giovedì 12 maggio 2011

Madre e figlia

" (...) Che cosa significa porsi da bambina piccola delle domande senza risposta sulla diversità prima, e sulla pazzia poi della madre? Amarla furiosamente e ciò nonostante non riuscire a tenerla al di qua della linea di confine, sentirsela sfuggire via? Dover fare da madre alla propria madre, persa nell'assenza e nella paura, e avere un bisogno travolgente di esserne figlia? "

Tratto da: "Di madre in figlia - Storia di un'analisi", Lella Ravasi Bellocchio.

10 messages:

  1. Significa dover crescere prima del tempo...e saper apprezzare il poco che la mamma riesce a trasmettere attraverso i piccoli scorci di lucidità...sempre se gli è permesso. Ho un amico che vive una situazione analoga. La moglie non è più in sé da che ha partorito il secondogenito 14 anni fà. Credo non sia fattibile una convivenza , anche se la si vuole con tutte le forze..se la madre non si sente tale, si dovrebbe fare il possibile per aiutare lei a stare meglio ...i figli non possono comprendere..sono figli.

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  2. Carolina Venturini12 maggio 2011 15:06

    I figli, a volte, comprendo ben oltre quello che dovrebbero...

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  3. Quei figli, a mio avviso, comprendono proprio perchè sono figli, oltre che della follia o della depressione, anche di tanta (iper-)sensibilità. Sarebbe perfetto se potessero crescere ovattati e inconsapevoli almeno fino a al momento di possedere gli strumenti per comprendere qualcosa di infinitamente più grande di loro...e di tutti.

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  4. Carolina Venturini12 maggio 2011 16:32

    Credo che in un tale contesto, un bambino diventi iper sensibile, con i radar nell'istinto, quasi per sopravvivenza. Non credo sia possibile vivere ovattati e inconsapevoli fino all'età adulta, quando il vocabolario a disposizione e le conoscenze apprese sono tali da permettere una codifica precisa delle situazioni.

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  5. Una bella domanda l'ultima che pone la Ravasi, ma non capisco se volesse fare una domanda filosofica o solo un'interrogazione. Nel primo caso la risposta consiste nell'affrontare il problema dei rapporto madre-figlia, che dipendendendo da così tanti fattori interni ed esterni, è difficile da sviluppare in poghe righe di commento. Viceversa se era soltanto un interrogativo retorico, ognuno di noi o di voi (nel senso di donne) non può rispondere in modo realmente efficace, se non dopo aver provato quella situazione sulla propria pelle.

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  6. Carolina Venturini12 maggio 2011 19:15

    Nessuna delle due. Era una domanda di anima. Una ricerca di risposta. Una risposta per creare una comprensione a un dolore più profondo, quello della sua paziente.

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  7. ecco vedi, adesso che mi hai chiarito il contesto la domanda ha un senso, proprio perchè era rivolta ad una persona che viveva realmente quella situazione.
    grazie e a presto

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  8. Yuki aka Prisma14 maggio 2011 11:19

    Mi sembra molto interessante. Tu l'hai già letto?

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  9. Carolina Venturini14 maggio 2011 15:11

    @Yuki: Lo è. Lo sto leggendo. Mi è difficile come lettura.

    ATTENZIONE: Molti dei vostri commenti sono spariti a causa del blackout di Blogger. Mi auguro che presto saranno ripristinati tutti. Sia in questo post che negli altri!

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  10. ... veramente difficile come situazione, non riesco neanche ad immaginarmela.

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