martedì 31 maggio 2011

Intervista a Maria Cristina Giongo

Immagine tratta da: www.ilcofanettomagico.it
Maria Cristina Giongo è una giornalista e scrittrice italiana, residente in Olanda. La sua carriera giornalistica è ricca di significativi successi, conduzioni televisive, interviste importanti e collaborazioni free lance con il gruppo Rizzoli Rcs
Ha scritto su Libero, sul Corriere della Sera, su L'Avvenire e Il Giornale. I suoi siti web sono i seguenti: www.mariacristinagiongo.nl  e  www.ilcofanettomagico.it.

"Sotto i fiori di lillà" ha avuto il piacere di ospitarla attraverso la recensione del suo ultimo libro "Tu prostituta"
Quest'oggi la conosceremo attraverso un'intervista che ho realizzato per voi. Maria Cristina Giongo affronta il tema del giornalismo italiano, delle differenze fra l'editoria olandese e quella italiana. Darà moltissimi consigli preziosi agli scrittori emergenti che devono scegliere l'editore con cui pubblicare. Ci racconterà la sua esperienza con il Papa Giovanni Paolo II. Vi consiglio di non perderla!



Importante giornalista e attiva scrittrice. La scrittura è parte della tua vita nelle sue molteplici forme. Ci racconti che cosa significa per te scrivere e che cosa sei riuscita a raggiungere attraverso quest’arte? Quale dei tuoi libri ha rappresentato un’esperienza catartica a tal punto da rimanere impressa nel tuo cuore, oltre che sulla carta stampata?

Ho sempre amato la scrittura. Per me è la forma più bella di comunicazione, in quanto ti lascia il tempo di riflettere prima di esprimere un pensiero. Quando ero piccola trascorrevo le vacanze in una bella casetta di campagna dei nonni, circondata da campi e alberi da frutta, di cui uno era il mio preferito. Ogni tanto ci salivo  e mi sedevo su un ramo robusto, con un blocchetto e la penna. Poi cominciavo a scrivere. Pensieri, parole, piccole storielle. Era una sensazione bellissima. In mezzo alla natura, accompagnata solo dal canto degli uccellini. Quando mi rendevo conto che era giunta l’ora di tornare a casa, scendevo dal mio rifugio e seppellivo i foglietti sotto l’albero, come tesori preziosi. 

Caro piccolo baby”, edito da Rusconi, è il  libro che ho più nel cuore e nel animo. L’ho scritto dopo aver dato alla luce il mio primo figlio, Christiaan, ben 29 anni fa! E’ la storia di una mamma che racconta al suo bambino, in forma epistolare, quanto lo ha amato, sin dal momento in cui ha saputo di aspettarlo, avvenuto all’inizio di una promettente carriera televisiva come conduttrice di un programma che riscuoteva un buon successo di pubblico e di critica. A questo punto la scelta: o lui o la trasmissione. 
Questa mamma ( che oramai avrete capito chi sia) scelse il figlio che portava in grembo  e partì per l’Olanda, il Paese del padre del bimbo: dove vive tuttora. Amo questo libro perchè è un inno d’amore per la propria creatura, una riserva d’amore, scritta con l’intenzione di fargli sapere, se un giorno sarà triste, depresso, forse scoraggiato, o si sentirà solo, che nella vita una persona lo ha amato veramente, incondizionatamente, per quello che lui è: sua madre. A questa fonte di energia  dovremmo attingere tutti, nel ricordo dei nostri genitori. Ovviamente se sono stati dei bravi genitori.

La tua esperienza nel mondo dell’editoria è vasta. Hai pubblicato libri sia in Italia che in Olanda. Quali sono le differenze fra il mondo editoriale italiano e quello olandese? Che tipo di approccio utilizzano le case editrici olandesi di fronte alle opere letterarie degli emergenti, secondo la tua esperienza? 

Il mondo olandese è più diretto e sincero. I contratti durano al massimo 3 anni e l’editore ne parla con lo scrittore a fondo, chiarendo subito i suoi interessi. Proprio per evitare che l’autore si faccia troppe illusioni. 

Considerando il fatto che vivi in Olanda, sugli scaffali delle librerie che frequenti abitualmente in loco, quali sono (se ci sono) i nomi degli autori italiani che maggiormente vengono proposti al pubblico? Che tipo di letteratura giunge dall’Italia? Quale opinione hanno gli olandesi dei nostri prodotti editoriali?

Attualmente i libri più venduti sono quelli di Niccolò Ammaniti, che ho conosciuto l’anno scorso, quando il suo editore olandese mi ha chiesto di fare da traduttrice durante una serata letteraria in una grande libreria di Eindhoven, la città dove abito. Rammento che all’inizio era molto teso, piuttosto timido e chiuso. Per fortuna poi si è “sciolto” un po’, rispondendo alle domande del pubblico in modo simpatico e sagace. Poi Roberto Saviano, Moravia ed...il mio grande idolo: Oriana Fallaci! Ho letto tutti i suoi libri anche in lingua olandese! La nostra letteratura nei Paesi Bassi è molto apprezzata ma non a livello di romanzi d’amore.  
Fa parte del carattere di questo popolo che cede poco alle emozioni; soprattutto non le mostra. 
Neanche in campo letterario.

Tante esperienze editoriali fanno a coppia con errori di valutazione, fiducia mal riposta, esperienza nata da obbiettivi non raggiunti. E’ la vita. Quali sono i principali "disguidi" che hai affrontato durante la tua carriera da scrittrice? Quali consigli ti senti di dare agli emergenti che si affacciano in questo mondo spietato che si chiama "editoria"?

Hai toccato un punto dolente! In effetti, una mia esperienza italiana è stata allucinante. Mi è costata lacrime e persino la salute, tanto ho sofferto! Ma adesso, per motivi che preferisco tralasciare, non voglio scendere in particolari. Non mi riferisco a nessun editore in particolare. 
Posso solo consigliare di affidare la propria opera letteraria, costata anni di lavoro e sacrifici, solo ad editori di  esperienza. Sta a dire ad editori che prima di iniziare questa attività e non dopo, abbiano già una PROVATA competenza nel campo specifico, ne conoscano le elementari tecniche di base come, per esempio, quella di seguire l’opera in fase di stampa, controllando la copia cianografica finale. Altrimenti potrebbero recarvi un vero danno, soprattutto se siete autori conosciuti. In questo caso è importante non firmare contratti a lungo termine. All'inizio impegnatevi per 1 anno o due. Se poi l’editore si sarà mostrato serio e degno di fiducia, potrete continuare con lui. 
Altrimenti sarete liberi di affidare la vostra opera a qualcun altro più impegnato. 
Inoltre, come mi hanno confermato parecchie case editrici, per la versione e-book la percentuale è a partire dal 10% ( questa è anche la percentuale normale per il cartaceo); non del 5%. 
Diffidate da chi sostiene che “ l’e-book deve essere considerato come una promozione per l’autore”. In realtà mi pare piuttosto...una buona promozione per l’editore, che si prende circa 4 euro e 75;  mentre all’autore dà più o meno 25 centesimi! A questo punto sarebbe meglio stamparselo e distribuirselo da soli! E’anche fondamentale che l’editore abbia dei punti vendita ed una buona rete commerciale di distribuzione già pronti, da attivarsi immediatamente all’ uscita del libro.  
Infine, attenzione a quegli editori che non sanno neppure parlare l’italiano e osano mettersi come “curatori delle opere altrui”, senza neanche essersi presi la briga di informarsi presso una vera casa editrice sul  significato, valore e competenza di un curatore di opere letterarie, che deve essere superiore a quelle dello stesso autore. Proprio per questo, generalmente, tale compito viene affidato a un professore. 
La sola laurea o esperienza in campo “commerciale”non basta.  Non curarsi della forma e della grammatica è mancare di rispetto all’autore e alla sua opera. Chi tutela e protegge le opere letterarie e la proprietà intellettuale di un autore?  In conclusione, prima di firmare un contratto leggetelo bene e fatelo leggere ad una persona esperta in materia, soprattutto se è stato solo “scaricato”da internet e non stilato con l’assistenza di un avvocato.  Nel vostro interesse.  Perché certi editori pensano che, solo per il fatto di aver investito del denaro nella vostra opera,  possano diventarne padroni  indiscussi e prepotenti. E quando protesterete,  vi ricatteranno con la scusa ( con sapore di minaccia ) che avete firmato un contratto, per sciogliere il quale dovreste pagare i danni. In realtà, sono loro che devono pagare il danno fatto a voi per  non aver ottemperato il contratto che li obbligava....a rispettare l’opera e l’autore!

Moltissimi miei coetanei sognano di diventare giornalisti. In Italia questo sogno è difficilmente realizzabile: tanti i paletti, le richieste, i no e il lavoro non retribuito (e quindi non valido). Quali consigli ti senti di dare ai giovani che proprio non riescono a pensare a nessun’altra professione per la loro vita, se non quella del giornalista? Che cosa pensi di quelle testate giornalistiche online e offline che pagano 1,50€ un articolo di 1000 battute?

Purtroppo i giornali cartacei stanno vivendo un momento di crisi molto pesante. Nelle redazioni delle testate con cui collaboro hanno già licenziato metà del personale e sono costretti a far lavorare il doppio i redattori rimasti, regolarmente assunti.  E’un disastro. 
Il Corriere della sera non può più servirsi dei collaboratori esterni. Infatti l’ultimo mio articolo pubblicato dal Corriere ( link http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/10_novembre_11/cutugno-tumore-prostata-ok-salute_6508c658-ed7c-11df-bb83-00144f02aabc.shtml ) è semplicemente un mio pezzo già pubblicato dal mensile della Rizzoli rcs-periodici Ok, la salute, per cui scrivo da due anni. 
Non mi è stato pagato, anche se è uscito a mio nome, in quanto “se lo sono passati da un giornale all’altro” all’interno della stessa azienda. Infatti è  uscito pure sul settimanale OGGI. Ma io sono stata retribuita da una sola testata. Chi vuole diventare giornalista adesso deve avere una seconda attività fissa retribuita. 
Io stessa scrivo articoli e libri ma dò anche lezioni d’italiano, in Olanda: da 29 anni. Quindi, se volete intraprendere questa bellissima professione, non rinunciate al vostro sogno, ma copritevi le spalle a livello economico....in quanto i quotidiani pagano dai 40 ai 60 euro lordi ad articolo, i settimanali dai 100 ai 200 ( e parlo  di grandi testate a larga diffusione nazionale). Comunque dare 1 euro e 50 per un articolo online è uno scandalo: è fare l’elemosina!

Il 1 maggio Papa Giovanni Paolo II è stato beatificato. Tu hai avuto modo di incontrarlo per motivi di lavoro. Puoi raccontarci l’esperienza? 

Considerato che mi sono dilungata molto in questa intervista consiglierei ai lettori del tuo interessante blog di leggere l’articolo uscito a riguardo. Ecco il link:  http://www.mariacristinagiongo.nl/index_files/pdf/20110429-AVV-IT.pdf. E’stato un incontro molto speciale, soprattutto per il fatto che siamo rimasti a lungo soli, Lui ed io, seduti uno accanto all'altra. Allora (era il lontano 1975)  Papa Wojtyla era Cardinale, arcivescovo di Cracovia. Durante la Sua beatificazione ho sentito molte testimonianze di persone che lo hanno conosciuto quando hanno cantato per Lui, o durante un’udienza, oppure in un incontro di pochi minuti. Io ho avuto la fortuna di “averlo avuto tutto per me” per più di un’ora. Un’esperienza che mi ha lasciato un segno profondo ed indelebile. Era un uomo eccezionale, di una bellezza interiore splendente, che si rifletteva anche sul suo fisico, all’epoca  giovane ed atletico. Ecco: io voglio ricordarlo così. Non malato e distrutto dalla sofferenza, curvo e tremante. Una cosa è certa: mi diede l’impressione di essere una persona molto aperta di idee, moderna, con una profonda spiritualità ed un grandissimo rispetto per la libertà e dignità dell’uomo. 
Aveva occhi dolcissimi e paterni, a volte malinconici se toccavo  argomenti  inerenti le vicissitudini del Suo Paese, la Polonia. Alla fine dell’intervista, mossa dall'entusiasmo dei miei 24 anni... gli stampai un bacione sulla guancia! E Lui scoppiò a ridere! Questo è il mio più bel ricordo di  Giovanni Paolo II. 
Non capita a tutti di dare un bacio ad una “Persona” in seguito diventata Papa; e per giunta in odore di santità! 

14 messages:

chiara moltoni ha detto...

Interessantissima!
Baci e biscotti al cioccolato

Carolina Venturini ha detto...

Ciao bella, bentrovata!

Chiaretta ha detto...

Davvero molto interessante.. soprattutto la differenza tra l'editoria italiana e olandese!!

Carolina Venturini ha detto...

Trovo molto utili anche i consigli riguardo la scelta dell'editore e le tariffe, le differenze. Insomma.. è stata molto generosa, secondo me, nel dare informazioni.

Mariolino ha detto...

sarei anche uno scrittore emergente, se solo sapessi nuotare in modo corretto fra il mare di parole che ci sono in ordine alfabetico (per non far torto all'animale e allo zootecnico che mi bivaccano)nel vocabolario italiano.

P.S.
Se mi trovi qualcuno che mi pubblica lo faccio a 0,75 ad articolo con dentro 50 battute più o meno riuscite.
Sono stanco di pagare 0,25 per farmi mettere in rete.

Lorenzo ha detto...

La questione del tanto a battuta fa veramente ridere. Come se questo mio commento insulso valesse più di E=MC^2. Da cui si ritorna al discorso del "data entry".

Carolina Venturini ha detto...

Sarò ridico, ma è reale.

mark ha detto...

La sceta dell'editore non l'ho ben capita, perchè almeno all'origine non dovrebbe esser il contrario?
Un saluto

Carolina Venturini ha detto...

Nel senso: l'editore che sceglie te? Certo, l'editore valuta il tuo scritto e il tuo progetto. Ma non sei obbligato a firmare alcun contratto se le condizioni e le informazioni che hai al riguardo non ti convincono o non sono legali.
Il rapporto non è univoco. Entrambi ci si sceglie.

mark ha detto...

Ma già il fatto di esser "scelto" (mi da la percezione del divino) non è una gran botta di cu....?

Carolina Venturini ha detto...

Direi di no. In italia esistono più di mille editori. Non ne esiste solo uno. Poi c'è la possibilità di pubblicare a pagamento o in maniera indipendente. Non vedo tutta questa "autorità" da temere. Un editore è, in buona sostanza, un imprenditore che guadagna pubblicando libri. I piccoli non possono permettersi di storcere tanto il naso, soprattutto quando hanno cataloghi scarni. Anche i grandi hanno pubblicato opere che, oggettivamente, potevano benissimo rimanere nel cassetto che nessuno ne avrebbe sentito la mancanza. Tutti si possono improvvisare editori e scrittori.

Lorenzo ha detto...

Sembra un po' come volere fare lo scrittore sia lo stesso che vendere il ghiaccio al polo nord.

Carolina Venturini ha detto...

In effetti.

Anonimo ha detto...

In effetti noi scrittori siamo sempre in posizione inferiore: da qui la parola di "scelta". Chi si occupa di leggere il testo inviato da uno scrittore prima di passarlo ad un secondo "lettore" e poi al direttore editoriale ha la scrivania piena zeppa di opere letterarie. Alcuni editori sono in ritardo di ben 3 anni nello smaltimento di tanto lavoro! Inoltre passano prima, nel caso, opere dei cosiddetti "famosi", personaggi in vista ( soprattutto televisiva)come Bruna Vespa o Simona Ventura, tanto per intenderci ( che magari non vendono niente ma danno una specie di "lustro"alla casa editrice). Purtroppo tante persone non hanno voglia di attendere 3 anni prima che la loro opera venga valutata da una casa editrice con tanti anni di esperienza alle spalle; e quindi si affidano a piccoli editori. Sicuramente è una via più veloce ma può essere anche irta di spine. Insomma, non sempre è "un colpo di c...." come dice Mark, quello di poter vedere la propria opera pubblicata. Dipende da come viene pubblicata;se lavori anni ed anni per poi vedere il tuo libro edito in modo orrendo, pieno di errori, improponibile, introvabile nelle librerie, è meglio attendere di affidare la propria opera ( che per uno scrittore è come un figlio) a chi inizia comunque con una base di esperienza ( generalmente ottenuta dopo aver lavorato a sua volta in una casa editrice, proprio per poter disporre dell'acquisizione di una buona tecnica grafica, di una conoscenza dei termini editoriali, di buoni canali di vendita). Per esempio un editore non può usare il suo nome anche come curatore del libro, correttore di bozze, redattore. Non può apparire nell'opera 3 volte con funzioni diverse; altrimenti si capisce che non esiste nessuna redazione perchè anche nella più scarna redazione editoriale ogni funzione è diversa dall'altra. In bocca al lupo a tutti gli autori esordienti! E grazie a Carolina per la bella intervista, condotta con intelligenza e competenza.
Maria Cristina Giongo

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