martedì 26 aprile 2011

Intervista a Silvio Sosio, editore Delos Book

Dalla Deepcon con passione: Sivio Sosio, editore Delos Book, ha accettato di essere intervistato per "Sotto i fiori di lillà". Alcuni degli argomenti trattati sono la letteratura del fantastico, l'editoria, le prospettive, gli e-book, il ruolo dell'editore nell'odierno mondo letterario.
Vi invito a leggere questo interessante intervento, a visitare i siti che vi indicherò a conclusione dell'intervista e a festeggiare con me il mio compleanno. 
  • Digitando “Delos” su Google, il risultato rimandato dal motore di ricerca è un lungo elenco di iniziative, pubblicazioni, riviste e presenze nelle fiere. Ci può raccontare quali sono le anime di cui si compone il “progetto Delos” e come vengono scelti i collaboratori? 

Sotto il nome Delos c’è un gruppo di persone che si è occupato di letteratura fantastica fin dai primi anni ottanta. Il nucleo originario siamo io, Franco Forte e Luigi Pachì; insieme abbiamo prodotto di tutto: dalle riviste amatoriali di quando eravamo ragazzi a programmi radiofonici, documentari, riviste per conto nostro o per altri editori, antologie, premi letterari, convegni e chissà quante altre cose. Non da soli ovviamente: attorno al nostro nucleo hanno sempre gravitato decine e decine di collaboratori. 
Tra l’altro, molto spesso si tratta di collaborazioni gratuite, quando sono rivolte a progetti non produttivi economicamente come i nostri siti. Qualcosa, crediamo, ricevono comunque: con noi imparano a scrivere in modo professionale, a usare gli strumenti del mestiere, e una volta cresciuti vanno per la loro strada: numerosi sono diventati giornalisti o pubblicisti. 
Oggi il mondo Delos si divide in due rami: la casa editrice  vera e propria, che produce libri distribuiti su tutto il territorio nazionale, specializzata soprattutto in urban fantasy (siamo gli editori di Charlaine Harris, grazie alla quale un paio di volte siamo arrivati nelle classifiche dei libri più venduti) ma anche in fantascienza, senza dimenticare la fortunata e apprezzata collana di saggi sulla scrittura creativa. 
L’altro ramo è quello originario dell’associazione culturale, che pubblica la nostra rete di magazine web, alcune riviste stampate (Robot, Writers Magazine, RM, Sherlock Magazine, gli almanacchi Effemme e H) e alcuni libri a bassa tiratura, e organizza premi e convegni. 

  • La letteratura del fantastico ha dalle potenzialità quasi sconfinate. Il mercato italiano come reagisce davanti a questi generi letterari? Esistono degli argomenti ancora inesplorati? Quanto sono forti i cliché del genere nelle proposte che puntualmente bussano alla porta della vostra casa editrice? 


Il mercato in generale va un po’ a mode del momento. Fino a qualche anno fa andava per la maggiore il fantasy, poi c’è stata l’esplosione dei vampiri, oggi anche questi sono un po’ in ribasso, sostituiti da un paranormal romance un po’ più generico (alcuni dicono “angeli”, altri “demoni”, ma in sostanza mi pare che il concetto sia semplicemente che il vampiro è un po’ inflazionato e si cercano altri temi). 
Interessante l’aumento di interesse per gli zombie, un settore solo apparentemente simile ai vampiri, ma in realtà indirizzato a un pubblico più maschile. La fantascienza è decisamente fuori moda purtroppo (dico purtroppo perché è il genere che interessa me personalmente); spero che prima o poi torni il suo momento. Immagino che visto da fuori tutto ciò possa apparire un po’ sconfortante, ma a mio avviso la realtà è più interessante; per dirla con una battuta, i vampiri non sono tutti uguali. Per dire: c’è un abisso tra i romanzi adolescenziali di Stephenie Meyer e le avventure erotico-fantastiche di Charlaine Harris; in libreria sono tutti nel banco “vampiri”, chiaro, ma è un po’ come mescolare Saylor Moon con Milo Manara. 
In fin dei conti è sempre stato così: non è il genere, ma l’autore, che definisce la qualità di un libro, no?



  • Durante la convention Deepcon ha realizzato due interventi. Nella presentazione del nuovo libro di Lanfranco Fabriani si è discusso molto riguardo il futuro dell’editoria a contatto con la ventata di novità portata dall’era digitale e dagli e-book. Rispetto ai servizi offerti da un qualsiasi sito di auto-pubblicazione, che cosa offre in più un editore, lasciando da parte l’aspetto legato alla produzione e alla pubblicità (non sempre realmente effettuata, tra l’altro)? 


Il ruolo dell’editore è molteplice, ma potremmo semplificarlo in tre fasi: selezione, cura, vendita
In linea generale l’editore seleziona le opere meritevoli di pubblicazione, dando al lettore la possibilità di scegliere le sue letture su un numero di proposte più ristretto la cui qualità, in linea teorica, è già garantita. 
La cura: l’editore lavora con l’autore per rendere al meglio il prodotto letterario, aiutandolo con redattori esperti. La vendita: l’editore produce il libro, lo stampa, lo fa arrivare nelle librerie, lo promuove e in qualche caso lo pubblicizza. Ora, ci sono molti casi in cui queste prerogative vengono messe in dubbio. 
Per esempio, il lettore può utilizzare altri tipi di strumenti di selezione, per esempio strumenti sociali come Anobii, ovvero il parere di altri lettori; inoltre spesso si fanno esempi di libri famosi (dal Gattopardo a Harry Potter) rifiutati dagli editori ai quali erano stati proposti. 
A mio avviso, al di là dei singoli casi, resto convinto che sulla massa delle migliaia di libri che vengono pubblicati ogni anno rispetto ai milioni che vengono scritti la selezione degli editori resti fondamentale. 
Lo dimostra anche il fatto che da diversi anni ormai è abbastanza semplice ed economico pubblicare un libro in proprio, con editori a pagamento o con editori self service, ma non si è vista questa ondata di capolavori incompresi travolgere il mercato librario. Qualcuno sostiene che con gli ebook l’editore non sarà più necessario, ma francamente non vedo dove sia la differenza. 
Vanno dette anche altre cose. Purtroppo il mercato librario sta sempre di più aprendo un divario tra i cinque grandi gruppi (Mondadori, RCS, GEMS, Giunti e Feltrinelli) e tutti gli altri. E spesso le difficoltà di vivere in questo mercato, in cui i libri vendono mediamente mille copie, comportano riduzioni di costi e quindi alla fine minore qualità. Parlavi della pubblicità: ogni editore con distribuzione nazionale fa quella che si chiama promozione, ovvero si affida a una società che manda venditori dai librai a proporre e a far acquistare le novità. Tutti, credo, mandano comunicati stampa, newsletter, o organizzano presentazioni in libreria. 
La pubblicità vera e propria generalmente per un editore medio piccolo non rientra nel budget, e magari viene pensata solo per titoli particolarmente promettenti. 

  • Rispetto a un esordiente che vuole realmente imparare a scrivere e che ama davvero il genere, che cosa consiglia di fare affinché una passione, un sogno, un’attitudine diventi realtà con sostanza?  


Costanza, impegno, umiltà, testardaggine. Impegno e umiltà per imparare il mestiere, che non è una cosa scritta nel dna ma si impara come tutte le cose. Testardaggine e costanza per continuare a scrivere e a proporre i propri lavori nonostante i rifiuti, che sono inevitabili. Sembrano banalità, ma un gran numero di aspiranti scrittori è convinto di essere un artista incompreso, non accetta critiche e al primo rifiuto decide che il mondo non è ancora pronto per il suo capolavoro. E poi finisce a pubblicare dal Gruppo Albatros... 

  • Lei è un editore. Può condividere con noi il metro di giudizio che utilizza quando ha fra le mani un dattiloscritto in attesa di futuro? Come sceglie gli autori italiani da pubblicare?  


Personalmente lo faccio di rado. Se ne occupano altri miei colleghi; e comunque in generale Delos Books non lavora molto con autori esordienti. Abbiamo un premio letterario, selezioniamo da lì, ma in generale non abbiamo un programma di selezione di nuovi autori né collane adatte a riceverli. 

  • Delos organizza concorsi letterari. Quali sono gli elementi tipici di un romanzo o racconto vincente secondo la vostra giuria? Quali sono i tipici errori che riscontrate scorrendo le produzioni letterarie che vi sono inviate? Che cosa suggerisce ai partecipanti prima di spedire il plicco? 


Non credo che si possano individuare errori o formule di successo tipiche. So che in rete ci sono sedicenti critici che si divertono a fare dissezionamenti dei romanzi e a condannarli a morte in base a qualche loro ragionamento tecnico. La verità è che ogni romanzo ha i suoi punti di forza, paradossalmente anche un’opera con errori tecnici evidenti (che so, punto di vista che salta avanti e indietro, errori logici nella trama, personaggi filiformi o che agiscono in modo irrazionale) potrebbe essere un capolavoro per altri motivi. Chiaro che di solito non è così, non sto incoraggiando l’ipotetico autore a infischiarsene delle cose che gli vengono insegnate: dico che non c’è una formula per valutare un romanzo. 
Bisogna leggerlo, cercare di capire il suo punto, e poi dare una valutazione. 
I problemi più gravi che portano a scartare subito un libro sono l’inadeguatezza dell’italiano e l’assoluta mancanza di originalità (quanti cloni di Signore degli Anelli avremo letto, in questi anni di premio Odissea?). Poi ovviamente sul giudizio finale pesano anche considerazioni come quelle che ho fatto all’inizio, e se non ci sono punti di forza molto evidenti a bilanciarli, il destino dell’opera è segnato. 

  • Un autore Le invia il suo progetto letterario accompagnato dal curriculum. Quanto è cruciale il curriculum nella scelta di pubblicare uno specifico autore? Quanto contano i concorsi letterari vinti da un emergente, nell'economia degli elementi che fanno pendere la bilancia verso un “si ti pubblico il libro” piuttosto che un “no, grazie”? Quali sono i concorsi letterari a cui lei da maggiore rilevanza? 


Più o meno zero. Non lo nego, se l’autore sia conosciuto dal pubblico ha la sua importanza. Questo ha ovviamente incidenza sulle vendite; ma per “conosciuto” intendo che abbia pubblicato diversi libri che hanno venduto bene in libreria, non che abbia vinto il tale o talaltro premio letterario. 

  • Ultima ma non meno importante domanda: quali sono i progetti a cui state lavorando o che vi vedranno in prima linea nei prossimi anni? 


Abbiamo appena varato la collana di urban fantasy umoristica Vampiri e paletti, e i primi responsi sembrano dire che sia stata accolta bene. A giugno esordisce la nostra nuova collana Odissea Zombie sulla quale contiamo molto. Tra i progetti abbiamo una cosa sul versante fantasy che farà molto parlare, ma di cui preferisco non dire ancora nulla. Un altro grosso impegno è l’organizzazione di DelosDays, la convention dedicata alla letteratura fantastica che si terrà a giugno a Milano (per i dettagli: www.delosdays.it) alla quale invito a partecipare tutti i tuoi lettori. Poi tante altre cose, noi non stiamo mai fermi. 
Le vedrete quando arriveranno. Grazie dello spazio, a presto!

Sito Web: http://www.delosbooks.it/

7 messages:

  1. chiara moltoniApr 26, 2011 05:19 AM
    Interessantissima! Grazie, come sempre, il tuo blog è una confortevole nicchia assolata...
    Baci e fragole
    RispondiElimina
  2. Camilla P.Apr 26, 2011 05:30 AM
    Interessantissima intervista, grazie per averla condivisa con noi :)

    Ma soprattutto... buon compleanno! Ti mando un abbraccio forte!
    RispondiElimina
  3. Carolina VenturiniApr 26, 2011 10:17 AM
    Grazie! Nei prossimi giorni ripasserò a salutarvi tutti nei vostri blog. Sono stati giorni intensi.
    Un abbraccio.
    RispondiElimina
  4. Marta TraversoApr 26, 2011 11:39 PM
    Bellissima intervista, sono stata abbonata per diverso tempo a "Writers Magazine" e trovo che i progetti della Delos siano molto interessanti.

    Trovo però un controsenso che la Delos non investa sugli esordienti, dato che indice fior fiore di concorsi letterari... :-)
    RispondiElimina
  5. Carolina VenturiniApr 27, 2011 08:44 AM
    AVVISO PER CARMINE: Ho sbagliato a moderare il tuo commento, cancellandolo inavvertitamente. Sarei felice se tu me lo riscrivessi.

    @Marta: Rispetto gli esordienti ti posso dire questo, che è semplicemente la mia opinione. Delos è marchio di qualità. Non si può dire la stessa cosa degli esordienti italiani. Credo che una scrematura, una selezione, un restringere il campo sia un buon modo per garantire ai lettori un prodotto di valore. Fin troppi libri inutili sono pubblicati ogni giorno. Tra un "piglio tutto" e un "prendo solo se davvero merita e solo attraverso le selezioni dei canali prestabiliti"... preferisco la seconda opzione..
    RispondiElimina
  6. SilvioApr 27, 2011 09:23 AM
    @Marta: Delos Books pubblica un sacco di esordienti sulle riviste, e ha pubblicato anche numerosi romanzi. Certo, non siamo una casa editrice che opera specificamente sugli esordienti, cosa che richiederebbe un modello di attività del tutto differente.
    RispondiElimina
  7. ChiarettaApr 27, 2011 10:04 AM
    Bellissimo il tuo blog! Complimenti!!
    RispondiElimina