martedì 12 aprile 2011

Web content design: disoccupazione, annunci di lavoro, competenze tecniche

Faccio parte dei 205 milioni di disoccupati esistenti al mondo in questa precisa epoca storica di crisi economica. Rientro nelle stime dei laureati disoccupati.  Durante le mie spasmodiche ricerche di lavoro on line mi sono imbattuta spesso in annunci a dir poco "creativi".
In particolare,  ho notato moltissima confusione riguardo le competenze tecniche della professione di "content design".
Al momento questo "titolo" viene utilizzato a discrezione del singolo, indicando ora un tipo di professionalità ora un altro. Molte aziende ricercano una persona unica in grado di coprire il ruolo di -  almeno - tre figure professionali specifiche (programmatore web, web content, web marketing), offrendo in cambio ben poco (non sempre, ma spesso). Ho pensato di rendere fruttuosa quest'esperienza frustrante.
Vorrei parlare della comunicazione digitale, degli ambiti dei web design e dei compiti specifici del web content, nella speranza di rendere un servizio ai disoccupati, alle aziende e agli interessati.

Al giorno d'oggi è auspicabile una conoscenza ampia, capace di abbracciare tematiche specifiche e/o generali anche negli altri campi di studio e di lavoro. Non credo nella "tuttologia", ma ritengo un valore aggiunto avere nozioni e "skills multitasking", competenze integrate e intercambiabili a seconda della necessità.
Per esempio, il master che sto seguendo all'università integra diversi aspetti collegati al mondo del web: quello giuridico, quello di programmazione e quello legato ai contenuti. All'interno di queste macro aree gli argomenti sono nuovamente suddivisi in "capitoli" dal respiro più ampio (marketing, social media, usabilità, accessibilità, leggi, tecniche, traduzione siti multilingua etc. ). Ritengo altre sì importante non perdere di vista le specificità tipiche di ogni professione a favore di un "ibridamento" privo di sostanza.

"Comunicazione digitale", "progettazione siti web" e "banche dati e sicurezza informatica" sono tre cose diverse. Esiste un design di progettazione ed esiste un design di contenuti
Colui il quale lavora negli ambiti dei contenuti web non può prescindere da queste conoscenze.

La comunicazione digitale è il nome di un approccio che si riferisce all'architettura di comunicazione e conoscenza necessario alla realizzazione di software in maniera non intuitiva, ma con competenze e consapevolezza. I contenuti da digitalizzare, ovvero da mettere in rete, sono studiati e messi in pratica da due discipline specifiche: l'architettura della conoscenza e l'architettura della comunicazione.

L'architettura della conoscenza ha a che fare con l'ideazione e la realizzazione dei contenuti elettronici chiamati "e-content". Questi criteri e conoscenze permettono di elaborare un progetto relativo a un sito o portale, percorsi o programmi di e-learning, danno risposte alle necessità cognitive degli utenti (comprensione, memoria, utilizzo). E' facile intuire che questo ambito non ha ancora toccato alcun codice Java, HTLM, XML, CSS, PHP o qualsivoglia altro strumento di programmazione
Se di programmazione si parla, questa ha a che fare con l'idea.

Da quali elementi è caratterizzata questa idea? Come la vogliamo realizzare? Quali sono gli strumenti che ci serviranno? A questa idea sono associati dei servizi? Quali tipi di contenuti dovranno essere inseriti? Quale stile utilizzare? Quali specifiche di editing? Quali esigenze (dell'azienda, dell'utente, delle professionalità che dovranno lavorare al sito)? Quali strumenti e comandi, icone, alternative testuali, valutazione dei rischi di ridondanza potranno reggere e sottolineare la coerenza logico semantica fra contenuti e dinamicità del sito? Queste sono solo alcune domande.

L'architettura della comunicazione ha a che fare con il dialogo, l'interazione nei programmi software, in particolare in rete. Cioè significa che il lavoro si svolgerà all'interno della gamma di opzioni offerte dalle logiche di navigazione in siti internet, nell'interattività dei contenuti, nella gestione dei contenuti.

Esistono due criteri per la costruzione di contenuti in rete:

  1. l'individuazione del contesto in cui si colloca il sito, quindi la tipologia di dominio
  2. l'articolazione delle informazioni, dei temi del sito (servizi e funzionalità)
A ciò si aggiungono le specifiche conoscenze relative al testo informatico, all'articolazione della pagina virtuale, alle informazioni metatestuali (titoli, didascalie, capoversi, spazi), paracomunicative (parole chiave, link interni ed esterni), performative metatestuale (parole, immagini, espedienti grafici per veicolare contenuti, servizi, opportunità) e performativa metacomunicativa ( interazione con il programma, i pulsanti per attivare collegamenti). Senza contare le competenze linguistiche, sociologiche, psicologiche, antropologiche necessarie. Il bianco, in Italia, ha un significato. In India, un altro. 
Un sito è aperto al mondo e per questo deve considerare tutte queste variabili. In particolar modo se si tratta di e-commerce o istituzioni. Particolare attenzione va posta ai loghi, ai noi, alle sigle, agli acronimi, ai termini in lingua straniera rispetto a quella di provenienza, ai termini criptici o di settore. 
Questo perché occuparsi di contenuti significa occuparsi anche di coloro che dovranno usufruire questi contenuti, leggerli, assorbirli, ricordarli, citarli, studiarli, sfruttarli. 

All'interno di questo panorama lavorano diverse figure professionali: content design, cognitive design, navigational designer, graphical design, interactivity design, experimental design.

Il web content design ha competenze, abilità ideative relative all'articolazione dei contenuti tematici di un sito, in funzione al dominio e allo scopo dello stesso. Ha competenze linguistiche, grafico-verbali, grafico-iconiche, grafico spaziali e sonore. Ha capacità metodologiche e organizzative, competenze semiologiche e conoscenza delle dinamiche di comunicazione. Figure professionali che possono essere integrate con il web content sono, ovviamente, il cognitive design e il navigational designer.

Abilità grafiche con i template, con i codici, i fogli stile, i programmi adatti a creare pagine dinamiche, i server non sono strettamente necessarie al web content. Grafica, progettazione, sicurezza, banche dati sono elementi fondamentali in un sito e un lavoro di qualità avviene con l'integrazione di competenze e la reciproca accettazione come strumenti di pari importanza. Un lavoro in team

Di tutto un po' è sempre meglio che nulla. L'importante, secondo me, è che queste conoscenze integrate non siano richieste solo ed esclusivamente pensando al risparmio economico sulle risorse umane. 
Una persona che fa tutto è un risparmio. Lo è altrettanto in termini di garanzia di qualità?


Fonte: "Comunicazione Digitale - Un approccio semiologico-linguistico", di E. Zuanelli, Editore Colombo, 2009. Capitoli 2 e 3

19 messages:

  1. Bel post esplicativo! ;)
    Anch'io - sebbene stia attualmente terminando la specializzazione ancora - posso dire di far parte di quelli alla ricerca di un impiego decente in settore dei new media e della comunicazione digitale.

    Riguardo le figure integrate, però, ben vengano (anche se le aziende in effetti se ne approfittano un po' tanto della cosa), anche se trovarne (o provare ad essere) che raggiungano alti livelli in ogni singola competenza è cosa rara. Meglio specifiche e piene abilità.
    Ad esempio, io ho appena terminato un buon corso di formazione specialisico di web design, ma non mi sognerei minimamente di spacciarmi per esperto, visti anche i tanti annunci che ho trovato; per arrivare a certe competenze, ce ne vuole e ce ne vuole - per carità non mi riferisco a te o ad alcuno in particolare, non fraintendere... - e, appunto, le varie agenzie/aziende non dovrebbero approfittarsene.

    Ciao! ;)
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  2. Non pensavo ti stessi riferendo a me. :-) Anche perché io mi occupo di contenuti. E' importante formarsi e non è pensabile che a 24 anni una persona sia programmatore, sistemista, addetto marketing e chissà che altro tutto in uno.
    PIuttosto che un'accozzaglia di capacità al minimo, penso possa essere utile razionalizzare gli ambiti e investire in conoscenza.
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  3. Sì, sì, appunto, figurati... il mio era un discorso in generale, e sono perfettamente d'accordo con te. ;)
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  4. Chiarissimo !!!!
    Sono daccordo inoltre sul fatto che la qualità è legata all'investimento sulla conoscenza e gli investimenti costano e andrebbero premiati o almeno riconosciuti.
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  5. Birra e SentimentiApr 12, 2011 09:58 AM
    Interessantissimo, soprattutto perché il settore del web interessa anche me! brava!
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  6. Cara mia, ho qualche anno più di te ed in più di 17 anni di lavoro di annunci "creativi" e di proposte "indecenti" ne ho visti tanti e ricevute tante. Ma non puoi nemmeno immaginare quante.

    Quello che m'è rimasto più impresso era la ricerca di una figura professionale con almeno 3 anni di esperienza in un linguaggio di programmazione uscito tre mesi prima...

    Insomma cercano sempre il solito diciottenne con tre lauree e dieci anni di esperienza. Che tristezza.
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  7. Marta TraversoApr 12, 2011 12:17 PM
    Il grosso problema è che molti annunci di lavoro in questo settore - comunicazione digitale, tecnologia e quant'altro - riguardano professioni "English-named" il cui significato è spesso oscuro.. si dovrebbe creare un sito di annunci di lavoro corredato di glossario :-)
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  8. purtroppo le aziende puntano sul risparmio, ma credo che, in questo modo, sacrifichino la qualità di quello che ottengono... contenti loro ...
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  9. il settore è in crisi di saturazione e non da adesso. L'avvento dei "blogger" ha aggiunto confusione alla confusione, se in rete tu parli di sistemisti, molti crederanno che siano esperti di totocalcio o superenalotto e non è una battuta.
    Quanto alla valutazione della competenza da parte delle aziende, parecchi dirigenti pensano sia addirittura controproducente...
    resta la stima verso sè stessi e quella di coloro che credono in te, basterà a farti andare avanti?
    con affetto
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  10. @ Wiska: Non credo che "lo sbarco dei blogger" si possa considerare la panacea di tutti i mali oppure l'armageddon di tante professioni. Molti lo credono, ma io sono contraria a questa visione. Non credo nemmeno che i/le blogger siano le responsabili o i responsabili della confusione, mancanza di informazione, ignoranza deliberata e voluta che esiste e viene mantenuta in Italia.Come vivevano queste professioni prima del 2000? Prendiamo il giornalismo, per esempio.
    I giornalisti cartacei (non tutti, ma molti) hanno sbraitato contro i blogger mille volte perché li hanno definiti "ruba lavoro". In che stato era il giornalismo in quel momento? Non penso che basti trovare un colpevole per mettersi la coscienza a posto...
    Continuo a domandarmi quanti datori di lavoro, in Italia, di qualsiasi tipo di lavoro, possiedono una formazione universitaria.
    In caso brutalmente negativo... mi chiedo come possano, queste persone, comprendere l'importanza di certe innovazioni tecnologiche e terminologiche quando... in molti casi anche l'italiano è uno sconosciuto. Al massimo il dialetto. Se parli di "sistemisti" e ti rispondono "su che cavallo hai detto di puntare???"... temo sia grave..
    Rispetto ai dirigenti: condivido il pensiero. Le limitazioni mentali o di carattere o di studio di un dirigente possono essere tali da causare danni non indifferenti all'azienda.
    Pensare che una valutazione delle competenze sia controproducente apre notevoli dialoghi.
    Per quanto riguarda l'ultima domanda: no, non basta.
    Non basta per vivere.
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  11. @Pupottoliona: A furia di risparmiare e ridurre e sottrarre e denutrire e depotenziare... dove si va? Risparmiare in certe cose, talvolta può suonare come il preludio al suicidio. Aziendale, almeno. Di progetti.
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  12. @Marta Traverso: In realtà no, non serve il glossario. Servirebbero due cose: lo studio dell'inglese e l'uso di parole italiane per nominare in maniera accessibile e chiara concetti, idee, nomi, cose che si possono benissimo rendere in italiano. Non sta scritto da nessuna parte che dobbiamo per forza usare le parole inglesi ovunque. Il rischio è la cripticità voluta. Ma ciò porta conseguenze.
    Invece di favorire la comunicazione, crea confusione. Dovremmo venirci incontro e allo stesso tempo amplificare lo studio in generale. In tutti i settori, soprattutto quelli più delicati.
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  13. @Anonimo: questo tipo di annunci li leggo quotidianamente. Ho ricevuto offerte di colloqui in hotel, in orario d'aperitivo, in luoghi poco "chiari". Sono stata definita nei peggio modi quando rifiutai un "contatto preliminare" per avere un lavoro in una pasticceria, cercato per bisogno stringente, rifiutato perché non ho intenzione di perdere la mia dignità.
    Leggo molti siti e blog di precari, free lance, laureati disoccupati e leggo le loro disavventure con le bufale degli annunci di lavoro. Ci vorrebbe un Paolo Attivissimo anche per i lavori creativi! A uno di questi annunci ho risposto e sono stata per un anno a lavorare gratuitamente, credendo nelle bugie che mi venivano dette fino a quando non ho aperto gli occhi. Totale? 140 euro pagati per un anno e passa di lavoro su più fronti.
    Non ho ancora superato la rabbia per non essermene andata via prima e la rabbia per aver visto come certe dinamiche siano assolutamente in grado di falcidiare un'idea creativa buona e interessante. La cosa positiva è che queste sono esperienze e dalle esperienze traggo insegnamento e malizia, se vuoi.
    La mia fiducia, in generale, è molto bassa.
    A volte mi chiedo chi compili realmente questi annunci di lavoro e mi chiedo se queste persone sanno che stanno andando a toccare le speranze di persone in difficoltà. Chi cerca lavoro oggi non lo fa per hobby.
    Eppure ingannano, sfruttano, mentono, creano specchietti per le allodole.
    La guerra esiste.
    Non solo in Africa, non solo con le bombe o con il nucleare.
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  14. cristina aicardiApr 13, 2011 04:20 AM
    E' tristissimo leggere, per me donna di mezza età, le tue e le altre parole di giovani donne e uomini, così preparati/e, istruiti/e e nonostante tutto entusiasti/e.
    Che vi dobbiate scontrare con persone meschine che non sanno guardare al di là dell'immediato, pur di arraffare soldi, è orribile. Come si fa a non capire quanto investire sulle competenze di voi giovani donne e uomini, sia l'unica risorsa e l'unica salvezza per questo povero paese, e di conseguenza anche per le loro aziende?!
    Se trent'anni fa mi avessero prospettato questo scenario non avrei potuto crederci. (Eppure ho lottato per un mondo migliore...)
    Ti auguro e auguro a tutte e tutti il lavoro che vi spetta e tante cose belle, di cuore davvero!!
    cristina
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  15. Be', questo e' perche' in molti paesi del mondo, non certamente solo l'Italia, anche se mi risulta che in questo particolare campo sia un po' indietro rispetto agli altri paesi industrializzati, molti non sanno ancora di che si sta parlando. E' ovvio che un'azienda che non lavora nel web ma che nel web vuole lavorare, si aspetti - come si aspettava dieci anni fa - una singola figura tutto-facente. Il problema immagino sia che, per la concorrenza che c'e', qualcuno che gli faccia tutto la trovano davvero! E sulla qualita'... sono davvero in grado di valutarla?
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  16. Davvero interessante. Mi dispiace che tu non abbia ancora trovato lavoro nonostante la tua bravura.
    Grazie
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  17. Carolina VenturiniApr 13, 2011 06:21 AM
    @giulia: in realtà, stando agli annunci di lavoro che ci sono in giro, il mio profilo risulta sempre "mancante". Spero che le cose cambino. Oggi ho inoltrato richieste per lavori in Inghilterra e in Irlanda.

    @wolf: esistono i valutatori di qualità. strumenti on line creati ad hoc, almeno per quanto riguarda il web. Esistono altrettanti modi per valutare la qualità di un operato anche nel mondo virtuale. Basta usarli e cambiare se il risultato è carente. Per esempio questo sito non ha superato alcuni test per l'accessibilità dei disabili, in quanto alcune parti di codice hanno degli errori. Appena avrò un attimo di tempo vedrò di sistemare anche queste cose.
    Si possono fare tante cose, volendo...
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  18. non era mia intenzione accusare i/le blogger di essere la radice del male, nè si pretende da un blog professionalità, ci mancherebbe altro. Purtroppo però l'idea che non ci sia bisogno di leggere, di studiare per creare una pagina e poi scriverci sopra si fa spesso avanti maligna. E' quindi un problema culturale che, concordo, esiste da sempre specie in Italia, dove pensiamo tutti di saper scrivere, di poter dire la nostra su qualsiasi cosa accada,ma che poi fatichiamo a leggere un articolo di un giornale, a comprare un libro o solo a leggere un post di un altro blogger. Quanto allo specifico settore e te lo dico per esperienza, non si tratta soltanto di limitazioni di pensiero o caratteriali di taluni dirigenti ma di un disegno stategico che viene dall'alto.
    La stima delle persone è importante e anche se non dà da mangiare, ti permette di avere una dignità, questo intendevo dire.

    con stima e affetto
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  19. Carolina VenturiniApr 14, 2011 02:16 AM
    Condivido il tuo pensiero e proprio ieri ho eltto alcuni post di alcuni blogger che lamentavano la "fatica" del blog, individuando tale "fatica" nello studio, nel tempo, nell'applicazione, nel pensiero su cosa dire e sul fatto che anche avere qualcosa da dire (e scriverlo) non è cosa facile. Richiede impegno. Molti preferiscono altri mezzi di comunicazione proprio perché evadono dalla necessità di competenze. Si, immagino esista anche un disegno dall'alto. Come sempre accade, l'ignoranza è ghiotta per chi brama il potere.
    Si, in questo caso condivido il tuo pensiero: la stima degli altri è importante.
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