giovedì 7 aprile 2011

"Tu prostituta" di Maria Cristina Giongo

Tu prostituta”, libro esistente sia in formato cartaceo che digitale, è nato dall’esperienza diretta dell’autrice, Maria Cristina Giongo, edito da Laura Capone Editore è una storia vera. Una giornalista, l’autrice, voce narrante e una prostituta senza nome. Due blogger. Si conoscono, parlano. S’incontrano nella realtà. 
Se mi vuoi essere amica, devi conoscere il mio mondo”. 
Un invito e una sfida. Così inizia il viaggio, partendo dal sesso. 

Maria Cristina Giongo riceve le chiavi d’accesso per entrare nel mondo dell'amica prostituta come spettatrice non vista e non immaginata, sin nel cuore delle brevi relazioni vissute con i clienti. La prostituta in questione ha scelto di svolgere questo mestiere.
Non è obbligata, non ha protettori, non è nel racket.  Il suo approccio e il suo coinvolgimento, il suo piacere è direttamente proporzionale a questa volontà. La prostituta regala all'autrice un CD con registrazioni scottanti e inequivocabili.
La giornalista confida la sua vita attraverso il telefono e la chat.
Le grane della vita da figlia e da professionista, oltre che da moglie e madre, diventano sfondo capace di mettere in luce l’esperienza lavorativa e umana dell’altra donna. Scene hot, pratiche sessuali “all'avanguardia”, flash sulla vita delle emigranti russe, polacche, ucraine, disquisizioni sulle leggi che toccano questo mondo (dall'induzione alla chiusura delle case chiuse), dall'influenza profonda esercitata dall’educazione familiare ricevuta sulla sessualità di una donna, direttamente o indirettamente. Persino i recenti scandali sessuali di Berlusconi e la povertà umana delle relazioni personali negli uomini della politica. Il rischio di scoop non voluti. Questi alcuni degli argomenti trattati. Il punto cruciale sono le persone.

Il racconto inizia con le scelte effettuate nella compilazione degli annunci da pubblicare sui giornali, le strategie di marketing per avvicinare nuovi interessanti, le accortezze per proteggere la propria incolumità, le scelte igieniche, l’oculata cernita della tipologia di uomini, onde evitare incontri spiacevoli o violenze o malattie, il tariffario, i traslochi. Immediata, la classica domanda: perché un uomo va a prostitute? Perché un uomo tradisce? La necessità di ascolto, prima ancora del sesso, è tracciata nei dialoghi. 
Nei giorni nostri è cosa nota: gli uomini vogliono essere ascoltati. Altrettanto nota è l'assenza di dialogo.
Le tempistiche degli incontri pongono l’accento su questa necessità (tre minuti per un rapporto sessuale, un quarto d’ora di chiacchiere), così come le lunghe telefonate prive di riferimenti sessuali, gli incontri per colmare il bisogno d’affetto, di vicinanza. Per avere un po’ di dolcezza. Non solo. 
La necessità di vivere ambo le “cose” in una donna unica, l’ascolto e il sesso, si palesa procedendo spediti nella lettura. Onnipresente la domanda: perché con la tua donna no? 

Emerge il bisogno di questi uomini di dolcezza, quasi materna, e la nostalgia di una vivacità fantasiosa unita alla capacità di osare e di godere, non per finta, o non sempre per finta. Serpeggia il quesito: ma perché con una professionista e non con una persona sentimentalmente coinvolta da te, a cui importi?
In una conversazione con un cliente abituale compare la fatidica riflessione che ancor oggi tiene banco, arroccata fra pudore e vergogna: ma cosa succederebbe se una donna, una moglie, vedesse un film porno, accettasse di condividere le fantasie con il marito? Perché ciò non succede? Come cambierebbe la relazione? Siamo sicuri che non succeda? Domande implicite ed esplicite che non possono lasciare indifferenti. Le donne sono chiamate in causa. Torna anche la ricerca, da parte dei clienti, della mamma, figura primaria in un uomo. La ricerca di questa entità in una prostituta (e non solo nella moglie) è un bisogno che la professionista esaudisce senza scomporsi, senza sentirsi menomata o insultata. 

Questa premessa pone l’accento sull’evidenza del tradimento. Le donne sanno quanto può essere devastante scoprire che il proprio uomini ha preferito contattare una sconosciuta piuttosto che cercare un dialogo con lei, in qualità di compagna, ragazza, fidanzata. 
Le mogli sanno quanto può deflagrare il conoscere la volontà di non condivisione della sessualità da parte del marito. La volontà di non affrontare insieme eventuali problemi sessuali, paure, traumi o timori. 
La volontà di non dare speranza a un rapporto. 

Questo è lampante con l'esperienza del fidanzato che cerca il superamento della verginità attraverso l'incontro con la prostituta.  Un uomo che sceglie di contattare un annuncio erotico non tradisce solo una persona che molto probabilmente lo ama. Se è credente, esula dalla fede.
Tu prostituta” è un romanzo ricco di questioni morali e domande scottanti.
Maria Cristina Giongo non sferra “pugni letterari” brandendo le taglienti spade formate da parole d’accusa inequivocabili. L'autrice-protagonista evidenza con eleganza queste disarmanti questioni, lasciando al lettore il compito di interrogarsi, ancora una volta. 

Questo breve ma intenso romanzo termina con la stessa amarezza che avvolge un ciclo la cui rotazione è ormai conclusa. Si parla di ferite e di scelte. Il dubbio sull'esistenza di strade nuove da percorrere, i timori nell’imboccare quei sentieri verso lande sconosciute. 

Sullo sfondo, quasi mai trattato, il rapporto fra l’autrice e il marito.Non ci è dato sapere come l’incontro con la prostituta, il viaggio nell'umano pellegrinare, ha cambiato (se l’ha fatto) gli equilibri della coppia. 
Celata anche l’esperienza personale dell’autrice a contatto con tutte queste sollecitazioni sessuali, siano esse riflessive o smaccatamente esplicite. Non ci è dato sapere se tutte queste questioni morali e scoperte sulle pratiche sessuali hanno risvegliato o creato ex novo interessi, dando il via a una sorta di "maturazione" sessuale. La vicenda è interamente concentrata sull'amicizia tra le due donne e sulla volontà di conoscersi e condividere. Il cambiamento avviene nella prospettiva, nell’ottica con cui il mondo viene “soppesato”, le persone accolte, vissute. La conclusione porta con sé la libertà nata in seno all’accettazione delle possibilità e delle diversità, della consapevolezza che i pregiudizi rappresentano ostacoli alla conoscenza.

Tu prostituta” di Maria Cristina Giongo è un libro scorrevole e intenso. Quasi un’eco dei temi trattati da Paulo Coelho in “Undici Minuti”. Conclusa l’ultima pagina, la sensazione che permane è la possibilità e la speranza. 

19 messages:

  1. Grazie, Carolina, per la delicatezza ma anche la chiarezza con cui hai recensito il mio libro; capito a fondo. Mi ha colpito una tua frase: "la volontà di non dare speranza a un rapporto." Infatti questo è anche uno dei punti importanti su cui certi uomini dovrebbero riflettere. E forse anche certe donne. Cari saluti,
    Maria Cristina Giongo

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  2. Per me tradire significa "fuga", che fa rima con "fine". Avrei molte cose da dire, ma credo che potrei rischiare di essere offensiva, in un modo o nell'altro. Non voglio. Complimenti a te per il libro!

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  3. Cara Carolina,
    hai ragione! Tradire è una fuga, soprattutto dalla responsabilità di una relazione seria.
    Una fuga dall'amore, che di per sè implica il concetto di DARE: e non solo di ricevere. Ecco perchè l'amore per i figli è la forma più intensa dell'amore, in quanto impari solo a dare senza chiedere nulla in cambio.

    Scusa, poi, ma...ho visto che hai sottolineato che Tu prostituta è in versione e-book. Vorrei precisare che è anche uscito in versione cartacea; una cosa per me molto importante. Non avrei mai accettato di far pubblicare un libro SOLO in versione e-book. Proprio per il discorso che ho fatto anche ad Ermanno nel mio commento al suo.
    Spero che tante persone rifletteranno sull'importanza dei loro rapporti, anche sessuali, con il loro partner, e soprattutto, sull'importanza di dirsi TUTTO. Cristina Giongo

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  4. Cara Cristina,
    non condivido il tuo pensiero riguardo all'amore materno. Innanzi tutto, secondo me, non è così scontato, immediato e ovvio che una madre ami il proprio figlio. NOn è scontato che abbia voglia di dare amore al figlio e non è scontato che non gli chieda un altissimo prezzo per ogni microscopico sacrificio fatto o impegno messo nei suoi confronti. GLi studi degli psicologi non sarebbero pieni di figli devastati dagli effetti di madri anaffettive, abusanti, manipolative. Ci sono donne che non sono minimamente in grado di uscire dal nido materno. Persino da adulte vivono nella porta accanto, con la madre che gestisce ogni singolo aspetto della loro vita, inclusa la sessualità.
    Io non credo che essere madre significhi essere portatrici di amore generoso, privo di interessi, illuminato. Essere madre è difficile. Soprattutto se i conflitti con la propria madre sono ancora esistenti, soprattutto se non si è mai riuscite a diventare donne. Nemmeno aprendo le gambe, non basta nemmeno quello.
    Secondo me, ovviamente.

    Grazie per aver precisato che il libro è uscito anche in forma cartacea! A me è stato dato l'ebook, l'ho letto in pdf e se questa informazioni mi è stata data... me la devo essere persa nel flusso di lavoro per voi. Scusa, comunque. Hai fatto bene a sottolinearlo.

    Dirsi tutto in una coppia è importante.
    Penso ci voglia molta responsabilità e maturità per arrivare ad essere onesti e sinceri anche laddove "il dente duole". Non è scontato essere ascoltati o trovare comprensione oppure interesse e apertura, voglia di capire il tuo punto di vista.
    Sono così complicate le relazioni fra esseri umani...

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  5. TuristadiMestiereApr 7, 2011 04:48 AM

    interessante tutta la parte "umana" di questo romanzo...da leggere, insomma! Il mio elenco ormai è diventato imbarazzante;: spero di smaltire in vacanza :D

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  6. sicuramente da visionare.

    suerte.

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  7. @anan: visionare??

    @Turista: in e-book dono 67 pagine. E' scorrevole.. :-)

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  8. Cara Carolina,

    hai ragione su quanto dici del ruolo di mamma. E secondo me ci sono delle mamme che non avrebbero dovuto mettere al mondo figli. Proprio quelle di cui parli tu. Io mi riferivo solo alla mia esperienza: posso dire infatti di aver vissuto con i miei figli i momenti più belli della mia vita. Ma naturalmente anche momenti difficili, faticosi, in cui non sai bene come agire....Però penso ancora che se un uomo puoi anche mandarlo al diavolo quando se lo merita...con un figlio non ci riesci. Ecco perchè dico che la maternità è la forma di amore più generosa che esista. Chi non "la sente", chi è già egoista od isterica di natura, sicuramente farebbe meglio a non mettere al mondo figli per non farli soffrire.

    Allora...buona lettura a Turista di mestiere! E aspetto un giudizio. In effetti scrivo sempre poche pagine ma essenziali. Al giorno d'oggi il tempo per leggere è sempre meno e devi lasciare il lettore ancora avvinto dalla vicenda e non annoiato. Con questo sistema si recepiscono meglio i punti più importanti di riflessione.

    Consiglierei a tutti coloro che in questo momento sono stressati, di rileggere la storia del cavallo che esce di colpo dalle sabbie mobili, dopo aver trovato il tempo di riprendere le sue energie; restando calmo ed immobile sino al momento del grande balzo verso la salvezza.

    Infine... aspetto il giudizio degli uomini ma anche delle donne su come vedono loro le prostitute.

    Bello, questo blog! Gestito e letto da persone intelligenti! Complimenti! Cristina

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  9. Cara Cristina,
    condivido il tuo pensiero e credo che comunque, anche con tutto l'amore del mondo, anche con la risoluzione dei propri "nodi" interiori... essere genitore non sia mai facile. Ho quasi 26 anni e non sento il desiderio di maternità. Mi spaventa troppo. Mi spaventa il male che potrei fare.

    A proposito di questa storia, non è che per caso hai qualche indicazione bibliografica in più? A me interessano moltissimo le favole, le storie, le leggende... i miti... Se non la conosci ti consiglio il primo libro di Cecilia Dart Thornton (cognome difficilissimo!): "La ragazza della torre". Stupendo insieme di mitologia e leggenda.

    Si, in effetti sto aspettando con curiosità il pensiero dei lettori riguardo la prostituzione e il tradimento. Anche il sesso. :-)

    Grazie dei complimenti!

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  10. Carissima Carolina,

    come sei giovane! Alla tua età neanche io sentivo il desiderio di maternità. Inoltre lavoravo dalla mattina alla sera in televisione e non avrei mai avuto il tempo di occuparmi BENE di un bimbo. Anzi, quando vedevo le mie sorelle immerse in pannolini, bambini capricciosi, notti insonni, mi assaliva...
    l'angoscia per loro.

    A 32 anni rimasi incinta di quello che diventò il mio primo marito, olandese, e quindi mi trovai davanti ad una scelta: fra la carriera o mettere al mondo un figlio di cui però avrei dovuto assumermi ogni responsabilità, come fecero i miei genitori con me. E scelsi per il mio Christiaan, sperando di poter diventare una buona madre. Non fu facile perchè a questo punto dovetti partire per i Paesi Bassi ( incinta).

    Però, come ho già accennato, l'esperienza della maternità fu così bella che in seguito, a 36 anni ( quindi già vecchiotta) scelsi, questa volta coscientemente, per il secondo figlio. Al primo dedicai.. il mio primo libro "Caro piccolo baby", al secondo il libro uscito in lingua olandese: "Muriel".

    Fai benissimo quindi ad aspettare, perchè sei giovane e prima devi vivere la tua vita come lo desideri tu; in tutta libertà. Come ho fatto io. Il desiderio di maternità secondo me viene...quando aspetti il tuo bimbo e soprattutto quando lo stringi per la prima volta nelle braccia. O, almeno, per me è stato così.

    Poi in effetti arrivano anche la fatica, le notti insonni, i primi screzi con il tuo compagno ( non credo che i figli uniscano; al contrario...!).Ma oramai tuo figlio ti ha già conquistata! Però, ripeto, se di carattere si è difficili, poco propensi al dare, isterici, pigri, impazienti, assetati di protagonismo, ecc. ( mi riferisco a delle persone che conosco, soprattutto del mondo dello spettacolo)è meglio non mettere al mondo un altro infelice.

    Grazie per il consiglio letterario; acquisterò il libro. Anche a me piacciono i libri di favole; ma è da tanto che non ne leggo e che non ne trovo di belli. Buona giornata! E che sia piena di sole per te ed i tuoi lettori!
    Cristina

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  11. Beata te che avevi un lavoro! :-) per il resto condivido il tuo pensiero!

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  12. intendo da darci un occhiata ;)

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  13. Interessante disquisizione sulla maternità;
    credo abbiate ragione entrambe, esistono madri tenere, naturalmente e positivamente proiettate verso i propri figi e madri egoiste ed egocentriche che vivono e misurano la maternità solo dal peso delle rinunce che quest'ultima comporta. Io sono mamma di tre figli, di 19, 12 e 6 anni; sono diventata mamma del primo figlio a 27 anni , a 34 della seconda e dell'ultimo a 40.
    Li ho amati e li amo tutti e tre, e la mia visione di maternità si accosta a quella descritta da M.Cristina; ho cresciuto i miei tre figli sempre lavorando, e dire che quando è nato il prima facevo l'assistente di volo di lungo raggio; la sua nascita ha modificato il mio concetto di lavoro, se prima prioritario era il volo, l'azienda in cui prestavo servizio, successivamente alla sua nascita, lasciarlo diventava sempre più doloroso e difficile, tanto che "rinunciare" al volo è stata per me una naturale conseguenza. Il punto cruciale della maternità per molti è proprio questa, la "rinuncia".
    Basterebbe accettare il fatto che la condizione di madre cambia necessariamente il rapporto con se stessi, prima che con gli altri e modifica la "lista" delle priorità; io in tutto questo non ci vedo nulla di negativo, ma credo sia un processo del tutto naturale che però mi rendo conto..a volte potrebbe anche non accadere.
    Complimenti a M. Cristina per la realizzazione del suo "Tu Prostituta" che acquisterò sicuramente al più presto.
    Ringrazio e saluto M.Cristina e la padrona di casa, Carolina.
    Simonetta
    --

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  14. Cara Simonetta,
    benvenuta intanto. Come seconda cosa non credo si tratti di "avere ragione", ma di esperienze personali, valori e anche paure.
    Non credo che una donna debba essere obbligatoriamente madre per essere "donna" e non credo che essere madre sia una necessità o un richiamo obbligato per tutte.
    :-) Però il tema del post è la prostituzione, il rapporto di coppia, il tradimento e il sesso..
    NOn vorrei allontanarmi ulteriormente... :-)
    A presto!

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  15. Tornerò sicuramente per lasciare un mio commento subito dopo la lettura del libro; in questo modo riuscirò a stare quanto più possibile nel tema. Un caro saluto.
    Simonetta

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  16. Spero di poterti incontrare ancora, anche negli altri post.
    Un caro saluto,
    Carolina

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  17. Grazie, Simonetta, per il tuo commento, che mi ha fatto riflettere. Infatti essere madri cambia proprio il tuo concetto di priorità.

    Tornando al tema della prostituzione nel mio libro troverai anche un altro spunto; essere figlie. Figlie di una mamma malata. E'strano; di questi argomenti potevo parlarne solo con lei: la prostituta. Come dico nel libro era l'unica che ancora mi chiedeva come stava mia mamma....

    Ecco perchè non penso di aver scritto un libro solo sul sesso e la diversità; ma anche sul sentimento. Che ce l'hai o non ce l'hai; è onsito in te, sia che tu... sia prostituta o una"donna normale" ( ma chi può definirsi veramente normale?). Cari saluti,

    Cristina

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  18. Ho letto il libro in una notte e ho scambiato con Cristina diverse mail relative al tema da lei trattato. Vivendo ormai un'età in cui le dicotomie sono diventate sempre più morbide e i colori meno netti e più sfumati, avendo avuto poche esperienze affettive ma molto intense e con persone veramente speciali, ho una visione dell'uomo e dei rapporti uomo-donna un po' diversa. Uomini e donne sono mondi differenti, spesso con esigenze e linguaggi differenti e non basta semplicemente "parlarsi" o "dirsi tutto" perché anche volendo usare tutte le parole del mondo, ci sono infiniti modi di caricare le parole di significati. La comunicazione è fatta di molti livelli e di solito in un rapporto di coppia - un rapporto stabile e non occasionale - al massimo ne vengono attivati due o tre. Questo genera un profondo senso di frustrazione e di carenza che viene vissuto in modo non sovrapponibile dagli uomini e dalle donne. Gli uomini tendono un po' più delle donne a sessualizzare il proprio linguaggio e per questa ragione cercano un po' più frequentemente questa forma di comunicazione. Sebbene ci siano uomini che vanno con prostitute per una pura e semplice gratificazione fisica, è vero che molto frequentemente ciò che l'uomo cerca va molto al di là del sesso. Ma soprattutto quello che cerca è una grande CHIAREZZA in un rapporto con una donna con la quale sa esattamente il prezzo che deve pagare per stare con lei, e conosce altrettanto esattamente il tempo che lei gli dedicherà. I rapporti non professionali fra uomo e donna sono spesso molto complessi, intessuti da giochi di compravendita in cui non è chiaro ciò che si vende e non è chiaro il prezzo che si paga, frequentemente sono pressoché impossibili da sciogliere per ragioni intricate di tipo affettivo, economico e sociale. Perché un uomo cerca una prostituta? Perché a volte ha bisogno di non pensare, di non controllare le parole e i gesti, ha bisogno di lasciarsi andare nel corpo, nella mente e nell'anima, di sentirsi ascoltato e capito, sia pure da una professionista, di sentirsi toccato e assecondato sessualmente. Niente di personale e tutto personale.

    Noi donne abbiamo perlopiù esigenze diverse, e quelle difficilmente si trovano a pagamento. Purtroppo...

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  19. Cara amica,
    come al solito i tuoi commenti mi spiazzano e mi affascinano. Soprattutto perchè vengono da una persona di cultura, spessore ed importanza come te. Sono fortunati i tuoi pazienti!In quanto saprai dare loro maggior equilibrio e cura. Circa gli uomini che cercano la prostituta per i motivi da te accennati, è proprio vero; me ne sono resa conto anch'io dopo questa esperienza abbastanza "sconvolgente e stravolgente"...Infatti nel libro la prostituta parla dell'importanza della parola "nuova", che attira maggiormente gli uomini che leggono i suoi annunci. L'uomo vuole la novità. L'uomo dopo un po'si annoia nel sesso con la sua compagna. Per questo cerca altro, pur "volendole bene", come hanno affermato tanti suoi clienti. Noi donne cerchiamo soddisfazioni più ampie e complementari,come dici anche tu. Che sono impagabili e soprattutto difficili da trovare; purtroppo!

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