mercoledì 18 maggio 2011

Di madre in figlia, di Lella Ravasi Bellocchio

"Di madre in figlia", di Lella Ravasi Bellocchio, è un libro che mi ha fatto piangere più volte. Mi ha chiamata da lontano, come solo quei libri "speciali" sanno fare. Ero alla Mondadori a San Giovanni, a Roma. Cercavo tutt'altro. Una spinta, un richiamo. Ho sceso le scale, annusato il calore soffocante, la polvere e l'odore "di mio". E' bastato uno sguardo. 
La copertina lilla, la parola "madre", l'eco in "figlia" ed era già mio. Letto sin dallo scontrino, oltre i semafori, come Bella nel film "La Bella e la Bestia". Oltre i passanti, fino a quel luogo inviolabile che non nominerò. Non mi ha lasciata sino ad oggi. Nemmeno ora mi lascia. Questo libro è abbrancato al mio futuro, al pari di "Donne che corrono coi lupi", de "Il testimone del fuoco", de "La grande madre" (che non ho ancora il coraggio di leggere) e di "La donna ferita" (che tengo a vista d'occhio, ma ancora non affronto). Quando ho voglia di poesia, leggo un libro di matrice junghiana. Trovo armonia, senso, intimità.


La trama di "Di madre in figlia", di Lella Ravasi Bellocchio è un percorso d'analisi. La protagonista, Carmen, si è intrecciata perfettamente con delle scoperte e consapevolezze riguardo il mio futuro professionale.  Carmen è una bambina che ha fatto da madre alla propria madre, e che scopre la possibilità di essere donna indipendente, oltre la madre, attraverso un lungo percorso di terapia e di vita, grazie anche alla maternità. Come dice Jung: "Ogni donna contiene in sé la propria madre e la propria figlia".Parlare di questo libro è complesso.

La voce narrante della terapeuta viene sostituita dai ricordi, dagli scritti, dalle poesie della paziente. 
La madre è il fulcro. Madre terribile, madre indispensabile, madre saggia e sagace, erotica, sensuale, folle, distante, lontana, nel suo mondo, rabbiosa, vendicativa, profondamente in contatto con la terra, piena di segreti, aforismi, magie. Carmen, da bambina, ha dovuto sperimentare l'abbandono con madre presente. Cosa significa? Significa che la madre ha abdicato, in alcuni momenti cruciali della vita della piccola, a fare la madre. Era assente. Mentalmente. Lontana, anaffettiva, spenta, depressa, presa da altre cose.
Questo dolore ha condizionato profondamente la vita della donna, prima che entrasse in analisi. In seguito, questo rapporto madre-figlia, sarà ripercorso e ripetuto all'interno della terapia, cercando nuovi significati, conoscenza profonda, sguardo diverso sull'insieme. Oltre la rabbia, oltre il dolore, verso l'amore.

In analisi viene affrontato anche il tema della relazione con il marito. 
Le difficoltà incontrate quando lei, Carmen, modificherà i suoi schemi di comportamento e non vorrà più una relazione incentrata sul bisogno, ma inizierà a chiedere spontaneamente in modo diverso, una presenza diversa. Il marito dovrà fare i conti con questi cambiamenti, superando la dipendenza per poter stare insieme ancora, in modo migliore, costruttivo, profondo.

Il sesso coniugale sarà un ulteriore luogo d'avanguardia e scoperta. Scoperta di quanto il comportamento, il pensiero della madre verso l'intimità l'aveva prepotentemente condizionata, bloccata, sconvolta, incastrata nel conflitto fra il ricordo degli amplessi focosi vissuti dai genitori, senza il benché minimo pensiero a lei che sentiva o scorgeva, e le costanti raccomandazioni di non rimanere incinta, somministrate sin dalla prima mestruazione. Quante di voi si riconoscono in questo? 
Carmen si sentiva livida d'invidia e di rabbia. Si chiedeva: perché, tu madre, ti concedi tanto e a me, giovane, bella, interessante, imponi un non contatto, una non risposta a qualsiasi stimolo sessuale o sensuale io riceva? 

La gravidanza reale e nei sogni sarà uno dei momenti più importanti di tutto il percorso terapeutico. Accogliere l'eredità, ma essere qualche cosa di diverso.
Coniugare gli opposti che scappano, Natura e Cultura, terra e istruzione, miti e riti con strumenti e logica. Superare la vergogna per la propria madre è uno dei passi che Carmen dovrà fare, per arrivare a sé stessa.

Molte le pagine scritte con il sudore di un percorso affilato, tagliente, ricchissimo e senza sconti.
C'è una poesia, una delle tante, che vorrei condividere qui, con voi.

Madre di sasso,
madre diversa
pensaci tu
madre di legno
madre ingegno
madre assassina
madre bambina
abbracciami tu
abbracciami di più
madre di fango
madre d'amore
madre coraggio
madre di gesso
madre abbracciami tu
abbracciami più forte
da farmi sentire sbriciolare le ossa
abbracciami tanto
da non sentire più il pianto
la fatica del giorno
un sogno che aspetto
madre d'inverno
madre di giorno
madre di tutti
madre di pazzi
abbracciami forte (...).

E ancora:

"(...) Come non intuire, dietro la strega, grande Ombra del femminile, la trasgressione, l'eros?
Eros come inquietudine che può afferrare e portare all'inferno, e allora meglio stare in un ruolo di moglie e madre; nel conflitto ci si può anche spezzare, si può maledire il destino che ti vuole donna. E' una parte dell'eredità materna, del "fardello" doloroso, ma c'è anche, in qualche modo, la consegna di una candela, di un lumicino per andare avanti, dove la madre non è arrivata, dove potrà arrivare la figlia, dentro e oltre la madre, una madre straordinaria.


(...) La qualità del femminile è una ricettività che rinnova e riapre alla storia: accoglie il bene e il male e poi separa con amore, come nelle fiabe, in cui spesso all'eroina è dato come compito, come prova iniziatica, di separare in una notte, il grano dal miglio, e così sciogliere l'incantesimo. E la strada del femminile, come nelle fiabe, è nell'oscurità, nella capacità di accogliere  e di separare con amore, di vivere elementi oscuri, di andare nel buio senza certezze né canti di vittoria, sommessamente, affidandosi alla vita, in modo forte, vero, dolorosamente irrimediabile. forse è così che si esce dalla simbiosi, nei rapporti d'amore dove si ripropone il tutt'uno con la madre (...).

"Di madre in figlia", di Lella Ravasi Bellocchio è un libro da leggere con il cuore.

18 messages:

  1. Dev'essere meraviglioso. Grazie per la segnalazione. Lo comprerò.

    un caro saluto

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  2. Carolina Venturini18 maggio 2011 17:47

    Lo è veramente. E' una carezza. Non una sberla. E' come essere accolte in un abbraccio materno, guardate dentro, accompagnate e, abbracciate ancora.

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  3. Credo che lo comprerò anch'io - come Iulia, cara Carolina.Ti ringrazio per questa segnalazione :)
    Ciao e un abbraccio,
    Lara

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  4. Ma quanto sono colpevoli quelle che non riconoscono il potere meraviglioso che hanno o peggio ancora se ne servono per il male!
    Grazie Carolina,per il tuo bel commento sul mio blog. Dolce serata!

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  5. grazie per la visita e il commento al mio blog...leggendo il tuo post mi hai messo una gran curiosità per questo libro che cercherò di leggere quanto prima. Grazie mia cara e buona serata
    Ornella

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  6. dalla passione con cui lo racconti è decisamente un gran libro

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  7. Mi avevi già incuriosita con questo libro, ma leggere la tua recensione "appassionata" non solo mi fa venir voglia di comprarlo al più presto, ma anche di comprarlo in quella stessa libreria a San Giovanni, in cui non vado da tanto (preferisco la Feltrinelli alla Galleria Alberto Sordi) :-)
    Grazie di avermi avvisato, ma sappi che io li leggo cmq tutti i tuoi post, anche se non commento spesso.:-)

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  8. Yuki aka Prisma19 maggio 2011 01:38

    Ho deciso di comprarlo subito dopo aver letto il tuo primo post sul libro. Sarà una lettura importante. Per tanti motivi. Spero che un giorno ne parleremo di persona.

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  9. Sembra un libro molto intenso e importante.. bellissima recensione, complimenti!

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  10. Carolina Venturini19 maggio 2011 10:09

    @Lara: grazie a te per essere passata. Se posso, se lo leggerai, mi farebbe piacere condividere con te le emozioni e le riflessioni.

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  11. Carolina Venturini19 maggio 2011 10:10

    @Il calesse: eh... sul potere e le donne ci sarebbe molto da dire, in effetti!

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  12. Carolina Venturini19 maggio 2011 10:11

    @ornella e Carmine: benvenuti nel mio blog e grazie per avermi lasciato un pensiero.

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  13. Carolina Venturini19 maggio 2011 10:12

    @Rory: Chissà.. volendo potremmo farci una capatina insieme e berci un caffè, un giorno!

    @Yuki: mi piacerebbe molto. Davvero tanto.

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  14. Chissà...sarebbe un piacere...:-)

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  15. Carolina Venturini19 maggio 2011 11:53

    Magari un giorno organizzeremo un incontro con tutte le donne di questo blog. :-)

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  16. ennesimo consiglio interessante.

    suerte.

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  17. Carolina Venturini19 maggio 2011 20:26

    Ti ringrazio. Se conosci altri libri interessanti facci sapere!

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  18. non mi lascerò scappare questo libro e neanche più questo blog...

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