì, l'amore.

Non quello stilnovistico, non quello romantico, nemmeno quello per comodità.
L'amore della guerra e l'amore in guerra.
L'amore, l'altruismo, l'amicizia, l'onore, il soccorso: questi sentimenti, questa bellezza, esistono all'interno delle persone e delle situazioni anche in guerra. Come il sesso. Come l'impossibilità di parlare con persone non arruolate o combattenti di quanto vissuto durante gli scontri. L'impossibilità d'uscire dal campo di battaglia per traumi e legami emotivi di vario genere. L'esaltazione, la ferocia. Guerra è tante cose.
Guerra è anche vita.
Soprattutto, fa parte di tutti noi, che siamo in grado di ammetterlo o no.
L'amore e la guerra portano l'individuo alla responsabilità di essere se stesso.

Ricordate cosa scrisse la Fallaci riguardo al Vietnam: quella guerra le aveva insegnato ad amare il miracolo d'essere nata. Vi pare poco?

Che cosa posso dire, infine, della parte conclusiva in cui Hillmann, tramutato in ariete, scalpita e incorna la religione e la Chiesa Cattolica mettendola direttamente a confronto con la guerra?

Grazie al cielo Torquemada è morto da un pezzo e noi possiamo ancora leggere il pensiero di un filosofo, psicoanalista allievo di Carl Gustav Jung, senza timore. E magari possiamo anche sperare che le falsità intorno a cui siamo avvolti (neanche fossimo involtini primavera) piano piano mutino in una nuova coscienza, grazie alle nostre stesse azioni di cambiamento e consapevolezza.

"Un terribile amore per la guerra" di James Hillmann: ve lo consiglio!

12 messages:

  1. Avessi letto queste tue parole tempo fa, quando, quasi certamente per un pregiudizio, avevo liquidato Hillman, avrei ora tutti i suoi libri qui in casa e li rileggerei.
    Ma questo proprio non posso perderlo.
    Grazie di cuore cara Carolina!
    Buon sabato.
    Lara

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  2. La mitologia è uno degli argomenti che più mi interessa e, con tutto ciò che accade nel mondo odierno, le riflessioni sulla guerra si fanno sempre più urgenti e necessarie. Penso proprio mi procurerò questo libro.

    P.S. io non mi sono mai sentita una pia madonna... Ho sempre pensato che nella donna ci fosse una bomba ad orologeria. A volte esplode, a volte rimane ferma per tutta la vita. Ma la carica violenta è insita in noi ed esserne consapevoli aiuta, secondo me, a rendersi conto di quale siano i nostri limiti.

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  3. @Lara: Sono contenta che hai commentato, codice anti spam a parte. :-) Non lo tolgo per una questione di protezione, anche se lo detesto pure io! :-) Detto ciò... ti consiglio Hillmann.
    Non è una lettura che lascia indifferenti!

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  4. @Camilla: COme ti ho detto in altre occasioni è un piacere ascoltarti, leggerti. Sei molto acuta. Condivido in pieno il tuo p.s..
    Sto riscoprendo la mitologia. E' abbastanza sconvolgente, per me, trovare saggi psicologici capaci di parlare di mitologia e letteratura molto "meglio" dei libri specificatamente creati ad hoc da letterati o critici.

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  5. L' incontro con i libri di Hillmann è stato fondamentale per me.
    Hillman è un pensatore mai banale, in grado di affrontare qualsiasi argomento e fartelo vedere da un punto di vista da cui non lo avevi mai considerato.
    Magari non sempre sei d' accordo con lui, ma ogni volta ne esci arricchito, se non altro devi fare lo sforzo di capire PERCHE' non sei d' accordo con lui.

    La sua visione del mito, in particolare del mito greco è in diretta continuità col pensiero di Jung e si può sintetizzare con le sue parole:

    "Le figure del mito – che litigano, imbrogliano, hanno ossessioni sessuali, consumano vendette, sono vulnerabili, uccidono, sono dilaniate – mostrano che gli Dei non sono solo perfezione, talché tutto l’ abnorme non possa che ricadere sugli umani. I mitemi in cui compaiono gli Dei sono stracolmi di comportamenti che, da un’ ottica secolare, andrebbero classificati come patologia criminale, mostruosità morale o disturbi della personalità.
    (…)
    Se questo è vero, noi siamo in armonia con il regno degli archetipi quando siamo tormentati non meno di quando ci troviamo in beatifici stati di trascendenza. L’ uomo è fatto a immagine degli Dei e delle Dee quando è grottesco, in preda all’ ira o ai tormenti non meno di quando è sorridente."

    (La vana fuga dagli Dei, Adelphi – p. 95-96)

    Ebbi la fortuna di assistere ad una sua conferenza, poco dopo l’ uscita del libro di cui parli.
    Una persona del pubblico gli chiese cosa pensasse del pacifismo, e lui rispose che diffidava sempre delle parole vuote, e “pace” è appunto una parola vuota, priva di contenuto proprio, definita soltanto al negativo, come “assenza di guerra”.

    A casa scartabellai dizionari nella speranza di dargli torto.

    Aveva ragione.

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  6. Penso che sia propria specifica caratteristica, uno degli elementi più importanti, capaci di determinare la grandezza di Hillmann. il punto non è condividere o meno. Il punto è riflettere, ettersi in discussione, accedere a sé stessi un po' di più...
    Come ti invidio che l'hai conosciuto!
    Ti va di raccontarmi qualche cosa in più?
    Tra l'altro penso che tutti gli "ismi", anche quelli fatti in nome di "buone prospettive" ... abbiano un fulcro di vuoto.
    Così il pacifismo e gli usi distorti della parola "pace".
    Pace, da sola, non basta, come parola.

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  7. sei sempre così risoluta nell'affrontare argomenti anche scottanti e ciò ti fa onore.
    Ho letto il libro di Hillman qualche anno fa,perchè mi ha sempre interessato l'approccio psico analitico ai fatti della vita e devo ammettere che ne rimasi profondamente colpito. Perchè il suo ragionare per archetipi o con il linguaggio dell'anima, il suo "umanizzare" determinati concetti ritenuti "intoccabili" della società contemporanea apre la porta ad un universo, ai più sconosciuto.
    Ma non credo egli volesse in qualche modo legittimare la guerra nè sminuire il concetto di pace (insieme vuoto di guerra) bensì smascherare i soliti "ismi" di facciata.
    grazie Carolina...

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  8. Infatti hillmann non legittima la guerra nel senso che non dice: andate in guerra!
    Piuttosto dice: considerate che fa parte di noi, dal micro millesimo di cosmo al macro cosmo più ad ampio respiro.
    E considerate anche che non è solo.
    Perchè, accanto alla guerra, c'è anche altro.
    molto altro. Nemmeno solo e soltanto la pace.
    nemmeno solo e soltanto l'amore.

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  9. perfettamente d'accordo, in ognuno di noi, come nelle grandi masse, c'è di tutto, altro che buoni e cattivi..

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  10. Ma infatti.. ci sono così tante sfumature che è una perdita troppo enorme quella che nasce dal dividere tutto in A e B, BIANCO e NERO, BUONO e CATTIVO.....

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  11. Hillmann partecipò alla Milanesiana del 2005, se non ricordo male, poco dopo l’ uscita del libro di cui parli, e tenne una bellissima conferenza al Teatro del Verme mostrando come l’ approccio di Bush alla guerra in Iraq fosse dominato da Ares piuttosto che da Atena, e quindi perdente, visto che lui di Ares non aveva una grande opinione (Anche a me è sempre parso un po’ tonto, ne ho parlato tempo fa se ricordi).

    Il giorno dopo ci fu un incontro aperto al pubblico, in cui gli venne rivolta tra l’ altro la domanda sul pacifismo. In quella occasione ti confesso che feci una cosa mai fatta né prima, né dopo: mi feci autografare la mia copia di “Fuochi Blu”.

    Un paio di anni dopo lo rividi al festival della Filosofia di Modena, ma in quella occasione non mi parve altrettanto brillante (o le forse mie aspettative nei suoi confronti erano diventate smisurate…).

    In ogni caso, i libri di Hillmann mi hanno cambiato, e riconosco di avere parecchi debiti con lui.

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  12. Ti invidio! Pensa: il primo libro che mi è stato regalato e che ho tentato di leggere è "Il codice dell'anima". sai che non sono riuscita a terminarlo? Probabilmente non era il momento... eppure mi ha colpito. Lo conosci?
    In qualche modo devo a lui... anche a lui.. l'aver iniziato a dare voce alla scrittura.
    Dovrei riprenderlo in mano visto che ho smesso di scrivere di nuovo. Quest'anno, per quanto riguarda la scrittura, è stato devastante, tolta la tesi. Troppe cose e tanta incapacità di metterli lì ...
    Ma sto divagando.
    Hillmann è davvero evocativo nei suoi libri.

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