Dal 18 settembre al 30 ottobre il Teatro del Rimbalzo di Alessandria ospita la rassegna teatrale "Sette fiabe per sette dimore - in Monferrato con Calvino". L'occasione sarà un omaggio a Italo Calvino, il quale fu il primo ad introdurre le fiabe dei luoghi all'interno delle "Fiabe italiane" (1956).
Il racconto popolare e la tradizione orale saranno le protagoniste indiscusse, accompagnate da musiche e atmosfere suggestive. Le favole sono state selezionate da una piccola giuria.
La nostra cara Elisabetta Raviola, già conosciuta nella demo letteraria dedicata al suo libro "Come l'acqua di fiume", parteciperà con "Insetto Verde", scritta a posta per l'occasione.
Elisabetta è una persona speciale. Ha scelto, in qualità di autrice, di pubblicare e far conoscere la sua favola anche a noi.
Ecco, quindi, il suo racconto.
QUINDICI – INSETTO VERDE di Elisabetta Raviola
Oh misteriosi percorsi della mente che a volte ci intrappola in audaci suggestioni.
Eri tu reale o soltanto un amico della mia fantasia?
Non sapevo dove cercarti. Ti ho visto una volta soltanto, gemma preziosa sulla porta di casa: forse un buon auspicio come le scie di colore lasciate in sospeso negli antichi vaticinii dal passaggio in volo degli uccelli o dalle più tristi viscere di animali sacrificati e ben certi del loro avverso destino.
Io, come novello aruspice, ho pensato a te come a un misterioso e meraviglioso segno: se mai avevo visto prima una simile bellezza e più non l’ho rivista in seguito, vuol dire che la natura in un improvviso momento di benevolenza ha voluto regalare un’amabile immagine alla mia anima e dedicarmi un attimo di magia.
Né le mie parole, né i colori di un pittore saprebbero ricrearti: come descrivere il tuo corpo piccolo e geometricamente perfetto tale da sembrare oro leggero pur se dovevi nascondere una corazza fortissima sotto quelle scie metalliche? Eri di un verde dorato, scintillante, quasi si diramavano riflessi dal tuo corpo ed in cima, prima del tuo capo che neppure scorgevo, una parte triangolare ma morbidamente arrotondata si scostava risaltando ancora più lucida.
Non ho mai visto un colore così intenso: era luce il tuo corpo, luce creata da un colore scuro, luce e tenebra mescolate insieme in un corpo resistente e leggero che sa alzarsi in volo.
E dovremmo noi esseri umani occupare il posto privilegiato della scala evolutiva? Lì era perfezione: nel corpo di un insetto che neppure conosco; noi abbiamo timore della luce e dell’oscurità insieme, non sappiamo che concepirle per contrasto: contraddizione delle nostre anime che non sanno desiderare l’armonia dei contrari, tu natura invece fondi insieme le nostre paure e superi le contraddizioni nella libertà di un volo.
Nessuno sa che insetto tu sia, nessuno ti ha visto dalle mie parti pur se vivo nella dolce e forte campagna del Monferrato.
Allora dovrò darti io una vita e una storia.
Ti ho cercato invano tra pagine di carta e video di parole e ho finito per trovarti quando più non ti aspettavo: in mano un dépliant di cosmetici, mi ha attratto un ombretto verde blu, ho letto il suo nome, scarabeo era definito quel colore. Felice intuizione di cercare sul dizionario l’esatta forma dello scarabeo, il rimando alle tavole illustrate e un poco spostato dalla figura dello scarabeo sei apparso tu nella tavola numero 15, nel tuo colore splendente, non lo scialbo ombretto.
Cetonia aurata, questo è il tuo nome, ma forse tu per me sei Quindici. Quindici desideri lasciati da te sulla mia porta di casa quell’unica volta che hai voluto apparire a me e sparire per sempre, quindici sogni inseguiti nella notte e al mattino non c’eri più.
Ora che ho scoperto il tuo nome, riesco a vederti.
Ti seguo Quindici mentre voli con le tue ali ampie che si allargano di lato, sotto il tuo scudo dorato, come una densa pellicola che avvolge l’aria e ti fa avanzare tra rumorosi sfregamenti. Regale forma sfavillante di gioiello elegante e buffo volo vibrante di insetto ronzante: racchiudi in te stesso, nelle tue elitre, due anime.
Ti posi su una rosa, affondi nei petali soffici di velluto bianco, il giallo dei pistilli ti inebria con il suo profumo: la tua luce illumina il candore della rosa.
Ma sai che poco è il tempo a te concesso prima che le mani guardinghe del giardiniere attento ti allontanino per preservare la beltà delle rose da confezionare in delicati doni per amanti.
Che succede? Mi sei sfuggito: ho smarrito la fantasia, non riesco più a seguirti in questa domenica di maggio, un po’ di caldo e un po’ di confusione, in cui una bimba mi chiama alla finestra per giocare a spruzzarsi d’acqua ed io non so più scrivere. Le dita stanno sulla tastiera del computer ma l’anima è in trappola, vorrebbe creare una storia per te e vorrebbe giocare libera con le pistole ad acqua e roteare come una trottola insieme alla mia nipotina Giulia.
Portami tu perché io non posso scegliere tra il dovere e il diletto, contraddizione della mia anima; vorrei diventare come te, luce di ombra e gioco di responsabilità.
Non spegnere le parole, mi suggerisce Giulia; Quindici aspettami, torno da te.
Ti ritrovo mentre ti stacchi dalla rosa e voli veloce.
Difficile seguire il tuo volo perché troppo imbarazzante: rapido ed agile con le ali morbidamente spiegate sotto il corpo rigido, perfetto ed ardito nel raggiungere l’obbiettivo di un rovo di more, ma così goffo nei rumori che provengono dalle elitre richiuse e sfiorate da ogni battito alare.
L’uomo non riesce ad accettare i tuoi contrasti e confonde il tuo sordo ronzio con quello del temibile calabrone ed è pronto ad abbatterti confondendo le proprie azioni tra il bene incondizionato e il male giustificabile, ma tu Quindici sei più veloce di ogni altro coleottero e poi forse io non ho paura di te e dei tuoi contrasti, mi ritrovo e mi nascondo tra le pieghe delle certezze e delle incertezze, tra i colori della luce e dell’oscurità.
Esplosione di rosso laggiù nella cresta che in discesa porta a valle il mio sguardo: bacche gustose tra le tue zampine pungenti stillano succoso nettare. Non riesco a vedere così lontano ma ti immagino mentre ti perdi in dolci essenze, zampetti da un frutto all’altro con immensa golosità, non sai più volare, sembri frastornato dai colori dagli odori dai sapori, più in là le more bianche di un gelso che ombreggia la silenziosa stradina polverosa ti attraggono e si mescolano con il tuo verde.
Preso dal vortice dei colori intorno alle tue antenne non ti avvedi del rumore che scuote la terra, lo sbuffo caldo di un trattore che si sta avvicinando: temo.
Troppo stretta quella striscia di polvere che costeggia i piedi della collina, le lamiere rosse e nere avanzano imperterrite, i rami del gelso ondeggiano, le foglie si staccano e restituiscono a terra la loro linfa per sempre.
Ho paura di non vederti più, di perderti ora che la mia mente ti ha appena ritrovato: dopo il passaggio incurante dell’uomo che dovrebbe coltivare con cura e sapienza la terra temo non rimarrà più traccia di te, mio smeraldo prezioso.
Procede, non rallenta, l’uomo protetto nella cabina con l’aria condizionata avanza, sento il caldo della gomma nera che raccoglie in tondo polvere e foglie in una continua distruzione: non c’è salvezza per ciò che cade a terra, viene rimesso nel circolo incessante della vita dalla ruota inanimata che muove l’universo.
Se cadi a terra Quindici, non ti salverai. L’uomo neppure conosce il tuo colore, non vede la tua brillante oscurità; vola Quindici, ti scongiuro.
Sei volato: uno scintillio nel cielo, una colorata scia di speranza.
E forse tu non ti sei accorto di nulla o forse, prudente più di me, ti sei chiuso nel rosso delle bacche, avvinghiato forte con le tue zampe appuntite al rovo, hai finto la morte per non essere colto da lei. Così dicono di te, che tu simuli di essere morto e rimani immobile sul terreno per sfuggire alla cattura degli ostinati uccelli: troppo grandi per te come potresti vincerli in un affronto diretto? Li vinci allora confondendo la realtà ai loro occhi.
Che cosa è la vita e che cosa è la morte? Tutto o niente?
Tutto e niente.
Sublime superamento di ogni contraddizione tu sei.
Il rumore e il sudore della terra non ti hanno preso: tu sei libertà.
Ora voli nuovamente, il mio sguardo incrocia il tuo verde, il mio cuore lo imprime dentro di sé per non dimenticarti Quindici.
Sei apparso sulla porta di casa mia perché mi dovevi guidare contro le paure e le incertezze.
Ora ti conosco sconosciuto insetto verde.

Alessandria è parecchio distante per me... peccato! Comunque sarà un'occasione speciale per Elisabetta e il suo "Insetto verde", le faccio un grande in bocca al lupo.
RispondiEliminaNarrazione appassionante e poetica.
grazie per aver dato anche a noi blogger l'opportunità di leggere "insetto verde"
RispondiEliminawow che bella, complimenti davvero. Italo Calvino,anticonformista, partigiano e anarchico libertario, è stato uno dei più grandi scrittori del novecento italiano. Sono contento che non venga dimenticato.
RispondiEliminaDa patita di Calvino, ovviamente ho letto tutte le fiabe italiane! E' un'opera davvero importante, l'unica nel suo genere in Italia, ma purtroppo molto sottovalutata. E' bello che si facciano queste manifestazioni!
RispondiEliminaIo amo i racconti scritti in seconda persona! Sono così suggestivi.
RispondiEliminaè una bella iniziativa complimenti :-)
RispondiEliminaE' una bella iniziativa ed è un peccato non poterla seguire da vicino, in qualità di autrice di questo blog e di amica di Elisabetta! Se conoscete altre iniziative di questo genere...FATEMELO SAPERE!! Mi piace dare notizie di questi tipi di eventi e.. parteciparvi!
RispondiEliminaE' un peccato che Alessandria non mi sia vicina, anni fa avevo fatto una collezione di libri di fiabe della Fabbri Editori, da "le mille e una notte" al "Percival" alle fiabe di Perrault, purtroppo le traduzioni erano pessime.
RispondiEliminaTrovo che questa iniziativa sia bellissima, mi piacerebbe tanto potervi partecipare!
la libertà del volo della cetonia aurata è meravigliosamente descritta nella tua favola sino a trasportarci nella vera dimensione della vita quella alta tra ombra e luce , in quel delicato equilibrio che la natura sa ben descrivere e capire e noi umani abbiamo da sempre nella nostra anima ma a volte non la sappiamo più vedere , non la sappiamo più leggere.Brava, Piergiorgio
RispondiElimina