mercoledì 9 novembre 2011

Gli stage gratuiti sono illegali

Fonte Immagine: Universando.eu
Lo stage è illegale. In un mondo di banalità contro la legge, in un mondo in cui le banalità  causano danni portentosi allo Stato, alle persone, all'economia, Londra suona il gong, o così pare. 
Sua Maestà ha detto quello che tutti sanno ma perpetuano. Uno stagista, dice la regina, è una persona che procura un valore aggiunto all'azienda e deve essere pagato.
L'Italia, Repubblica fondata sullo sfruttamento e sull'ignoranza, dovrebbe seguire l'esempio di Queen Elizabeth. Dovrebbe, visto che "ci tiene così tanto" ad uscire dalla crisi, a dare "futuro ai giovani".

Lo stage non retribuito, senza un progetto, causa un danno alla persona e allo Stato. Le mancate entrate in tasse, il mancato potere d'acquisto del singolo stagista causano effetti potenziati sull'economia, sulle imposte, sui mercati.  Il lavoro va pagato. In caso contrario, si tratta di sfruttamento del lavoro (con l'ok, come accade in Italia, dei sindacati, dei politici, delle associazioni di categoria, di ConfIndustria, del parroco e dello stagista stesso). E' ottocentesca come idea, forse. Forse, è anche banale, che più banale di così non si può. Ma non accade. 

Qualche settimana fa è balzata alle cronache la "vicenda Flash Art" (e io mi chiedo come mai la Guardia di Finanza non abbia fatto un giretto da quelle parti, "per giusta causa"). La suddetta "vicenda" è partita da un annuncio di stage non retribuito, senza rimborso spese, per dieci mesi a Milano, nella blasonata redazione di questa rivista d'arte. I turn over, ricambi frequenti dei lavoratori, di cui si fa cenno nell'annuncio sono, evidentemente, un modo chiaro e immediato di dire che non c'è futuro. 

Risponde una ragazza titolata, poliglotta, con esperienze tecniche e lavorative specifiche maturate all'estero, chiedendo come sia pensabile pretendere di imporre il costo del lavoro alla famiglia del candidato. Come sia possibile pensare che un ragazzo, per lavorare, debba gravare sulla famiglia perché dieci mesi di vita a Milano sono un costo anche se risiedi nella via in cui ha sede la blasonata rivista. 

Il direttore ha così risposto  Caterina, se tu fossi in grado di lavorare per noi ti offrirei subito, anzi, prima, due o tremila euro al mese. Prima impara a scrivere, a leggere dai siti e giornali del mondo, a fare una notizia in dieci righe, a fare l’editing di un testo, a impaginare con inDesign e poi potrai avanzare pretese. Lo sai cosa dice Tronchetti Provera? Lavorare oggi a buoni livelli e’ un lusso. Se uno non lo capisce vada a lavorare al Mac Donald. E’ forse il tuo caso? Auguri. PS: Chiedi allo Stato di aiutarti. La mia azienda non è di beneficenza. E tu cerchi la beneficenza.” così riporta Leggo.it. La ragazza risponde a tono e il direttore, incapace di trovare una qualsiasi argomentazione, non riesce a scrivere nient'altro che "Caterina, come vedi ora anche le mignotte debbono parlare 4 lingue, conoscere l’arte e inDesign. Il globalismo fa miracoli”. Inutile dire il pandemonio nato in rete, l'immediata chiusura dei commenti alla pagina di Flash Art, le smentite e i "ma voi non avete capito". Ormai la frittata era fatta. Inutile dire che c'è stato anche uno sciame di imbecilli che hanno dato ragione al direttore, "dando la colpa" alla ragazza. 
E' un uso, in Italia: ti hanno stuprato? Colpa tua, che hai messo la gonna. 

Questo è solo un esempio, ovvio ma, i suoi contenuti volgari, offensivi, lesivi e stupidi sintetizzano come la targhetta "capo" non significa nulla. La persona "boss" non sempre ha le competenze adatte per esserlo. Quanti datori di lavoro hanno una laurea, in Italia? Quanti di questi hanno tutte le esperienze che pretendono dallo schiavo non contrattualizzato, senza diritti, senza previdenza sociale, senza tutele in malattia o in maternità (che Dio ce ne scampi dalla maternità se si vuole avere uno spazio nel mondo del lavoro come donne!). Il più delle volte è esattamente l'opposto. 
In questo caso, per esempio, il matto che ha risposto a Caterina andrebbe assicurato alla giustizia e ai servizi di salute mentale. Rivista famosa o no.

In generale, comunque, basta girare sul web, ascoltare la gente, guardare in faccia i ragazzi (invece di denigrali a prescindere): quanti stage gratuiti si scoprirebbero e quanta devastante tristezza, acuto terrore del futuro, franosa accettazione del momento nata dall'impotenza economica, dall'assenza dei diritti, dall'assenza di tutto! Uno stagista non ha diritto a nulla. Nulla di nulla di nulla. Sapete, in aggiunta al delirio di questa condizione di sfruttamento, assenza di tutele di tutti i tipi, vi è pure una beffa intrinseca: in Italia lo stage non è considerato un lavoro (passatempo, forse?). Eppure, le aziende possono contare su agevolazioni e sconti fiscali (come la riduzione dell'aliquota) e libertà nei licenziamenti (chiamiamoli così, visto che non c'è alcun contratto, impegno serio, progetto, programma, futuro) esattamente "come se" si stesse trattando di una qualsiasi altra forma di lavoro. Quel che cambia sono le percentuali negli sgravi. 

Questi elementi favoriscono i bisogni economici di chi "assume" ma, non dei lavoratori (anche chi fa un tirocinio lavora tanto, se non di più, di chi può dormire sonni mediamente sereni con un contratto firmato alle spalle). Mi chiedo come sia pensabile far ripartire la ruota economica senza dare la possibilità "spicciola", economica, monetaria, lavorativa alle giovani generazioni di contribuire. 

Mi chiedo come sia possibile che uno Stato avvalli l'evasione fiscale mascherata (dal versante azienda, lo stage gratuito e perpetuo lo è). Mi chiedo perché a nessuno importi realizzare una riforma del lavoro, una riforma fiscale (capace di includere anche le tasse che pagano le imprese e le imposte sottratte al salario di ogni lavoratore). Mi chiedo perché da noi sia ancora accettato lo sfruttamento del lavoro

Una volta, molto, molto tempo fa, i sindacati si interessavano ai diritti dei lavoratori, al salario minimo garantito, alle condizioni di lavoro umane, al passaggio da apprendista a lavoratore a tutti gli effetti. Molto, molto tempo fa, chiaro. Nei libri di storia. Nell'Ottocento, forse. Oggi non è possibile contare nemmeno sui sindacati, visto e considerato che sono semplicemente branche di partito in grado di aiutare i tesserati "con ritorno" (in fatto di beni, posizioni, conoscenze, servizi, piaceri). Branche di partito senza bilancio ma, con introiti non dichiarati, non presentati. Quante cose ci sarebbero da fare prima, in concomitanza, oltre e non solo alle tirate mediatiche sullo scontrino non fatto per un caffè!

29 messages:

  1. Senza parole... questo paese è davvero una brutta giostra.
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  2. No comment :(((
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  3. Ho un figlio di vent'anni operatore cine-tv al quale offrono,quando è fortunato(sic!),stage non solo non retribuiti ma anche senza rimborso spese!
    Stage...bellissima parola pe mascherare il lavoro nero legalizzato e bella anche la parola "flessibilità" usata per mascherare lincenziamenti e compagnia bella.
    Sarà che ho vissuto il 68 sarà che sono incazzata ma voglio la rivoluzione!
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  4. Carolina VenturiniNov 9, 2011 02:13 AM
    @Silvia: Credo che la generazione del '68 abbia molte responsabilità nei confronti di noi giovani. Non sono gli unici e molte situazioni sono un cancro culturale dalla lentissima metastasi.
    Se lo stage gratuito includesse ance il limite massimo di tempo di un mese, se lo stage gratuito portasse ad un'assunzione in azienda con contratto (ance determinato o a progetto).. magari ci si potrebbe anche ragionare.
    Lo stage è solo un modo per avere manovalanza senza costi aggiuntivi di stipendio, INPS e tasse varie. E' il modo per aggirare l'ostacolo fiscale. Non c'è mai un progetto, l'inserimento in azienda è teorico. Il forte turn over degli stagisti indica solo e soltanto che un'azienda basa la sua attività su una pratica di sfruttamento del lavoro. E sono tutte così.
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  5. Carolina VenturiniNov 9, 2011 04:01 AM
    @Rici: Proprio :-(((

    @Darjo: Condivido. Ma non dobbiamo rimanere per forza così, per sempre!
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  6. Alessandro De VecchiNov 9, 2011 04:12 AM
    che amarezza !!! occorre denunciare , scoperchiare questo sistema marcio!
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  7. Carolina VenturiniNov 9, 2011 04:15 AM
    Giusto. Iniziamo a denunciarli. Alle autorità, sui nostri blog, ovunque possiamo. Le cose devono cambiare e non lo faranno se non saremo noi per primi a dare uno strattone al cambiamento.
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  8. Carolina VenturiniNov 9, 2011 04:30 AM
    Se potete, condividete questo articolo nei vostri social network. Aiutatemi a far conoscere questa realtà e a stimolare discussioni e proposte.
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  9. Purtroppo il trend è non solo diffuso, ma anche mascherato. Ho una figlia che è professore a contratto in un'importante università, insegna una materia di cui in Italia gli esperti si contano sulle dita di una mano. Il compenso è di €1.000 nette all'anno (sì, all'anno!) in tutto. Non le sono sufficienti nemmeno per pagare i viaggi in treno. Il resto - metro e pranzo - lo mette di tasca sua. Ovviamente è escluso che possa abitare sul posto, data la cifra. Il pagamento dell'anno scorso è arrivato questo mese... cioè ha pure dovuto anticipare le spese e si capisce che non solo lavora gratis, ma anzi paga per lavorare. Ovviamente, dato che è comunque un lavoro all'università e ha già 36 anni, non le conviene rinunciare, perché fa curriculum. Ma non è un esempio VERGOGNOSO di sfruttamento?
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  10. Carolina VenturiniNov 9, 2011 04:39 AM
    !!!! 1000 euro ALL'ANNO??? Non ho parole. Ma comprendo. Con la precedente casa editrice per cui lavoravo sono stata pagata si e no 140 euro in tutto un intero anno. se vuoi posso raccogliere l'esperienza di tua figlia, la sua testimonianza, attraverso un'intervista. Ne sarei molto felice. Se anche lei è d'accordo... mi trova qui:[email protected]
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  11. Cara Carolina, ti ringrazio dell'offerta, ma come puoi capire, mia figlia può farlo solo non facendo nomi, né il proprio né quello dell'università. Non ho bisogno di spiegarti perché. Comunque il tuo articolo è davvero molto bello e bisognerebbe davvero unirsi per smascherare questi ladri e sfruttatori. Di extracomunitari che pagano un terzo e in nero e di giovani italiani che non pagano proprio. Questa storia degli stages è una trovata geniale per avere nuovi schiavi.
    Devo comunque dire che la vicenda di Flash Art l'ho appresa da te e mi ha lasciata senza fiato. Che la gente che riveste ruoli decisionali in case editrici, riviste, istituzioni culturali sia non solo ignorante, ma grondante di arroganza non c'è da meravigliarsi e soprattutto tengono a debita distanza chi invece ha le competenze vere, perché temono di essere surclassati.
    In proposito ti invito a leggere il mio post sul mio blog: "Politica editoriale italiana: fiabe e leggende sono out", che riguarda una mia esperienza con uno di questi personaggi squallidi che occupa un posto decisionale in una casa editrice che ha fatto la cultura in Italia.
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  12. Carolina VenturiniNov 9, 2011 06:13 AM
    Non chiederei mai a tua figlia di fare nomi e cognomi, solo di raccontare la sua storia lavorativa. Denunciarla nel suo complesso. Senza citare cose specifiche, anche inventando uno pseudonimo.
    Per quanto riguarda l'editoria..dire che è un letamaio pieno di tronfi bubboni ignoranti è dire poco, in molti casi. Per non parlare degli improvvisati e di quegli editori che propongono "fuffa" e, al tuo rifiuto, sanno solo insultarti o deridere il tuo curriculum, come è successo a me quando rifiutai una "proposta editoriale" inesistente per il mio progetto sulla Fallaci. Leggo molto volentieri il post che segnali e mi piacerebbe non perderci di vista in questo mare magnum di blog.
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  13. davvero interessante questo post! :) Io ho iniziato da poco uno stage della durata di SEI MESI non retribuito ovviamente. Mi piace molto ma mi sento sfruttata da morire, perché anche se sto imparando io comunque sto svolgendo un lavoro e aiutando chi mi ha offerto il posto... Sarebbe più giusto se venissi pagata... non chiedo molto... ma almeno un rimborso spese sarebbe gradito!
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  14. Carolina VenturiniNov 9, 2011 07:47 AM
    Che cosa ti ha spinto ad accettare di non essere retribuita? Quale futuro ti è stato prospettato dopo i 6 mesi di lavoro non retribuito?
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  15. Il tuo blog è nel mio blogroll. Non ti perdo di sicuro. Quanto a mia figlia, so che siete già in contatto! Bacio
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  16. Carolina VenturiniNov 9, 2011 08:52 AM
    HO inserito anche il tuo nel mio. NOn ho ben presente chi sia.... però..piena disponibilità!
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  17. La diva delle curve!
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  18. Quando sento la parola stage gia rabbrividisco, l'ho sperimentato sulla mia pelle e più di una volta, ho raccolto le esperienze dei miei amici e coetanei; persone laureate con 10 e lode retribuite per meno di 200€ al mese, per più di un anno con la promessa di un futuro migliore.
    Per non parlare del mio fidanzato che con una laurea in ingegneria areospaziale è stato chiamato per uno stage udite udite... in Esselunga come operatore di reparto (quello che sistema la merce sullo scaffale), come se io con il diploma o qualcuno con la terza media (o elementare) non lo potesse fare.
    No comment, se penso alle mie esperienze poi mi viene da piangere.
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  19. ho accettato perché questo stage mi dà dei crediti importanti per l'università... e perché non ho mai avuto un'esperienza in campo giornalistico. Dopo lo stage cosa mi aspetta? sinceramente non lo so ma credo che avrò una marcia in più rispetto agli altri... perché in sei mesi imparerò quello che si fa in un ufficio stampa e nel momento in cui cercherò lavoro questa esperienza mi sarà utile nel curriculum...
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  20. Forza Flavia. Però, se io fossi un ingegnere aerospaziale col fischio che rimarrei in Italia! Di sicuro il lavoro lo trova all'estero. E' il momento di scappare da questo paese e andare in esilio dove si può vivere. Non è più per gli italiani.
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  21. Il problema è che ormai il tempo richiesto per l'ingresso nel sistema lavorativo retribuito si è allungato a dismisura. Solo 30 anni fa era normale entrare in un ufficio a 20 anni con un diploma. E ricevere uno stipendio decente.
    Poi è diventata indispensabile una laurea.
    Ora è diventata indispensabile una laurea ed almeno un anno di esperienza lavorativa.
    Se continua così fra 20 anni si comincerà a lavorare (retribuiti) a 40-50 anni...
    C'è qualcosa che non va, vero?
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  22. economistapercasoNov 10, 2011 03:27 AM
    lo dico da molto tempo: il fatto stesso che vi siano soggetti che lavorano con retribuzione zero rappresenta nient'altro che una distorsione del mercato del lavoro, altro che possibiltà per i giovani...
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  23. Carolina VenturiniNov 11, 2011 12:21 AM
    @Economista: Non avere retribuzione equivale a fare volontariato. Non è pensabile andare avanti a volontariato per sempre.
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  24. Carolina VenturiniNov 11, 2011 12:22 AM
    @Giulio:
    E' proprio vero. Aggiungo solo che ora è richiesta laurea, master, esperienze, specializzazioni entro i 24 anni. E comunque questo non ti garantisce un contratto, anzi! E' più facile uno stage con - forse - 200 EURO AL MESE DI RIMBORSO SPESE. e NON è MICA SEMPRE DETTO!
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  25. Carolina VenturiniNov 11, 2011 12:23 AM
    @Emilia e Flacia: Condivido il pensiero di Emilia. Quando si hanno certe lauree è inutile rimanere in Italia. Un mio conoscente si è laureato con il massimo in ingegneria spaziale a Roma. Ha fatto varie richieste per le università italiane, dottorati rifiutati. Ora lavora in America alla NASA. Con uno stipendio molte volte più alto rispetto quello italiano.
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  26. Carolina VenturiniNov 11, 2011 12:24 AM
    @GIulia: Te lo auguro e spero che questo tuo sacrificio ti porterà buone cose in futuro.
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  27. L'italia è uno schifo!
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  28. Purtroppo dopo il 2008 è difficile trovare lavoro anche all'estero, il mio fidanzato ha fatto diverse domande anche attraverso una sua compagna che si è laureata prima e che appunto lavorava alla NASA, ma poi anche lì i fondi sono stati tagliati e lei stessa è dovuta tornare in Italia dove almeno ha una famiglia che la può mantenere durante la ricerca di un lavoro forse meno retribuito, ma con costi della vita decisamente inferiori.
    Pensate all'affitto o alla copertura sanitaria, in patria almeno ci sono i genitori che aiutano.
    Un'altra mia amica è dovuta tornare dall'Irlanda, se fino a qualche anno fa lì chiunque indipendentemente dal titolo di studio poteva aspirare ad un lavoro ora lo scenario è diverso, un mio amico ha fatto la stessa fine era in spagna ed è rientrato per tornare a vivere con i genitori che ribadisco pagano vitto e alloggio.
    Insomma spesso anche all'estero non è così semplice come sembra.
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  29. Leggendo certe cose mi convinco sempre di più di aver fatto bene a lasciare l'Italia. Non ho mai avuto esperienze in fatto di stage gratuiti ma mi basta l'essermi sentita dire "Il voto finale di maturità è troppo elevato per il lavoro che offriamo, mi dispiace..."
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