giovedì 17 novembre 2011

Progettare i contenuti del blog aziendale

Progettare i contenuti multimediali e ipertestuali del blog aziendale, prima di costruirlo, aprirlo al pubblico, iniziare a immettere testi, è di vitale importanza per la buona riuscita dell'idea. Al giorno d'oggi, è necessario sforzarsi nell'apprendere il nuovo e il cambiamento e il blog aziendale può essere un valido strumento in tempi come questi. Ecco perché e come.


Sono molte le aziende italiane digiune dal web. Molte dispongono di uno o più siti internet costruiti con tecnologie e gusti antiquati, privi dei collegamenti social e, cosa più importante, senza personale specializzato nelle nuove frontiere della comunicazione. In moltissimi casi, questa proliferazione impazzita di siti per ogni servizio offerto non ha logica o riflessione alla base. Il risultato è una dispersione e una penalizzazione economica. Nei siti web sono assenti, spesso, anche i parametri minimi di web usability. L'esperienza del navigante non è inclusa nelle riflessioni aziendali, così come non c'è nemmeno la banale riflessione sull'agibilità di lettura dei testi pubblicati con font minuscoli. Molte aziende italiane hanno siti inaccessibili nelle informazioni basilari dei contatti. Infine, sono ancora troppi i dirigenti, quadri, editori, capi di vario genere informaticamente analfabeti. 

Il web 2.0 è costituito dall'alta partecipazione e condivisione di risorse, contenuti, informazioni, conoscenza. L'utente è protagonista e può usufruire dell'informatica attraverso l'uso di programmi facili da apprendere, gestire e potenziare. Questo nuovo approccio ha modificato il rapporto fra il cliente e i prodotti, fra il consumatore e l'azienda. La concorrenza, la scelta, la possibilità di accedere all'opinione di altre persone sorpassando i messaggi pubblicitari ingannevoli, ha modificato il modo di consumare, vivere, scegliere, dare fiducia. La reputazione sul web è, forse, più importante del marchio stesso. 

Il blog è uno degli strumenti 2.0 più importanti. L'azienda che decide di puntare il suo business su un sito vetrina votato all'e-commerce, sui social media più importanti, sulle applicazioni per smartphone e sul blog ha la concreta possibilità di ampliare il proprio mondo. Nel blog è possibile inserire informazioni sull'azienda, sui prodotti, sulle iniziative. E' possibile realizzare interviste, video, file musicali a sostegno dei contenuti scritti. 
Le campagne pubblicitarie, l'organizzazione di concorsi, la richiesta diretta di opinioni possono creare molto movimento, interesse, partecipazione da parte dei consumatori/clienti/lettori/utenti web che normalmente non degnerebbero di uno sguardo l'offerta aziendale. Attraverso il blog le aziende possono conoscere il parere specifico dei proprio clienti, testare novità, chiedere quali sono i desideri o i cambiamenti e possono sfruttare i dati raccolti per migliorare il proprio "tiro". E' possibile far sentire le persone importanti, coinvolgendole nei cambiamenti e nel processo di modifica di qualche offerta o prodotto. 
Il blog aziendale, infine, avrà molto più successo se tutti i reparti ci metteranno la faccia, dando disponibilità per la scrittura di contenuti specialistici riguardanti ciò che trattano di solito ma anche accettando l'idea di apparire sul blog attraverso fotografie o video interviste. La gente vuole vedere con chi ha a che fare e vuole vedere i fatti concreti, che raccontano l'impegno costante nella realizzazione di un progetto.

Ad oggi, ancora molte aziende non sanno a chi affidare questo importante lavoro di comunicazione, marketing e business. Non conoscono le terminologie, gli strumenti. Non sanno quantificare quanto bisogna pagare questo lavoro specialistico perché non sanno nemmeno capire fino in fondo la portata del web 2.0. 
La difficoltà nel calcolare il guadagno di ritorno dell'investimento (ROI), non riescono a superare la difficoltà. Al momento non c'è una vera e propria discussione "sindacale" riguardante il tariffario delle libere professioni online. Il prezzo di mercato è il prezzo dello sfruttamento e dell'ignoranza, laddove per ignoranza intendo proprio l'ignorare quanto la progettazione, costruzione e messa in atto di contenuti leggibili, accessibili, intuitivi, scritti in chiave SEO, volti al web marketing siano da considerarsi competenze di alto livello e non "roba da studentelli". 

Una volta deciso di investire del denaro nel migliorare il proprio sito web, anche solo aggiungendo i pulsanti di condivisione social nel codice e aprendo una sezione dedicata al blog, come ci si deve muovere? Forse, la domanda precedente dovrebbe essere: perché aprire un blog aziendale? Che cosa vogliamo dire? Quali sono le priorità e gli argomenti che stanno più a cuore? Che tipo di partecipazione collettiva ci immaginiamo? Quanto vogliamo rischiare? Che cosa vogliamo ottenere? 

Ogni azienda ha moltissimi argomenti di cui parlare e, per ogni azienda, intendo proprio dire tutte. Dalle pompe funebri al panettiere alla fabbrica di scarpe al venditore di guanti pregiati o cappelli old fashion, fino ai servizi di consulenze e recupero crediti, al Vaticano e alle parrocchie sperdute sui monti e nelle valli. 
A volte, la parte più difficile è rendersi conto che si ha molto da dire e che ci sono molte possibilità per potenziare la base degli argomenti. 

Prendiamo, per esempio, un pescivendolo con un banco al mercato. Quante cose potrebbe includere nel suo blog (aperto gratuitamente con software open source)? Quante esperienze? Poniamo che questo pescivendolo sia anche pescatore e non solo venditore di prodotti comprati ai mercati generali. 
Potrebbe raccontare le offerte del giorno sui social media ma, potrebbe anche riprendere i pesci migliori spiegando storia, provenienza, particolarità, stagioni, migrazioni, ricette, consigli per pulirli. potrebbe spiegare perché lo fa, che cosa vuole ottenere, che cosa ha ottenuto, cos'ha imparato, qual'è la sua filosofia di vita. Certo, questo implica uno sforzo per superare l'eventuale istruzione limitata. Ma la crisi non si supera se non ci si supera. Il pescivendolo in questione potrebbe pubblicare le foto durante le uscite, i resoconti. Potrebbe spiegare perché e in cosa è diverso. Potrebbe chiedere quali ricette favolose hanno fatto impazzire gli uomini delle massaie. Potrebbe chiedere al dottore del paese di dare la propria disponibilità per un'intervista sui valori nutritivi del pesce azzurro. Potrebbe andare dal parroco e sviscerare la simbologia cristiana del pesce. Potrebbe avviare campagne a favore dello sviluppo ittico, della tutela ambientale. Potrebbe pubblicare le poesie nate al timone d'un alba senza confini.

I contenuti andrebbero pianificati in ogni giorno della settimana, così come eventuali approfondimenti. Mi direte: ma un pescivendolo non ha tempo e, forse, non ha la cultura adatta per fare questo. Ebbene, vi rispondono: è vero. Ma questa è un'occasione per crescere e per far lavorare qualche giovane avvezzo alle nuove tecnologie. E' un modo per produrre valore economico e ricchezza per l'Italia stessa, anche attraverso un avanzamento nella propria cultura. E' un'occasione per far conoscere il punto vendita e per ampliare i commerci promuovendo la qualità dei propri pesci anche oltre il mercato e la spesa della casalinga. Anche oltre il golfo o Capri. 

Se l'azienda in questione è una multinazionale oppure una media industria che commercia sedie pregiate o mobilia per il mercato turistico, le potenzialità in argomenti, interviste, special, live blogging aumentano.
La cosa importante è superare la pigrizia placida e comoda del non voler sapere, sperimentare, investire ed errare. Il web 2.0 e il web 3.0 sono alla portata delle aziende e dei dipendenti con un minimo di temerarietà nell'osare.

4 messages:

  1. effettivamente il blog è uno strumento sempre più utilizzato anche nel mondo del lavoro. partendo dai blog personali si potrebbe fare una buona pratica per il futuro

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  2. Riccardo PoleselNov 16, 2011 01:17 AM

    Post semplice, diretto, azzeccato. Il grande problema di relazione tra un'azienda e un blog è che sottointende una "perdita di controllo" dei vertici. In un vero blog aziendale, ognuno può contribuire mettendoci nome e cognome. Questo aspetto è rivoluzionario per l'80% delle imprese italiane, abituate a comunicati stampa, circolari e direttive top-down. In più, hai ragione: il blog potrebbe essere rivoluzionario per piccole realtà commerciali. Guarda questo piccolo produttore di vino cosa ha fatto: http://www.poggioargentiera.com

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  3. Riccardo PoleselNov 16, 2011 01:29 AM

    Bel post: chiaro, diretto, semplice. Il problema più grosso nella creazione di un blog aziendale che che i capi devono "perdere il controllo": lasciare che i dipendenti possano scrivere cose con il proprio nome è rivoluzionario per molte aziende. In più presuppone impegno, costanza e passione, il ROI viene molto dopo. Un esempio di questo approccio è l'ormai famoso blog di questo produttore di vino, a proposito di piccoli commercianti: http://www.poggioargentiera.com

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  4. Carolina VenturiniNov 17, 2011 03:19 AM

    Grazie, Riccardo, per il tuo pensiero. Lavori in questo campo da tantissimo tempo e ci tenevo tanto a un confronto con te sul tema. Gli aspetti che citi fanno paura a molte aziende, in particolare per l'eventuale libertà data al professionista che gestisce il blog. Come se questo strumento rubasse potere.

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