martedì 24 maggio 2011

Ricerca di lavoro, dati personali, espatrio

La mia ricerca di lavoro retribuito e dignitoso continua. Ci sono momenti in cui mi pare semplicemente un miraggio l'ipotesi di avere uno stipendio e un contratto adatto a vivere nella società.

Come non bastasse, a volte accadono delle "coincidenze" particolari: invio un curriculum, non ho risposte, ma iniziano ad arrivarmi giornalmente mail pubblicitarie, attraverso newsletter a cui non ho dato alcuna conferma. Sembra una beffa, una volgare presa in giro.

Più di una volta utenti del web sono entrati nel mio blog con chiavi di ricerca che affiancavano le parole "annunci di lavoro" a "vendita dati personali non autorizzata". 


Più il tempo passa, più la mia desolazione cresce, affiancata dalla mia incapacità di avere fiducia nei confronti di questo Paese. Ogni giorno contatto aziende, privati, istituzioni. Invio, compilo, fotocopio, spedisco, porto a mano curriculum. L'unica risposta che ho dalle persone fisiche a cui chiedo lavoro è: "Compila il form on line". Entro nelle banche dati e vi rimango per un anno, senza alcuna certezza d'essere contattata. 
Tra i momenti in cui cerco di decidere se piangere sia la soluzione migliore oppure aumentare l'intensità di invio curriculum, ci sono attimi - sempre più persistenti - in cui mi domando se non sia il caso di andarmene da qui, da Roma, dall'Italia. Vorrei tanto avere accanto qualcuno capace di dirmi che cosa fare, quale sia la cosa giusta da fare. Mi sento un pesce sballottato dalla corrente, senza capacità di orientamento e navigazione. 

La professione che voglio fare è meglio pagata e più accessibile all'estero, in Italia è all'ultimo posto delle classifiche relative ai guadagni di questo specifici professionisti. 
L'incontro con il mondo dell'editoria mi ha sufficientemente schifata. Mi pongo costantemente dubbi. 
Non considero nemmeno l'ipotesi di entrare in ambito accademico. Quel che ho visto mi è bastato per desiderare di non far parte di questo mondo. 

Mi sono trasferita, lasciando tutto, credendo di poter avere maggiori opportunità nella grande città. 
E' stata una delle motivazioni più forti che ho usato con i miei genitori, cercando di aiutarli ad accettare la mia decisione di trasferimento molto lontano da loro. 
Non passa giorno in cui mi chiedo quali opportunità reali ho avuto dalla Città Eterna. Non passa giorno in cui mi chieda se li ho delusi e quanto le mie difficoltà nel trovare lavoro pesino o peseranno. Vorrei essere più felice, vorrei avere più giorni spensierati, con guizzi di idee e voglia fiduciosa di realizzarli. 

Il 2011 per me è l'anno delle disillusioni, del tanto entusiasmo investito in progetti che non hanno preso il volo, della fiducia data a promesse fasulle, utilizzate solo per spingermi a lavorare ancora di più gratis. 
Non trovo sollievo dagli articoli che parlano della disoccupazione giovanile e femminile. 
Lo so: siamo in tanti. Con titoli, con capacità, con tanti sogni. Non mi da alcun sollievo.
Provo solo un'ansia che mi fagocita. Penso a che ne sarà di me.
Mi chiedo cosa farei se non avessi l'aiuto delle persone che mi vogliono bene.
Mi chiedo come si può vivere lavorando gratis, come si può creare un futuro, come si può pensare a diventare madri quando non c'è nulla che mi dia la garanzia di poter provvedere a mio figlio indipendentemente dalla presenza effettiva del padre. Mi chiedo se sarei pronta per un nuovo trasferimento, per ripartire da zero, mille miglia lontana da qui, continenti lontana da qui. Mi chiedo se l'uomo che amo mi seguirebbe. Mi chiedo quale sarebbe il prezzo da pagare per una vita "normale".

Come si fa a rimanere sereni quando non puoi nemmeno comprare a rate un telefono perché senza contratto della durata superiore a 6 mesi non ti viene concesso il finanziamento?
Senza un contratto non puoi comprare una macchina, cambiare casa, toglierti uno sfizio per il puro piacere e diritto di farlo. 
Come si può mantenere integra la propria libertà e la propria dignità senza un lavoro?
Come si fa a poter pensare di avere relazioni senza debiti economici o morali, senza l'indipendenza economica?
Come si fa ad avere ancora forza di investire negli altrui progetti quando sai che sarai solo strumento sfruttato al massimo, senza niente in cambio?

Non so se voglio vivere in Italia per sempre. Non so se voglio dare ancora tempo, forza, amore, fiducia a questo Paese. La mia vita è più importante. E la paura è tanta. Non voglio lasciare la mia terra per poter vivere una vita dignitosa. Mi fa soffrire questa idea. A volte non ne vedo alternativa.

Se fra voi c'è qualcuno che può comprendere che cosa significhi fare il possibile e non trovare lavoro, mi dica come fa a mantenere viva la volontà, la tenacia, la forza e la fiducia. A cosa crede quando sente di non riuscire a superare momenti di baratro. Che strategie usa. Se funzionano, per quanto.
Che cosa vuole questa epoca da noi giovani? Saremmo in grado di portare il cambiamento?
Non mollo, però questa epoca mi ricorda tanto la traversata verso Mordor.

65 commenti:

  1. ciao Carolina,
    ogni tanto quando ho sottomano qualche annunico di lavoro lo posto nel mio blog, mi sono ricordato che ne avevo fatto uno su Hagakure, non che in questo momento abbiano posizioni aperte, slo stage, però puoi fare un tentativo
    http://hagakure.it/jobs
    cari saluti
    zavorka

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  2. Carolina Venturini24 maggio 2011 17:33

    Ti ringrazio di cuore. Ho inviato subito la candidatura, anche se è uno stage. Seguirò il tuo blog, tra l'altro e non appena individuerò proposte interessanti, mi attiverò subito con i curriculum. Ti ringrazio ancora.

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  3. Carolina, approvo e sottoscrivo OGNI PAROLA che hai scritto. Purtroppo non so come aiutarti, cosa dirti per sollevarti il morale, perché sto nella tua stessa identica situazione, una situazione che riguarda tanti giovani italiani. Lavoro a Roma come te, ma questa città, per quanto bella, sto cominciando ad odiarla per tanti motivi. Avevo un sogno, appena finita l'università, anch'io come te per 2 anni mi sono scontrata con la dura realtà delle case editrici e ho detto basta. Tanti mi dicono che devo ritenermi fortunata perché ho un lavoro, ma è un lavoro in cui mi sono imbattuta e che non mi piace. Ogni giorno subisco piccole e grandi umiliazioni e vado avanti solo perché la mia collega e io ci facciamo forza a vicenda. Perché non sono andata all'estero? Ammetto che non è facile lasciare la famiglia, forse sono un po' codarda... cmq quello che mi ripeto ogni giorno è che la vita (lavorativa intendo) a 30 anni non può essere finita, non può essere questa. Magari prima o poi troverò il coraggio di andarmene, perché al momento, è l'unica soluzione che intravedo.
    Oddio mi sa che ho scritto un poema!!!! ;-)

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  4. Carolina Venturini24 maggio 2011 17:57

    Cara Chiara.. mi verrebbe da dire che finito un problema (se riesci a trovare un lavoro) ne inizia un'altro (le dinamiche "asilesche" di molte aziende, il mobbing, le invidie, i gruppetti, le cose all'ultimo da fare "per ieri" etc... )
    Però, in effetti, almeno un lavoro lo hai. :-)
    Chissà.. magari un giorno un caffè e 4 chiacchiere per tirarci su il morale.. :-)

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  5. Sì beh un lavoro ce l'ho... da segretaria... non voglio assolutamente sminuire questo ruolo, ma credo che comunque è un lavoro che più o meno tutti possono fare... un caffè e 4 chiacchiere? Volentierissimo!!!

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  6. Emanuele Secco24 maggio 2011 18:51

    E dire che sono sempre più convinto di andare all'estero...

    E.

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  7. Carolina Venturini24 maggio 2011 19:32

    @Chiaretta: Quali studi hai fatto? Organizziamoci! ;-)

    @Emanuele: Ci penso molto spesso anche io.

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  8. :-( Poche opportunità...nessuna opportunità.
    Io ho un dottorato di ricerca e guadagno a malapena 1000 euro al mese. Con contratti davvero precari (ho aperto partita iva per poter lavorare...). Faccio il lavoro (di pseudoricerca) per cui basterebbe un triennalista. La concorrenza è molta ed i posti sono pochi. Quello che una volta faceva un diplomato adesso lo fa un laureato magistrale. E quello che una volta faceva un laureato magistrale ora lo fa un dottorato. E non per capacità, ma perchè ti prendono per fame!!
    Comunque ho la tesi di dott in pubblicazione, il che mi darà la possibilità di fuggire all'estero, dove il PhD ha davvero valore e viene preso in considerazione. A quasi trent'anni mi sento vecchissima, come se ne avessi settanta! E molto molto demotivata.

    Rose

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  9. Carolina, io ho smesso di mandare curriculum, fai un po' te.

    Direi che tutta la faccenda si riassume nel dire che l'Italia è un paese povero, non la potenza economico-industriale che finge di essere. Tutte i problemi "strutturali" di cui si parla alla fine sono solo una derivata.

    Andare all'estero è una buona idea, altri 30 milioni di Italiani l'hanno fatto in passato, tra cui diversi miei conoscenti. Ma se non si vuole andare a pulire gabinetti, conviene partire sapendo già di avere un lavoro che ci aspetta.

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  10. Caspita non sai quanto ti capisco, ogni parola che hai scritto il la sto vivendo e non da un giorno.
    Praticamente è tutta la vita che faccio lavori precari, tra contratti a termine, a volte di 20 giorni, aziende e negozzi che chiudono dopo pochi mesi, non ho mai vissuto un momento di pace.
    Se poi ci metti che faccio lavori su commissione(ricami, lavori a maglia ecc.) di solito pagati pochissimo e l'ultimo per mia ingenuità che non mi è stato ancora pagato dopo mesi, la depressione è al max, a tirarmi su c'è la mia metà e dei genitori che non mi hanno mai fatto pesare la mia situazione.
    Andare all'estero.. non so molti miei amici sono tornati, forse qualche anno fa era diverso, ma ad oggi la vedo dura andarsene ed in alcuni paesi il costo della vita è superiore rispetto qui da noi, non saprei.

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  11. Carolina, la decisione di andare all'estero è non facile e di sicuro molto coraggiosa, però secondo me può aprire molte porte, anche solo per l'apprendimento della lingua. E poi finalmente lì, da quanto scrivi, è fattibile iniziare a farsi un curriculum nel settore che ti interessa, mentre qua in Italia entrare in quel mondo sembra impossibile. Penso che un'esperienza di 6 mesi/1 anno possa consentire di crearti un CV che farebbe invidia a chiunque, tornata qui :-)

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  12. Carolina Venturini24 maggio 2011 22:06

    @Vele Ivy: Non è scontato che un curriculum con tante esperienze significative sia di interesse per le aziende italiane. Laurea, master, ulteriori corsi di specializzazione, lavoro all'estero, pubblicazioni, lingue e varie significano che costi. Non è facile tornare all'Italia, quando all'estero sei meglio pagato, con migliori soddisfazioni. Domani vado a vedere per una proposta di lavoro a Londra. Si tratterebbe di un mese, ma una volta sul posto ... potrei cercare aiuto con le tante agenzie del lavoro. Ho anche esperienze alberghiere quindi non dovrebbe essere difficile...

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  13. Carolina Venturini25 maggio 2011 09:07

    @Rosa: In che ambito lavori? Certo, è veramente desolante lo scenario che delinei e che moltissime persone confermano dentro e fuori il web.
    In che Paese pensavi di andare? Hai già contatti di lavoro? Tanti auguri!

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  14. Carolina Venturini25 maggio 2011 09:08

    @Lorenzo: Chissà perché avrei detto che avevi un lavoro nell'informatica. Le tue considerazioni le condivido davvero.

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  15. Carolina Venturini25 maggio 2011 09:11

    @Flavia: Espatriare non è mai stato facile. Penso ci voglia tanto coraggio e delle scelte pianificate e preventive. Una certezza di lavoro. La danno, all'estero, la certezza di lavoro prima che tu emigri? Non lo so.
    Una mia compagna di classe conosceva delle persone in America. E' stata per un viaggio con il fidanzato. Questi li hanno presentati a un'azienda. NOn avevano ancora finito la triennale. Gli proposero di rimanere li con stipendio e casa passati dall'azienda, opportunità di crescita.
    Rinunciarono per non lasciare i genitori e il paese. Non hai idea di quanto posso averli invidiati.

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  16. Se vuoi lavorare seriamente nell'informatica devi emigrare. In Italia è praticamente impossibile perché manca la committenza (abbiamo ditte medio piccole e padronali, abituate a lavorare con un elevato livello di cialtronaggine) e anche la cultura che sta alla base (l'informatica è considerata come l'energia elettrica). Al più ti puoi arrabattare alla meno peggio e devi andare in una nicchia "tradizionale", cioè software integrati nella "produzione" o nella "contabilità", (es. software CAD per disegnare pezzi meccanici, software gestione magazzino, paghe ecc). Dove però la torta è piccola e tantissimi ne vogliono un pezzetto.

    Il mondo dei nostri genitori non tornerà più. A quel tempo entravi in una azienda, ci potevi lavorare tutta la vita coi tuoi avanzamenti di carriera e poi andavi in pensione. Adesso le aziende licenziano invece di assumere per cui al massimo puoi aspirare ad un contratto "atipico" che diventa "cronico" perchè tutte le aziende ti propongono la stessa cosa. O niente.

    Qualche tempo fa, agli inzi dei '90, si è teorizzata l'idea di trasformare tutti gli Italiani in "imprenditori" e in "consulenti". Peccato che funziona con gli artigiani tipo gli idraulici ma ha effetti devastanti su tutti gli altri che si trovano ad avere stipendio da garzone con tutele da amministratore delegato, cioe' nulle. Chiaro che se guadagni 5 milioni l'anno puoi pagarti la pensione privata. Se guadagni 10 mila euro l'anno lordi, diventa difficile.

    Comunque, siamo poveri. Per quello dicevo che l'università alla fine è una menzogna. Non esistono lavori per i laureati.

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  17. Carolina Venturini25 maggio 2011 11:55

    Vorrei lavorare nel settore dei contenuti, della scrittura, del web. Non mi interessa la programmazione. Ho alcune ipotesi di barlumi di ipotetiche proposte future, ma non ho alcuna garanzia sulle parole che mi sono state dette in altra sede e non ho niente di concreto su cui poter fare affidamento.
    Mi trovo davanti a una contraddizione.
    Come dici tu, il nostro Paese è in forte ritardo tecnologico e di ricerca. Le aziende che hanno siti internet e che sanno utilizzare i canali social non sono moltissime.
    Vado a portare i miei cv, a chiedere lavoro anche nei bar e l'unica cosa che mi dicono è: "Compila il form online".
    Banche dati, modo gentile per dire: non cerchiamo.
    oggi ho lasciato il cv a un supermercato: cercavano una persona per la domenica.
    Tutto questo mi da profonda infelicità.
    Mi ribello con tutta me stessa all'idea che i miei anni di studio (e quelli che ancora verranno, perché io amo studiare e non posso vivere senza) non siano serviti a nulla.
    Io sono pronta ad andare a pulire anche gli uffici, le case, i malati terminali.
    Tuttavia non riesco a non sentire un fortissimo dolore davanti al frantumarsi di tutto quello in cui avevo creduto.
    Non riesco a pensare che studiare non serva a niente. E questo anche in controtendenza rispetto a ciò che vedo: l'offerta per i diplomati è molto più ampia che per i laureati.
    Ho chiesto informazioni all'ufficio tirocini all'estero della mia università.
    A settembre parteciperò alle selezioni per le partenze a gennaio 2012.

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  18. @Carolina: sono laureata in lingue cara!!!!

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  19. Carolina Venturini25 maggio 2011 12:32

    Anche io ho seguito lingue, per un certo periodo della mia vita. Poi ho virato verso lettere.
    E pensare che mi dicevano: fai lingue! le lingue servono a trovare lavoro! :D

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  20. Anche io non ho piu' un lavoro.ero marketing information manager in una pmultinazinale della pubblicità.Mi hanno licenziata 2 anni fa.Non riesco a trovaare nulla sono disperata .Soffro immensamente perche a 45 anni mi dicono che sono vecchia. ma io non voglio fare la ballerina classica.voglio un lavoro.E poi....c'è anche una malettia incurabile che da 15 anni mi tormentaNon ho piu' lacrime , ne' parole.Non sono una Borromeo, una Visconti, una romiti sono io carmen

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  21. Carolina Venturini25 maggio 2011 14:24

    Ciao Carmen,
    quando ho letto il tuo messaggio ho provato un fortissimo desiderio di abbracciarti. Ti senti mai "inutile" o "in pericolo" a causa dell'assenza di lavoro degno e retribuito?
    Io si, tante volte. Nemmeno io voglio fare la ballerina e nemmeno io mi chiamo Ruby.
    Mi sento così insultata da quello schifo. Ogni volta che ci penso sto molto male.

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  22. Nella mia esperienza i curriculum, indipendentemente dalla modalità con cui li fai pervenire, vengono cestinati senza leggerli.
    Le poche volte che ho avuto un contatto (una su cento) mi è stato detto:
    1. Lei non è abbastanza qualificato.
    In questo caso o cercano uno con una specializzazione di nicchia, tipo "programmatore XYZ" oppure cercano lo scienziato nucleare di 24 anni con 10 anni di esperienza.
    2. Lei è troppo qualificato.
    In questo caso cercano lo stagista o lo scagnozzo da sottopagare e non gli importa nulla cosa sa fare.
    3. Lei è troppo strutturato.
    Questo significa che sei troppo vecchio. Il problema è che chi ti assume non vuole trovarsi a gestire uno con più esperienza di chi lo dovrebbe "dirigere", sia perchè è più difficile mettergli i piedi in testa, sia perchè rappresenta una "minaccia" nelle dinamiche di potere interne alla azienda.
    4. Abbiamo già trovato un altro.
    In un momento in cui ci sono poche offerte e molta domanda è ovvio che si scatena la corsa al ribasso. C'è sempre uno più preparato e/o disposto a lavorare di più per meno. Se una offerta pubblicata riceve 100 CV in un giorno è chiaro che le cose si complicano.

    La mia conclusione è: o sei veramente qualificato per un certo lavoro, oppure devi essere un ragazzino alle prime armi. Se sei qualcosa nel mezzo l'unica possibilità è sfruttare delle conoscenze personali. Perchè altrimenti con la procedura "teorica" del curriculum in Italia è molto molto difficile trovare un lavoro. Ovviamente escudendo i lavori da immigrato, cioè andare sui ponteggi senza nessuna esperienza.

    Nota a margine, pare che anche per quei lavori le ditte preferiscano gli immigrati agli italiani non a caso. Via uno dentro un altro, calci in culo, minimo sindacale.

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  23. Ah Carolina, lavorare nel Web è un po' improbabile secondo me. Questa è una cosa che so per certo. Potresti trovare qualcosa nel settore del "data entry", cioè ci sono aziende che hanno bisogno di qualcuno che gli inserisca i dati nel computer a vario titolo. Per esempio le redazioni sportive (risultati, tabellini, statistiche), oppure banche, assicurazioni, ecc. Il problema è che di solito questi lavori vengono dati in outsourcing e la situazione generale è quella del call center.

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  24. Carolina Venturini25 maggio 2011 15:37

    lavorare nel web è una dicitura molto generica: ci sono molte professioni e io mi occupo principalmente di scrittura, gestione contenuti, web analytics e sto imparando a conoscere l'aspetto legato all'accessibilità. Non credo che questo abbia molto a che fare con il data entry e con i call center.
    Sono molto curiosa di conoscere qualcosa in più riguardo ciò che dicevi sugli immigrati. A breve pubblicherò un articolo proprio su questo tema e ci terrei tanto ad avere la tua opinione.
    Sul resto... che dire? Hai fotografato una realtà. Ho appena finito di inviare una 20ina di cv tra redazioni e siti che si occupano di web marketing e reputazione on line.

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  25. Tutte le aziende per cui ho lavorato nel corso degli anni adesso non esistono più. Il motivo è che una cosa che prima del 2000 il cliente era disposto a pagare 100, dopo ha cominciato a volerla pagare 50, poi 10 e poi 1. Le cose nel frattempo si sono complicate a dismisura tecnicamente, quindi abbiamo da una parte la necessità di dotarsi di struttura e competenze di alto livello per garantire il servizio, dall'altra la difficoltà a vendere il servizio o a farselo pagare il giusto.

    Il motivo per cui molti che conosco o hanno cambiato lavoro o sono emigrati è che all'estero ti pagano il doppio o il triplo per le stesse competenze e che normalmente la gestione dei progetti e dei clienti è molto meno problematica che in Italia.

    Riguardo gli immigrati ne so probabilmente meno di te. Ma il meccanismo ha delle sue regole. Le prime ondate di solito vengono impiegate nei lavori dequalificati, il grosso in edilizia e industria pesante, qualcuno nei "servizi", tipo pulizie, giardinaggio, ristorazione. Le successive generazioni studiano e iniziano ad accedere ai lavori che richiedono un diploma.

    In una economia in espansione, dove ci sono opportunità per tutti, il meccanismo può anche essere "sano". In una economia in declino invece, dato che non esiste una "industria" in grado di assorbire manodopera, rimangono solo gli intestizi, cioè i lavori "residuali" che normalmente sarebbero solo un "indotto", cioè supporto al resto. Però quando molta gente cerca di impiegarsi nei "servizi", necessariamente per la legge della domanda e della offerta si verifica contemporaneamente la erosione verso i "locali" e l'abbassamento qualitativo sia delle condizioni di lavoro che della prestazione in se.

    Non ho gli strumenti per spiegare compiutamente il fenomeno ma la mia percezione è che ci sia una specie di "compressione" per cui una ipotetica "piramide del lavoro" viene schiacciata in basso, aumentando la larghezza della base in orizzontale e riducendo i livelli intermedi in verticale.

    Cioè ci sono meno opzioni intermedie tra la cima e il fondo, il fondo è più largo. Se durante la compressione della piramide vieni espulso, quando provi a rientrare semplicemente il posto che occupavi non esiste più per cui o sali in alto ma è improbabile, oppure scendi in basso. Se la piramide è molto schiacciata, scendi molto in basso rispetto al punto da cui sei uscito.

    Un esempio classico è appunto il fatto che le aziende richiedono la laurea per mansioni che una volta chiedevano un diploma. Poi la laurea deve essere con una votazione tot, poi devi avere una certa età, poi devi avere il master, ecc. La piramide si schiaccia. Chi viene espulso, non ha altra opzione che entrare al livello piu' basso. Oggi leggevo del responsabile della logistica di grandi catene di distribuzione che dopo essere stato licenziato si e' reinventato autista. L'operaio italiano o il muratore che viene licenziato si trova ovviamente a competere sul livello minimo della piramide con gli immigrati.

    Un'altra cosa. Nella economia in declino, venendo meno la produzione, cresce a dismisura la "fuffa" legata ai servizi. Tutti venditori. Ma venditori di cose "immateriali". Necessariamente dopo un po' si scatena una lotta tipo "zattera della Medusa"
    http://it.wikipedia.org/wiki/La_zattera_della_Medusa

    Comunque in bocca al lupo per i tuoi curriculum. Secondo me stai sbagliando direzione ma non si sa mai.

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  26. Carolina Venturini25 maggio 2011 17:20

    Le tue considerazioni sulla piramide rovesciata, sempre più schiacciata, le condivido e le testo con mano ogni giorno.
    Una volta lessi una richiesta assurda per uno stage da Mondadori: non ricordo quanti anni (non più di 23 cmq). Laurea intera, master, esperienze nel settore e varie ed eventuali per?... uno stage non retribuito, all'epoca. Mi sono chiesta se fosse umanamente possibile avere tutto questo all'età che indicavano loro.

    Conoscendomi, tu dove mi consiglieresti di inviare i miei cv?

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  27. E tu dove mi consiglieresti di inviare il mio?

    :)

    Davvero, non saprei. Hai provato con pubblicità e marketing? Gestione risorse umane?

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  28. Il tuo cuore si è infiammato e ne è uscito fuori, a mio avviso, non solo uno sfogo personale, ma un urlo di disperazione perfettamente argomentato che è quello di tanti, giovani e meno giovani, per una precarietà che non ha senso poichè la vita non può essere precaria come cercano di far credere i padroni.
    La politica si è magnata tutto ed ha creato un sistema che non bada ai valori ed al sapere ma esclusivamente alla raccomandazione.
    Siamo in tanti sul pianeta e la concorrenza tra esseri umani è spietata.
    Tieniti cari coloro che ti vogliono bene.
    E' un brutto momento!
    In bocca al lupo per tutta la tua vita.
    Ciao.

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  29. Carolina Venturini25 maggio 2011 18:46

    @Gianni: Questa precarietà non ha senso. Mi chiedo se sia una sorta di "furbata" per non affrontare l'eventuale problema dell'articolo 18. Se così fosse, sarebbe ancora di più un'idiozia perché, con la buona volontà, la lucidità e l'interesse, sarebbe possibile realizzare dei cambiamenti positivi, innovativi, migliori per aziende e per lavoratori. Non è possibile pensare a un futuro laddove siamo tutti tagliagole, laddove solo le furbate da sfruttamento sono esaltate.
    A me non interessa avere uno stipendio per comprarmi la borsa di Prada. A me interessa per non perdere la stima di me stessa, per non entrare nelle prigioni dei rapporti umani basati sul debito e sull'inefficienza, sul non riconoscimento. Vorrei smettere di chiedere, sperare o cercare l'aiuto per la mera sopravvivenza. Vorrei non addormentarmi più con quasi 100 pulsazioni al minuto, colma di ansia e di pianto trattenuti. Vorrei fare dei regali alle persone che mi vogliono bene.
    Vorrei tante cose.

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  30. Carolina Venturini25 maggio 2011 18:48

    @Lorenzo: non conosco il tuo profilo professionale, quindi non so bene cosa consigliarti. Ho provato a inviare nelle aziende che si occupano di marketing. Sto aspettando risposta.
    Considera che mi hanno chiamato a un colloquio per un curriculum che ho inviato un anno e mezzo fa. Se i miei calcoli sono corretti, intorno al 2013 dovrei essere subissata di richieste di colloqui.. :D :D

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  31. Proviamo a buttarla sul ridere. Mi telefona una tizia e mi dice:
    - "siamo l'agenzia Pincopalla, stiamo cercando personale per una importante multinazionale, lei conosce qualcuno interessato?"
    - "be' io potrei essere interessato ma di che lavoro stiamo parlando?"
    - "non glielo posso spiegare al telefono, se vuole possiamo fissare un appuntamento per un colloquio".
    Arriva il giorno del colloquio. Ufficio in periferia zona industriale, dentro due ragazzi e una ragazza dal look tra l'impiegato e il carrozziere.
    - "dunque lei conoscerà senz'altro la multinazionale XYZ..."
    - "veramente no, mai sentita, cosa fa?"
    - "ma come, ci sono sempre gli annunci allo stadio di san siro durante le partite".
    - "sa io non vado allo stadio".
    - "è il leader mondiale degli aspirapolvere, comunque non importa, si tratta di questo nuovo prodotto che fa tante cose utili in casa, per esempio può essere usato per fare massaggi o per sverniciare i muri (sic)".
    - "ah, interessante, posso vedere un depliant, qualcosa?"
    - "no mi dispiace, le informazioni sono riservate, le verranno date durante il corso di due settimane che si svolgerà a KHNK"
    - "capisco e quindi che mansioni sono richieste?"
    - "stiamo organizzando la struttura di vendita e distribuzione, quindi cerchiamo venditori e addetti alla logistica, magazzinieri".
    - "va bene, grazie per il suo tempo ma non credo di essere interessato, arrivederci".

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  32. Carolina Venturini25 maggio 2011 19:45

    Ammettilo: era già partito male dall'inizio! Una che chiama per sapere se conosce qualcuno potenzialmente interessato e non ti dice nulla di serio... già non va bene! :D

    A me recentemente è stato proposto un 6 mesi di prova ("sa, ci è capitato di avere gente che dopo la prova di un mese, non lavora più"). Niente previdenza sociale, niente ferie, niente malattia. Se stai male t'attacchi. Turno dalle 6.30 in poi. Retribuzione?.... A patto che non ti ammali. Se stai a casa non ti pago.
    Che bella giornata oggi, non trovi? :D

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  33. Non posso non essere d'accordo con tutto ciò che scrivi. Si investe troppo poco su noi giovani, dicono che le opportunità ci sono, ma io sinceramente fatico a vederle. Sarò ottusa, non lo so, ma il mondo lavorativo presenta un uscio che va stringendosi sempre più... dobbiamo abbandonare i sogni per adattarci alle possibilità che ci vengono offerte?

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  34. Ciao,Carolina sono passata per lasciarti un saluto e per conoscerci,trovo un post che non solleva certo il morale.Io ho superato la fase lavorativa,ma conosco i tuoi problemi,e li vivo quotidinamente,con i figli.Diciamo che rappresento la famiglia,quella sempre pronta a dare una mano,una qualche protezione,ma non basta più in nessun senso.E deprime ancora di più perchè non fa differenza dove vivi,centro,sud,nord,è dappertutto la stessa brutta situazione.Ti auguro qualcosa di positivo,lo meritate,vi siete preparati per affrontare la vita lavorativa,vi sento parlare,di sicuro siete più preparati della nostra generazione,ma noi aqbbiamo avuto la fortuna di trovare subito il lavoro,e poi magari anche scegliere di cambiarlo,strada facendo. In bocca al lupo,Carolina,e tutta la mia simpatia.

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  35. A questo punto io lavorerei anche gratis se il lavoro fosse interessante.

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  36. Anni fa mi sono trovata nella tua stessa situazione. Poi ho deciso di cambiare completamente strada e ricominciare da capo. Ora sono soddisfatta delle mie scelte. Auguro anche a te di trovare la strada giusta.

    Un abbraccio

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  37. Carolina Venturini26 maggio 2011 09:47

    @Kylie: Proprio ieri ho inviato delle domande d'accettazione per crearmi un futuro diverso, anche se questo prevede un percorso di non meno di 10 anni. Ma poi sarei libera-libera.
    Come hai cambiato strada? Che cosa facevi prima, se posso?

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  38. Carolina Venturini26 maggio 2011 09:49

    @Lorenzo: Lavoro GIA' gratis per due redazioni. Ho lavorato gratis per altre due, per un'associazione sportiva e ho rischiato di lavorare gratis anche per altre persone (fortuna ha voluto che si siano rivelate inaffidabili prima che io ci cascassi a pieno). Sono stanca di lavorare gratis. Ho fatto stage, ho lavorato per l'impegno e non per il guadagno. Nessuna gloria mi paga l'affitto, le bollette, il cibo, i vestiti, le spese mediche e tutto il resto.

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  39. Carolina Venturini26 maggio 2011 09:51

    @Chiccihna: La nostre generazioni (mia, tua e dei tuoi figli)quotidianamente si fanno la guerra per la sopravvivenza. Vorrei capire come si è arrivati a questo..

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  40. Carolina Venturini26 maggio 2011 09:51

    @Pri: Mai e poi mai abbandonare i sogni. Bisogna trovare il modo per realizzarli, avvicinando la realtà e le possibilità alle aspirazioni. Felice di averti conosciuta!

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  41. Carolina ti sbagli riguardo la lotta per la sopravvivenza. Mio zio che è nato qui dove abito mi raccontava che ai suoi tempo c'erano professioni ormai scomparse, tipo le persone che andavano a frugare nella pattumiera per recuperare di tutto, dagli stracci alle ossa. Quando circolavano ancora parecchi cavalli c'era il raccogliotore di letame che lo caricava nel carretto per rivenderlo come concime. Esistevano professioni improbabili come il venditore porta a porta che faceva il giro delle cascine e vendeva dei "pacchi" con dentro stoffe e altri aggeggi che di solito venivano confezionati con merce ritirata dai fallimenti. E i contadini vivevano ancora insieme alle bestie, con gli zoccoli ai piedi.

    Non sto descrivendo l'Afganistan ma i dintorni di Milano nel dopoguerra.

    La situazione attuale dipende dal fatto che il "boom economico", pur avendo improvvisamente elevato lo standard di vita degli Italiani, non ha potuto costruire una economia solida. Infatti come sai una roba tipo il 90% del PIL viene da aziende con meno di 15 dipendenti.
    Fintanto che il mondo era diviso in "blocchi", l'Italia aveva la sua nicchia di mercato per le produzioni di queste piccole aziende, che in sostanza si dividono in merce di nicchia molto costosa o merce dozzinale a basso costo. L'avvento della "globalizzazione" è stato un po' come la scoperta dell'America e delle rotte commerciali oceaniche, improvvisamente l'Italia si è trovata ai margini dei grossi traffici.

    A questo punto abbiamo due classi di persone, quelli che beneficiano di "contratti" (stipendi e pensioni) fatti ai tempi delle vacche grasse e quelli che si vedono proporre "contratti" (stipendi e pensioni) della era globalizzata.

    Il principale punto di attrito è che per mantenere i contratti "dorati" che partivano dal presupposto che ci sarebbero state le risorse per onorarli, ci stiamo indebitando. E ovviamente non abbiamo le risorse per fare alcunche per chi non ha uno di questi contratti, cioe' per creare le condizioni che portano alla famosa "creazione di posti di lavoro".
    E' il famoso discorso del sostegno governativo alle aziende in crisi, cassa integrazione eccetera. Bello, peccato che se un lavoro non ce l'hai in Italia non esiste nessuno strumento di sostegno ai disoccupati, ne' sussidi ne' un vero servizio di collocamento (le due cose di solito vanno insieme). E perchè? Perche' anche gli strumenti di questo tipo sono stati pensati ai tempi delle vacche grasse in cui si partiva dal presupposto che se una azienda andava in crisi era un fenomeno locale e limitato nel tempo.

    La "crisi" non esiste per le persone della prima classe (che beneficiano delle vecchie tutele). Mentre è devastante per le persone della seconda classe (che non hanno niente).

    In teoria ci sono due cose da fare: prendere atto che siamo un paese povero e quindi abbassare le aspettative di tutti, rinegoziare i "contratti" in modo da ridistribuire garanzie e tutele, cercando di attenuare il "divide" di cui sopra.

    Torno un attimo al discorso degli immigrati. E' chiaro che tutti i discorsi che si sono fatti fino a ora partono dal presupposto dell'Italia "di prima". L'Italia con le fabbriche e i cantieri. Ma se la situazione è cambiata e dobbiamo ridistribuire le risorse, significa che non ne abbiamo per noi, da cui più gente "includiamo", più dobbiamo ridistribuire, più in basso si sposta la media che tocca ad ognuno.
    Fossimo ricchi, potremmo essere "solidali". Essendo poveri, non c'e' trippa per gatti.

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  42. A proposito di lavorare gratis, io ho detto che lo farei per un lavoro interessante, non per qualsiasi lavoro. Un lavoro è interessante quando puoi imparare qualcosa e/o quando può evolvere in qualcosa di serio. Se non impari niente e non ci sono prospettive, lavorare gratis e' masochismo.

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  43. Mi occupo di ambiente, di organizzazione territoriale, di riqualificazione e gestione ambientale. Detta così è molto generalizzato come ambito, ma in realtà tendo a creare dei sistemi di gestione del territorio (dal punto di vista economico ma anche di tutela dello stesso.).
    In Italia ci sarebbe molto da fare, visto che noi il Paesaggio ormai lo stiamo distruggendo e cementificando (i dati sono più che allarmanti...). Infrastrutture che non servono, abusivismo edilizio stanno rendendo l'Italia un posto orrendo, tant'è che negli ultimi 20 anni c'è stato un calo vertiginoso del turismo (con ricadute pesantissime sull'economia). Senza contare i rischi di disastri ambientali.
    Putroppo il mio lavoro qui in Italia non lo posso fare perchè la verità alla politica fa male, e quindi viene fatto di tutto per falsficare dati e proiezioni.
    Pensavo, finito il dottorato, al nord europa o agli States. Francamente preferirei restare in Europa: nei paesi scandinavi e nei paesi bassi il mio ambito professionale è molto apprezzato e riconosciuto. E soprattutto adeguatamente retribuito!
    Rose

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  44. Ogni parola che hai scritto, mi descrive in pieno, sembra quasi che l'articolo l'abbia pensato io e tu glia abbia dato forma. Come Chiara faccio la segretaria in un uno Studio Legale ed ogni giorno subisco umiliazioni di ogni genere ma credo di essere arrivata al limite, non sopporto più niente ed ogni cosa che mi viene chiesta la faccio controvoglia!
    Non ho paura di andarmene all'estero, tanto la mia famiglia l'ho lasciata 14 anni fa per venire a Roma, e una manciata di KM in più non potrà fare la differenza, per questo sto valutando seriamente di lasciare l'Italia almeno fino a quando la situazione non prenderà un'altra piega!

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  45. Carolina Venturini26 maggio 2011 19:15

    @ Marianna: E' un brutto lavorare, un impiego pieno di tanta rabbia, mobbing e mancanze di rispetto. Mi dirai: ovunque è così. Ti rispondo: non importa, è brutto ugualmente.
    Piacere di conoscerti e benvenuta!

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  46. Carolina Venturini26 maggio 2011 19:16

    @Rose: Hai un lavoro importante! peccato che tu sia "a spasso" e costretta a pensare all'espatrio! Qui, lavori come il tuo sarebbero davvero importanti. Piacere di conoscerti e benvenuta!

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  47. Carolina Venturini26 maggio 2011 19:24

    @Lorenzo: :-) Quotidianamente vedo zingari e bambini rom frugare nella spazzatura alla ricerca di cose da riutilizzare. Non è una "professione" scomparsa. I venditori porta a porta delle cose più disparate è pieno zeppo ovunque, possibilmente pagati a percentuale con scontata fregatura.

    La globalizzazione esiste dal tempo dei Romani e lo dimostrano le scoperte archeologiche e la storia. Non c'è un "avvento della globalizzazione", ci sono meccanismi che si ripetono dalla notte dei tempi, anche nel commercio. Anche grazie a noi.

    Non riesco a suddividere il tutto in persone di prima classe e persone di seconda. Ma mi prendo il beneficio del dubbio, considerata la mia ignoranza in materia di mercati, economia di scala etc.

    Sentivo che in Svizzera, se non ricordo male, basta che tu dimostri di inviare 6 cv al mese per poter ottenere lo status di persona disoccupata in cerca di lavoro e avere diritto a un sostegno economico da parte dello stato.
    Io mando 6 cv ogni 5 minuti, in alcuni momenti. Anche di più... :D

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  48. sulsecondobinario26 maggio 2011 20:38

    ciao...grazie per essere passata da me! complimenti per il blog...ti seguirò volentieri...io continuo ad avere la speranza di un futuro e ho preso tante porte in faccia! prima o poi spero me ne apriranno una...

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  49. Secondo me hai un attimo frainteso la globalizzazione dei Romani. Loro si limitavano a "romanizzare" tutto il mondo conosciuto, con le buone ma piu' spesso con le cattive. Non a caso si dice "impero romano", simile allo "impero britannico". Trattasi di colonialismo, una cosa diversa dalla globalizzazione. Il colonialismo funziona sulla base del drenaggio delle risorse dalla periferia dell'impero verso il centro. I popoli colonizzati sono "sudditi", non "partner commerciali".

    La globalizzazione parte da questo presupposto: se producessimo le TV in Italia ce ne potremmo permettere una per famiglia. Producendole in Asia ce ne possiamo permettere due o tre. Questo porta soldi nelle tasche dei produttori di TV ma ha due effetti secondari, il primo è che la madodopera italiana entra in competizione con la manodopera asiatica, il secondo è che la Nazione nel suo insieme si indebita, dato che compra ma non produce/vende nulla.

    Riguardo gli zingari, qui vicino c'e' un discount. Ogni tanto buttavano nel cassonetto confezioni di alimenti scaduti o prossimi alla scadenza. Hanno dovuto smettere perché il cassonetto veniva rovesciato. Ma non c'entra nulla con il discorso delle professioni. Io dicevo che nel passato non troppo lontano gli Italiani erano POVERI. Ad un certo punto ci siamo illusi di essere diventati una potenza economica ma putroppo cosi non è.

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  50. sulsecondobinario26 maggio 2011 20:57

    ciao...grazie per essere passata da me! bel blog...ti seguirò molto volentieri! io continuo a sperare che un portone si apra...altrimenti lo sfondo a spallate!

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  51. "Vorrei essere più felice, vorrei avere più giorni spensierati, con guizzi di idee e voglia fiduciosa di realizzarli. Il 2011 per me è l'anno delle disillusioni, del tanto entusiasmo investito in progetti che non hanno preso il volo, della fiducia data a promesse fasulle, utilizzate solo per spingermi a lavorare ancora di più gratis".

    Mi sento esattamente così e ci sono giorni che non riesco a smettere di piangere...noi il salto all'estero l'abbiamo fatto, é stata praticamente una scelta obbligata, ma per trovare cosa? Mio marito, dopo un dottorato in biologia, ha un posto da ricercatore nella clinica più importante del mondo lavorando tutti i festivi. E viene pagato meno della baby sitter del bambino da cui vado per insegnare spagnolo. Io, un dottorato da poco tempo. All'aria. Non arriviamo a fine mese e non riusciamo ad uscire da questo circolo.
    Proprio oggi, tra le lacrime, ci chiedevamo quanto ancora dobbiamo investire, aspettare, sacrificare, di noi, dei nostri figli, per un futuro degno che non arriva...purtroppo a volte nemmeno il trasferimento sembra bastare...

    mi spiace non poterti dare una parola di conforto, oggi mi sento molto giù....grazie per essere passata da me!

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  52. credo che si prenda un sussidio anche qui ma devi dimostrare di darti da fare a cercare un lavoro e ad accettarne uno qualsiasi. Credo il problema sia quel "uno qualsiasi".
    Dove lavoravo, ci furono varie ristrutturazioni, e ogni volta veniva dato il servizio di turno ad aziende esterne, poi assunsero persone a tempo determinato e successivamente da agenzie interinali, sempre presenti degli stagisti schiavi. credo che questa strada sia quella percorsa alla lunga da chi vuole diventare carne da macello.
    Bisognerebbe prima di tutto rischiare un po' e vantare una esperienza in qualche cosa. Vendersi oltre i propri limiti ... barano tutti e poi dedicare parte del tempo a disposizione ad imparare il lavoro ma anche molto a trovare un ala buona sotto la quale mettersi quando piove.
    Lo so che sembrano idee assurde ma non sempre si assumono persone capaci con il rischio che poi facciano meglio di chi le ha scelte. Solitamente si prendono persone "fidate".
    recentemente ho letto un curriculum di un parente che vanta titoli di studio significativi ... completamente fuori tema ... non ha nemmeno messo "automunito" e "disposto a trasferimenti"

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  53. ho letto adesso il tuo "Chi sono" sono arrivato sino a "laurata in lettere"
    Tienine conto, eventualmente ti venisse di smagrire all'osso il tuo curriculum. I dettagli li puoi sempre raccontare dopo (lasciamo un pò di suspance agli interessati) oppure sintetizza e metti il curriculum come fosse un ipertesto.
    Subito la sostanza e gli approfondimenti a parte. A proposito hai la patente "B"? A molte aziende interessa più di un master...

    ... ma ho pensato, perchè non fa la pubblicità per i colliri della Novatris o per Salmoiraghi & Viganò... si lo so, che uno studia anche Joyce e poi si trova a vendersi gli occhi senza essere Santa Lucia, ma occorre valorizzare quello che è immediatamente trasferibile.

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  54. segretaria ironica27 maggio 2011 08:59

    Ciao Carolina,
    ho visto che non sono la sola, allora, come me ci sei te e tutti coloro che ti hanno risposto a questo post.
    Io sono una laureata in Storia dell'Arte che fa la segretaria in uno studio medico, pensa un po' te! Da sette anni lavoro come segretaria, da tre anni mi sono laureata, e solo adesso si sta muovendo qualche cosa, con molta lentezza, però ancora non mi permette di lasciare il precedente lavoro!
    ti abbraccio e non mollare!!!

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  55. Grazie a te per essere passata da me.
    Sono contenta di aver conosciuto un altro Blog molto interessante!smack

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  56. Carolina Venturini27 maggio 2011 10:18

    @ marianna: E' sempre bello scovare blog interessanti. Anche il tuo lo è! Piacere di averti conosciuta.

    @Segretaqria Ironica: Come mai non hai più seguito la via della storia dell'arte? Quali sono state le difficoltà più grandi che hai incontrato? Ti auguro di riprendere in mano la tua strada perché penso che l'arte sia una delle cose più belle che abbiamo.

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  57. Carolina Venturini27 maggio 2011 10:20

    @Mariolino: Il "Chi sono" NON è un curriculum. Indi per cui trovo piuttosto assurdo dirmi di "smagrire il curriculum" quando non hai la benché minima idea di come sia fatto il mio.
    Credi sia importante scrivere su un sito che ho la patente B? Non lo penso.
    Peccato che tu ti sia limitato alla frase "laureata in lettere" e che questo abbia subito smosso pregiudizi e bandi.
    Riguardo il resto mi hai dato spunti interessanti su cui scriverò un post.

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  58. Carolina Venturini27 maggio 2011 10:24

    @Maggie: in che Paese vivi? Non esistono bandi di concorso per ricercatori? Hai provato a inviare cv agli enti di ricerca o qualsiasi altro luogo sia affine con la tua specializzazione?
    Stringete i denti e non mollato. Due dottorati non vanno buttati dalla finestra. Devono essere sfruttati. Avete studiato, speso, pianto, stretto i denti tantissimo per ottenerli, ne sono certa.
    Non perdete il tesoro che avete fra le mani!

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  59. Carolina Venturini27 maggio 2011 10:26

    @sulsecondobinario: fai benissimo! E lo voglio fare anche io!

    @Lorenzo: L'Italia è un paese povero in tanti ambiti.

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  60. Secondo me non c'e' la consapevolezza di questa povertà, oppure potremmo dire che la povertà è il sintomo di una malattia.

    Esempio:
    "penso che l'arte sia una delle cose più belle che abbiamo". Storicamente l'arte non ha mai riempito i piatti, magari li ha svuotati.

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  61. Carolina Venturini27 maggio 2011 10:46

    Abbi pazienza una mezz'ora che ne sto scrivendo un post. :-)

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  62. Post troppo lungo nessuno legge.

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  63. Carolina Venturini27 maggio 2011 11:37

    NOn parlo di commento, ma di articolo. :-)
    Tra l'altro, chi gravita nel mio blog sa che non scrivo mai post corti. Permetto di scegliere se approfondire o meno. A me piace scrivere. Molto. :-)
    In barba alle leggi che sbandierano la sintesi.
    Sono letta comunque e i commenti sono tutti estremamente interessanti.

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  64. Sul tuo blog fai come ti pare ma io preferirei un altro approccio, cioe', scrivi un post con dei punti salienti, si discute, poi eventualmente scrivi un altro post, eccetera.
    Invece dell'enciclica, preferirei il dialogo.
    Essere prolissi non si sposa bene con Internet e le modalità di accesso/fruizione dei blog.

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  65. Carolina Venturini27 maggio 2011 11:45

    Cerca blog che ti rappresentino di più, allora. :-) Non sei obbligato a leggere le mie riflessioni, a perder tempo nel dibattere, discutere, argomentare o starmi a sentire.

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