lunedì 6 giugno 2011

"Proibito parlare" di Anna Politkovskaja

Primo piano di Anna Politkovskaja.
Immagine tratta da sito panorama.it
Ho letto "Proibito parlare" di Anna Politkovskaja, giornalista russa, dopo aver appreso la notizia dell'arresto del suo presunto assassino, Rustam Machmudov. 
La reporter si è occupata delle guerre in Cecenia, delle responsabilità politiche e civili dei governi Putin e affini. Ha dato voce alla disperazione delle famiglie musulmane implicate nelle politiche anti-terroristiche. Ha raccontato la dittatura, la blasfemia e la banalità del male, le azioni di polizia dell'ex KGB. 
Ha denunciato il tracollo e la violazione dei diritti umani
Nel periodo precedente il suo omicidio, Anna Politkovskaja ricevette minacce e tentativi di avvelenamento, spesso e volentieri liquidati dai suoi antagonisti con accuse di vittimismo, paranoia e megalomania.  
E' stata freddata con tre colpi di arma da fuoco nel 2006, a Mosca, di ritorno dalla spesa. 
Una cosa importante da dire è il l'ambientazione, il periodo storico a cui fa riferimento questo testo non è la seconda guerra mondiale. O prima. E' l'arco temporale che va dal 1999 al 2006. 
I nostri giorni. Nelle terre e nella  politica di uno dei nostri partner commerciali e politici più forti: la Russia.

"Proibito parlare" è un atto di denuncia. Gli scenari, oltre alla Cecenia e al secondo conflitto, commisto alle operazioni anti-terroristiche, riguardano la strage di Beslan (1-3 settembre 2004) e la crisi del Teatro Dubrovka (23-26 ottobre 2002). E' una raccolta di dossier, articoli e testimonianze realizzate dalla giornalista quando ancora lavorava per la "Novaja Gazeta". Giornale indipendente, capace di sfidare la censura, nella cui storia compaiono molte lapidi con i nomi di molti giornalisti morti a causa della loro passione per la ricerca della verità, è stato base e casa di Anna Politkovskaja per molto tempo.

"Proibito parlare". Non è lo stile asciutto che scuote e trapassa. Sono i fatti. 

La voce degli intervistati, la condivisione della sconvolgente paura che permette di considerare un rastrellamento o un agguato improvviso una cosa "normale e gestibile", mentre l'offerta del cibo qualcosa di cui temere e diffidare. Il capovolgimento del giusto e dello sbagliato, dell'umano con il disumano. 
I meccanismi mortiferi, dittatoriali, violenti, assassini esistenti in un regime fondato sul terrore e sull'assoluta pretesa di scavalcare Dio nell'arbitrio legato alla vita e alla morte, sono stati resi dalle testimonianze dei sopravvissuti alle stragi, ai massacri, ai bombardamenti. 
Le sparizioni, gli agguati, l'incertezza costante, il controllo ossessivo, lo sfinimento, fino alla perdita della dignità, fino alla paranoia maniacale del pericolo imminente, assecondata dall'urlo stridulo e mai zittito dei tanti cuori di madri incapaci di dare un senso ai corpi morti, violentati, mutilati, straziati dei loro figli (quando "la fortuna" benediceva la famiglia e il corpo dell'amato veniva tornato, anche se esanime) emergono come pane quotidiano di un misero vivere sommerso dall'angoscia. 

Anna Politkovskaja racconta anche l'assalto, vivido di speranza, delle persone comuni al suo numero di telefono della redazione, invocando il suo aiuto. L'invio di video che riprendono esecuzioni.
Descrive anche l'atteggiamento del popolo russo, un atteggiamento che ho riconosciuto fin troppo simile al nostro, nell'adagiarsi, nell'accettare, nel guardare aspettando che la barca coli a picco. Questi meccanismi sono identici in tutte le dittature. La giornalista si pone e pone al lettore innumerevoli domande, si sofferma sui minimi dettagli, quasi con la spasmodica voglia di non dimenticare o eludere nulla.

Davanti a questo scempio umano, davanti alle legittime richieste portate all'attenzione dei vertici dell'Aja, la mia incredulità (e vergogna) sgorga potente. Più passa il tempo più mi rendo conto di amare la Storia perché non ha pietà. Può volerci tempo, può aver bisogno di sconfiggere censure, manipolazioni, sfasamenti, ma la Storia rimette al loro posto le responsabilità umane, civili, penali economiche di ognuno di noi come popolo, come Stato e come responsabili di qualsivoglia carica. Quello che i regimi non hanno ancora capito è che possono uccidere le voci che ritengono scomode, ma queste voci continueranno ad esistere, anche oltre il fatto stesso della morte. La letteratura, la pubblicazione delle testimonianze sono e rimangono emblemi capaci di sfuggire alla repressione e alla limitazione delle libertà. 

Leggendo sprazzi di vita quotidiana così maledettamente simili a scene viste in quest'ultimo periodo qui in Italia, mi sono sentita fremere dalla rabbia. L' (ennesima) gaffes del nostro Presidente che mima una raffica di mitragliatrice contro Natalia Melikova, giornalista russa, il racconto, nel libro, di "festini" sin troppo simili ai banchetti e all'harem emerso nell'ultimo periodo attraverso le pagine dei giornali e delle questure, mi hanno invaso con l'urgenza di urlare: "svegliamoci!". 

Rimango attonita davanti alla triade Berlusconi-Putin-Gheddafi e mi chiedo dov'era il mio cervello sino ad oggi. Dov'era quello di tanti. Quali sono le responsabilità di chi faceva informazione in quest'ultimo ventennio.
Mi chiedo anche se il nostro Stato non sia così favorevole alla diminuzione di laureati (sia nei corsi di laurea, sia come manodopera) per una questione primariamente dittatoriale. 
Meno cultura, più potere. 

Un brivido serpeggia in me, quasi un'angoscia che mi toglie il fiato. Fate studiare i vostri figli. 
Riprendete in mano i libri. Leggete, leggete e leggete. Oltre i boom editoriali, oltre i libri di partito, oltre i testi scolastici, oltre l'editoria di moda o di tendenza. Non abbiate paura della cultura. 
Abbiate sincero terrore dell'ignoranza.
E' possibile cambiare il corso della nostra storia. 

32 messages:

Stefania ha detto...

Un libro importante e riflessioni altrettanto importanti le tue. Hai ragione, bisogna aprire gli occhi su tante vicende che ci circondano e alle quali troppo spesso assistiamo con indifferenza.

S A ® A ha detto...

Anch'io l'ho letto.. ne leggerei un po' ogni giorno! Vorrei essere come è stata lei. Un voce viva e ferma, e non strozzata dalla corruzione!

Carolina Venturini ha detto...

@Stefania: Benvenuta, intanto. Credo sia l'unico modo per poter reagire e fare qualcosa di diverso.
altrimenti la storia è già scritta.

@SARA: Benvenuta anche a te. Nessuno ti vieta di cercare e vivere nella verità. :-)

Adriana ha detto...

Questo è il primo libro che mio padre mi ha regalato quando ho deciso di fare la giornalista :-)

Lorenzo ha detto...

"triade Berlusconi-Putin-Gheddafi"

Mi sa che non hai la percezione delle distanze.
Berlusconi è un "imprenditore di successo" e siccome non si diventa ricchi facendo i bravi ragazzi, ha un certo pelo sullo stomaco. Pelo sullo stomaco che gli torna utile anche in politica, altro ambito dove di bravi ragazzi non ce n'è. Siccome "cane non mangia cane", è illogico aspettarsi che i politici correggano se stessi.

Putin è un ex ufficiale del KGB che, quando il lavoro di spionaggio è diventato meno remunerativo, si è dato alla politica. Direi che rispetto a Berlusconi siamo su un altro livello di pelo sullo stomaco. Quello che accomuna Putin a Berlusconi è l'uso della "figura carismatica" per creare consenso. Essendo Putin più giovane, si fa riprendere ai comandi degli aerei, mentre miete il grano, bacia i bambini, impone le mani per guarire gli infermi, eccetera. Alle masse piace.

Gheddafi è uno dei tanti dittatori tribali dei paesi arabi. Tutti i paesi arabi ne hanno uno, un po' guappo, un po' profeta. L'unica alternativa sono i militari, i quali per necessità tendono ad essere un po' più pragmatici.

Quando c'era ancora la cortina di ferro, in Russia era molto popolare lo sceneggiato "La Piovra" e Michele Placido. Infatti gli hanno poi fatto girare il film "Afganskij izlom" sulla guerra in Afganistan dove interpreta il Maggiore Bandura. Il punto è che non c'è bisogno di andare a pescare omicidi "politici" in Russia e intrecci tra politica e interessi criminali, ne abbiamo una discreta quantità anche qui.

"Mi chiedo anche se il nostro Stato non sia così favorevole alla diminuzione di laureati (sia nei corsi di laurea, sia come manodopera) per una questione primariamente dittatoriale.
Meno cultura, più potere. "

Veramente il nostro Stato ne sforna TROPPI di laureati, questo è la ragione della disoccupazione o della emigrazione di quelli che hanno una laurea spendibile all'estero. E' la legge della domanda e della offerta.

Riguardo la "cultura", io conosco dei laureati semi-analfabeti, quindi il "pezzo di carta" non garantisce di per sé nessuna "superiorità".

Elwe ha detto...

Di sicuro un post interessante, specie le riflessioni che fai.
Probabilmente la cultura è una cosa un pò complicata e non è detto che la nostra università sia sempre in grado di gestirla, visto che molti docenti sono più impegnati nei loro giochetti di potere o per raggranellare qualche euro. e mi riferisco ai tuoi post precedenti.
Condivido moltissimo la tua ultima riflessione. Studiare, preparare gli strumenti per comprendere quello che accade intorno a noi, conoscere il mondo, sono le basi per i regali che possiamo fare alle prossime generazioni, cercando di lasciare un mondo migliore di come l'abbiamo trovato.
E

Anonimo ha detto...

@Lorenzo: Gheddafi non è arabo, ma berbero africano. E questo cambia tutto. Inoltre è un militare. E anche questo cambia tutto.
Non è, insomma, uno dei "tanti" dittatori arabi "tribali", che come definizione nemmeno sono mai esistiti. Saddam Hussein era sunnita bahatista, Afez al Assad alawita bahatista sostenuto dall'esercito, Nasser socialista laico...Mubarack un centrista campione di una pseudo democrazia retta, de facto, dai militari. Hariri filo-occidentale di centro destra, molto centro e poco destra, per nulla guappo e per nulla affiliato a qualche tribù.
Occorre essere precisi, altrimenti bisgna dare corda alla marea di idiozie che stanno ora scrivendo i media sulle crisi in Libia e in Siria (da dove sono appena rientrata fra l'altro).

Il numero di laureati in Italia è comunque inferiore a quello degli altri paesi europei (parlo anche del bachalorato, cioè della triennale); c'è però da dire che a partire dalla riforma il livello della preparazione si è notevolmente abbassato. Si sono semplificati gli esami non so per quale motivo...forse per favorire appunto certe logiche di potere a discapito del libero pensiero. Ti do ragione quindi sull'affermare che il pezzo di carta, di per sè, non qualifica.

Finite le dovute precisazioni: bello il post di Carolina. Condivido tutto al 100%.

BC

Carolina Venturini ha detto...

@BC: Ti ringrazio per aver lasciato il tuo pensiero. Colgo l'occasione per lanciarti un'offerta: ci racconti la verità che hai visto con i tuoi occhi in Libia e in Siria, visto che sei appena tornata? Penso sia importante.

Riguardo i programmi degli esami universitari posso dire che sono passata nel bel mezzo delle ultime due riforme universitarie e ti posso garantire che i corsi di laurea hanno, attualmente, programmi meno esosi e numero di esami inferiori rispetto a quando ho iniziato io. Non so dire se sia un bene o un male.
Non amo la suddivisione della laurea in 3+2.
sicuramente scuola e lavoro sono due universi che si sfiorano a mala pena, soprattutto quando si tratta di alcune facoltà.

giulia ha detto...

Grande donna che ha pagato un caro prezzo, troppo caro per raccontare e dire la verità
Un abbraccio cara Carolina
Giulia

Carolina Venturini ha detto...

Tutti coloro hanno detto "la verità" hanno pagato questo prezzo. E' questo il prezzo che si paga quando si fanno scelte d'un certo tipo.

Lorenzo ha detto...

Io non so niente di arabi e di dittatori, pero' visto che qui si vuole andare a spaccare l'atomo:

A proposito di Gheddafi, Wikipedia riporta:
"Nasce a Sirte, che allora faceva parte della provincia italiana di Misurata, in una famiglia islamica di cui però non si sa molto: recentemente un'anziana signora israeliana di origine libica, la settantasettenne Rachel Tammam, ha affermato che Gheddafi è di discendenza ebraica in quanto figlio di sua zia Razale Tammam (una ebrea di Bengasi che poco dopo la maggiore età aveva sposato un musulmano scontrandosi contro la volontà del padre); la voce relativa alle origini ebraiche del leader libico circola già da tempo ma non è stata dimostrata in modo inequivocabile dagli storici dando adito al dubbio che si tratti di una pura e semplice fantasia."

Di seguito:
"Fece approvare dal Consiglio una nuova Costituzione, da lui definita araba, libera e democratica. In nome del nazionalismo arabo, nazionalizzò la maggior parte delle proprietà petrolifere straniere, espropriò i beni della comunità italiana ed ebraica, espellendola dal paese, chiuse le basi militari statunitensi e britanniche, in special modo la base "Wheelus", ridenominata "ʿOqba bin Nāfiʿ", dal nome del primo conquistatore arabo-musulmano delle regioni nordafricane."

Le definizioni di destra e sinistra applicate a quei contesti mi fanno abbastanza ridere. E essere precisi è irrilevante nel momento che si equiparano Berlusconi, Putin e Gheddafi.

Lorenzo ha detto...

Carolina, basta fare il proprio lavoro oppure essere li per caso e pagare lo stesso prezzo:

Rappresaglia mossa dal clan dei corleonesi contro lo Stato italiano:
"Alle ore 23,14 del 27 luglio 1993, un'autobomba esplose nei pressi del Padiglione di arte contemporanea sito in via Palestro a Milano. I morti furono cinque: i vigili del fuoco Carlo La Catena, Sergio Pasotto e Stefano Picerno, il vigile urbano Alessandro Ferrari e Moussafir Driss, immigrato marocchino che dormiva su una panchina."

Carolina Venturini ha detto...

Lorenzo, no. So perfettamente che in guerra si muore. Ma è diverso morire perché sei un soldato, un civile, un passante, dal morire perché hai scritto o denunciato avvenimenti e responsabilità scomode per il capo dello stato o il presidente o il capo di partito.
E' diverso.
Lei, infine, non è morta in territorio di guerra.
E' stata uccisa a casa sua.
Non si può fare di tutta l'erba un fascio.
Ha avuto minacce e vari tentativi di omicidio, prima dell'ultimo "scatto finale" dei suoi assassini.

Lorenzo ha detto...

Scusa ma quale guerra?
I quattro pompieri e il marocchino sono morti in una via del centro di Milano, davanti al museo di arte moderna.

Sono morti perché i mafiosi del clan dei corleonesi avevano intrapreso una campagna di attentati per ricattare lo Stato in funzione del "maxiprocesso" che si stava tenendo in quei giorni.

Nella stessa campagna di attentati ci fu anche questo (altri 5 morti che nessuno ricorda):

"Nella notte fra il 26 e il 27 maggio 1993, a Firenze, viene fatta esplodere una Fiat Fiorino imbottita di esplosivo nei pressi della storica Torre dei Pulci, tra gli Uffizi e l'Arno, sede dell'Accademia dei Georgofili.
Nell'immane esplosione perdono la vita 5 persone: Caterina Nencioni (50 giorni di vita), Nadia Nencioni (9 anni), Dario Capolicchio (22 anni), Angela Fiume (36 anni), Fabrizio Nencioni (39 anni); 48 persone rimangono ferite."

Dimmi perché la povera Politovskaia ai tuoi occhi è un eroe mentre la famiglia Nencioni o i pompieri devono dissolversi nella storia come se non fossero mai esistiti.

Carolina Venturini ha detto...

Ho scritto la parola "eroe" da qualche parte? No.
Penso che il tuo discorso faccia acqua da tutte le parti perché unisci insieme mille cose diverse.
Ok, la morte è la morte.
Ma non si può nemmeno annullare la gravità del fatto che il dire la verità viene pagata con la vita, spesso e volentieri.
Penso che non puoi mettere sullo stesso piano morti diverse, in contesti diverse.
Io non dico che una sia "migliore" dell'altra.
Lo dici tu.

Lorenzo ha detto...

Non lo dico io che qualcuno è "migliore", lo dice il tuo blog.

Carolina Venturini ha detto...

Se vai sul personale vuol dire che sei a corto di argomenti. Te l'ho detto altre volte. Nessuno ti obbliga a stare in questo blog, se non ti piace. Non hai contratti con me.

Lorenzo ha detto...

Andare sul personale sarebbe dire "ti puzzano i piedi".

Questo post gronda di retorica e melodramma e fino a qui sarebbe solo questione di stile. Il guaio è che sono le premesse e le conclusioni ad essere sballate.

Senza nulla togliere alla Politovskaia, la storia dell'Italia dal dopoguerra ad oggi vede una lista infinita di gente morta ammazzata in attentati, omicidi politici, omicidi di mafia, stragi misteriose, complotti di ogni genere, banali sprangate sotto casa.

Ogni storia e ogni morto è un universo a sé ma se vuoi fare della retorica sul bene e sul male, sulla verità e sulle menzogne, sul prezzo da pagare, direi che ci sono ben altre questioni, ed enormi, sotto il tuo naso.

Leggi che hanno arrestato un tale a chissadove sospettato di avere ucciso una tizia a vattelapesca e sei colta da improvvisa Rivelazione Mistica come Santa da Cascia?
A me viene da dire "ma ci sei o ci fai?"

Non "sto" su questo blog, scrivo la verità, come la Politovskaia.

Carolina Venturini ha detto...

Peccato tu voglia trattare tutti come fossero degli stupidi. Tieni pure cara la tua certezza di essere l'unico che capisce le cose e che possiede la verità. Io non ho molto da dire davanti a un discorso impostato così. Mi spiace.

Lorenzo ha detto...

Quali tutti? Quali cose da capire?
C'è solo il tuo post.

Carolina Venturini ha detto...

Tutte le tante persone che hanno provato a parlare con te in modo civile da quando hai iniziato a lasciare fiumi di commenti e provocazioni sul mio blog. Hai trattato tutti da idioti. Non c'e solo un articolo scritto. Con delle idee e dei sentimenti legittimi. Ci sono persone.

Lorenzo ha detto...

Te lo sai che questo è solo un blog, cioè un software banale per pubblicare cretinate su Internet e non una seduta dallo psicanalista?

E lo sai che per "parlare" bisogna dire qualcosa? La maggior parte dei commenti su questo blog sono del tipo "veramente interessante, brava, saluti" e questi non li leggo nemmeno. Non contengono nulla, sono rumore di fondo.

Qualcuno, raramente, è del tipo "Gheddafi non è arabo, ma berbero africano". Questi contengono qualcosa e li considero per quello che c'è scritto. Una "idea", che poi lo ribadisco, è una tesi, non è "legittima". O è giusta o è sbagliata. Le mie come quelle di qualsiasi altro. Non c'è niente di idiota nel sostenere una tesi sbagliata, capita di continuo a tutti, anche ai premi Nobel.

Ultima nota: "ci sono persone".
Illogico.
Lasciamo perdere ancora il tuo eccesso retorico e melodrammatico, gli idioti sono persone.

Carolina Venturini ha detto...

Rispetto il tuo pensiero, ma non lo condivido.

Carolina Venturini ha detto...

Tra l'altro, forse, se ti scomodassi a leggere davvero quello che le persone scrivono, dicono o ti dicono, probabilmente ti accorgeresti che in questo mio blog, che tanto critichi, vengono dette molte cose interessanti da chi lascia la sua opinione, esperienza, riflessione. Questo non è proprio un blog di baci saluti e abbracci. Temo però che a te non importi la realtà dei fatti. Hai iniziato ad attaccarmi sul blog quando non hai voluto ammettere che le situazioni in cui una persona muore sono diverse e non sempre comparabili. Chi viene assassinato per il proprio pensiero emana per forza riflessioni. Non mi importa che tu condivida il mio modo di pensare o ragionare. Mi importa scrivere di quello che ritengo significativo. Tu la vedi in un altro modo? Mi ritieni una stupida? Hai costanti critiche su tutto? Amen.

Exodus ha detto...

Ciao a tutti,

una parentesi sulla scuola e l'università. Per esperienza personale posso dire che l'Università in Italia è uno strano mix. E' molto più pesante rispetto ad altri paesi europei ma si perde in tanti rivoli inutili, spesso per giustificare cattedre senza troppo senso. E' disorganizzata in maniera quasi scientifica. Naturalmente non è possibile dire che tutte le facoltà d'Italia sono così, le eccezioni molto positive e molto negative ci sono senz'altro.

Molti giovani, soprattutto al sud, si laureano aspettando di trovare un lavoro. Dato che nel mentre qualcosa è bene farla, studiano. Io ho lavorato e studiato al contempo, ma molti ragazzi avrebbero lasciato avendone la possibilità. Non l'hanno avuta e si sono laureati.

Il tasso di dispersione universitaria è pauroso (matricole che non arrivano alla laurea). E, ripeto, i corsi a volte sono inutilmente pesanti, spesso scollegati dalla realtà produttiva. Le "Opere Universitarie" che erogano contributi allo studio sono politicizzate e schizofreniche. Ricordo un rappresentante degli studenti che assegnava gli alloggi ai ragazzi del suo paese per chiedere in cambio il loro voto al momento giusto. Ogni docente ha il suo seguito, Re Sole in miniatura, ma non troppo in miniatura. In questo quadro è un miracolo se si riesce a produrre qualcosa. L'alternativa qual'è, non studiare? E' un'alternativa peggiore del male.

Anna Politkovskaja:

mi fa piacere che tu ne abbia parlato in quanto penso sia veramente una di quelle persone che non si possono non ammirare. E' facile per noi parlarne in quanto l'Italia in quanto Paese le ha comunque riconosciuto il merito di essere una giornalista onesta e coraggiosa, ma non so quanto in Russia questo sia successo.

Ho visto qualche documentario su di lei, credo di aver capito che fosse soprattutto un punto di riferimento per gente senza voce. Gente che la chiamava a casa e raccontava a Lei la propria storia, nell'indifferenza di ogni tipo di autorità. Una persona modesta ma con un'enorme voglia di raccontare e nessuna di tacere.

Ciò che mi ha stupito più di tutto è che i terroristi ceceni che avevano preso in ostaggio l'intero teatro Dubrovka chiesero Lei come negoziatore. E lei accettò. Ci vuole coraggio, e anche più di un pizzico di incoscienza a mettersi in mezzo a terroristi ceceni e militari russi. Ma era lì, ma poi i corpi speciali assaltarono il teatro col gas nervino provocando almeno un centinaio di morti. I sopravvissuti trovarono in Anna Politkovskaja la persona a cui raccontare la loro storia, ciò che il gas gli aveva fatto, di nuovo nel silenzio e nell'indifferenza dello Stato, il cui compito è quello del macellaio tutore dell'ordine. Ogni volta che "l'ordine viene ristabilito" conviene non trovarsi nel posto sbagliato, in quanto quell'"ordine" non prevede che le singole vite debbano essere rispettate.

Non so come abbia fatto a portare avanti il suo lavoro in quel modo, con una minaccia dietro l'altro da parte di gente che non avrebbe esitato avendo le mani libere a fare quello che poi ha fatto. Credo lo sentisse come un dovere. Troppa gente si era affidata a Lei e non voleva deluderli. Credo sia un po' così, quando ti trovi in certe condizioni, sai che ne basta uno, una che tenga la schiena diritta e il microfono aperto, anche per gli altri. Tanti che parlano e una che ascolta. Penso che sia questo. Non certo per i guadagni, in Russia non le veniva concesso molto spazio, anzi temo che il suo lavoro fosse visto con fastidio dal russo medio. E' un po' come parlare in Italia dei campi d'accoglienza, non sono argomenti molto popolari. Parlare ad un russo dei ceceni non è che sia molto divertente. Eppure, eppure... Spero non si smetta mai di parlare di Anna Politkovskaja.

Exodus ha detto...

Per il gesto della mitragliatrice contro Natalia Melikova:

non sarei troppo duro con il nostro Presidente. Ricordo l'episodio, la giornalista rimase di ghiaccio davanti alle parole di Putin, non le riporto ma quello che conta fu il tono usato. Il nostro comico fece quella sparata per alleviare l'incredibile tensione che in un attimo si era creata, e gli riuscì in quanto possiamo dire quello che vogliamo ma ha una presenza scenica e una capacità di creare emozioni incontestabile. Andarono alcuni collaboratori del nostro caro Presidente a rassicurarla dicendole che era un giocherellone e non intendeva affatto essere una minaccia. La giornalista rispose ancora scossa che sapeva che lui scherzava, ma era preoccupata per l'altro. Ecco, noi siamo in un Paese in cui ancora si può prendere in giro il Premier, la Russia no. Chissà i nostri intrepidi giornalisti di opposizione con i conti miliardari se avrebbero il coraggio di continuare l'attività con colleghi già uccisi, bassi salari e minacce da parte di personaggi che parlano poco e spaventano molto.

Solo un appunto: critichiamo il nostro paese, ne abbiamo diritto, ma se diamo un occhiata in giro c'è poco di cui rallegrarsi. A parte i personaggi tanto osannati a loro tempo, il Tony Blair presentato dai progressisti italiani (fanno finta di no adesso), Cameron che vara misure da far tremare i polsi, Zapatero che a parte i matrimoni gay e la promessa elettorale di far uscire i militari dall'Iraq (ma neanche lui immaginava potesse vincere) non riesco a capire cosa abbia fatto di diverso dal suo antagonista quando il gioco si è fatto duro, la Sinistra francese già pronta con un candidato accusato di violenza sessuale, scusato dai suoi compatrioti perché è tutto un complotto, mentre da anni si sa che è un malato mentale incapace di trattenere i propri impulsi. Non parliamo della sinistra dinastica greca dei Papandreu per carità, è da una vita che sento lo stesso cognome alla guida del paese. Ma in confronto il nostro Premier è un santo, solo che mentre gli altri fanno le cose di nascosto, lui è come Nerone che se non suona la lira e fa un po' di teatro scoppia.

Non sto scherzando, dico sul serio, altro che "problema Italia", qui c'è da mettersi le mani nei capelli. Ma l'Economist inglese spara a zero sul sorridente leader, loro che sono un Paese praticamente fallito che ha acquisito la banca di Scozia per stampare moneta. Come gli Stati Uniti. L'Italia non può farlo perché ha l'euro. Qui c'è la gara a chi fa peggio. C'è stato il leader del cosiddetto centro-sinistra che è riuscito ad azzerare tutta la cultura politica del dopoguerra creando un mostro chiamato PD in cui per comprendere chi sono i suoi membri uno deve studiarsi il pedigree, così capisce se è di lignaggio democristiano, comunista o x. L'Irlanda è in default. Il Portogallo pure. Si studiano le misure di salvataggio. E noi ci comportiamo come se fossimo un'anomalia. Siamo un'anomalia teatrale, psicologica, culturale, ma c'è di peggio in giro. C'è gente che dichiara guerra e parte come niente fosse, per un capriccio personale magari, vedi Sarkozy a cui sembra normale aver trascinato altri paesi in un bombardamento a tappeto di cui non si scorge la fine. Già il fatto che prima di andare in guerra ci pensiamo cento volte non è una cosa malvagia. E sotto il governo Prodi si rifinanziò la missione in Afganistan. Noi sappiamo accusare i nostri politici perché pagano le donne, sono sboccati, pagano i giudici. In Francia era probabile l'elezione di uno che le violenta le donne. Siamo messi male, altro che studiare, qua io più cose scopro più mi deprimo.

Exodus ha detto...

Alla fine, se aumenta troppo la mia conoscenza, quella vera intendo, finirò per trovare sopportabili anche le barzellette del nostro animatore nazionale. Tanto quando ha provato a fare davvero danni col nucleare Dio s'è sporto personalmente per far cambiare idea al mondo intero. Ma anche le “opposizioni” nicchiavano. Un po' sì, un po' no, vediamo, vediamo cosa dice la gente e noi ci adeguiamo. Andrò a votare per il referendum il 12 giugno. Sono dodici anni che non imbuco una scheda elettorale e non me ne sono mai pentito. I tipi che avrei votato si sono rivelati dei fallimenti politici ed umani. Meno male che sono stato a casa. Però stavolta vado.

Stasera ho parlato con una impiegata di un'agenzia di servizi che sta al centralino di varie aziende quando la chiamano, tra cui Fininvest. Mi ha detto che il nostro Premier è una persona gentile e squisita al telefono, amichevole e rispettoso del lavoro altrui. Sarà senz'altro vero, altrimenti non sarebbe dov'è ora. Io spero che si goda la sua meritatissima pensione, e che i giudici lo lasciassero in pace altrimenti non ce lo scrolliamo più di torno, che negli ultimi anni per condannare un uomo non ci si accorge che si è tenuto in scacco un intero paese. Se non corresse il rischio di finire dietro le sbarre sarebbe ancora lì? Sarebbe andato lì? Capisco i giudici, ci mancherebbe, ma l'Italia intera sta pagando. Siamo capaci di mettere assassini patentati sotto protezione, pagati dallo Stato in quanto pentiti e poi non si riesce ad accordarsi con uno che continua a inventarsi leggi per scampare al disastro. E noi giù testate, testa bassa contro la grottesca icona. Ma se tutto il mondo spera che Gheddafi vada via straricco e immune pur di mettere fine ad una guerra, Mu'ammar il genocida, e noi vogliamo ancora mettere dietro le sbarre il nostro comico? E' peggio di Mu'ammar? O di Bush, di Blair, di Sarkozy? Non è che, in fondo, l'Italia non ha capito niente, io per primo?

Carolina Venturini ha detto...

Ciao Exodus,
ti ringrazio per il tuo corposo e interessantissimo contributo alla discussione. Mi vedo d'accordo con quanto dici, e sono consapevole che il discorso, in tutti i casi, è molto molto ampio (dall'università alla Cecenia al nostro Presidente al nostro futuro al nucleare).
Dici cose molto sensate.
Mi chiedo anche io se era necessario tenere in scacco un Paese in questo modo.
Leggendo il libro e informandomi ho sentito fortissima la speranza di questi disperati nei confronti della giornalista.
Secondo me ci vuole molto coraggio a mettersi fra un governo "poco delicato", dei terroristi e la guerra. Prendendo le parti di quella popolazione maggiormente colpita, stando a stretto contatto con loro, pagando in prima persona per le proprie scelte.
Penso che si debba parlare di lei.
Grazie per aver condiviso il tuo pensiero. Sei stato generoso.

Exodus ha detto...

Adesso ti parlo di un paradosso terribile, il "paradosso degli avvocati":

poniamo io abbia una causa in corso e un avvocato. Si dice che gli avvocati sono tutto u magna magna, si accordano tra di loro e ci va di mezzo il cliente. Ma io non voglio un accordo, perché ho ragione, voglio un avvocato grintoso che mi difenda. Ho il terrore dell'inciucio e voglio persone "dalla schiena diritta". Niente compromessi poco onorevoli e che alla fine premiano dei colpevoli.

Trovo un avvocato che interpreta il mio pensiero e da' battaglia, non concede sconti. La controparte fa lo stesso.

Ora succede uno strano fenomeno: non solo gli avvocati non ci pensano neppure ad accordarsi, ma sono anzi consapevoli che più aggressivi e decisi si dimostrano, più dura la causa, più vengono apprezzati dai loro clienti e più guadagnano loro. E se le cose vanno per le lunghe la colpa e dei magistrati, delle leggi ingiuste, e così via. Ora, i due avvocati tirano fuori tutti i colpi che possono, ma ognuno sta recitando una parte in cui conosce le regole del gioco e, in fondo, sa che conviene a lui ma anche all'altra parte. Praticamente si sono già accordati. Senza parlarsi. Si sono accordati per portare la guerra avanti all'infinito. Sarà il cliente, se vuole, a dire "basta, sono rovinato, non ce la faccio più a sostenere le spese. Quello che perdo è talmente tanto che anche un'eventuale "giustizia" ormai non ha più senso". Ma se il cliente continua a ringhiare, l'avvocato non attende altro, anzi aizza ancora il cliente, promettendo che si batterà fino alla fine perché abbia giustizia. E il cliente tutto contento, non si rende conto che proprio perché i due avvocati non vogliono "intendersela" gli prosciugheranno il portafoglio, ma soprattutto la salute.

Adesso sostituiamo i termini: (segue)

Exodus ha detto...

Adesso sostituiamo i termini: i due clienti sono l'opinione pubblica, pro o contro Premier. Quelli che vogliono "giustizia a tutti i costi e niente INCIUCI (accordi)";

gli avvocati sono i giornalisti, politici, avvocati stessi, opinion leader, tutti coloro insomma che dal conflitto continuo guadagnano, costruiscono intere carriere, escono dall'anonimato e in un clima di guerra acquistano prestigio e ricchezza; costoro non vogliono accordi che la faccia "passare liscia" all'altro. Vogliono continuare il Processo, perché dovrà pur esserci una giustizia possibile. Il Processo si allunga ancora. Altri benefici per gli avvocati che ormai stanno troppo bene. Ma loro non cercano INCIUCI. Al contrario! Sanno che fin quando si mostreranno intransigenti e paladini del bene, e spingeranno gli altri ad esserlo, la fase di stallo perenne gli permetterà di continuare l'interessantissima vita che stanno conducendo adesso! Se poi dovessero annientare il nemico meglio ancora, appariranno vincitori, ma questo non è l'importante, l'importante è la guerra ad oltranza.

I due clienti sono tutti contenti dei loro avvocati così bravi ed incorruttibili. Non si comprende quale sarà l'inevitabile sbocco di una guerra ad oltranza.

Adesso ipotizziamo che ci siano avvocati sensati che cercano di porre termine a questo disastro che devasta il paese. Poniamo che si spingano verso l'altra parte cercando un accordo, chiamiamolo INCIUCIO. Un inciucio però negli interesse del Paese, non nel proprio e anche lì è molto difficile discernere. Però poniamo che persone così esistano. Vengono scoperti dalla loro stessa parte che li addita come traditori, avvocati che fanno "combine" con la parte avversa. Lo stesso cliente (elettore, opinione pubblica) li licenzia, li mette alla gogna. Viene premiato chi non tradisce, chi continua la lotta, ad oltranza. e la guerra non finisce mai. Tutti guadagnano tranne il cliente, sempre più povero e sempre più gonfio d'orgoglio, convinto che la vittoria è ormai alle porte, è giunto il momento della giustizia. Che non arriva.

Ma se arriva? Quanto gli è costata questa guerra? Non si è accordato, è vero. Si è battuto. Per abbattere il suo avversario ha allevato una generazione di magnaccia che hanno speculato sul sua causa. E ormai la degenerazione etica si è completata. Ma perché è successo? Perché un virus è uscito fuori dal suo avversario e ha contagiato tutti, oppure perché in quel clima di caos voluto e alimentato da tutte le parti è nato il terreno fertile per grossi guadagni e tutti ne hanno approfittato? Adesso il cliente si guarda alle spalle e dice: "come è potuto succedere tutto ciò?". E non comprende che non è stato il personaggio a cambiare il volto del suo Paese, no, è stata la guerra.

E cosa si dovrebbe fare? Licenziare gli avvocati così bravi che hanno denunciato tutte le malefatte dell'avversario? Lasciargli mano libera? Nooooo. Perché potrebbe accadere di molto peggio. E ormai è vero perché nella situazione in cui ci si trova, gli animi sono infuriati e non si fanno prigionieri, se si vince la battaglia si depreda tutto, altroché! La guerra continua. Una guerra non si deve iniziare. Quando lo si è fatto si deve essere pronti alla distruzione totale. Ci si ferma solo quando non c'è più niente da depredare. Oppure quando si da il via ad un “processo di riconciliazione nazionale” che molti vedranno come un tradimento.

Exodus ha detto...

Adesso sostituiamo i termini: i due clienti sono l'opinione pubblica, pro o contro Premier. Quelli che vogliono "giustizia a tutti i costi e niente INCIUCI (accordi)";

gli avvocati sono i giornalisti, politici, avvocati stessi, opinion leader, tutti coloro insomma che dal conflitto continuo guadagnano, costruiscono intere carriere, escono dall'anonimato e in un clima di guerra acquistano prestigio e ricchezza; costoro non vogliono accordi che la faccia "passare liscia" all'altro. Vogliono continuare il Processo, perché dovrà pur esserci una giustizia possibile. Il Processo si allunga ancora. Altri benefici per gli avvocati che ormai stanno troppo bene. Ma loro non cercano INCIUCI. Al contrario! Sanno che fin quando si mostreranno intransigenti e paladini del bene, e spingeranno gli altri ad esserlo, la fase di stallo perenne gli permetterà di continuare l'interessantissima vita che stanno conducendo adesso! Se poi dovessero annientare il nemico meglio ancora, appariranno vincitori, ma questo non è l'importante, l'importante è la guerra ad oltranza.

I due clienti sono tutti contenti dei loro avvocati così bravi ed incorruttibili. Non si comprende quale sarà l'inevitabile sbocco di una guerra ad oltranza.

Adesso ipotizziamo che ci siano avvocati sensati che cercano di porre termine a questo disastro che devasta il paese. Poniamo che si spingano verso l'altra parte cercando un accordo, chiamiamolo INCIUCIO. Un inciucio però negli interesse del Paese, non nel proprio e anche lì è molto difficile discernere. Però poniamo che persone così esistano. Vengono scoperti dalla loro stessa parte che li addita come traditori, avvocati che fanno "combine" con la parte avversa. Lo stesso cliente (elettore, opinione pubblica) li licenzia, li mette alla gogna. Viene premiato chi non tradisce, chi continua la lotta, ad oltranza. e la guerra non finisce mai. Tutti guadagnano tranne il cliente, sempre più povero e sempre più gonfio d'orgoglio, convinto che la vittoria è ormai alle porte, è giunto il momento della giustizia. Che non arriva.

Ma se arriva? Quanto gli è costata questa guerra? Non si è accordato, è vero. Si è battuto. Per abbattere il suo avversario ha allevato una generazione di magnaccia che hanno speculato sul sua causa. E ormai la degenerazione etica si è completata. Ma perché è successo? Perché un virus è uscito fuori dal suo avversario e ha contagiato tutti, oppure perché in quel clima di caos voluto e alimentato da tutte le parti è nato il terreno fertile per grossi guadagni e tutti ne hanno approfittato? Adesso il cliente si guarda alle spalle e dice: "come è potuto succedere tutto ciò?". E non comprende che non è stato il personaggio a cambiare il volto del suo Paese, no, è stata la guerra.

E cosa si dovrebbe fare? Licenziare gli avvocati così bravi che hanno denunciato tutte le malefatte dell'avversario? Lasciargli mano libera? Nooooo. Perché potrebbe accadere di molto peggio. E ormai è vero perché nella situazione in cui ci si trova, gli animi sono infuriati e non si fanno prigionieri, se si vince la battaglia si depreda tutto, altroché! La guerra continua. Una guerra non si deve iniziare. Quando lo si è fatto si deve essere pronti alla distruzione totale. Ci si ferma solo quando non c'è più niente da depredare. Oppure quando si da il via ad un “processo di riconciliazione nazionale” che molti vedranno come un tradimento.

Mari da solcare ha detto...

Il volto di questa giornalista è stato il "mio volto" su Facebook per parecchi mesi.
Per me è un'icona. Una santa laica. Penso che acquisterò il libro.
Ciao!

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