venerdì 10 giugno 2011

Intervista a Lanfranco Fabriani, scrittore, 2 volte Premio Urania

    Lanfranco Fabriani è uno scrittore italiano, vincitore per ben due volte del prestigioso Premio Urania, concorso letterario e collana dedicati al mondo della fantascienza, con i libri "Lungo i vicoli del tempo" (2004) e il seguito "Nelle nebbie del tempo"(2005).
    Ho avuto il piacere di conoscerlo e ascoltarlo alla DeepCon, convention dedicata al mondo del fantastico.

    L'intervista a questo scrittore fa parte del lavoro che ho realizzato per voi in quei due giorni a Fiuggi. Dopo Silvio Sosio (Delos Books), Robin Curtis (Star Trek), Marco Chemello (Wikimedia Italia - Wikipedia), Lanfranco Fabriani ci racconterà il suo pensiero sul mercato editoriale italiano e sugli ebook, sulla conservazione del patrimonio librario. Condividerà con noi la sua esperienza come Premio Urania per ben due volte, la sua attività di scrittore, la sua formazione, i consigli per i giovani scrittori emergenti. 

    • Durante la conferenza alla convention DeepCon hai parlato della tua opinione riguardo al mercato degli e-book. Potresti renderla pubblica, permettendoci di conoscere il tuo pensiero e le tue sensazioni riguardo il mercato librario elettronico? Davvero scompariranno i libri cartacei? Esiste un modo per proteggere il patrimonio librario dai danni del tempo che possono danneggiare la carta e dai danni tecnici che possono colpire l’elettronica? 
    Per quanto riguarda la conservazione e soprattutto la divulgazione del patrimonio librario l'informatica ha già fatto e può fare moltissimo. Sino a qualche anno fa opere fuori commercio da anni erano praticamente perse per il pubblico, a meno di non vivere vicino a una biblioteca. Pensiamo invece soltanto a due progetti, come Liber Liber in Italia o il Progetto Gutenberg negli Stati Uniti: grazie agli strumenti informatici mettono a disposizione un patrimonio culturale preziosissimo. E se non ci fosse una legislazione sul diritto d'autore che tende a privilegiare le rendite di posizione degli editori potremmo avere gran parte della letteratura, per esempio italiana, all'interno del nostro computer. E accanto a questi due progetti amatoriali sempre più spesso le grandi biblioteche, malgrado la mancanza di fondi, varano dei progetti di recupero e digitalizzazione dei volumi in loro possesso. 

    Quello degli ebook è un problema diverso. 
    In questo momento vengono trattati come se fossero  libri in un altro formato, e in effetti, sono pochi i prodotti originali che partono per essere esclusivamente ebook. C'è da chiedersi, quando saranno sempre più le opere narrative pensate per essere direttamente ebook, se il rapporto autore-lettore sarà identico a quello basato sul mezzo carta, o se si tenderà a modificare il proprio modo di scrivere per cercare di andare in contro, magari anche erroneamente, a quello che si ritiene essere la specificità del mezzo. 

    Inoltre, tra qualche anno magari potrebbero ripartire alla grande gli esperimenti di ipertesti che erano stati abbandonati in quanto erano scomodi visto che dovevano essere fruiti sul computer, che non è un mezzo comodissimo per leggere. Non sarei quindi così sicuro che il mezzo non modificherà il modo di scrivere, magari anche soltanto perché editor non sufficientemente preparati pensano che un ebook debba essere scritto in modo diverso.

    • Sei stato due volte vincitore del prestigioso Premio Urania: un grande successo. Dove sono nate le idee per i romanzi “Lungo i vicoli del tempo” e “ Nelle nebbie del tempo”? Quali sono, secondo te, le caratteristiche vincenti dei tuoi romanzi?


    L'idea al centro dei due romanzi pubblicati su Urania proviene in realtà da un unico racconto scritto un paio di anni prima e rimasto inedito per lungo tempo. L'origine, come al solito per me, deriva da una lettura. Probabilmente in quel momento stavo rileggendo qualche romanzo del ciclo della Polizia del Tempo, dell'autore americano Poul Anderson.  Nei romanzi di Anderson i personaggi sono belli e buoni, o quanto meno, abbastanza belli e abbastanza buoni. Mi chiesi come sarebbe stato il viaggio del tempo se invece fosse stato appannaggio dei servizi segreti delle  nazioni reali, e soprattutto, come sarebbe stato il viaggio nel tempo in Italia. Le caratteristiche vincenti dei due romanzi, penso siano l'impasto di realismo (e questo potrebbe sembrare strano trattandosi di fantascienza) o quanto meno di estrema verosimiglianza, e, ma questo non lo dico io, una particolare attenzione alla struttura della storia. Spesso si leggono romanzi dove la trama è poco importante, narrazioni che sembrano quasi esclusivamente dei pretesti per mostrare un mondo o una situazione, nel caso dei miei romanzi naturalmente lo scopo è anche questo, ma cerco di dare comunque una sostanza e un rilievo anche alla componente trama, tentando di avere un'articolazione della narrazione che sia sufficientemente complessa da attrarre comunque l'interesse del lettore più esigente.

    • Le opinioni rispetto il Gruppo Mondadori sono contrastanti, talvolta molto influenzate dalle vicende politiche. Com’è stata la tua esperienza con questa casa editrice, in seguito alla vittoria del Premio Urania e alla pubblicazione dei romanzi nella collana nata in seno al concorso? 


    Innanzitutto bisogna distingue molto attentamente. La mia esperienza non è stata tanto con il Gruppo Mondadori, quanto con la redazione di Urania, che all'interno della casa editrice rappresenta una situazione di nicchia. E comunque ritengo che  il Gruppo Mondadori sia un realtà fortemente diversificata al proprio interno. In secondo luogo, la pubblicazione dei due romanzi scaturisce per l'appunto dalla vincita del Premio Urania, intendo dire, non ho dovuto presentare il romanzo e discutere con un editor come avviene di solito. La discussione con l'editor è avvenuta dopo la decisione della giuria, al momento della pubblicazione. 
    In ogni modo mi sono trovato molto bene, nel caso del primo romanzo sono stato affiancato nella revisione da Vittorio Curtoni, che non esito a definire uno dei migliori scrittori di fantascienza in Italia, anche se per lungo tempo si è dedicato quasi esclusivamente alla traduzione, e probabilmente scrittore tout court. 
    Nel caso del secondo romanzo nella revisione sono stato affiancato da Riccardo Valla, anche lui grande professionista nel mondo della fantascienza.

    • Il tuo rapporto con le critiche alla scrittura è molto positivo. Hai saputo cogliere il buono dai suggerimenti delle giurie, di Angelo De Ceglie e Vittorio Catani. Quali sono gli elementi più importanti di cui hai fatto tesoro grazie a queste esperienze? Ci sono dei suggerimenti che senti di poter dare agli aspiranti scrittori che si confrontano per le prime volte con critiche, stroncature o recensioni negative?

    Non credo ci siano degli elementi veri e propri di cui ho fatto tesoro, a parte il caso di Vittorio Curtoni che mi ha insegnato molto sulla scrittura, dimostrandomi che periodi lunghi e involuti si potevano risolvere in modo molto più filante senza alcuna perdita, né di senso né di forma, anzi, guadagnandoci. Suppongo però che molti altri suggerimenti siano andati sedimentandosi al mio interno senza che me ne rendessi conto. 
    Più che altro si tratta di un atteggiamento di ascolto. 
    La scrittura è comunicazione e uno dei poli della comunicazione è l'altro a cui si comunica. L'editor è soltanto un altro forse un  po' più evoluto ed esperto. Allora, se l'editor ti dice che il finale è un po' banaluccio e butta giù tutto il racconto, forse conviene starlo a sentire, prima di farsi prendere dai cinque minuti o prima di cadere nella depressione nera, convinti che il mondo non ci capisca e sia contro di noi. Magari ha ragione e noi non ci rendiamo conto di come quello che abbiamo scritto viene recepito in realtà dagli altri e la grande scena finale che riteniamo strepitosa potrebbe effettivamente esserci venuta un po' fiacca. Con questo non voglio dire che gli editor e i lettori abbiano sempre ragione, e quindi dobbiamo fare tutto quello che dicono senza discutere, si tratta però di avere un atteggiamento di confronto e di essere disposti a contrattare. 
    Se dopo essere stati a sentire quello che gli altri hanno da dire, siamo ancora convinti di quello che pensiamo, allora forse bisogna  essere disposti a difendere a spada tratta quello che abbiamo fatto. Questo per il prima della pubblicazione. Dopo la pubblicazione bisognerà tenere presente che ci sarà qualcuno che farà delle recensioni negative o comunque darà un giudizio non positivo ma ragionato e qualcuno attaccherà  in modo molto più immotivato. Si tratta di riuscire a distinguere gli uni dagli altri, ragionare con i primi e ignorare i secondi, tenendo comunque presente che nel momento in cui decidiamo di pubblicare qualcosa, al termine del processo di edizione, il lettore, che ci piaccia o no, ha comunque l'ultima parola, e che va messo nel conto che quello che abbiamo scritto possa non piacergli.


    • Esistono delle figure centrali nella vita delle persone: i mentori o maestri. Quali sono stati i tuoi maestri nel campo della scrittura? A livello prettamente letterario, quali classici o personaggi sono dei “tesori” importanti per te ? Quali sono (se ci sono) i libri “sine qua non” uno scrittore non può (potrebbe) esercitare il suo mestiere?

    Penso che per quanto riguarda le figure centrali io debba citare nuovamente Vittorio Curtoni, non solo per l'aiuto datomi nella revisione del primo romanzo, ma perché sin da quando era direttore della rivista Robot, verso la fine degli anni settanta, è stato una figura cardine nel campo della fantascienza in Italia. Lui, con le sue scelte editoriali, è stato uno di coloro che mi hanno modellato in quanto lettore, e non si può essere scrittore senza essere lettore. In ogni modo, sono sempre stato un forte lettore, soprattutto in passato, spaziando dalla letteratura russa a quella inglese, a quella americana, a quella francese, e essendo appassionato di fantascienza, ho sempre letto molta fantascienza. 
    E' molto difficile indicare dei “tesori”, perché per uno che si cita ce ne sono cento che si dimenticano. 
    E si tratta comunque di autori che non posso considerare come modelli, visto che faccio cose molto differenti, ma nel campo della letteratura italiana non posso non citare Carlo Emilio Gadda, e Italo Calvino, anche se apparentemente sono agli antipodi, e a livello mondiale Jorge Luis Borges. Nel campo della fantascienza, a me più congeniale, mi vengono in mente i nomi di Ursula K. LeGuin, James  Ballard, Samuel Delany, Roger Zelazny e una miriade di altri che hanno messo ognuno il loro mattoncino in me. In ogni modo, se qualcuno vuole scrivere, deve leggere, leggere, leggere, leggere, e ancora leggere, e questo è massimamente vero nel campo della fantascienza, dove aver letto molto significa evitare banalità abissali convinti di aver trovato chissà quale idea mirabolante.

    • Racconti, romanzi, articoli: qual è la forma letteraria che senti più affine, quella che ti consente la maggior libertà espressiva, garantendoti la certezza di riuscire a esprimere tutto te stesso?

    Francamente non ho una preferenza per le due forme narrative romanzo o racconto. Sono strumenti differenti, si usano  a seconda dei casi ma non è che in una di esse io mi senta più libero o più costretto. Certo, il racconto dà qualche costrizione maggiore, quella della dimensione, ma è una costrizione che può rivelarsi particolarmente utile perché ti induce a dare l'essenza di quello che vuoi dire senza sbavature, e ti costringe a rimanere centrato sull'argomento e a presentarlo al lettore in modo che non possa sfuggirgli.  Quindi è una costrizione “sana”, tutt'altro che negativa, D'altronde, anche se in Italia c'è forse una minore abitudine alla lettura dei racconti, considerati una forma letteraria inferiore rispetto al romanzo, ritengo che la misura ideale nel campo della fantascienza sia proprio  quella del racconto.

    • L’Italia pullula di aspiranti scrittori, editoria a pagamento oppure editoria d’auto-produzione, laboratori di scrittura, premi letterari di vario genere, antologie con le raccolte di racconti nati dai concorsi letterari che probabilmente mai nessuno leggerà. Qual è la tua opinione al riguardo? Se questi elementi fossero sintomi di un cambiamento nella cultura italiana, come li leggeresti?


    In modo caotico, credo. Se tra un po' non ci sarà un freno, e  l'inflazione non accennerà ad arrestarsi il lettore diventerà sempre più incerto, e probabilmente diffidente, assediato da una serie di opere di qualità non eccelsa. Non è detto che l'auto-prodotto sia necessariamente inferiore al materiale che proviene dal grande editore, ma in genere è così, anche perché l'editore ci mette la faccia e non può rischiare di riempire il proprio catalogo con materiale di dubbia qualità. Probabilmente i lettori avranno sempre più bisogno di blog e altri siti dove poter reperire le informazioni riguardo ai testi usciti e dove poter scambiare opinioni necessarie a distinguere il buono dal cattivo in un mercato frammentato in una miriade di titoli.

    1 messages:

    giulia ha detto...

    Concordo su molte cose dette da questo scrittore che non conoscevo e ti ringrazio di avermelo presentato
    Giulia

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