sabato 25 giugno 2011

Diffamazione online


L'intervista ad Aracne Editrice ha scatenato una forte  discussione. A causa del rischio concreto, corso da alcuni utenti, di scavalcare la libertà di parola e opinione verso forme più pericolose di manifestazione di pensiero, ho deciso di bloccare ogni ulteriore commento in quel post, anche dopo la replica accorata della casa editrice.
La motivazione nasce dall'aver capito che a ben pochi è chiaro il confine che intercorre fra il "diritto al dissenso" e il reato di "diffamazione/calunnia online". Per questo motivo, a tutela mia, del blog e degli autori dei commenti, non ho pubblicato diversi messaggi anonimi. Avevano le tipiche caratteristiche della diffamazione.

Mi sento in dovere di informare. Vorrei aprire un dibattito sull'argomento specifico, andando oltre l'avvenimento circoscritto dell'intervista. Vorrei anche chiedere la vostra opinione riguardo un'idea che mi è venuta in mente sulla realizzazione di un sondaggio.



                                       Quando la libertà di parola si tramuta in reato?


L'art. 21 della Costituzione afferma che "tutti hanno il diritto di manifestare il loro pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione". Quando questo diritto viene esercitato in modo tale da influire in maniera pesante e negativa sull'onore, sulla reputazione e sulla dignità di una persona, le cose cambiano. La critica, il dissenso, la condivisione di un'esperienza negativa non possono tramutarsi nella libertà di dire il falso su una specifica persona, nella libertà d'insulto, offesa e simili.
Non è possibile invadere forum, blog, articoli pubblicati su testate online, registrate o non registrate, dicendo, in forma anonima o sotto nick, tutto quel che si vuole, in particolare il falso, su una persona qualsiasi, citandola e identificandola in maniera precisa con l'obbiettivo specifico, consapevole e manifesto di recare un danno all'immagine o alle attività, agli sviluppi di quest'ultima.
Cosa ancora più grave è l'incidenza di tali affermazioni sull'opinione pubblica, la possibilità o meno di smentita o replica da parte dell'interessato e da parte di chi ha pubblicato o scritto tali messaggi calunniosi.

Internet è considerato il luogo d'eccellenza per la libertà, eppure il diritto può essere applicato anche online, soprattutto quando si tratta di reati contro la persona (siano essi diffamazione, stalking, furto o diffusione dei dati sensibili senza il permesso etc.). E' importante sapere, tenere a mente e non dimenticare MAI che si tratta di responsabilità penali personali, punite con l'arresto e con multe molto salate (Vedi: "Il reato di diffamazione a mezzo internet", enciclopedia Treccani). Si parla di reati e io non ho la benché minima intenzione di intercorrere in questa evenienza, non ho intenzione di rischiare così tanto in prima persona per una guerra - così mi è parsa - che non mi appartiene.

Il blog è equiparato al mezzo stampa e la mia figura professionale è messa sullo stesso piano del direttore di un normale giornale e/o del caporedattore, anche se questo spazio non è registrato come testata in nessun tribunale. Per questo motivo, essendo io responsabile del blog, ho dovuto censurare, bloccare e limitare la fuoriuscita di rabbia, mal gestita dagli interessati, e gli ulteriori sviluppi della discussione nata in seno all'intervista.

Blogger, infine, per rispondere ancora una volta alla casa editrice, non mi dà alcuno strumento per modificare il contenuto dei vostri commenti, per individuare esattamente la provenienza delle vostre connessioni: posso sapere, genericamente, che ho avuto 45 visite da Roma, ma non posso sapere da quale zona, via/piazza/contrada, pc specifico. Questo lederebbe il diritto alla privacy. Quindi, per quanto riguarda l'accusa a me rivolta da parte dell'editore, ben poco posso fare. Lo stesso Google Analytics non può andare oltre le zone generiche e non è assolutamente pensabile, per me che non sono parte della polizia, arrivare ai data base con i dati specifici riguardanti gli indirizzi mail con cui sono stata contattata. Non posso nemmeno fornire i nomi e gli indirizzi mail delle persone che mi hanno scritto, perché anche in questo caso si tratta di privacy.

Non è stato facile esercitare il controllo, senza ledere il diritto di parola, praticando ingiustificata censura e allo stesso tempo non inciampare in reati penali di cui sopra, ponendo dei limiti precisi (in seguito ai quali ho ricevuto una nuova ondata di mail dal contenuto nettamente diverso, visto che esercitando un controllo e limitando la fuoriuscita di espressioni acri, ho "tradito la battaglia", secondo alcuni).
Rispetto la specifica vicenda, ad oggi, non so proprio che cosa pensare.
La mia posizione è la neutralità rispetto la controversia fra l'azienda, gli scrittori e gli ex dipendenti.
Non ho pregiudizi nei loro confronti. Nei libri della casa editrice che possiedo, e che sto utilizzando nella stesura del saggio, non ho rilevato particolari problemi di editing.
Provo rammarico per come sono andate le cose, anche considerando il fatto che avevo proposto a loro la mia tesi sulla Fallaci. Non volevo farlo sapere fino a una data specifica, per una semplice e banale questione di marketing. Ormai, non ha più senso che questo rimanga un segreto, visto e considerato come sono andate le cose e come andranno. Alla fine, in un modo o nell'altro, ci ho rimesso io. Per questo provo rabbia, molta.
Ho delle idee al riguardo, ma sono solo supposizioni che terrò per me.

Questo blog ha spesso solidarizzato e denunciato le difficoltà che si riscontrano nel mondo del lavoro e dell'editoria, quindi capisco le eventuali speranze o proiezioni che sono state messe in atto su di me. Ciò non toglie che in molti casi è mancato il rispetto verso questo spazio, verso di me e verso gli altri utenti.
Questa incresciosa vicenda mi ha dato modo di riflettere sulle persone e sul mondo dell'editoria, sui contenuti delle interviste agli editori, sulle chiavi di ricerca con cui voi entrate nel mio blog, sulle discussioni che ho incontrato per caso online e che "smascheravano"  - con dati e fatti  - non poche "ingenuità" da parte di piccoli editori da poco sbarcati nell'editoria italiana.
La discussione, le testimonianze accorate degli ex dipendenti della casa editrice mi hanno portato a farmi molte domande. Ho chiesto consiglio ad alcuni di voi.
Ringrazio Lara, l'avv. Elisabetta Raviola, l'amico Antonio e tutte le altre persone che hanno dimostrato solidarietà e voglia di aiutarmi. Vorrei che questa esperienza non fosse vana.


                                                            Qual è il vero volto dell'editoria? 
Vi chiedo due cose:


  1. Qual è la vostra opinione riguardo la libertà di parola e il reato di diffamazione online?
  2. Che cosa ne pensate di un sondaggio sul mondo dell'editoria, realizzato attraverso la testimonianza scritta, inviata solo via e-mail, di dipendenti, ex-dipendenti, scrittori e operatori del settore vari? L'idea è di racchiudere in una griglia di opzioni le esperienze più frequenti, in modo tale da dipingere uno spaccato preciso, reale e sincero (suddiviso fra lavoratori diretti e scrittori) della realtà editoriale italiana.








9 messages:

Vele Ivy ha detto...

Ciao Carolina, non ho seguito il "dibattito", comunque credo che il confine tra libertà di parola e diffamazione a volte sia difficile da gestire; sono però sicura che tu lo faccia con professionalità, come documentato dai testi e dalle fonti giuridiche che riporti con così tanta cura. E' bello vedere che ci sono bloggers impegnati come te.
Per il sondaggio... mi sembra davvero un'ottima idea!!

Kylie ha detto...

Mi dispiace perché io non sopporto le persone che aggrediscono verbalmente sul web e che offendono le persone nei propri blog. Eppure ne ho lette di tutti i tipi. Io credo che la libertà di espressione debba essere limitata dall'educazione e da una sorta di filtro che il rispetto per gli altri impone.

Veronica Mondelli ha detto...

Carolina,
a me piacerebbe molto poter partecipare al sondaggio sul mondo dell'editoria. Ho avuto esperienze nell'ambito della piccola editoria e ne sono uscita delusa: soprattutto ho avuto modo di farmi delle mie idee piuttosto razionali - e non animate dalla passione del momento - su come funziona la cultura in Italia. Hai tirato fuori una questione spinosa e interessante, che deve essere affrontata e per questo ti sono grata. E la tua pazienza è davvero lodevole.
Buona domenica,

Veronica

ilgattomihamangiatoilibri ha detto...

Eh... cose come quella appena successati fanno parte delle "buone ragioni per NON avere un blog". Però hai anche la possibiltà di spiegarti. Non farti abbattere, dai.

Il sondaggio è interessante. Ma siamo sicuri di non avere tutti già fin troppo chiara la situazione? Tutti i campi sono pieni di squali, quello creativo è peggio perché c'è anche, da parte degli "aspiranti", molta ignoranza volontaria della realtà...

Rici86 ha detto...

Non ho ancora letto quell'intervista e i relativi commenti, ma spesso il confine tra libertà di parola e diffamazione è labile... e non è facile, su un blog o un forum, moderare certe discussioni troppo accalorate. La responsabilità finale è di chi scrive il singolo commento, non del moderatore, vista appunto l'esistenza della libertà di parola. La casa editrice si sarebbe dovuta rivolgere ai commentatori, più che a te.

Riguardo al sondaggio, sono favorevole :)

Rici86 ha detto...

Sono andata a leggermi l'intervista: rispetto il tuo non volere più commenti a quella discussione, quello che andava detto penso sia stato detto, continuare sarebbe troppo. Penso che non potremo sapere mai come stanno effettivamente le cose, anche sentendo entrambe le campane (casa editrice e anonimi): hai lasciato libertà di espressione a entrambi, ora, se rischi tu in prima persona, tu che non hai fatto nulla di male e che nulla hai a che fare con queste diatribe, meglio chiudere la discussione. Senza alcuna preoccupazione di aver limitato la libertà di stampa, perché hai lasciato spazio a tutti di dire la loro.

Carolina Venturini ha detto...

@Vele Ivy: Condivido, è molto difficile gestire tre diritti (parola, privacy, tutela) contemporaneamente. Per quanto riguarda il sondaggio.. vorrei uno spaccato reale, il più realistico possibile.
Forse è vero che le cose, infondo, si sanno. Ma non è un bene tacere, dare per scontato o limitarsi al ritenere di sapere, senza esserne certi... per rispondere a un commento più basso.

Carolina Venturini ha detto...

@Veronica: sei la benvenuta! Lascia solo che prepari il questionario e poi lo metto online!

Kylie: condivido il tuo pensiero!

Rici: Grazie per la solidarietà.

Rici86 ha detto...

:)

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