mercoledì 12 ottobre 2011

Intervista a Dario Tonani, scrittore

Noir fantascientifico e science fiction, romanzi e racconti, concorsi letterari e antologie, Urania, Delos Books, Giallo Mondadori e molti altri: questo è l'habitat creativo naturale di Dario Tonani
Giornalista, scrittore acclamato, da poco sbarcato negli States con il suo ebook "Cardanica", è conosciuto soprattutto per il suo lavoro più fortunato, [email protected]
Oggi lo incontriamo per parlare di scrittura creativa, scuole, generi letterari "di serie A e di serie B", l'approccio universitario alla scrittura come mestiere. Potrete conoscerlo meglio anche visitando il suo sito personale www.dariotonani.it. 

Scrittore e giornalista, hai pubblicato racconti e romanzi le cui eco e la cui influenza persiste nel tempo. Che cosa significa la scrittura per te e come ti rapporti a questo dono che ti è stato dato?

Ho sempre avuto il sacro fuoco della scrittura, tanto che al momento di scegliere che cosa avrei fatto nella vita dopo la laurea, ho imboccato la strada che mi sembrava più vicina a quella dello scrittore tout court e sono diventato giornalista professionista. Ovviamente, praticando sul campo, ho scoperto che sono mestieri molto più diversi di quanto avessi immaginato. Ma la frequentazione quotidiana con la stesura di testi mi aiuta molto a crescere anche sul fronte della scrittura più mia. Un dono la scrittura? Vero, e come tale mi sforzo di rispettarlo ogni volta che mi metto a portatile.

Hai mai seguito corsi di scrittura creativa, laboratori, concorsi letterari o scuole specifiche per imparare il mestiere dello scrivere? Secondo la tua personale esperienza quanto sono realmente professionalizzanti questi canali?

No, mai seguito un corso di scrittura creativa in vita mia. Confesso che mi hanno sempre attratto di più per la possibilità di conoscere persone con la mia stessa passione che non per la loro l’effettiva utilità. E’ un punto di vista personale, ma ritengo che la lettura sia un metodo di apprendimento ben più efficace, oltre che più divertente. Ciò non toglie che invidio molto quello che c’è in America: corsi a livello universitario per incanalarsi alla professione di scrittore. Da noi, la scrittura non viene ancora equiparata a pieno titolo a un mestiere. Scrivono tutti, dai calciatori alle veline, col risultato che il libro non sempre viene percepito per quello che effettivamente è: l’espressione di un bisogno - sincero, autentico, disinteressato - di raccontare. Quanto ai concorsi, ne ho fatti tantissimi. Sono una buona palestra, ma occorre saper discernere tra quelli seri e quelli che non lo sono. E non aspettarsi che ti cambino la vita.

Anche tu, come Lanfranco Fabriani, hai pubblicato nella collana Urania (Mondadori) e per Delos Books. Che tipo di esperienze sono state e che cosa si prova nell’entrare nei cataloghi di questi grandi editori?

Ho pubblicato tre titoli in Urania e una settantina di racconti per le maggiori testate di genere italiane (Urania, Giallo Mondadori, Segretissimo, Millemondi, Robot) e da poco sono arrivate anche le traduzioni all’estero per il mercato americano: è stata (ed è) una piccola emozionante storia ogni volta. Ma il culmine è stato quando, nel 2007, Mondadori mi ha chiesto il seguito di “[email protected]” e poi ancora una seconda storia da appaiare a “L’algoritmo bianco”:  è stato senz’altro un riconoscimento tangibile di quanto fossero stati apprezzati i primi titoli... Personalmente qualcosa d’impagabile.

Fantascienza, fantasy, science fiction, steampunk: da molti sono considerati generi “per ragazzi” o sottocategorie. Tu, invece, li hai eletti come punti di riferimento per la tua scrittura. Perché? Che cosa ti danno e che cosa pensi possano offrire al lettore?

Non ho mai condiviso l’idea che i cosiddetti generi letterari fossero letteratura di serie B, anzi vado fiero di “praticarli”. Credo che ci sia molto più mestiere a lavorare coi generi che non a scrivere mainstream. Ho la fortuna, che mi tengo strettissimo, di poter ancora scrivere esclusivamente quello che mi piace. E sono anche convinto che scrivendo solo quello che senti più tuo finisci per farlo al meglio. Il fatto poi di essere associati a un target giovanile non può che farmi ancora più piacere. Scrivere per i giovani significa crescere i lettori di domani. Tra i tanti meriti dei generi che hai citato, va sicuramente ascritto quello di saper parlare ai giovani. Con l’eccezione purtroppo della fantascienza, arroccata oggi su un target di lettori sostanzialmente maturo.

Quali sono le caratteristiche della storia di un romanzo che lo rendono vincente e non tramontabile? Come si toccano le corde emozionali del lettore? 

Domanda da un milione di dollari. Ovviamente non esistono ricette. Un romanzo non è altro che... una professione di buon senso: sei vuoi che qualcuno si appassioni a quello che racconti devi essere coinvolgente a partire dalle scelte apparentemente più semplici: le parole, le pause, le accelerazioni del plot, gli ambienti che descrivi. Una storia è fatta di mattoni, se i mattoni sono storti, rotti o accatastati a caso, quello che ne verrà fuori sarà un edificio cadente in cui nessuno vorrà mettere piede. Neppure per un minuto. Come si toccano le corde emozionali del lettore? Rispettandolo innanzitutto: sta perdendo tempo con te, fagli almeno capire che ne è valsa un po’ la pena.

L’editoria italiana pare risentire delle conseguenze di una sorta di “corsa alla pubblicazione a tutti i costi” e dell’editoria a pagamento. Quando scrivi pensi mai che le tue opere entreranno a far parte della letteratura del nostro Paese? Hai mai riflettuto su questo aspetto oppure pensi che sia superato, non importante, da non considerare?

Ogni scrittore, a mio giudizio, deve aver ben chiaro nella testa che non sta facendo nulla solo per sé, che il frutto del suo lavoro dovrà intrattenere le persone più diverse. Non capisco chi tiene le proprie storie nel cassetto, così come non capisco chi farebbe carte false per pubblicarle mettendosi nelle mani degli avvoltoi dell’editoria a pagamento. Come sempre, la giusta misura sta nel mezzo. Sul fatto di pensare che entreranno a far parte della letteratura del nostro Paese, beh, terrei un profilo un po’ più basso. Al lettore penso quando scrivo, certo, ma cerco di rivolgermi a lui nel modo più “amichevole” possibile: semplicità, rispetto, complicità. 

Le facoltà di Lettere nelle università italiane hanno pochi corsi dedicati alla scrittura creativa. Quelli che ci sono rappresentano – fin troppo spesso – delle officine in cui creare nuove pubblicazioni per i docenti (a scapito dei reali autori). Secondo te sarebbe possibile (o auspicabile) aprire le porte delle facoltà anche alla scrittura, intesa e insegnata come professione e non solo come diletto sofistico o narcisistico degli uni o degli altri?

Certo, sì, eccome. Scrivere è un mestiere, e va trattato come tale. Ma che sia un iter universitario che non insegni solo la “tecnica”, ma si apra a tutti gli aspetti della professione: alla formazione, alla gestione dei rapporti con  editori e agenti letterari, alla comunicazione con i lettori in tutte le sue forme (blog, forum, social network, presentazioni e performance dal vivo), alla promozione della propria opera, alla tutela del copyright e naturalmente alle nuove tecnologie, editoria digitale in testa. Il grande James Ballard diceva “Gli scrittori sono squadre di un solo uomo che hanno bisogno dell’incoraggiamento della folla”: niente di più vero... Grazie della chiacchierata Carolina, stay tuned!

7 messages:

  1. Giulio GMDB©Oct 12, 2011 12:31 AM
    Interessante intervista... Non ho mai letto nulla di Tonani ma ora sono incuriosito
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  2. DarjoOct 12, 2011 02:28 AM
    Ho trovato molto interessante soprattutto l'ultima domanda/risposta riguardante la scrittura creativa all'università.
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  3. EmotionallyOct 13, 2011 07:43 AM
    Wow bella questa intervista... Mi sa che leggerò qualcosa di suo...
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  4. Alessandro De VecchiOct 24, 2011 09:55 AM
    davvero interessante .. lho riletta già un paio di volte!
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  5. Carolina VenturiniOct 27, 2011 02:13 AM
    @Alessandro: Sono molto contenta che ti sia piaciuta.

    A tutti gli altri: un caro saluto!
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  6. TatysNov 8, 2011 12:37 PM
    Ciao Carolina questa è stata u a bella "chiacchierata", complimenti per l'intervista. Tante cose interessanti e spunti per riflessioni sempre aperte.
    Vieni a trovarmi nel mio blog quando hai tempo, ci muoviamo negli stessi campi, o quasi.
    Ciao. un saluto Tiziana.
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  7. Carolina VenturiniNov 9, 2011 02:18 AM
    Ti ringrazio. Passo a salutarti molto volentieri!
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