martedì 15 marzo 2011

Unità d'Italia: brindisi con Pinocchio.

Pinocchio. Immagine tratta da:www.google.it
Unità d'Italia
La nazione si prepara.
Non da oggi, ma da tempo.
"Sotto i fiori di lillà" festeggerà questo importante evento a modo suo. Con Collodi, De Amicis e Salgari.  Con Pinocchio, Enrico Bettini e Sandokan.
Per oggi, infatti, i trattati sulla lingua, i dizionari, le opinioni dei puristi, le querelle storiche al riguardo, non ci interessano. L'Unità d'Italia è passata attraverso l'infanzia. Dall'infanzia alla scuola. Dalla scuola alla letteratura per ragazzi. Dalla letteratura per ragazzi alla scuola. Dalla scuola ai nostri bis bis nonni. Da loro, a noi.

E' bene ricordare la situazione italiana durante l'epoca umbertina.


Al momento dell'Unità d'Italia nel nostro paese l'analfabetismo dilagava.
Il 75-80% dei nostri antenati non sapevano né leggere, né scrivere e anche quando ci si poteva fregiare della dicitura "alfabetizzato" non era scontato il sapere andar oltre la composizione della propria firma.
Al di là degli aspetti politici e territoriali collegati a questo grande evento che ci ha investiti, la scolarizzazione, la questione della lingua, sono stati emblemi di cambiamento, cardini intorno a cui s'è amalgamato il nostro futuro. Nei giorni nostri le riforme della scuola lasciano il tempo che trovano, spesso sono pasticciacci brutti, talvolta hanno in seno ipotesi positive, pensate con finalità educative lontane dalle logiche di marketing di partito.

In quegli anni di fine Ottocento la scuola fu uno dei luoghi privilegiati in cui fondare quest'unità italiana.
La scolarizzazione del paese venne sancita dalla legge Casati (1859) e Coppino (1877).
Fu quella l'epoca dei primi programmi per le elementari, la fondazione degli organismi scolastici e linguistici, l'individuazione dei mezzi per diffondere la cultura, la necessità di libri di grammatica e di lettura per sopperire all'ignoranza. La scuola era caratterizzata da elementi pionieristici: i maestri non avevano esperienza, le classi sovraffollate, gli ambienti angusti e insani, le difficoltà d'imbrigliare una gioventù abituata al lavoro e alla libertà, randagia e poco propensa a passare buona parte della loro vita di fanciulli seduti ai banchi di scuola.

Questa è l'epoca in cui il mercato librario (prima inesistente) annusa possibilità di business: l'industria culturale e i bisogni della scuola furono forti sostenitori della creazione di letteratura e strumenti "di soccorso". Obbiettivo primario fu l'integrazione regionale. Solo in seguito ci fu lo spazio per la valorizzazione delle diverse culture.
In questo panorama gli scrittori, gli intellettuali furono centrali. Le loro opere non avevano nulla di narcisistico. Al tempo gli scrittori e intellettuali svolgevano il loro lavoro: fare cultura, spendersi per la cultura, realizzare qualcosa di positivo per il progresso del Paese. 
Non c'era spazio per gli imbelletti nei salotti letterari "dio-quanto-so-figo-dio-quanto-so-bello". La gente si azzuffava con fervore, disquisendo su questioni importanti della lingua, come spadaccini alla resa dei conti d'un delitto d'onore. Le case editrici, al tempo, risultavano avere a cuore sia il guadagno che la cultura.
Non era un semplice pubblicare per fare numero. Non era solo una questione di marchio, logo, azioni in borsa. A qualcuno importava dell'Italia. Al tempo, l'editoria era al servizio della cultura e del progresso e gli scrittori sentivano quella tensione etica e morale verso un fine patriottico, letterario, di crescita.
C'era l'urgenza del miglioramento e dello spendersi per qualcosa di importante: l'Italia. 

Collodi e De Amicis, nel loro "piccolo", partendo dalla loro esperienza giornalistica, spinti da più parti, voci e interessi, realizzarono le due opere considerate simbolo dell'Unità Nazionale. 
Ambo le opere sono ascrivibili all'interno dell'anno della polemica Ascoli-Manzoni, seguita dall'altra fra De Amicis e Croce, sempre in materia linguistica. In questi anni, il progetto linguistico manzoniano fallisce, sorpassato dalle idee ascoliane centrate su una crescita culturale più spontanea.
Guarda caso, sia "Pinocchio" che "Cuore" sono ascrivibili alla letteratura d'infanzia. 
Guarda caso pensate a posta per venire in soccorso dei giovani.
Pensate un po': semini i cui frutti e i cui germogli sono giunti fino a noi e ancora, evoluti, si espandono e crescono, non invasivi come l'edera, ma profumati, come il gelsomino.

"Le avventure di Pinocchio" di Collodi, attraverso l'iter editoriale che ha trasformato un racconto in puntate in un best-seller ancor oggi ai vertici delle classifiche di vendita, delinea il cammino di un intero popolo: noi.
Un popolo "che matura attraverso il dolore e la sventura pur senza mai rinunciare a contemplare nostalgicamente quella fase di passaggio" (Tratto da: "Lingua e identità", P. Trifone, Carrocci Editore, pp.334). Viene anche identificato come "la più vera fra le tante ricerche d'identità nazionale che l'Ottocento ci ha lasciato". (Tratto da: "Lingua e identità", P. Trifone, Carrocci Editore, pp.334). 
Questo romanzo è strumento di propaganda per la legge Coppino, quella sull'obbligo di scolarizzazione.
Ma è anche un attacco forte al potere. Quante volte, poi,  vi è capitato di dire "come ce n'è tanti", "il paese dei balocchi", "il grillo parlante": provengono da qui. 

"Il libro Cuore" di De Amicis è l'altro capolavoro sintesi di emozioni, sentimenti, difficoltà e prospettive dell'Italia e della scuola datata 1881. Salgari, le sue tigri, il suo esotismo, i sentimenti focosi, impavidi portano ulteriore legna al fuoco del cuore, della Nazione e dei giovani che impararono a leggere, a pensare, a scrivere, ad esprimersi, a ragionare, a scegliere, a valutare attraverso la letteratura.
Tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento l'Italia ebbe l'occasione di sperimentare la libertà della creatività letteraria. Con l'avvento del fascismo la letteratura per l'infanzia diventerà semplice strumento di propaganda. Strumento per seminare idee e controllo politico. Pinocchio lascerà il passo a Ciuffettino Ballilla.

Quando sbraito contro i molli intellettuali, i finti scrittori, le indifferenti tipografie che si fregiano del nome di "casa editrice". Quando esorto i narcisi a farsi una terapia piuttosto che a pubblicare immondizia. 
Quando soffro all'idea di quanto sia schifata la cultura. Quando sostengo che in Italia si faccia solo propaganda di partito (l'uno o l'altro) e nessuna cultura. Quando mi chiedo se ci possano bastare un Benigni e un Saviano. Quando inorridisco di fronte a  un caso letterario scritto con il manuale del marketing perfetto a fianco.Quando scuoto la testa desolata davanti ai tanti grammatici che spopolano ovunque, il cui reale diritto ad esprimersi su questione della lingua scende drasticamente a zero, se considerata la totale mancanza di cultura al riguardo. Quando non scrivo perché mi chiedo se ho veramente qualcosa da dire con il romanzo che ho in testa. Quando non scrivo perché rifletto sul fine più alto insito nella scrittura, penso a tutto questo. 
Penso alle nostre radici. Penso a Dante. 
Penso ai percorsi ardui, impervi che abbiamo imboccato per diventare nazione.
L'Italia è nazione geograficamente parlando. 
Tutto il resto è ancora da costruire. 

Non odono, gli scrittori, l'urlo strozzato della loro terra? Non odono, gli intellettuali, il forte bisogno di prese di posizioni capaci di generare cambiamento? Non sentono, gli italiani, la necessità di superare per sempre una condizione di "nemici ad oltranza"?

L'Unità d'Italia è iniziata dalla terra e dalle persone. Dalla cultura, dai libri, dalla lingua. 
Dobbiamo lavorare ancora.

Un breve passaggio del film "Pinocchio" della Walt Disney sarà presentato qui sotto attraverso un video You Tube.

21 messages:

Elwe ha detto...

wow
un post da leggere tutto di un fiato, quasi un manifesto culturale!

Carolina ha detto...

Oggi ero ispirata. Il sole e la buona aria mi hanno sciolto la catena. :-)

Bert ha detto...

stamattina ho incontrato dei tricolori appesi a qualche finestra e ho pensato a qualcosa di simile...

melogrande ha detto...

Che dire ?
Che abbiamo perso il filo, ad un certo punto della nostra storia.
La costruzione dell' unità fu uno sforzo sincero e partecipato.
C' era il sentimento che si stesse facendo una cosa giusta, una cosa che andava fatta, per essere finalmente padroni del proprio destino, una "mission impossible", se vogliamo, ma a volte se uno non ci pensa troppo, al fatto che è impossibile, finisce che ci riesce davvero.

"Qui si fa l' Italia o si muore" non era una frase retorica così come può suonare oggi, ma una mera esposizione di fatti. Rischiavano davvero di morire. Che fossero Mille o di più o di meno, sta di fatto che i Borboni avevano in Sicilia 40,00 soldati.

Ho pubblicato tempo fa una lettera di un garibaldino, trovata fra le carte della villa di mio nonno. Il garibaldino, gravemente ferito nella battaglia di Milazzo, commentava "Sono ferito, di questo nulla cale, viva l' Italia e la libertà !"

La questione linguistica e quella scolastica venivano di conseguenza, nella costruzione di una nazione la penna è un' arma particolarmente potente, e la scuola fu di certo un grande elemento di inclusione nella nuova identità nazionale. I libri che citi, Cuore e Pinocchio, proprio intorno alla scuola ruotano entrambi, per affinità l' uno e per contrasto l' altro.

Oggi è il cinismo che prevale, il constatare che non ci sono più referenti comuni se non, forse, di tipo televisivo, ed è un cinismo brutto, che si rivolge all' indietro, proiettandosi a ritroso, evidenziando divisioni ed incompatibilità, rinfacciando guadagni e perdite.
M una nazione non vive recriminando sul passato, vive progettando il futuro.
E' questo che, a me pare, abbiamo rinunciato a fare.

Melogrande

sqwerez ha detto...

ero assolutamente avulso da questo sventolar di bandiere... festeggiare l'unità in un'epoca in cui nel nostro misero paese spadroneggiano odi e divisioni mi sembrava una delle più grette ipocrisie possibili... un po' come i vari giorni delle memorie scomparse...
leggere questo tuo inno mi ha instillato speranze insperate... e per questo ti ringrazio... di cuore.
qwe
(non posso più commentare come esterno... fortuna ho un (seppur poco usato) account google

astrogb ha detto...

Molte volte mi capita di provare vergogna ad esser italiano.
Dove abito non c'è una via Galileo Galilei, giusto per citarne una....all'estero impera come sempre il mandolino spaghetti bunga bunga mafia.....o gucci o armani o quello delle scarpe che nemmeno so come si chiama...
o addirittura ci esaltiamo per il primato del brunello di montalcino.

Inzomma dell'italia che conta ed unisce ci sono i bisogni primari: magnà, beve e tr......

che bellezza....

un popolo di santi, poeti e navigatori...ma per piacere: qui passiamo per un popolo di rimbambiti

La scuola ? ma nemmeno pinocchio redento ci andrebbe: ormai magiafuoco & lucignolo docent...

Figure di spicco: nicole minetti batte Rita Levi Montalcini

Non unità d'italia, ma umiltà italia andrebbe celebrata.
in silenzio
in profonda vergogna
umiliati e abbrutiti.

gheddafi in pompa magna qui da noi e poi stermina il suo popolo perchè martire di una rivoluzione che lo ha fatto più ricco di paperon de paperoni

io non festeggerò
non pregherò perchè serve ancora meno
mi limiterò a far notare quante vite e sacrifici stanno disperdendosi nel vento del nulla italico attuale
non voglio essere un italiano alla cutugno
non voglio cedere all'ipocrisia dilagante
l'italia s'è desta ?
non credo proprio
semmai s'è seduta. e mbriagata di happy hour, va tutto bene, come siamo belli e fighi

Fosse successo a noi quel che è successo in Giappone ?

siamo diventati un popolo di lagnoni, lazzaroni, furbi e delinquenti

bella italia
davvero

sono proprio triste: festa nazionale con i negozi aperti per lo shopping

puah

schifani ? no schifato

e non me ne vogliano gli ottimisti,: oggi piove, tira vento ed è un tempo da lupi.

appunto

GB

marifra79 ha detto...

Bellissimo il tuo post! Spesso penso a chi ha combattuto per l'Unità d'Italia! Un abbraccio

Carolina ha detto...

@Bert: mi rincuora sapere di non essere l'unica a sentire certi pensieri...

Carolina ha detto...

@Melogrande: conosco il post di cui parli. Lo lessi al tempo. E' davvero difficile essere felici di questo evento. Ci si dovrebbe domandare: quando abbiamo iniziato a smarrire la strada?
Probabilmente prima dovremmo essere consapevoli, in maniera compatta, che stiamo vagando alla cieca, mettendo in atto un comportamento, a livello di nazione, malato profondamente.

Carolina ha detto...

@sqwerez: HO tolto l'accesso agli anonimi perché stanca dello spam costante.
Per il resto: lieta di averti emozionato. Il nostro non è un paese unito. CI si odia dentro i piani del condominio, dentro casa, dentro le famiglie, fra moglie e marito. Ci si odia negli stadi, ci si ammazza per un parcheggio.
Nord e Sud si considerano reciprocamente un peso.
Non di rado mi sono chiesta se Garibaldi avesse davvero interpretato il volere italiano. Perchè a volte ho la netta sensazione che se tornassimo al tempo dei Comuni, dove ogni città era universo per sé stessa... forse saremmo più coerenti. Non abbiamo un senso di nazione, non ci interessa la nazione. Parlare di patria è romantico e lontano, non sentito.
La storia non è insegnata.
Né il partito comunista né quello fascista hanno mai considerato l'ipotesi di una revisione storica, con annessa assunzione di responsabilità del male compiuto per mere questioni di potere.
La gente sta scontando ancora la seconda guerra mondiale, i traumi. Nessuno ne parla.
Fin troppo facile è biascicare o sventolare il nome "fascismo" quando si è razzisti anche solo considerando diverso il vicino, bianco, italiano, della medesima città, che ha una borsa di uno stilista "minore". Hai voglia a parlare di gay o immigrati, quando fra noi non c'è pace, né rispetto.

Carolina ha detto...

@astro: ma prima di intitolare una via a Galileo, quante persone danno importanza a costui?
Su una cosa sono perplessa e su una cosa combatto dentro di me: sarebbe utile non festeggiare? O, semplicemente, tornerebbe a rimarcare l'indifferenza?

Vittoria A. ha detto...

ciao, avevo gia' tentato di lasciare un messaggio ieri ma non rimaneva. Oggi riprovo. Il tuo post ispira, tocca le coscienza e risveglia la parte migliore di noi! Complimenti! :)

Carolina ha detto...

Ciao Vittoria, tempo che questi problemi siano ancora causati dalle modifiche in corso per il passaggio al dominio. Comunque ho nuovamente modificato le impostazioni sui commenti e non dovresti avere più problemi.

Melogrande ha detto...

Divisi sulla Festa per l' Unità.
Cosa vuoi aggiungere ?
Mi sembra di tornare ai Guelfi e Ghibellini...

Carolina ha detto...

Che cosa si può fare? Come possiamo cambiare, nel nostro piccolo?

acido ha detto...

Bella domanda. Cosa si può fare.
Rimboccarsi tutti le maniche ?
dare voce a chi non si ritrova sotto un emblema ormai stinto a causa di governi ipocriti ed incapaci ?
Ma se non siamo più italiani neppure noi che siamo nati in questa terra che ha più arte che tutto il sistema solare ....
Qualcuno citava Galilei che ne ha tracciato le linee guida ed ha aperto la via alla comprensione di molto del Cosmo....
Leonardo dove lo mettiamo ?
Dante ?
Ma veniamo vicino a noi...Marconi? Rubbia ? Dulbecco ?
e Puccini ?
e Leopardi ?
Come abbiamo potuto dimenticare il contributo di genio offerto da questo paese all'Umanità ?
come abbiamo potuto permettere che un mezzo straordinario come la TV dall'alfabetizzazione del compianto Maestro Manzi (http://www.youtube.com/watch?v=kKy3DoquC8o)si riducesse ad una vetrina di volgari banalità.

sono anch'io perplessa sul festeggiare
c'è ben poco da festeggiare.
insegnare di nuovo lo spirito del popolo italiano, frutto di una miscela di silente laboriosità e di contagiosa solidarietà e caciaronaggine, questo si dovrebbe fare.

Credo sia stato Montanelli a dire che un paese che non sa guardare al suo passato non può avere un futuro.

Se il presente è questo, credo davvero potrebbe aiutarci rileggere cosa 150 anni fa fu fatto.
Più che in piazza a sventolare tricolori, sediamoci in salotto e sfogliamo un bel libro di storia, di arte, di geografia, di filosofia, di matematica, di astronomia, di biologia, di lettere, di poesia, di.........ovunque c'è italia

coraggio ci vuole

e tanto

ma se un popolo ce la può fare, quello è il nostro

Acidamente vostra

Flavia ha detto...

Un post emozionante che ho letto con gran piacere.

Carolina ha detto...

@Addo: Non sono del tutto convinta. Sarebbe anche ora di smetterla con la caciaronaggine che tanto spopola, non credi? Di fuffa ne abbiamo abbastanza, non serve improntare una nuova italia su nuova zella.
Non basta nemmeno sbandierare grandi nomi, quando poi è la realtà di tutti i giorni che tocca ognuno di noi ad essere profondamente invasa da logiche e cultura ammalata.
Non basta riempirsi la bocca di titoli di opere illustri per instillare in un popolo l'importanza delle origini. NOn basta parlare. Bisogna fare. Bisogna fare. E fare con intelligenza, non con quelle logiche confusionarie che spesso e volentieri vengono definite "alla napoletana" oppure "mafiose".
Partiamo dal nostro piccolo.
PAgate i vostri dipendenti. Fate i contratti alle persone.
Se avete una casa in affitto considerate che le persone non sono scarafaggi e hanno il diritto di vivere in un luogo sano e salubre, non sono bancomat e basta.
Donne, abbiate rispetto per le donne, invece di insultare a vicenda. Guardate la violenza che c'è in voi, prima di barricarvi dietro il comodissimo uomo cattivo da ritenere stupido, tardo e coglione. Prima di considerarlo solo un essere capace di ferire e basta. Uomini, riprendete in mano le fila della vostra essenza, curate le vostre stesse ferite, cercate un modo per entrare in relazione fra voi.
Leopardi, Carducci, Manzoni e gli altri nulla possono fare da soli se alla base non c'è un'odierna volontà di miglioramento.
Le imprese devono cambiare rotta e il popolo deve insorgere contro tutta quella società politica che ci sta ammazzando e che ruba costantemente. Noi, solo noi possiamo e dobbiamo fare qualcosa.
Mal che vada chiediamo aiuto ai francesi.
in fatto di rivoluzioni e metodi sono piuttosto pratici.

la giraffa e la papera ha detto...

Hai ragione in pieno. Come hai potuto leggere anche tu nel mio blog, concordo nell'individuare la lingua come uno dei fattori fondamentali che ci uniscono. Ma non è solo un mio parere: è stato chiesto, in uno dei recenti numeri de 'Il Venerdì' di Repubblica, ad alcuni letterati e uomini di cultura, cosa effettivamente unisse oggi l'Italia e l'unica risposta condivisa da tutti (alle volte unica) è stata proprio questa.
Un saluto e grazie dei complimenti al mio post(il tuo post è ugualmente approfondito e competente, complimenti anche a te)!!!
*La Papera*

astrogb ha detto...

chiedo scusa Carolina: mi adotti ?
oppure, posso adottarti io ?

La rivoluzione parte sempre dal basso, dalla gente che lavora, che suda , che tribula.

Alziamo la testa e ripristiniamo il rispetto per la dignità di ciascuno di noi.

Il resto viene da se

E' l'unico tsunami che può far bene.

GB

Carolina ha detto...

@la giraffa: io non seguo "La repubblica", quindi non ho potuto leggere l'articolo che citi. Piacere di averti incontrata nel mio blog.

@astro: :-) no grazie. Al momento una famiglia mi basta e mi avanza! :D
Si, la vera rivoluzione sarebbe nel rispetto, nella cultura, nel cambio d'azione e mentalità.

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