lunedì 7 novembre 2011

L'alluvione a Genova e le banalità targate Italia

L'alluvione a Genova ha catalizzato l'attenzione di tutti noi in questi giorni. 
Le polemiche, le grida: "Dimissioni!", i morti, i pianti spaventati, i bambini imprigionati, l'unico video, le foto macabre, le testimonianze dei disperati, le conferenze dei politici, le banalità dei geologi. Un carosello a metà strada fra il fanta calcio e la disperazione. Ogni volta che accadono queste tragedie annunciate, prevedibili, evitabili e banali, come solo il male lo sa essere, provo dei sentimenti di arrendevolezza. Lo capiremo mai? 
E' così banale. Così banale.
Lo sappiamo da anni. Sappiamo che l'abusivismo, i condoni, gli interessi economici e politici non hanno solo devastato la nostra Terra, no. Ci stanno mettendo costantemente in pericolo. Lo sappiamo ma, forse, pensiamo: "Quando accadrà, ne riparleremo. Per ora guadagniamoci!".


Questo atteggiamento è un costo oneroso per il nostro Stato, che - ricordiamolo - ha già un debito pubblico esorbitante. Quanti miliardi ci vorranno per rimettere in sesto la Toscana e la Liguria, in particolare? Quanto costa la manutenzione ordinaria dell'ambiente?
Cosa costa di più: la tutela dell'ambiente, un programma di civilizzazione e alfabetizzazione ambientale per la popolazione e i tecnici oppure la ricostruzione di intere fette di regioni nelle infrastrutture, nelle case, nei servizi andati annacquati o demoliti? Quante volte è già successo, quante dovrà ancora accadere, quante vite dovremmo ancora perdere, quante zone dovranno essere smembrate, quante case in brandelli prima di pensare a una seria politica ambientale, prima di radere al suolo le care, vecchie abitudini targate Italia?

Esiste un risarcimento adatto a chi ha perso un figlio per la pioggia?

Banalità. E' l'unica parola che mi viene in mente. Banalità. E' banale l'idea di tenere puliti i letti dei fiumi, di rispettare l'ambiente talmente tanto da non costruire case nei letti dei suoi torrenti, sulle pendici dei suoi vulcani, negli spazi delle foreste che drappeggiano i monti. E' banale dare la colpa a Tizio, a Caio, alla tal associazione, al tal imprenditore quando poi, nella concretezza dei fatti, nessuno pagherà per quanto accaduto. E quando dico "nessuno", intendo anche le persone comuni che hanno avvallato e potenziato la situazione. I proprietari di garage sotterranei trasformati in appartamenti subaffittati, per esempio. 

Il problema siamo noi. Noi Italia, noi cittadini tutti. Noi e la nostra insulsa mentalità che se ne infischia se il proprio progetto arreca danno a qualcuno, perché l'unica cosa che conta realmente è la nostra volontà. L'Italia dei furbi e dei furbetti, degli ignoranti e analfabeti attaccati ai posti che contano. Degli indigenti che firmano e danno il consenso ad opere pericolose. 
L'Italia della guerra civile che non si combatte con i fucili ma con il punteggio di chi frega di più l'altro. Noi, Italia, che non siamo nemmeno in grado di rispettare la banalità del codice della strada, del gettare l'immondizia negli appositi cassonetti. Noi, che nei letti dei fiumi buttiamo divani, televisioni e lavatrici. Noi che assumiamo incompetenti in ruoli di comando solo perché siamo pagati, possiamo trarre profitto, possiamo chiedere un favore grande tanto quanto se non di più. Noi che falsifichiamo le lauree e non assumiamo chi merita perché, magari, il candidato è un figlio d'operaio senza contatti politici o clericali importanti da mungere a più non posso, previo poi dare il deretano con gli interessi. 
Non sono gli altri, siamo noi. Siamo noi che permettiamo ai disastri di accadere e siamo noi che viviamo di vittimismo e finto patriottismo. Altro che Amnesty International, altro che WWF, altro che Emergency. A noi non importa, realmente. Perché ogni giorno permettiamo, dal piccolo al grande, l'abuso del terreno, la flagellazione del nostro Stato.

Alla televisione non viene detto nulla di nuovo, nulla di diverso, nulla che non verrà detto fra un pò, alle falde della prossima tragedia. Sarà il Vesuvio a scatenare il prossimo giro di giostra, radendo al suolo i quartieri costruiti quasi sino al cratere? Sarà qualche altra valle che frana? Quel che sarà, sarà.

Prima di parlare di Berlusconi e di rivoluzione dovremmo capire che la rivoluzione la dobbiamo iniziare noi, dalle piccole cose ai piani regolatori alle strategie di tutela ambientale. L'uomo ha perso il contatto con la Natura. Non sappiamo nemmeno cosa significa costruire centri abitati in una zona risorgiva. O forse lo sappiamo. Conosciamo i rischi. Ma non ci importa. Non ci importa. Questo è il guaio: non ci importa. Poi, però, piangiamo i morti, invochiamo Dio, evochiamo mostri e biascichiamo "Dimissioni!". Oppure sfruttiamo la catastrofe per l'audience, le visite al proprio sito, la lievitazione della popolarità, il colpo di fortuna che ti porta nei salotti giusti, a dire scemenze con aria compita e addolorata, in attesa del sostanzioso assegno per la preziosa, inutile, opinione data alla nazione. Per tornare alla solita vita di sempre, con la classica indifferenza che ci contraddistingue tutti, con la banalità del vuoto, dell'assenza di pensiero, ragionamento, interesse, premura che permea il nostro Stato.

E lo Stato siamo noi. 

15 messages:

  1. ElweNov 7, 2011 03:41 AM
    condivido quanto scrivi, a volte sembra irreale leggere o guardare i vari giornali o notiziari.
    l'economia è a rotoli? ok, se ne parla da diversi anni, sfortunatamente per qualcuno la crisi non esiste. oddio che problema la crisi, ed ora?
    ricette, soluzioni non richiedono chissà che sforzi. ci sono molte soluzioni anche di facile percorribilità, tutto starebbe a portarle avanti.
    l'alluvione? le waterbomb? da quando sono piccolo si dice che l'italia è a grave rischio idrogeologico...
    che l'abusivismo ha contaminato il patrimonio e ne ha compromesso la stabilità..
    anche qui, che cosa bisognerebbe fare?
    escogitare sistemi innovativi? soluzioni da fantascienza? no, semplice amministrazione, in un altro paese.
    e la lista può continuare lunghissima.
    peccato che, così semplice, ma nessuno fa nulla di quello che la logica comune richiederebbe..
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  2. AndreaNov 7, 2011 03:41 AM
    Sono le prime cose sensate che leggo su quanto accaduto! Alla fine hai perfettamente ragione...al potere ci sono solo i degni rappresentanti di quello che siamo! Bel post, complimenti!
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  3. Carolina VenturiniNov 7, 2011 03:48 AM
    @Andrea: Ti ringrazio dei complimenti. La verità è che provo così tanta rabbia. Mi par di ascoltare uno starnazzare di oche prevedibili. In queste occasioni potresti stillare in anteprima, battuta per battuta, quello che ogni singola "voce del coro" dirà.
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  4. Veronica MondelliNov 7, 2011 03:57 AM
    Il menefreghismo italiano risale a tempi remotissimi, forse a prima dell'Italia. Ma di recente è incalzato dal ragionamento politico del "mi faccio i fatti miei" a tutti i livelli, specialmente i più alti. Non solo mi hai fatto pensare alla Liguria, ma anche ai terremoti, al patrimonio archeologico che cade a pezzi; alla mia città che è sul mare ed è IN PIANO e, nonostante questo, quando piove l'acqua non riesce a defluire e si creano fiumi. Penso soprattutto al bimbo di Milano in bicicletta che è morto sotto un tram perché si trovava sul lato della strada in cui era DIVIETO DI SOSTA ma era pieno di macchine parcheggiate. Il pensare solo a se stessi per strada, in città e in mezzo alla natura, dove è d'obbligo la convivenza, è una cosa mi fa infuriare. Letteralmente. Condivido quello che dici, Carolina.
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  5. Carolina VenturiniNov 7, 2011 04:31 AM
    Dobbiamo essere onesti. Ci sono dei risvolti positivi in queste tragedie. Innanzi tutto dalle famigerate gare di solidarietà c'è chi ci lucra e c'è chi ci guadagna. I nuovi appalti saranno occasioni imperdibili per i nuovi speculatori. La gente comune si può sentire "eroe", oppure chiamata "angelo". Protagonista, comunque. Può andare in tv. Essere intervistata. può sentirsi importante. Vuoi mettere? Un giorno di gloria, su 363 da mediocre... chi lo rifiuterebbe? Peccato che tutto questo sia costruito sulla pelle di gente che è morta. Ma, pazienza. The show must go on.
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  6. IsabelNov 7, 2011 06:12 AM
    bisogna cambiare mentalità se vogliamo essere uno Stato degno di questo nome. non c'è altra soluzione possibile
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  7. Emanuele SeccoNov 7, 2011 08:03 AM
    Condivido in pieno ciò che dici.
    Scommettiamo che tra qualche tempo di queste tragedie non se ne parlerà più? Perché sembra un vezzo tutto italiano quello di dimenticarsi dei propri errori e delle conseguenze.

    E.
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  8. Carolina VenturiniNov 7, 2011 08:10 AM
    Non c'è nulla su cui scommettere. E' una realtà consolidata. Si cerca "il caso", la "cosa" eclatante. Ci si piange addosso. Si popolano le tv con le polemiche e poi? Poi tutto torna come prima. Si costruisce dove non si dovrebbe. Si falsificano i documenti. Si accettano cose che non si dovrebbero accettare.
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  9. Giulio GMDB©Nov 7, 2011 08:42 AM
    Già, la prima cosa da fare sarebbe cercare di essere noi, nel nostro piccolo, più corretti, più onesti, più attenti alla cosa pubblica. Solo questo sarebbe un'enorme rivoluzione perchè non permetterebbe tutte le furberie che pochi ma con l'avvallo di molti, compiono ogni giorno...
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  10. Carolina VenturiniNov 7, 2011 09:18 AM
    Perché non lo facciamo? Perché?
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  11. markNov 7, 2011 02:08 PM
    Lasciamo da parte il debito pubblico raccontato come la favoletta per impaurire, pur sapendo che non avendo la sovranità della moneta non è possibile sanare in alcun modo.
    Avevo pensato anch'io che si fa del populismo di occasione, si specula sull'emozione, ed è per questo che in genere mi glisso per non scrivere i miei pensieri senza offese o imprecazioni, per fortuna ci son persone che pacatamente come te dicono la loro...peccato da questo punto di vista sono per fortuna ancora un'animale, perchè in questi casi esser paragonato ad un uomo mi farebbe rabbrividire.
    Un salutone :-)
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  12. wiskaNov 7, 2011 02:34 PM
    Non lo si fa perchè c'è scarso senso civico, ma non è un caso, poichè tutto ciò deriva da anni e anni di corruzione delle coscienze. Anche questo è banale, ma è sempre meglio che piangerci addosso. Io giro pagina e cerco. domattina di essere ancora più puntuale e preciso nella mia raccolta differenziata, ad esempio, ciò non prosciugherà l'acqua di Genova, ma mi farà partecipe delle necessità della mia comunità locale. Le parole muovono, gli esempi trascinano...
    Grazie Carolina, a presto
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  13. FlaviaNov 9, 2011 12:55 PM
    Parole sagge Carolina.
    Questo tuo post mi ha rimandato ad un vecchio post di un altro blog che sego in cui si parlava del bene comune che anzichè essere considerato patrimonio di tutti, è considerato patrimonio di nessuno.
    Pensieriche non posso che condividere.
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  14. Carolina VenturiniNov 11, 2011 12:17 AM
    @Flavia: Il bene comune... Mi ricordi Star Trek nella battuta "il bene di molti viene prima del bene di uno".
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  15. Carolina VenturiniNov 11, 2011 12:18 AM
    @Wiska: La raccolta differenziata è già una cosa importante. Poi, sarebbe importante anche diminuire la corruzione e l'ignoranza nell'anima e nella vita.
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