giovedì 14 aprile 2011

"La traversata dei sensi" di Nedjma

Aggiungi didascalia
La traversata dei sensi” è il secondo romanzo di Nedjma, autore/autrice de “La mandorla”, entrambi editi da Einaudi. È presentato come romanzo erotico, ma a mio parere questa definizione è incompleta. Lo chiamerei romanzo di formazione. Solo in seconda battuta aggiungerei “erotico”. Il sesso, certo, è parte integrante quasi di ogni singola pagina pubblicata. Così come parole forti, esplicite, i nomignoli (diminutivi o dispregiativi) degli organi genitali, frasi esplicative dedicate alle posizioni dell’amore, appaiono di frequente, almeno una volta a riga. 
Eppure l’erotismo, inteso come capacità di vivere in maniera appagante l’eros, il proprio corpo, il sesso, non è che la meta del viaggio delle protagoniste.

La storia de La traversata dei sensi di Nedjma si divide in un “prima” e un “dopo”. La prima notte di nozze e il mancato sanguinamento da parte della giovane saranno lo spartiacque fra due mondi e due tipologie di donne e sessualità.  La giustificazione a tale avvenimento è individuata nel sigillo posto da una sorta di “fattucchiera”. Costei si era scordata di "riaprire" i genitali della ragazza prima del matrimonio. Aveva lasciato il villaggio da qualche tempo. La voce narrante è quella di Zobida, zia della giovane sposa Leila.Vedova di un uomo violento a cui dedica trenta sputi sulla sua tomba ogni giorno, in memoria delle trenta frustate che frequentemente riceveva per ogni minimo errore.
Donna liberata dal fardello del un matrimonio  solo in seguito alla morte del suo aguzzino.
Femmina liberata dai catenacci al sesso solo grazie alla libertà e al coraggio nel farlo quand'anche in assenza di legami. L'amore vissuto con gli amanti, tanti, continui, per puro e semplice desiderio egoistico di vivere il piacere, il suo essere donna, femmina, animale con urgenze e bisogni impellenti da colmare e riempire. La donna sarà mentore per la ragazza.
Leila rimarrà all'oscura di buona parte della storia della zia, ma a lei dovrà moltissimo. La libertà. 

Sfruttando le credenze del villaggio arabo, traendo il massimo vantaggio dall’ignoranza claustrofobica della famiglia e del paese, Zobida riesce a farsi insignire del diritto di accompagnare Leila alla ricerca dell’unica donna capace di sciogliere l’incantesimo. 
Zobida vuole allontanare la nipote dal contesto familiare, dalle ipocrisie e dalle falsità delle donne del casato. Sa perfettamente che non si tratta di magia, d’infamia, di monili in piombo o creta a forma di labbra vaginali da riaprire con il fuoco. Si tratta di timore, d’inesperienza, di ripudio per un marito non scelto, del bombardamento mentale attraverso le parole della madre morta. Forse ancora di vaginismo, o semplicemente di mancanza d’amore e di un uomo adatto. Leila, Zobida lo sa, avrà sicuramente bisogno del fuoco, ma non per modellare materiali. E avrà bisogno del suo aiuto per vivere, prima ancora di scoprire il sesso. La vedova sa anche che si tratta di vita o di morte: se la ragazza rimarrà confinata in un matrimonio non scelto, ma obbligato, il suo unico futuro sarà la morte dell'anima. Una morte certa.

Zobida è Caronte: traghetta l’anima della giovane dalla riva soffocata dal disprezzo della sessualità verso spiagge dai granuli diversi. A lei il compito di mostrare una realtà diversa, un approccio nuovo, una tipologia cangiante di donne con esperienze lontane da quelle che aveva conosciuto sino ad ora.
A Zobida l’ardito compito di smantellare il pudore e l’ignoranza della bella.

Tanti i temi affrontati: il timore del peccato attraverso la sessualità, l’inconsapevolezza della propria bellezza, l’apprendimento del proprio corpo, delle reazioni, delle emozioni, delle esplosioni.
La zia sarà generosa con la giovane: le mostrerà il sesso, cosa vuol dire, come si fa nella pratica, come si seduce, come si comprende l’uomo. La inciterà a scoprire il suo sesso, dandole in mano uno specchio affinché potesse guardarsi, scoprirsi, capire com'è fatta fisicamente. Zobida farà in modo di lasciarla sola, spingendola a prendere confidenza con la sua nudità, chiedendole di camminare nuda, di scoprirsi il seno, di non temere di sentirsi bella. La lascerà anche essere iniziata da un'altra donna. 
Leila conoscerà l'orgasmo senza penetrazione diretta e sentirà di poter "reggere" e andare oltre.
A Leila sarà permesso di incontrare donne pienamente consapevoli della loro sessualità, dei loro desideri, per nulla intimorite dalla nudità. L’incontro sessuale fra donne viene definito un ottimo espediente letterario per fare audience. Io questo non lo so. Ciò di cui sono convinta è che incontrare donne generose nello spartire la conoscenza o nell'aiutare una persona a superare i propri blocchi è sicuramente un tesoro. Leila è una donna fortunata.

Il contatto con l'uomo, il rapporto sessuale con l'uomo, sarà solo apice, conclusione ed inizio del percorso e delle novità. Questo non accadrà prima di un altro passaggio fondamentale: la cura del proprio corpo, la pulizia, gli accorgimenti, la depilazione totale delle zone intime, gli stratagemmi per preparare la pelle, i muscoli, gli occhi, la bocca, i piedi, le mani all'amore. Persino le finezze, persino il profumo. Zobida insegna alla nipote ad essere donna. A prendersi cura di sé stessa. A trarre piacere dalla pulizia. Nel romanzo questi passaggi sono fra i più fondamentali. Il viaggio e il cambiamento iniziano qui.

Dalle labbra virginali di Leila usciranno, con il tempo, parole dalle tinte molto forti, concetti insperati fino a pochi mesi prima, ipotesi e prospettive legate al sesso che mai avrebbe potuto vivere, sperimentare o semplicemente considerare a livello puramente riflessivo nel minuscolo paese musulmano di cui era originaria. Zobida sarà generosa rispondendo alle domande della sposa: come si riconosce un bravo amante? Come si può diventare delle brave amanti? Che cosa si può fare praticamente per dare piacere a un uomo? Come ci si può aiutare nel favorire il proprio piacere?

Interessanti gli attacchi furenti e sprezzanti a una qual certa parte della cultura islamica. 
La derisione, il sarcasmo, l’osare mettere in discussione tabù senza reticenze, lo smascherare depravazioni e ipocrisie tipiche di alcune tipologie di esseri umani che usano ed abusano di parti del Corano a piacimento, secondo necessità. E’ comprensibile che l’autrice/l’autore scriva sotto pseudonimo. Immagino che un libro del genere possa significare la pena di morte, in alcuni Paesi.

Che dire? Duecento pagine dense di vita. Un libro, La traversata dei sensi di Nedjma, che molte donne dovrebbero leggere e conoscere. Un aiuto laddove il deserto umano non concede alcuna goccia d'acqua per dissetarsi. Un granello di sabbia che favorisce la valanga. Uno di quei libri adatti alle donne che corrono coi lupi. Alle donne selvagge.

2 commenti:

  1. Dico la verità non sono un amante del genere e a parte "I Malavoglia" e "Orgoglio e Pregiudizio" letti tra l'altro in giovane età, ho sempre scartato i romanzi di formazione. Tuttavia da quello che hai scritto, il romanzo di Nedjima mi sembra Sui Generis e poi, forse l'ho già scritto, mi interessano i fatti della vita visti dalla parte femminile per cui vedrò di leggerlo.
    grazie Carolina

    RispondiElimina
  2. Carolina Venturini15 aprile 2011 10:04

    Non ho letto molti "romanzi erotici". Di tutti, solo due hanno avuto un paio di capitoli che mi hanno davvero emozionata molto. L'eros è un luogo scivolosissimo: il rischio di scadere nella banalità davvero alto.
    Questo romanzo non mi ha emozionato a livello "erotico" o "sensuale". Interessante le tappe della storia. A volte fastidioso nell'uso smaccato di volgarità solo per "dovere", in un certo senso. Di lei/lui preferisco "La Mandorla".

    RispondiElimina