martedì 28 giugno 2011

Uno sguardo all'universo giovanile

"Uno sguardo all'universo giovanile", così è stato chiamato il convegno che si è tenuto ieri a Palazzo Rospiglioni, a Roma. 
Tema dell'evento la presentazione dei risultati delle indagini, realizzate a partire da dicembre 2008, riguardo il turismo accessibile, i giovani immigrati e il disagio giovanile. Questo progetto è stato affidato dal Dipartimento della Gioventù all'Istituto Affari Sociali ora ISFOL, con lo scopo di studiare, capire ed evidenziare le sfaccettature del mondo giovanile per realizzare, prevenire e migliorare il futuro dei ragazzi. Hanno collaborato numerose associazioni di settore, tra cui la Comunità di Sant'Egidio. Da queste ricerche sono nati tre libri, presto disponibili nelle sedi del ministero, gratuitamente e su richiesta. 


I giovani sono i più penalizzati dalla crisi economica, dalla disoccupazione. Moltissimi, oltre a non trovare lavoro, non possono permettersi una formazione scolastica. Spesso e volentieri, nel nostro paese, i "poco affidabili " giovani vengono resi bersaglio di propagande discriminatorie, stupide e violente. 
Ai giovani vengono riservate parole come "bamboccioni" o "sfaticaticati", a fronte di proposte univoche di sfruttamento costante e continuo, a vari livelli, ruberie economiche, accuse di incompetenza, assenza di un futuro personale sostenibile. Viene chiesta una costante fiducia e speranza, mai (o di rado) ben riposta. Troppo spesso la dignità della persona viene calpestata. Calpestata dagli adulti. 
I famigerati "adolescenti allo sbando", posseduti da droghe, malattie psichiche, violenza, sono dipinti dai media come branco da temere, incontrollato e ingestibile. E' proprio così? I risultati delle indagini, condotte su un vasto campione di ragazzi, oltre i 20.000 in tutta Italia, dicono tutt'altro. 
Qualcuno avrà il coraggio di ascoltare e fare? Chissà. Intanto diamo un'occhiata.

Il convegno si è aperto con una dichiarazione di volontà: trovare un modo per dare ai giovani speranza e possibilità di espressione positiva e propositiva, attraverso la creazione di una rete interconnessa di attività settoriali e specializzate. Il segmento giovanile è stato suddiviso in tre target specifici: i giovani disabili, le seconde generazioni di immigrati, gli adolescenti italiani e il loro disagio.

Il disagio giovanile è stato presentato come un processo di crescita e cambiamento, la cui interpretazione permette di eliminare l'indifferenza verso i giovani. L'adolescenza, chiamata anche "età negata" è un preciso periodo di vita, spesso definito come "ibrido", diverso dalle forme di patologie mentali che vengono associate a questa età, come fossero una stessa identica cosa. Il disagio, talvolta, maschera delle tendenze artistiche negate.

La ricerca pubblicata nel libro "Giovani protagonisti del futuro" è stata condotta in 21 istituti superiori (dal liceo alle scuole professionali, dal pedagogico al linguistico), in 7 regioni italiane, su ragazzi dai 13 ai 21 anni, per un totale di 2610 partecipanti. E' stata realizzata attraverso molteplici rilevazioni nelle scuole (questionari, interviste, incontri, focus groups, laboratori). Sono stati coinvolti gli insegnanti, psicologi, psichiatri, associazioni e una regista. Accanto a questo il Ministero della Gioventù ha dato il via a un progetto pilota chiamato Talent School da cui è nato un video, un magazine online e moltissime attività creative.

Vi sorprenderà sapere, forse, che la famiglia è la "grande vincitrice" di questi sondaggi. Circa l'80% dei giovani  intervistati si è detto soddisfatto del rapporto con la propria famiglia. I genitori risultano disponibili al dialogo e al soddisfacimento dei bisogni dei figli (emotivi e non). La dipendenza affettiva verso i genitori e il forte bisogno d'amore che i ragazzi hanno sono due fattori importanti da tenere a mente: se questi non vengono riconosciuti si tramutano in dipendenze patologiche. La famiglia è sentita come luogo in cui si impara a vivere e ad amare. Gli anni '70 sono lontani. 

Le ragazze sono le più insicure: il 50% di loro cambierebbe il proprio corpo. Questo dato ha fatto  suonare i campanelli d'allarme agli addetti ai lavori, i quali hanno rilevato l'importanza della realizzazione di progetti e programmi, in collaborazione con famiglia, scuola e istituzioni, affinché sia possibile aiutare le giovani donne ad acquisire maggiore sicurezza in sé stesse e maggiore capacità di amore nei proprio confronti. 
Le interviste hanno chiaramente espresso la volontà di capire e di affrontare questione reali difficili e molto ostiche: la violenza in famiglia, l'anoressia maschile, l'incapacità dei genitori di comunicare, le figure paterne inesistenti o incapaci di svolgere il loro ruolo di ordine, tutela e difesa, l'intelligenza della donna e le difficoltà di accettazione di una ragazza bella, i pregiudizi. 
Le adolescenti si domandavano: una donna che ha subito uno stupro è ancora capace d'amare? Può provare piacere? Odierà per sempre gli uomini? Questi temi sono stati veicolati dal canto, dalla danza, dalle rappresentazioni teatrali, dai role planning, giochi di ruolo, dalle fotografie e poesie, dai loro occhi assetati di verità e giustizia. La regista Nicoletta Costantino ha creato un video molto commovente, che è stato proiettato durante il convegno. 

I giovani, rivelano le statistiche, non credono nei partiti e nelle ideologie, non hanno più fiducia nella classe politica, gli stessi media non sono così influenti come si potrebbe pensare. Cresce la fiducia nelle forze dell'ordine e di tutela. Sono impenetrabili e chiusi, terrorizzati dall'idea di essere nuovamente delusi dal mondo degli adulti. Non credono alle parole e concedono un'opportunità solo se l'adulto in questione ha faticato per entrare in sintonia con loro. La regista, per esempio, ha testimoniato la sua difficoltà nel trovare un canale linguistico adatto per contattare i ragazzi, affidandosi a Facebook e alla notte per entrare in contratto vero. Quando i ragazzi hanno capito che si potevano fidare di lei, sono stati realizzati del lavori e degli incontri pregni di significato. 

Gli adolescenti rivendicano l'indipendenza mentale, la capacità di scegliere con la propria testa non perché una pubblicità ha imposto una tale cose o l'altra. Allo stesso tempo le statistiche fanno emergere una scarsa autonomia personale, una progettualità idealistica, la ricerca del senso delle cose. 
I ragazzi non sono gli stupidi che si vuol far credere. Hanno bisogno di essere educati alla responsabilità. Forse, anche gli adulti ne avrebbero bisogno. Le paure più grandi sono la morte, la solitudine e la malattia perché questi tre fattori porterebbero un distacco doloroso dalle persone di riferimento, dagli affetti importanti. Il futuro non esiste. Esiste il qui ed ora.

La scuola, per i giovani, non è più un punto di riferimento credibile. Si va per socializzare, non per apprendere. Le indagini condotte nelle scuole sul tema dell'immigrazione, della percezione degli studenti riguardo il razzismo e i compagni stranieri, hanno messo in evidenza opinioni che sono state capaci di risollevare il dibattito sulla cittadinanza e sul diritto dei figli di seconda generazione di considerarsi italiani. 
I ragazzi considerano i loro amici di banco "stranieri" non come tali ma come italiani. Ambo le "categorie" studiate hanno espresso sogni, speranze, bisogni molto simili.

Gli insegnanti, invece, hanno lamentato grandissime difficoltà. Le due principali sono il riconoscimento per tempo di eventuali patologie psichiche e la gestione delle differenze linguistiche.
Riguardo la prima ammissione di inadeguatezza e volontà di formazione è emerso chiaro e forte il desiderio  - e il bisogno - dell'intervento degli psicologi, psicoterapeuti e psichiatri nelle scuole. Questo intervento dovrebbe fornire agli insegnanti gli strumenti conoscitivi adatti per riconoscere un problema mentale nell'adolescente, in modo tale da aiutarlo, indirizzandolo verso lo specialista adatto,  a risolverlo il prima possibile, in modo tale da garantire a questa persona un futuro sereno e ricco, proprio grazie a quest'esperienza con la malattia. 
E' bello sapere che inizia ad emergere la volontà di aprire le aule scolastiche a qualcosa di più profondo e importante rispetto le diatribe dei contratti, che pure sono importanti, ma non possono tenere in scacco generazioni e generazioni finché morte non li separi.

Sulla preparazione degli insegnati attualmente in servizio ci sarebbe da aprire un grande discorso. 
Mi limito a dire che, ad oggi, alcune tipologie di docenti/professori/maestri hanno ancora serie difficoltà con la lingua italiana, preferendo di gran lunga l'utilizzo del dialetto del quartiere di provenienza, piuttosto che la lingua ufficiale. Mi risulta difficile pensare a una scuola preparata culturalmente ad accogliere, anche linguisticamente, ragazzi con etnie diverse. L'inglese, per esempio, è ancora merce rara tra gli adulti (tutti: dal bidello al dirigente) nelle scuole. Non mi spingo al francese, lingua potenzialmente utile con ragazzi provenienti dall'Africa e non solo. Eppure i ragazzi, tutti, senza distinzioni, lo chiedono. Chiedono una scuola capace di dare loro strumenti e attività per realizzare una conoscenza, prima ancora che una integrazione. 
I ragazzi vorrebbero attività, laboratori, possibilità per conoscere e farsi conoscere, senza sudditanze culturali o vittimismo.

Vi rendete conto? Questi dati mi hanno fatto pensare a una cosa. E' un pensiero molto duro e personale.
E' facile sputare addosso agli adolescenti e ai giovani (13-35 anni). Sono figure "deboli". 
Così facendo, coloro i quali perpetuano con meticolosità questo ciclo continuo di letame buttato addosso alle nuove generazioni sperano di camuffare o cancellare le responsabilità riguardo i drammi italiani. E' facile dire che noi, nuove generazioni, siamo errati, mancanti, stupidi o psichiatricamente ammalati e senza speranza. Questo permette di cancellare (falsamente) l'inadeguatezza, fingendo di ignorare l'ignoranza che li contraddistingue. Noi, ragazzi di oggi, siamo molto più preparati di voi alla nostra età. 
Abbiamo viaggiato e viaggiamo ancora. Stiamo passando attraverso ferite e cicatrici nell'identità, nella dignità, nella vita. Conosciamo tante cose. Abbiamo tanti interessi e una ferrea volontà di superare la vostra pesante eredità, fatta di arrivismo politico, di potere ed egoismo spirituale. 
Le battaglie che non avete avuto la forza di combattere le avete lasciate a noi.

Sono felice esistano queste indagini e sono felice di sapere che persone della tanto insultata pubblica amministrazione si diano così tanto da fare per far emergere la realtà delle cose. Oltre le fandonie dei giornali e dei partiti, oltre le idiozie nate e tenute in vita dai pregiudizi. Queste ricerche sono semini, ma sono anche delle condanne a morte per un sistema di adulti inadeguati. Il mondo che questi ragazzi cercheranno di realizzare potrà essere diverso. Non grazie a fasulla propaganda di sindacato, nemmeno grazie alle iperbole clericali.
Sarà diverso perché i ragazzi di oggi cercano la cultura, la verità e la giustizia.
Se gli adulti avranno voglia di avallare questi desideri e bisogni, tutti ne guadagneremmo molto. 

Il convegno si è concluso con la richiesta che tutto questo sforzo non venga fatto morire al termine del pranzo ufficiale. Raccolgo la richiesta qui e nell'articolo che sto preparando sui temi dell'immigrazione, per conto dell'Università di Tor Vergata. 



4 commenti:

  1. Grazie per questo post, cara Carolina.
    E' estremamente confortante che qualcuno si preoccupi in senso positivo dei giovani.
    Giovani ai quali abbiamo lasciato, come giustamente scrivi tu, il peso delle battaglie che non abbiamo avuto il coraggio di combattere.
    Stimo moltissimo questo tuo relazionarci su l' aspetto del mondo giovanile, che ancora non siamo riusciti a cambiare, se non in peggio.
    Un abbraccio,
    Lara

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  2. Carolina Venturini28 giugno 2011 19:24

    Penso che solo da qui possiamo partire. Per stare meglio tutti. Per fare tutti il nostro.

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  3. In effetti non tutti i giovani sono così disastrati come sembra. Semplicemente non fanno notizia quelli che non si drogano, non frequentano locali, non fanno atti vandalici, ecc.
    Ogni tanto riflettere sul mondo giovanile è utile per comprenderlo e per correggere gli errori della società, della scuola e della famiglia.

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  4. Carolina Venturini28 giugno 2011 23:01

    Credo che il discorso sia complicato. L'aumento di alcool, droghe, violenza vogliono dire qualcosa. Qualcosa di grave e di importante. Abbiamo il dovere di ascoltare, capire, fare. Non ogni tanto. Ma ogni spesso.

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