lunedì 19 settembre 2011

"Scrittrici in giardino" di Adele Cavalli

Abbiamo conosciuto "Scrittrici in giardino" di Adele Cavalli durante la demo letteraria del 18 gennaio. Da quel momento in poi il libro e l'autrice hanno passato un periodo turbolento a causa di alcuni disguidi sui permessi per la pubblicazione delle fotografie che corredavano e ampliavano il testo. I fotografi, infatti, non avevano dato il loro consenso e sul web si era scatenata una bagarre furiosa (una sorta di corsa all'ultimo insulto peggiore) contro questa autrice. 
La risposta di Adele è stata il ritiro dal commercio del libro, la modifica e riscrittura di alcuni passaggi del testo, l'eliminazione di tutte le "fotografie incriminate", la ricerca di nuove immagini e di nuovi proprietari favorevoli alla pubblicazione dei loro scatti nel suo libro, la ricerca di conferme scritte e consultabili dei consensi dati. 
Il lavoro ha richiesto mesi di impegno per smaltire l'umiliazione e per incrementare il valore dell'opera letteraria: il risultato è assolutamente invidiabile.
"Scrittrici in giardino" mi è stato inviato da Adele Cavalli  come ringraziamento per la vicinanza che le dimostrai al tempo. Il suo nome era stato avvicinato a parole pesanti come "arrivista" o "ignorante" ed io avevo cercato di darle sostegno nel forum in cui veniva linciata, attraverso un unico intervento mirato in sua difesa. Il suo modo di affrontare la disavventura può essere d'insegnamento per moltissimi scrittori, me inclusa.
In questi giorni di riposo forzato, a causa di una brutta caduta dalle scale, ho avuto il piacere di leggere la nuova edizione del libro e di apprezzarne le sfumature e il lavoro impegnativo alla base. 

"Scrittrici in giardino" è una panoramica del rapporto intimo con i fiori e le piante che molte scrittrici inglesi di fine Ottocento coltivavano. Non so raccontarvi la meraviglia e l'intimo stupore, la vicinanza intensa che ho provato trovandomi catapultata in quei paradisi ornati di lillà, ginestre, lilium, rose, camelie, erica violetta. 
Mi sono immedesimata con le protagoniste e mi sono sentita quasi "descritta" nel bisogno di contatto diretto con la Natura e con il mondo del cambiamento attraverso i cicli naturali della vita. 

Tutte le scrittrici che sono state citate fanno parte della mia personale rose di preferite. 
Si tratta di Colette, Vita Sackville, Emily Dickinson, Jane Austen, Eudora Welty, George Sand, Karen Bliken, Marguerite Yourcenar e molte altre. Per ognuna di queste scrittrici Adele Cavalli ha ricostruito il rapporto vissuto con la botanica e le azioni pratiche nel curare quei giardini divenuti simbolo e meta turistica ancor oggi. Mi riferisco, per esempio, al giardino di Sissinghurts appartenuto a Vita oppure al giardino di Saint Saveour en Paisaye, curato inizialmente da Sido, la madre di Colette, oppure ancora il giardino di Rungstedlung dell'indimenticabile Karent. Per non parlare degli erbari della Dickinson e delle emozioni floreali sprigionate dalla residenza di Jane Austen, luogo culto per moltissime appassionate. 

Adele Cavalli ha uno stile di scrittura poetico. La sua penna intimista si posa sulle realtà sprigionate dal profumo intenso dei cespugli di more e filari di tigli, dando nuova vita e vigore, nonché spessore, a quelle autrici fondamentali nel panorama della letteratura mondiale
Leggere "Scrittrici in giardino" è stato come sedermi in un'antica sedia a dondolo in legno mangiucchiato dalle tarme, sotto un salice mosso dal vento e dalle melodie di un ruscello poco distante, ascoltando il chiacchiericcio e le risate di donne, di amiche, delle mie amiche, che porto in cuore da sempre. 
Il suo libro mi ha fatto tornare la voglia di riprendere la penna in mano e scrivere narrativa venata di poesia. 

Consiglio questo libro a tutte le appassionate di letteratura inglese e a tutte le fan delle scrittrici trattate. Il testo è stato auto editato e creato con amore. Vale la pena di leggerlo, apprezzando la volontà dell'autrice nel rendere la sua creazione un prodotto migliore e conforme alla legge.

29 messages:

  1. Veronica MondelliSep 19, 2011 02:34 AM
    L'operazione dell'autopubblicazione è apprezzabilissima. E' una strada coraggiosa e che molti scrittori dovrebbero cominciare a provare. Il tema sembra a dir poco entusiasmante (ogni scrittrice ha bisogno del suo giardino, dei suoi fiori, dei loro profumi e anche di qualche rovo e boschetto). Come sta avvenendo la distribuzione del libro?
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  2. Carolina VenturiniSep 19, 2011 02:49 AM
    Il libro è venuto su Ilmiolibro, Amazon, Sololibri e le librerie Feltrinelli. La pubblicità, attualmente, viene realizzata attraverso le recensioni. Temo che l'autrice sia ancora molto scottata dal vespaio nato e, forse, non potenzia al massimo la luce sulla sua opera anche per questo. E' comprensibile.

    In questo anno ho avuto a che fare con le case editrici e, al di là delle belle parole che vengono dette per "agganciare" nuovi scrittori con cui finanziarsi (non da pubblicare, sottolineo).. la mia opinione è molto tendente al negativo.

    L'auto pubblicazione e l'uso degli e-book rappresentano, forse, una strada alternativa. Infondo è raro che un editore dia a uno scrittore la quota reale dei diritti d'autore e la percentuale corretta sulle vendite dei libri. Molti falsificano i dati e si tengono i soldi e, guardandoti dall'alto in basso, ti dicono che sei un emergente e quindi.. cosa ti aspettavi di vendere? Poi magari fai dei controlli e le cose sono diverse... Se parli con gli editori la risposta principale che ti viene data è: mai noi facciamo un lavoro! Moltissimi libri, anche con marchi di rilievo, hanno un editing da accapponare la pelle e no, non è vero che tutti fanno un lavoro serio sul testo. Molti incassano i soldi e basta. Nemmeno leggono quanto proponi, direttamente mandano il preventivo di spesa. A loro, poi, non importa farti pubblicità perché il loro guadagno lo hanno già avuto... quindi perché disprezzare l'auto produzione quando l'editoria a pagamento sotto mentite spoglie è ancora peggio?

    Avevo pubblicato una raccolta di racconti in seguito a un concorso letterario. Il pedestre intervento della casa editrice mi ha fatto un danno. Non li ho confermati come editori e loro ancora vendono il libro. Ovviamente cercherò di far finire sta cosa...
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  3. Veronica MondelliSep 19, 2011 03:08 AM
    Carolina so perfettamente ciò di cui parli. Anche io mi sono trovata a pubblicare un libro con una casa editrice, prima in ebook poi in cartaceo. Tutte le belle parole sono finite lì, alla pubblicazione. Non hanno speso un secondo per la correzione della bozza. Hanno rovinato il lavoro di copertina che avevo fatto fare ad un grafico esperto in marketing e comunicazione. Mi vergogno quasi dell'edizione che ne è uscita fuori e non è giusto che i libri vengano trattati così: i libri sono frutto di qualcosa che viene dalla parte più profonda dello scrittore; in secondo luogo scrivere è un lavoro, se la gente legge: perché non retribuirlo, anche in minima parte? Spesso le piccole case editrici ti dicono che loro compito è diffondere cultura alternativa, ma è solo un inganno: una volta avuto il loro piccolo guadagno guardano altrove, ad un altro libro, ad un altro guadagno. C'è un editore americano, Richard Nash, che sta davvero rivoluzionando l'idea di editoria. Per cui: ben venga l'autopubblicazione. Tra l'altro il singolo autore può procurarsi autonomamente l'isbn del libro, senza ricorrere alla casa editrice.
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  4. Carolina VenturiniSep 19, 2011 03:13 AM
    Brava! Scrivere è un lavoro, la scrittura è una manifestazione del profondo e lo scrittore è una figura professionale che andrebbe rispettata, rivalutata e maggiormente strutturata. Il libro è un tesoro prezioso e gli arrivisti e speculatori che si arrogano il diritto di chiamarsi editori sono tutt'altro che capaci nel loro mestiere. Mi chiedo perché la guardia di finanza non interviene. Secondo me sono tutte sciocchezze quelle che vengono dette sulla non lettura degli italiani. Il punto non è l'italiano ignorante. Il punto sono le scelte editoriali e le politiche assassine sui prezzi dei libri.
    Aprire una casa editrice è facile come bere un bicchiere d'acqua. Non servono albi, scuole di specializzazione, non serve nemmeno conoscere la legge in merito. Al di là delle parole e dei proclami, s'intende. L'editoria è un luogo in cui molti vogliono mangiare e marciare.
    Non conosco Richard Nash, ma andrò immediatamente a documentarmi! Ti ringrazio.
    In che senso l'autore può procurarsi l'isbn da solo?
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  5. Veronica MondelliSep 19, 2011 03:25 AM
    Se vai su isbn.it c'è scritto che l'isbn può essere richiesto da case editrici, fondazioni e persone fisiche. Ovvio, la cosa ha un costo, ma potrebbe valere la pena. Nelle faq c'è proprio la domanda "non sono un editore, posso comunque ottenere i codici isbn?" e la risposta è sì. La prima volta che si aderisce il costo è di 30 euro, dopodiché varia in base a quanti codici si richiedono. E si può fare tutto on line.
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  6. Carolina VenturiniSep 19, 2011 03:32 AM
    Fantastico!
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  7. Carolina VenturiniSep 19, 2011 07:04 AM
    Piccola specifica: il libro, mi ha riferito l'autrice, al momento è reperibile SOLO sul sito de IlMioLibro.
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  8. adeleSep 19, 2011 08:03 AM
    Ho già ringraziato Carolita per lo spazio che mi ha dato e per la bellissima recensione al mio libro.
    Ora che ho il libro inizia la fase più complessa per me e più critica
    proprio sabato ho letto un' articolo sull'espresso relativo alle case editrici e quello che ho letto non mi ha proprio entusiasmato, anzi mi ha messo addosso un' ansia non indifferente.
    Mi interessa molto invece il codice di cui parlate
    Quando si ha a disposizione questo poi è possibile vendere il libro nelle diverse librerie online?
    Serve altro?
    Questo discorso è sicuramente da approfondire
    Grazie
    Adele
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  9. Carolina VenturiniSep 19, 2011 08:08 AM
    Cara Adele,
    ti sarei grata se tu potessi fare un piccolo riassunto rispetto l'articolo che hai letto su L'Espresso (che comunque è una rivista fortemente schierata, in un modo o nell'altro). Questo ci permetterebbe di capire a che cosa, di preciso, ti riferisci e potremmo parlarne insieme tutti. Un libro senza codice ISBN non è considerato un libro a tutti gli effetti, ma solo "mera tipografia", diciamo.
    Come diceva Veronica, il prezzo per avere l'ISBN è, tutto sommato, molto limitato (30,00e non sono molti). Non so se dovrai fare una nuova edizione (e, in tal caso, ti prego di contattarmi perché vorrei dirti alcune cose).
    Il sito isbn.it è in manutenzione in questo momento: se qualcuno ne sa di più..sarebbe davvero bello condividesse le informazioni con no!
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  10. SoffioSep 19, 2011 09:54 AM
    Dibattito istruttivo il vostro, specie per chi é lontano da quel mondo
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  11. adeleSep 19, 2011 02:04 PM
    L'articolo , dal titolo: Troppi, costosi, effimeri, l'ho letto da mio fratello ed ora non l'ho qui, ma a grandi linee le cose che mi hanno colpito sono queste
    170 libri nuovi al giorno e restano nelle librerie pochissimo, una settimana, se non sono richiesti,al macero senza problemi.
    Un nuovo autore, ovviamente non è nemmeno considerato, questo si sapeva anche prima,ma fa sempre un certo effetto.
    Fior di quattrini pagati dalle case editrici per le posizioni che un libro deve avere all'interno di una libreria.
    Blandi controlli sulla qualità dei libri pur di avere titoli nuovi da proporre sul mercato e quindi testi pieni di errori e di varie imperfezioni.
    E via di questo passo, quindi le mie considerazioni erano rivolte agli autori nuovi, perfetti sconosciuti che si ritrovano in questa bolgia infernale
    Che spazi possono avere?

    Buona notte
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  12. Carolina VenturiniSep 20, 2011 12:47 AM
    L'Espresso ha detto la verità... ma non "tutta", in un certo senso. In Italia il numero degli editori (di varie tipologie) si aggira intorno ai 7000. Fai un calcolo quanti libri, giornalmente, sono sfornati per puro interesse economico e monetario, talvolta speculativo degli editori.
    Perché scrivere? perché pubblicare? Che genere di storie si trovano in giro? Quante di queste sono noia e banalità allo stato catatonico?
    Secondo me, se vorrai fare una nuova edizione del tuo libro, ti converrebbe puntare sulla traduzione in inglese del testo e sulla pubblicazione con Amazon: il loro circuito è talmente grande e la lingua inglese ti permette di arrivare ovunque nel mondo...
    GLi autori nuovi non hanno molto spazio a meno ché non possano garantire guadagni agli editori. Per i prof universitari è facile: mettono il libro per anni di seguito nei programmi, obbligano tutti a comprarlo pena la bocciatura perenne e fatti i grossi volumi di vendita con poco.
    Sulle spalle dei giovani, come sempre, come questo Paese è abituato a fare da troppo tempo...
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  13. chiara moltoniSep 20, 2011 02:22 AM
    Ciao Carolina,
    se posso permettermi, vorrei scagliare una lancia a favore degli editori. Nel senso: alla base di tutto stiamo parlando di persone e, proprio dall'esperienza diretta di queste ultime, si fonda, il più delle volte, un'opinione riguardo all'editoria.
    Come succede quando vai dal medico e, o per merito o fortuna, questi riesce a individuare immediatamente la tua malattia - anche se è appena stato maledetto da un paziente in coda tre poltrone più in là - la stessa meccanica si innesca parlando di editori.
    Quindi, per quanto la mia testimonianza possa risultare un soffio in mezzo a un uragano, posso dire con azzardo che nel mio caso, il mio Editore - per il momento - si sta comportando correttamente ed è una di quelle poche persone che si meritano un appellativo con la E maiuscola.
    Intendiamoci, non che non sia da apostrofare per alcune cose - eccessiva ponderatezza, tempi lunghi e collaboratori esterni, non tutti, all'altezza (distribuzione) - ma TUTTO ciò che abbiamo concordato al momento del Contratto, piano piano, si sta incastrando nel modo convenuto.
    Probabilmente, ripeto, in questo caso ho solo avuto una buona dose di fortuna - la mia pubblicazione non è stata assolutamente a pagamento - ma, come può succedere quando incappi in un'unica prognosi esatta parlando di medici, a me, questa persona, sembra seria.
    Tenete presente che, talvolta, già un'accurata ricerca prima di spedire il materiale a una casa editrice può indirizzare nel modo giusto, ed è un passo determinante, da non sottovalutare come invece fanno in molti. Perchè se i pop up sul sito di chi avete scelto per selezionare il vostro scritto, vi eccitano e vi distraggono da quello che dovrebbe essere un controllo oggettivo - in questa fase, tenete da parte troppi entusiasmi, specie se appare tutto molto semplice - sui dettagli dell'offerta di pubblicazione - come la distribuzione: importantissima! -, bè, non tutti i medici seguono la loro professione con passione e se entrando nel loro studio trovate un'infermiera che si fa le unghie, non vi ponete qualche domanda?
    Questa non vuole essere una polemica, ma in ogni caso non bisogna dimenticare che una casa editrice è un'azienda a tutti gli effetti e, di tanti emergenti che ho visto farsi avanti - alcuni li conosco personalmente - chi l'ha fatto offrendo del materiale selezionato - non mandate un horror a chi pubblica saggi! perlomeno... - minimamente corretto (grammaticalmente), minimamente crreativo (nuove idee, perdindirindina!) ed era mediamente disposto ad apportare modifiche che contribuissero a rendere il testo apprezzabile, bè, state sicuri che un'opportunità seria l'ha avuta.
    Certo, ci vuole costanza e una grande fede - chi crede in ciò che scrive è perchè ha già sputato tanto di quel sangue da solo che uno schiaffo gli fa 'na pippa; al contrario di quelli che dopo un no, per il solo fatto di essere stati respinti, pensano che gli editori non capisco un tubo, perchè il loro romanzo era un nuovo pilastro della terra...
    Quindi, prima di tutto, bisogna essere mossi da passione e spirito di sacrificio.
    Perchè non si dovrebbe parlare solo di editori, ma di una marea di gente che crede di essere uno scrittore solo perchè ha compilato un diario segreto per un mese e a malapena legge l'oroscopo sui settimanali.
    Perchè se i testi in uscita sono tanti, quelli che arrivano alle case editrici sono il triplo - esordienti che propongono delle 'cagate' che io non oserei far 'annusare' nemmeno a mia sorella - e la loro mancanza di obiettività intasa i meccanismi di selezione e va a discapito di chi cerca di scrivere con impegno, serietà, dedizione, costanza e professionalità.

    p.s. volevo solo fare i complimenti ad Adele Cavalli per impegno e costanza, encomiabili - appena riesco prenderò volentieri il suo libro - e poi... non ho resistito a lasciare il mio punto di vista.

    Baci e biscotti di carta
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  14. Carolina VenturiniSep 20, 2011 03:25 AM
    Cara Chiara ti ringrazio per la tua testimonianza e per aver espresso il tuo pensiero così approfonditamente.
    Fai emergere tanti temi importanti.
    Su una cosa non sono d'accordo: un editore e un medico sono due figure professionali che svolgono attività diverse e hanno un'economia diversa. E' vero che non sempre "caschi bene" alla prima "visita" ed è vero che lo scrittore firma un contratto.
    Però questo discorso ci porta lontano, secondo me, da un aspetto principale: in Italia gli editori non fanno e non sono editori. Sono tipografie, quando va bene, sono improvvisati con il pallino del guadagno "comodo" quando va male. Non tutti gli editori hanno strategie di marketing e a non tutti interessa realmente fare cultura o sostenere gli autori che pure scelgono di pubblicare.
    Condivido il resto del tuo discorso. I testi in uscita sono tanti perché c'è una convenienza economica alla base. La maggior parte di questi romanzi pubblicati sono stati profumatamente pagati dagli scrittori, con formule più o meno chiare e con editoria a pagamento più o meno mascherata. Penso che 3/4 di questi libri non avrebbero dovuto essere pubblicati. La qualità e le storie che contano, al momento, sono merce rara. La quantità (e, quindi, il guadagno) supera di gran lunga un serio lavoro letterario e testuale. Per quanto riguarda la cultura d'impresa.. non so. Molti, troppi editori, a mio avviso, fanno le "vittime a rendita", ovvero "piangono il morto" e accampano scuse per giustificare le loro scelte speculative alle spalle dei dipendenti (senza contratto troppe volte, mal pagati e sfruttati in tantissimi casi) e degli scrittori (sfruttati, illusi oppure lasciati a loro stessi).
    Condivido quando dici che prima di inviare un manoscritto di un certo tipo di genere letterario a una casa editrice che si occupa di tutt'altro andrebbe fatta obbligatoriamente una ricerca specifica di settore.
    Il guaio è che per un editore serio e ben intenzionato, con qualità e competitività reali nel lavoro proposto e svolto, ce ne sono troppi infangati da mafie di vario genere, politica, interessi, ricicli vari: rovinano il mercato, rovinano la cultura italiana, non danno nulla di buono agli italiani (e, secondo me, in tanti vorrebbero leggere testi di livello).
    Accade come per il cinema e le serie tv prodotte nel nostro Paese: i romanzi italiani non varcano i confini tanto spesso e i nostri autori rimangono circoscritti nella settimana in libreria, nei minuscoli circoli letterari, nei minuscoli concorsi letterari e nelle antologie che nessuno compra.
    Tra l'altro... io non sono così convinta che i "grandi autori" italiani di questi anni siano tali sempre e soltanto per meriti letterari.
    La politica e la tessera di partito influenza tantissimo. Per non parlare dei romanzi che vengono recensiti nei quotidiani nazionali che vivono grazie al contributo di Stato e che quindi devono "far marchetta", come si suol dire. Tanti, tanti temi, insomma...
    Sono contenta che la tua esperienza sia stata diversa e positiva ed è importante farlo sapere!
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  15. Veronica MondelliSep 20, 2011 07:40 AM
    E' vero, ci sono persone che si sentono "scrittori" anche se non lo sono. Colpa di questo è il lavoro per nulla puntato alla qualità delle case editrici, sia piccole che grandi. Quelle grandi mandano in giro libri di persone che, come dice Carolina, non sono veri autori: sono solo enormi trovate commerciali, perché dopo il libro della Tal Casa Editrice, c'è la serata in trasmissione tv e poi la vendita dei diritti cinematografici. Le piccole case editrici, che dovrebbero fare la differenza, non sono poi così diverse. Il contributo di pubblicazione, piccolo o grande che sia, 300 o 3000 euro (sto parlando di prezzi reali) NON DEVE ESISTERE. Nel momento in cui un autore paga per pubblicare, all'editore poco importa della qualità: si sta solo facendo lo stipendio mensile. Questo succede dappertutto, sia tra i piccoli editori trafficanti di merce, sia tra i piccoli editori che hanno una maggiore velleità letteraria. Ho visto libri pubblicati e superpresentati da un editore che si vanta di cambiare la letteratura in Italia pieni di errori; con storie penose; il cui sedicente scrittore dimostrava di non sapere articolare bene la struttura della frase... questi "scrittori" scrivono male, i correttori di bozze sono inesistenti. Quando un editore presenta, nella melma delle sue pubblicazioni, libri sia buoni che cattivi, gli scrittori cattivi si sentono Scrittori. E vanno avanti persone che non sanno scrivere e che non hanno un minimo di poetica. Io ho voltato le spalle al mio editore proprio per questo: la seconda edizione del libro non me l'ha fatta pagare ma me l'ha rovinata; mi chiedeva di scrivere per le sue riviste, poi non mi organizzava presentazioni. Perché questi editori pubblicano talmente tanti libri inutili (e ci metto anche il mio libro in questa categoria) che non sanno davvero a chi dare retta, riducendosi ad essere mero mercato e nulla più. Io sono d'accordo con Chiara, bisogna che chi scrive si sacrifichi e si impegni, troppi cattivi scrittori, sia grandi per piccoli, sono in giro. Ma gli editori NON FILTRANO. Il loro compito è filtrare, è tirare fuori opere veramente buone ma non lo fanno. A questo punto meglio autopubblicarsi, meglio pubblicare gratuitamente e condividere onestamente che trovarsi così. Il problema sta anche nel fatto che l'editore è troppo imprenditore. Con una materia come i libri le cose dovrebbero cambiare: le case editrici non dovrebbero essere piramidali, l'editore e lo scrittore dovrebbero creare una comunità di scambi culturali e condivisioni artistiche. Ormai con internet e le nuove frontiere tecnologiche e artistiche avere a che fare con un libro non è più come comprare un abito o una scarpa o un chilo di pane. Tutto dovrebbe cambiare.
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  16. adeleSep 20, 2011 08:15 AM
    Meglio autopubblicarsi, dici,va bene , ma è fattibile?
    Stampi il tuo libro, se hai possibilità come per ilmiolibro o altre realtà simili lo lasci nella loro vetrina con possibilità di venderlo, se hai un sito tuo o un blog lo publicizzi, ne parli sui blog che ti ospitano e puoi andare avanti così
    Non hai però la possibilità di poterlo inserire nelle varie librerie online perchè per fare questo hai bisogno del codice di cui si parlava sopra.
    Io pensavo anche questo, confesso che però non ho ancora approfondito l'argomento, se davvero chiunque può acquistarlo , io vedo la cosa preoccupante
    E voi?
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  17. Rita BaccaroSep 20, 2011 02:24 PM
    La recensione che ne fai stimola la lettura di questo libro, sia er vicissitudini di Adele che per i contenuti, per i riferimenti a grandi autrici e per l'amore immenso per la natura.
    come va il tuo piede? Riesci ad alzarti dalla sedia a dondolo sotto il salice?
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  18. wiskaSep 20, 2011 04:20 PM
    Mi dispiace per la caduta Carolina e spero tu ti ristabilisca al più presto.
    Ippolito Nievo asseriva che tutti scrivono poesie fino a 18 anni, poi chi continua a farlo, o è un poeta o è un idiota.
    Purtroppo devo ammettere che gli idioti sono moltissimi se è vero che ci sono più scrittori che lettori. Per questo motivo, le case editrici la fanno da padrone ed a farne le spese sono spesso i giovani di talento che, della scrittura, vorrebbero farne una professione.
    Grazie per la segnalazione del libro della Cavalli, un caro saluto
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  19. Carolina VenturiniSep 20, 2011 11:26 PM
    @Wiska: Ti ringrazio, sto meglio (mi è difficile stare ferma immobile.. cosa che non ho mai fatto, infondo, in tutti questi giorni). Ho ricominciato a camminare (zoppicando, ma almeno la cosa è fattibile).

    Ippolito Nievo non aveva tutti i torti, anzi! Mi chiedo se tutti questi scrittori (mi includo, ovviamente) avessero realmente qualche vento nuovo da portare, la voglia concreta di creare o di dare, se non fosse solo e soltanto questione di soldi (per gli editori) e di narcisismo (per molti scrittori). Molti dicono: non sono uno scrittore, pubblico così, tanto per far qualcosa... e non va bene, perché la letteratura è cosa seria!
    Magari esistessero dei percorsi epr diventare veramente scrittore. Percorsi SERI non come quelli proposti da alcuni che ti sbandierano come nuova scoperta letteraria solo dopo che hai scelto un determinato nome, hai scritto una determinata storia e hai pubblicato con una determinata casa editrice...
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  20. Carolina VenturiniSep 20, 2011 11:31 PM
    @Rita: In questo flusso di discussione ci siamo dimenticati il "tema principale", ovvero il libro di Adele. E' un libro che ti consiglio, soprattutto a te che ami la letteratura inglese e hai la capacità di cogliere suggestioni e parallelismi. Non so se sono stati realizzati dei film sulle scrittrici in questione, ma sarebbe bello crearne una rubrica... come solo tu sai fare e come hai fatto ultimamente per i film sensuali ;-)
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  21. Carolina VenturiniSep 20, 2011 11:35 PM
    @Adele: la scelta dell' autopubblicazione è, in primis, un grande onere economiche che un autore si accolla se sceglie il cartaceo. Se scegli di creare il tuo libro in e-book dovresti riuscire a contenere molto i prezzi.
    La seconda grande spesa è quella della promozione. organizzare e sovvenzionare presentazioni o far circolare il libro nelle redazioni culturali significa, almeno-almeno, spese di vario genere (dal catering, al noleggio, all'affitto, alla posta).
    Questo sistema deve scoppiare o cambiare perché è assurdo. Gli editori in primis dovrebbero cambiare.
    Dimenticavo.
    Un'altra cosa che non è stata detta nell'articolo, forse, è che ogni anno chiudono circa 240 case editrici e ne vengono aperte un numero significativamente inferiore di nuove. Ciò significa che, comunque, una selezione naturale si sta realizzando.. anche se è ancora troppo morbida, a parere mio.
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  22. adeleSep 21, 2011 01:01 AM
    Adesso vedrò come muovermi, resta il fatto che questo mio lavoro,realizzato con grande passione, mi ha permesso di conoscere questo aspetto nuovo, del tutto particolare, che non conoscevo, di grandi scrittrici, donne meravigliose, che avevo conosciuto negli anni con la lettura delle loro opere principali
    Con fatica, perchè non è stato facile, sono riuscita ad entrare nei loro giardini e lì mi sono fermata in questi loro spazi privati progettati e curati con amore.
    Il libro è anche corredato di fotografie della casa e del giardino di oghni scrittrice e per chi lo volesse, dal mio sito, è possibile da ilmiolibro leggere la presentazione e il primo capitolo che riguarda Colette.
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  23. FlaviaSep 22, 2011 06:27 AM
    Questo libro mi interessa tantissimo, lo aggiungerò alla lista dei desideri che si fa sempre più lunga.
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  24. wiskaSep 22, 2011 03:48 PM
    Ciao Carolina, mi auguro tu stia sempre meglio. Siccome ho il vizio di scrivere anch'io e soprattutto poesie, ovviamente la possibilità concreta di essere un idiota esiste soprattutto per me, prima che per gli altri. Per fortuna però il mio "super-io" mi ha fatto sempre credere che se davvero ciò che scrivo vale qualcosa, qualcuno un giorno mi chiederà di pubblicarlo, per cui (tranne partecipare a qualche concorso) non ho mai fatto voli pindarici alla ricerca di editori etc. e,
    per una volta, la mia mancanza di umiltà è stata utile. Tuttavia io scrivo per "diletto", mentre ripeto, altri che vorrebbero che lo scrivere diventasse la loro professione, dovrebbero avere almeno l'opportunità di essere messi alla prova.
    A presto, un caro saluto
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  25. Carolina VenturiniSep 23, 2011 06:38 AM
    @Wiska: Non credo tu sia un idiota. :-)

    @Flavia: Te lo consiglio!

    @Adele: Il tuo libro è proprio bello. Si sente che è stato creato con il cuore.
    RispondiElimina
  26. MarildeSep 25, 2011 08:17 AM
    Messaggio sparito...ci riprovo.
    Grazie della segnalazione. Amo le scrittrici di cui l'autrice si è occupata e .. i giardini.
    Buon lavoro Carolina, ti seguo sempre, stai facendo cose interessanti.
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  27. Carolina VenturiniSep 25, 2011 10:40 AM
    Siete fantastici, ve l'ho mai detto? E' tanto bello parlare con voi e sentire il vostro entusiasmo, interesse e i vostri pensieri.
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  28. AnonimoOct 29, 2011 05:19 PM
    Questo libro secondo me è davvero bello. Ti riporta a vivere dei giardini in cui le piante si facevano ancora da seme invece di comprarle a cassette nei moderni gardencenter.
    Un epoca in cui creare un giardino comportava molti insuccessi e per questo anche tantissime soddisfazioni. Le scrittrici vengono esaminate nel loro vissuto e nel loro rapporto con il verde, fiori essiccati e scambi di semi.
    UN BELLISIMO REGALO , da ricevere o da fare.
    Emilio
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  29. Carolina VenturiniOct 30, 2011 05:24 AM
    Hai proprio ragione, Emilio. Questo libro è un bellissimo regalo.
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